Rotte le trattative dei metalmeccanici. La parola deve passare alla lotta! (SI Cobas)

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Lo stallo delle trattative sui rinnovi contrattuali non viene dal nulla, ma è il prodotto di un’offensiva padronale di lunga durata tesa a scardinare definitivamente impianto e significato dei CCNL, e a cancellare l’organizzazione operaia sui luoghi di lavoro.

Proprio mentre scrivevamo quest’articolo, abbiamo appreso della rottura delle trattative sul rinnovo del CCNL metalmeccanici, con l’abbandono del tavolo da parte di Federmeccanica e la proclamazione di 6 ore di sciopero da parte di Fiom, Fim e Uilm, suddivise in 2 ore di fermo nell’immediato sotto forma di assemblea e 4 di sciopero nazionale di categoria per il prossimo … 5 novembre.

Nel rilevare come anche di fronte a uno schiaffo di tale violenza per i vertici confederali la prudenza non sia mai troppa, va altresì evidenziato che in diverse fabbriche sono partiti scioperi spontanei non appena si è diffusa la notizia della rottura delle trattative.

Per comprendere la dinamica che ha portato a questo esito occorre però riavvolgere il nastro degli eventi degli ultimi due anni, al fine di comprendere il reale nodo della questione.

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Fincantieri. Către muncitorii de la apaltele / To the contract workers / Ai lavoratori degli appalti

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Muncitori,
cîteva zile in urmă a fost semnat de către Federmeccanica si Fiom-Fim-Uilm noul contract naițonal a lucrătorilor metalmecanici. Nu se referă doar angajaților de la Fincantieri dar și vouă.

Este un contract foarte rău și iată de ce:
1) nu prevede creșteri salariale dar contrar va produce reduceri a salariilor;
2) vor fi mici creșteri salariale ca “bonus de performanță”, doar daca compania va face munți de profituri:pentru a le obțne lucrătorii metalmecanici vor fi forțați să muncească cît mai mult, cu orare mai lungi ce variază;
3) împinge muncitorii de la întreprinderi diverse la concurență maximă între ele;
4) cadonează șefilor- patroni miliarde di euro prin așa-numitul “welfare aziendale”, care nu este supus plății de taxă;
5) dă o altă lovitură puternică sistemului sanitar public, în favoarea sănătații private și fondurilor de pensiune.

Pentru aceste motive vă invităm să votați NU și să respingem proiectul de acord subsemnat de Fiom-Fim-Uilm.

Dar mai este și un alt motiv important pentru a spune NU. Acest contract nu zice un cuvînt referitor la apalte și soarta muncitorilor de la apalte. Finmeccanica, Fim și Uilm au fost mereu împotrivă pentru a întoduce reguli în apărarea muncitorilor de la apalte, care chiar și la Fincantieri fac magoritatea muncii productive. Fiom a cerut să fie întrodusă “clauza socială”, dar pină la urmă a renunțat, preferînd uniunea cu Fim și Uim, lingăii patronilor.

Muncitorii de la apalte in așa fel vin abandonați in mâinile exploatatorilor constrînși încă odată la super-exsploatare și in unele cazuri spre sclavizm.  Muncitori, aseastă situție durează de prea multi ani. Nu poate continua.

Jungla apaltelor și sub-apaltelor trebuie să se termine!

Să revindecăm, să cerem doar o singură linie de apalt. Interzicerea definitivă a sub-apaltelor. Interzicerea angazării de către agențiile temporare. Intreprinderile clientelă (Fincantieri) trebuie să fie responsabile de condițiile, durata de muncă, salar, contribuții, siguranță. Muncitorii care muncesc de ani de zile pe șantiere trebuie să aibă dreptul de a crea legături continue și constante cu muncitorii care fac parte din aselasi loc de muncă. Este necesar de a crea registrul lucrătorilor nu numai a intreprinderilor. In caz de schimbare de apalt trebuie întrodusă clauza socială, care a fost impusă la unele intreprideri importante datorită luptelor organizate a muncitorilor imigranți SI-Cobas.

Să luăm exemplu de la ei! Să rupem cercul fricii. Să ne alăturăm impreună cu muncitorii Fincantieri, pentru a zice un NU puternic contractului nou și exploatarea muncii noastre. Să ne auto-organizăm!  Să ne ridicam pentru apărarea cerintelor noastre, a salarului nostru, drepturilor noastre, demnității noastre! Doar lupta unitară a muncitorilor de toate naționalitațile poate garanta un alt viitor diferit de acest greu present!

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Workers,
a few days ago Federmeccanica and FIM-FIOM-Uilm signed the new national metalworkers contract. It regards Fincantieri employees but it’ll affect you as well. Continua a leggere Fincantieri. Către muncitorii de la apaltele / To the contract workers / Ai lavoratori degli appalti

Contratto dei metalmeccanici. Cinque ragioni per dire NO e voltare pagina

Qui sotto trovate il testo sul contratto dei metalmeccanici che nei prossimi giorni il Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri distribuirà insieme al SI-Cobas.

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Lavoratori, lavoratrici,
ci sono cinque ragioni forti per dire NO al contratto firmato da Fiom-Fim-Uilm.

1. Questo contratto impoverisce i lavoratori.
Non c’è alcun aumento salariale certo. E’ previsto solo il recupero dell’inflazione, cioè dell’aumento dei prezzi. Ma il recupero sarà soltanto parziale (per il 2017 8,87 euro lordi!) perché è escluso il costo dell’energia, che sta di nuovo salendo e farà salire tutti i prezzi. La sola cosa certa è che il potere di acquisto dei salari, da oggi alla fine del 2019, si ridurrà, come si è già ridotto nel 2016. I 41 euro in ‘welfare aziendale’ e formazione che Fiom-Fim-Uilm sbandierano come fosse aumento di salario, non sono reali aumenti di salario, non vanno in paga-base, non hanno effetti sul tfr, le ferie, etc., né sono garantiti a tutti. Inoltre, il contratto appena firmato abolisce i premi di produzione assicurati per molto tempo a prescindere dai risultati delle aziende, e questo comporta una netta riduzione del salario, come è già avvenuto con l’accordo aziendale ultimo di Fincantieri.

2. Questo contratto incatena i lavoratori alle aziende.
Infatti da ora in poi i ‘premi di risultato’ – che sostituiscono i vecchi premi di produzione – saranno totalmente variabili e dipendenti dagli obiettivi di produttività e di profitto che le singole aziende si daranno. Attenzione: non basterà che le aziende abbiano bilanci in attivo. Ci sarà qualche briciola per i lavoratori esclusivamente se le aziende centreranno gli obiettivi di profitto che si sono dati in modo unilaterale. Per avere un po’ di salario in più attraverso i ‘premi di risultato’, gli operai e gli impiegati dovranno lavorare sempre di più, di più, di più. E in molti casi non basterà. La sola cosa certa è l’aumento dello sfruttamento del lavoro attraverso l’aumento della produttività del lavoro, da sempre la prima pretesa della Confindustria. Continua a leggere Contratto dei metalmeccanici. Cinque ragioni per dire NO e voltare pagina

Fincantieri: il voto sull’accordo segnala lo scontento operaio e la crescente distanza tra i lavoratori e FIOM-FIM-UILM

Nei giorni scorsi si è votato negli stabilimenti Fincantieri sull’accordo siglato il 24 giugno tra il padrone e FIOM-FIM-UILM. Il no ha prevalso largamente a Monfalcone (61%) e di poco anche ad Ancona; a Marghera, Palermo e Riva Trigoso la percentuale dei no è stata vicina al 50%. Il sì ha prevalso nettamente a Muggiano (61%), Castellammare di Stabia (68%), Sestri Ponente (84%) e nella controllata Isotta Fraschini; oltre che, ovviamente, nelle direzioni di Trieste (civile) e Genova (militare), dove sono concentrati dirigenti, quadri e impiegati. La partecipazione al voto nei cantieri produttivi è stata variabile: l’85% ad Ancona, l’80% a Riva, Marghera e Palermo, sotto il 70% a Monfalcone. Nel complesso dei votanti ha prevalso il sì con il 58,5%, a fronte del 41,5% al no.

Come si vede, la situazione è molto frastagliata, con un solo dato abbastanza omogeneo: la forte quota di no da parte degli operai dei cantieri maggiori, tradizionalmente i più combattivi, che è un chiaro sintomo del malcontento operaio per quanto prevede l’intesa, e della crescente distanza tra i lavoratori e le burocrazie di FIOM-FIM-UILM – è crescente la distanza anche dagli stessi delegati RSU che si erano espressi all’84,2% per il sì, 64 su 76. Questo malcontento non è, però, omogeneo nelle sue motivazioni. A Monfalcone il tema più controverso è stata, infatti, la sostituzione dei 70 euro in busta paga con prestazioni di ‘welfare aziendale’, mentre solo a Marghera l’attenzione è stata concentrata sulla questione-chiave: il primato assoluto che l’accordo dà ai traguardi di produttività e di redditività fissati in modo unilaterale dall’azienda, a cui tutti gli aspetti della attività produttiva nei cantieri devono essere rigorosamente subordinati. Continua a leggere Fincantieri: il voto sull’accordo segnala lo scontento operaio e la crescente distanza tra i lavoratori e FIOM-FIM-UILM

Accordo Fincantieri. No! Per voi e per tutti i lavoratori!

Lavoratori, lavoratrici, le assemblee di venerdì hanno messo in mostra tutta la difficoltà dei dirigenti sindacali a sostenere che l’accordo del 24 giugno è un buon accordo, o almeno un accordo dignitoso.

In effetti, con piccole modifiche, l’accordo del 24 giugno è quello che il padrone-Fincantieri pretendeva fin dall’inizio, perche prevede: produttività, produttività, e ancora produttività, quindi il generale peggioramento delle condizioni di lavoro; un salario ridotto e sempre più incerto, perché subordinato ai profitti aziendali; deroghe (in peggio) al contratto nazionale; il pieno mantenimento della giungla degli appalti, dove la sola legalità è quella del super-sfruttamento; maggiori controlli sui lavoratori; e il cosiddetto ‘welfare aziendale’, cioè una massa di soldi tolti dal salario diretto e messi in mano a nuovi enti e carrozzoni, che dovranno lucrare sui diritti acquisiti dei lavoratori. Continua a leggere Accordo Fincantieri. No! Per voi e per tutti i lavoratori!