SI’ ai vaccini, contro il decreto Draghi (SI Cobas)

Riceviamo dal SI Cobas di Genova, e volentieri pubblichiamo, due materiali, l’uno più analitico, l’altro più agitatorio, sul decreto Draghi che sancisce l’obbligatorietà del vaccino per il personale sanitario (per la precisione, e senza il minimo equivoco: contro questo decreto) e su tutta l’intricata questione dei vaccini.

Indubbiamente, una questione su cui ritornare.

Il decreto Draghi sull’obbligo vaccinale per il personale sanitario: un tentativo di scaricare sui lavoratori le responsabilità di governo e padroni

Preceduto da una campagna mediatica dai toni scandalistici, che ha amplificato oltre misura casi limitati di rifiuto a vaccinarsi da parte del personale sanitario (la grande maggioranza del quale si è sottoposta al trattamento), il governo ha varato il decreto che impone l’obbligo di vaccinarsi per le professioni e gli operatori sanitari. Diciamo subito che riteniamo i vaccini uno strumento fondamentale per contrastare l’epidemia e, in linea con le acquisizioni scientifiche e l’esperienza storica, un progresso fondamentale e irrinunciabile che, storicamente, ha riguardato in particolare le classi oppresse, le più esposte alle pandemie e quelle che da sempre pagano il tributo maggiore al degrado delle condizioni di esistenza causato dai rapporti sociali capitalistici. Essi occupano un posto di primo piano nell’ambito di una sanità pubblica e universale che abbia a cuore il benessere collettivo, una sanità che abbia nella prevenzione primaria e nell’individuazione e rimozione delle cause di fondo di malattie, nocività, epidemie la sua ragion d’essere e che, per ciò stesso, dovrebbe riconoscere nell’attuale società, fondata sullo sfruttamento e sul profitto, la causa profonda delle sofferenze che affliggono l’umanità.

E’ quindi evidente che vaccinarsi sia utile non solo in generale, ma tanto più per medici, infermieri, operatori sanitari che possono fungere più di altri da veicolo di contagio nei confronti di malati, anziani, soggetti fragili, ecc. Rigettiamo esplicitamente le tesi di quanti, no-vax dichiarati o meno, pretendono invece di elevare a dogma intoccabile la “libera scelta” del singolo, a prescindere dalle funzioni svolte, e considerano l’obbligo vaccinale una prevaricazione tout-court. La nostra collocazione al riguardo è dunque chiara e inequivocabile.

Sul decreto Draghi, la nostra contrarietà è netta per motivi di merito non certo secondari.

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Sabato 17 aprile. Una giornata di controinformazione, denuncia e organizzazione delle lotte per la difesa della salute e della vita

Per partecipare all’iniziativa online, bisogna collegarsi al seguente link:

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Ad oltre un anno dal suo inizio, siamo ancora nel mezzo di una pandemia, dalle cause in tutto e per tutto capitalistiche, che è stata il fattore di accelerazione di una crisi economica già prossima ad esplodere.

Le lavoratrici e i lavoratori sono colpiti, in Italia e nel mondo, da tanti lutti, da una crescente disoccupazione, da una totale incertezza sul futuro. I padroni e i loro governi, qui il governo Draghi, stanno cercando di scaricare con ogni mezzo sugli sfruttati, specie se immigrati, i costi della crisi. Mentre dimostrano una criminale impreparazione nel fronteggiare la diffusione del covid-19, usano in modo terroristico l’epidemia per reprimere le risposte di lotta in corso, e imporre forme di lavoro e di apprendimento sempre più de-socializzate. La “ripresa” che Draghi e i suoi simili prospettano sarà all’insegna del super-sfruttamento del lavoro, della illimitata precarietà, della disciplina poliziesca (con l’aggiunta delle polizie private a quella di stato – vedi FedEx), di una rinnovata proiezione imperialista dell’Italia.

Noi, Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi, rifiutiamo questa prospettiva di nuova schiavitù. E lanciamo una giornata di contro-informazione, denuncia, organizzazione delle lotte operaie e popolari in difesa della salute e della vita per sabato 17 aprile.

Ci confronteremo sulle cause di fondo di questa pandemia; sui suoi effetti devastanti sulla salute, sui livelli di occupazione e di sfruttamento del lavoro, specie delle donne; sulla distruzione della medicina territoriale e del lavoro; sul nodo dei vaccini e dell’imperialismo dei vaccini. Lo faremo con l’obiettivo di mettere a punto una piattaforma e delle iniziative di lotta contro le vecchie e le nuove malattie, le vecchie e le nuove nocività, i vecchi e i nuovi disagi psichici, inflessibili sul principio che la salute non è una merce, e quindi non si monetizza, convinti che il capitalismo dei nostri giorni è sempre più un necro-capitalismo, brutalmente aggressivo verso gli esseri umani e la natura.

Nella scorsa primavera gli operai della logistica e del settore metalmeccanico, senza nulla delegare agli “esperti”, hanno dato un esempio di resistenza attiva, da protagonisti, alla pretesa padronale di tenere tutto aperto massimizzando i rischi per la salute dei lavoratori e della popolazione. Ma bisogna fare di più e in modo più organizzato, coinvolgendo una massa crescente di proletarie e di proletari, al di là delle appartenenze sindacali, a cominciare dal personale ospedaliero, che sarà parte attiva dell’assemblea. E bisogna creare forme di coordinamento internazionale per le risposte di lotta da sviluppare contro cause ed effetti della pandemia, e contro le catastrofi e i crimini ambientali provocati dall’insaziabile avidità di profitti del capitalismo globale.

L’Assemblea di sabato 17 sarà aperta da Rob Wallace, autore di studi fondamentali sulle cause di questa pandemia, e vedrà gli interventi di lavoratori e lavoratrici di SI Cobas, Slai Cobas per il sindacato di classe, USB, USI-Sanità, opposizione Cgil, Comitato immigrati in Italia-IMA, Comitato 23 settembre, Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio – Sesto San Giovanni, Voci operaie – Bassano, Comitato di lotta per la salute mentale e Assemblea popolare per la salute – Napoli, Assemblea donne/lavoratrici Mfpr, Centro di documentazione contro la guerra – Milano, Campagne in lotta, e di alcuni medici impegnati in prima linea a fianco della classe lavoratrice.

I lavori dell’Assemblea, che avranno inizio alle ore 9.30, saranno trasmessi sia via zoom che su facebook.

No all’imperialismo dei vaccini. Vaccini per tutti! La salute delle popolazioni è al di sopra dei profitti di Big Pharma! (International Migrants Alliance)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa presa di posizione dell’IMA ( International Migrants Alliance – https://www.facebook.com/intlmigrants/ ) contro le discriminazioni che stanno colpendo pressoché ovunque emigranti e rifugiati nell’accesso alla vaccinazione anti-Covid 19.

La presa di posizione si allarga, poi, necessariamente, alla denuncia dell'”imperialismo dei vaccini” che rispecchia anche in questo campo i rapporti di dominazione e sopraffazione esistenti all’interno del meccanismo combinato e disuguale del capitalismo globalerapporti che pesano in modo tragico sulle masse oppresse e super-sfruttate dei paesi dominati o controllati dall’imperialismo specie in una congiuntura pandemica come l’attuale.

A fronte di questa doppia, lucida denuncia, suona piuttosto ingenuo il “richiamo” o l’appello ai governi dei “paesi capitalistici avanzati” affinché facciano prevalere il bisogno di salute delle popolazioni di tutto il mondo sui mega-profitti monopolistici di Big Pharma – ciò che potrebbe essere conseguito solo da una potente lotta di massa organizzata contro questi colossi della speculazione capitalistica sulla vita e sulle malattie, e i loro protettori (per l’appunto governi e stati). Ma non ci metteremo a fare i maestrini con la penna rossa noi che qui siamo ancora ben lontani dall’aver fatto integralmente nostra la loro doppia denuncia, dall’averla incorporata fino in fondo nella nostra piattaforma di lotta e nell’iniziativa politica quotidiana.

Mentre i governi di tutto il mondo lanciano i loro programmi di vaccinazione COVID-19, l’International Migrants Alliance (IMA) chiama le autorità governative a garantire un accesso universale ed equo a questo trattamento salvavita e all’assistenza sanitaria indipendentemente dalla cittadinanza o dallo stato legale.

Se c’è una lezione da imparare da questa pandemia, è che nessuno è protetto finché tutti non sono protetti dal virus. Sulla base di questo principio, non dovrebbe esserci nessuna discussione sulla necessità (o meno) di includere gli emigranti e rifugiati nei piani di vaccinazione di tutti i governi.

Secondo il Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, tuttavia, gli emigranti, i rifugiati e altri gruppi vulnerabili non sono messi nell’elenco di chi va vaccinato come categorie specifiche nei piani di vaccinazione COVID che specificano i requisiti di ammissibilità. Ciò lascia la maggior parte degli emigranti e dei rifugiati incerti se sono idonei per ricevere il vaccino nel paese in cui risiedono attualmente. Ancora peggio, alcuni governi hanno dichiarato esplicitamente che non intendono rendere disponibili i vaccini a emigranti e rifugiati nelle loro giurisdizioni, come la Colombia.

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In difesa dei 15 infermieri di Genova messi sotto accusa, perché non vaccinati – SI Cobas

Pubblichiamo questa presa di posizione del S.I. Cobas in difesa degli infermieri dell’Ospedale San Martino di Genova, oggetto di una campagna denigratoria, strumentale e autoritaria che ha lo scopo di mettere a tacere qualunque reazione dei lavoratori che non si inserisca nel coro unanime dei sostenitori dell’unione sacra nazionale, ulteriormente rafforzato dal nuovo governo. Il testo, anche se brevemente, tocca il tema molto importante della vaccinazione anticovid e, nel denunciare con forza il carattere non solo infondato ma reazionario del negazionismo e del rifiuto di principio del vaccino, solleva anche interrogativi pertinenti sulla procedura con cui esso è stato messo a punto. Al riguardo, l’unica precisazione che ci sentiamo di fare riguarda la tesi secondo cui l’attuale vaccino sarebbe stato vagliato scientificamente in modo incompleto. In realtà, i protocolli standard che presiedono allo studio e all’elaborazione di farmaci e vaccini sono stati seguiti, anche se con ritmi molto più accelerati – il che è, evidentemente, un fattore di rischio aggiuntivo. La famosa “quarta fase” della sperimentazione coincide sempre (non solo in questo caso) con la “sperimentazione di massa”, cioè con la somministrazione generalizzata del principio attivo alla popolazione interessata e il corrispondente studio su una massa crescente di soggetti. Quello che è fondamentale, e su cui solo l’auto-attivazione dei lavoratori può fare la differenza, è che la sorveglianza sui possibili effetti collaterali avversi e sull’efficacia (sia per lo sviluppo della malattia che per il contagio) venga fatta in modo rigoroso. Questo è tanto più necessario per i vaccini anticovid che utilizzano la tecnica dell’mRNA, già usata per la messa a punto dei farmaci oncologi di ultima generazione (una delle ragioni che hanno contribuito all’accorciamento dei tempi), ma non ancora per lo sviluppo di vaccini. La mobilitazione dei lavoratori ha un campo molto vasto e difficile su cui svilupparsi, che non ha niente a che fare con il rifiuto di principio della vaccinazione e molto, invece, con la difesa attiva della propria salute sui luoghi di lavoro, con la denuncia di inadempienze e collusioni degli organismi ufficialmente preposti alla farmaco-vigilanza, con la lotta per imporre reale trasparenza e completa pubblicità dei dati raccolti a seguito dello sviluppo della campagna vaccinale che, mai come in questa pandemia, ha oggettivamente un terreno enorme, a scala planetaria, di verifica e di controllo.

Tra tutti i casi di positività accertati tra il personale, 15 operatori non risultano vaccinati!

Sul Secolo XIX di oggi, 19 febbraio, sono presenti diversi articoli sui 15 infermieri del San Martino di Genova che hanno rifiutato di vaccinarsi. Vengono intervistati il Direttore dell’IRCCS e i responsabili aziendali di CGIL-CISL-UIL, appena distinguibili (dal primo), ma concordi nella condanna inappellabile dei “renitenti”.

Un articolo a diffusione nazionale, dopo il richiamo ad articoli costituzionali e a norme legislative e contrattuali, conclude che i “renitenti” debbano essere sospesi a zero stipendio e che le stesse direzioni che non attuano questa misura un domani possano essere chiamate a rispondere per danni alla collettività. [Si tratta, l’avrete già capito, del Pd Pietro Ichino – n.]

Si interroga pure sulla conciliabilità del rifiuto con lo stesso esercizio della professione. La materia è complessa perché si intrecciano aspetti giuridici, socio-sanitari.

Pur in assenza di obblighi di legge, ad oggi infatti non essendo previsto nessun obbligo di vaccinazione anti covid-19, viene richiesto un chiarimento all’INAIL: chi rifiuta il vaccino ed è riscontrato positivo al covid-19, può essere considerato in infortunio ?

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Andiamo verso una pandemia permanente? – Neil Faulkner (The Ecologist)

Il compagno Luc T. ci segnala questo veemente articolo di N. Faulkner, comparso su The Ecologist un paio di giorni fa, che denuncia l’assenza di un vero dibattito pubblico sulle cause della sequenza di epidemie che hanno colpito l’umanità negli ultimi 50 anni; sulle pesanti conseguenze mentali del covid-19 su almeno 1/10 dei contagiati (“a pandemic of mental illness is spreading across the world, with rising suicides, anxiety, depression, and traumatic stress”); e mette in fila alcune dichiarazioni di esperti che ipotizzano apertamente l’arrivo di un’era di pandemie ancor più ravvicinate, se non addirittura permanenti. A fronte di tutto ciò, appaiono giustamente ridicoli, all’A., gli appelli ai boss delle corporations e dei governi capitalisti affinché facciano qualcosa per bloccare ed invertire la tendenza, o alle loro “corti di giustizia” affinché li mettano sotto processo accusandoli per la strage in atto – appellarsi a costoro affinché “ci salvino”, sarebbe come, nel lontano passato, essersi appellati ai faraoni perché cessassero di costruire le piramidi. Quel che ci vuole, conclude, è “una rivoluzione popolare per una trasformazione rosso-verde” dell’esistente. In questa conclusione è il punto debole del suo ragionare, che mette capo a un’ipotesi di “redistribuzione senza precedenti della ricchezza” per avviare una transizione ad un’economia stazionaria, a “sviluppo zero”. Che solo la rivoluzione sociale possa fermare questa corsa verso il baratro è, per noi, certo, tanto quanto che la “transizione ecologica” di Draghi, Biden, Macron, etc. sia una volgarissima truffa. Ma ciò che la futura rivoluzione dovrà realizzare non è una “radicale redistribuzione della ricchezza”, bensì l’avvio di una radicale trasformazione dei rapporti sociali di produzione e riproduzione in senso anti-mercantile, che comincerà con un brutale taglio di tutta l’ingentissima massa di produzione inutile e dannosa che oggi grandeggia (un “piano di sottoproduzione” e di “controllo autoritario dei consumi”, per dirla con Bordiga). La soluzione non può essere lo “sviluppo zero”, bensì uno sviluppo umano qualitativamente diverso da quello attuale, e la generale riorganizzazione su scala mondiale dei rapporti tra i paesi oggi imperialisti e i paesi oggi dominati o controllati dall’imperialismo. I compiti di lotta al presente non si esauriscono, però, nel denunciare che il virus dei virus è il capitalismo – cosa, comunque, mai superflua – e nello schizzare i lineamenti di un programma rivoluzionario per la fase di transizione ad un socialismo liberato dalle incrostazioni produttivistiche e anti-ecologiche. Implicano un intervento attivo in tutto ciò che si muove (mosso dalla preoccupazione per lo sfregio in atto all’ecosistema globale e agli ecosistemi locali) per denunciare le manipolazioni, contribuire a dissolvere le illusioni presenti in larghi strati giovanili e far convergere le disperse spinte di lotta in un solo fronte di lotta anti-capitalista contro il padronato e il governo Draghi, proiettato internazionalmente a congiungere le proprie forze contro il capitale globale schiavista verso il lavoro ed ecocida.

Covid capitalism has entered its second year. It is global, and chronic. How long before we identify a solution of similar magnitude?

Disease X could kill 100 million people. The problem is, we don’t know what it is, where it is or when it will strike.

It is the World Health Organisation’s name for the ‘known unknown’ lurking somewhere on corporate agribusiness’s forest-felling frontline. It is the next, more deadly pandemic that might start anytime soon.

There have been 40 new infections in the last 50 years. Some of the names have become familiar words – Ebola, HIV/AIDS, MERS-CoV, SARS, Zika.

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