Il celebre “modello Zaia” è in pezzi (ed emerge una truffa che ha prodotto e produrrà morte)

Negli anni scorsi, pressoché da soli, abbiamo sottoposto il cosiddetto “modello Veneto” o “modello Zaia” nella sanità, ed in particolare nella gestione della fase 1 della pandemia, ad una critica che ne ha svelato per tempo il bluff. Ma – data la prova catastrofica fornita dal sistema sanitario nazionale, data l’emersione delle clamorose colpe dei governi succedutisi nell’ultimo ventennio (almeno) in fatto di mancata prevenzione delle epidemie – è sembrato per qualche mese che Zaia fosse, tra i ‘governatori’, il solo monocolo (individuo che vede da un solo occhio) nella terra dei ciechi. Assistito da una buona dose di fortuna e da qualche non sprovveduto consigliere. Oltre che, e non è poco, pompato da una “grande stampa” impegnata a sgonfiare il pallone-Salvini in preda a pericolosi deliri di onnipotenza contrapponendogli il suo socio di partito “moderato” e “razionale” Zaia – quello, per intenderci, che i cinesi mangiano i topi vivi.

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Per l’auto-difesa della salute nei luoghi di lavoro e nella società – Mestre, sabato 19 dicembre, piazzetta Coin, ore 10.30

In piazza e in lotta! Riportiamo in primo piano l’auto-difesa della salute nei luoghi di lavoro e nella società

Lavoratrici e lavoratori,

è ormai chiarissimo (anche alla magistratura) che i governi degli ultimi 15 anni non hanno fatto nulla per prevenire questa pandemia. Non si sono curati neppure di aggiornare il piano anti-epidemie del 2006! E quindi sono tra i massimi responsabili delle decine di migliaia di morti da covid-19. Lo sono insieme alla Confindustria che, mettendo come sempre il profitto al primo posto, ha voluto a tutti i costi tenere aperti i luoghi di produzione, anche quelli non essenziali, specie in questa seconda ondata, con la complicità del governo Conte.

Si parla tanto del vaccino, ma già sembra sicura la terza ondata, e c’è chi ormai prevede due-tre anni di diffusione del virus!

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La “fase 2” è ancora peggio: autodifesa e lotta dei lavoratori e delle lavoratrici!

Qui di seguito il testo del volantino che il Coordinamento delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi del Veneto ha distribuito all’ospedale all’Angelo e al Policlinico san Marco di Mestre, al Policlinico di Padova, all’ospedale di Portogruaro, e che è stato diffuso al presidio di Cgil-Cisl-Uil a campo san Geremia, a Venezia (presenti un centinaio di delegati del pubblico impiego e quadri sindacali).

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Nella prima fase della pandemia, solo la denuncia della situazione drammatica da parte delle lavoratrici e dei lavoratori degli ospedali della Lombardia e dei pronto soccorso del Nord, le lotte dei lavoratori della logistica e gli scioperi spontanei di marzo nelle fabbriche metalmeccaniche imposero il parziale blocco delle attività produttive e limitarono, in qualche modo, i pericoli di ammalarsi e morire anche di covid sui luoghi di lavoro, già micidiali luoghi di morte. Fosse stato per il governo Conte, la politica assassina di Confindustria non avrebbe avuto alcun freno. E comunque i padroni sono stati liberi di violare impunemente i protocolli che avevano sottoscritto.

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Conclusioni dell’assemblea del Coordinamento lavoratrici e lavoratori combattivi (Mestre, 24 ottobre)

L’assemblea indetta a Mestre dal Coordinamento delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi del Veneto ha avuto una buona riuscita (buona, dati i tempi) con la partecipazione di diverse decine di attivisti, e una ricca discussione sulla relazione introduttiva centrata sui temi dei contratti e della tutela della salute sui luoghi di lavoro con 12 interventi di operai, studenti, compagne che hanno toccato le più diverse tematiche dell’attuale scontro di classe, e sottolineato tutti la necessità e la volontà di una risposta unitaria all’attacco del governo, del padronato, dell’UE. Qui potete ascoltare l’intervento conclusivo dell’assemblea.