L’impatto della pandemia sulla salute delle donne – Comitato 23 settembre

Cominciamo, con questo testo, a pubblicare alcune delle relazioni e degli interventi che sono stati tenuti nella intensa, molto riuscita, giornata di controinformazione, denuncia e organizzazione delle lotte operaie e proletarie in difesa della salute e della vita, tenutasi sabato 17 aprile, su iniziativa dell’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi.

Gli interventi che mi hanno preceduto hanno messo chiaramente in luce il fatto che la catastrofe che stiamo attraversando ha la sua origine nel sistema capitalistico, e che è una catastrofe che colpisce innanzitutto gli strati più sfruttati e oppressi della popolazione, che si possono chiaramente identificare a livello locale e internazionale in base ad una chiara appartenenza di classe e ai popoli del sud del mondo, nei loro paesi e qui come immigrati. Per completare questo quadro analitico, farò alcune considerazioni sull’impatto della pandemia sulla salute della stragrande maggioranza delle donne, la cui oppressione è uno degli elementi strutturali del capitalismo.

Innanzitutto è bene ribadire ciò che ha ricordato Bob Wallace, e cioè:

1) l’impatto della pandemia è stato tanto più grave in quanto si è abbattuto su una situazione di crisi, di devastazione naturale, di peggioramento delle condizioni di vita e di salute delle lavoratrici e dei lavoratori a livello mondiale, e di aggressione ai loro diritti fondamentali.

Quindi, quando parliamo dell’impatto che ha avuto il covid sulle masse lavoratrici e sulle donne in particolare non dobbiamo considerare le condizioni precedenti come una normalità a cui tornare, non è questo il nostro obiettivo, ma quello di contribuire all’organizzazione di una risposta di lotta alla pandemia a partire dalla denuncia delle cause che l’hanno determinata e dei suoi effetti sulla vita delle donne e di tutti i lavoratori.

L’impatto della pandemia sui molti aspetti della vita delle donne è stato denunciato in precedenti occasioni come particolarmente devastante, per brevità non lo richiamo, vorrei ora portare l’attenzione su un aspetto particolare di questo impatto, che è quello che riguarda la salute delle donne stesse.

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Alle origini del Covid-19: Agrindustria ed epidemie. Intervista a R. Wallace

Sabato 17 aprile (con apertura alle 9.30) l’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi terrà un’importante iniziativa di contro-informazione, denuncia e organizzazione della lotta in difesa della salute delle masse sfruttate e della vita, a fronte di un capitalismo che si manifesta sempre più come necro-capitalismo, per dirla con i compagni sud-americani. L’intervento introduttivo – dedicato alle cause di questa pandemia – sarà tenuto da Rob Wallace, autore di due studi, Big Farms Make Big Flu e Dead Epidemiologists: on the Origins of Covid-19, giustamente considerati dei riferimenti necessari per inquadrare le cause strutturali della catena di epidemie con cui si è aperto il ventunesimo secolo. Per questa ragione riproponiamo qui una sua intervista (pubblicata in questo blog il 16 marzo scorso), nella quale punta il dito, con la grande competenza che gli è propria, sul ruolo centrale svolto dall’agrindustria nella produzione e nella diffusione dei virus – senza che questo voglia significare farne l’alfa e l’omega della scienza biologica e (tanto meno) sociale in questa questione, o fare nostre alcune sue vere e proprie ingenuità in materia politica.

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Riprendiamo da ZNetItaly un’intervista rilasciata dal biologo evoluzionista R. Wallace, a Yaak Pabst sulla gravita’ e sulla genesi della pandemia covid-19. Le ricerche di Wallace, in particolare Big Farms Make Big Flu, sono un’importante fonte dell’analisi del gruppo Chuǎng, di cui abbiamo tradotto e pubblicato Contagio sociale. Queste ricerche fanno luce sulle cause strutturali delle recenti epidemie e dell’attuale pandemia: fanno risalire lo sciame di virus che hanno imperversato nelle ultime decadi, covid-19 incluso, alla devastazione ambientale e agli allevamenti intensivi, all’agribusiness, in altre parole. Wallace tocca anche le questioni dello smantellamento dei sistemi sanitari, delle restrizioni in regime di quarantena come sperimentazione in vitro di nuove forme di controllo sociale, e della necessita’, vitale, di smantellare l’agrindustria.

Fonte: Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo; l’intervista e’ stata a sua volta ripresa dalla piattaforma Marx 21 (11 marzo 2020), e tradotta da Giuseppe Volpe.

Versione scaricabile in formato .pdf

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Quanto è pericoloso il nuovo coronavirus?

Rob Wallace: Dipende da dove ci si trova nella tempistica della propria epidemia locale di Covid-19: all’inizio, al picco, tardi? Quanto è buona la reazione della sanità pubblica della propria regione? A quale segmento demografico si appartiene? Quanti anni si hanno? Si è immunologicamente compromessi? E per considerare una possibilità non diagnosticabile: la propria immunogenetica, la genetica alla base della propria reazione immunitaria, è in linea con il virus o no?

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SI’ ai vaccini, contro il decreto Draghi (SI Cobas)

Riceviamo dal SI Cobas di Genova, e volentieri pubblichiamo, due materiali, l’uno più analitico, l’altro più agitatorio, sul decreto Draghi che sancisce l’obbligatorietà del vaccino per il personale sanitario (per la precisione, e senza il minimo equivoco: contro questo decreto) e su tutta l’intricata questione dei vaccini.

Indubbiamente, una questione su cui ritornare.

Il decreto Draghi sull’obbligo vaccinale per il personale sanitario: un tentativo di scaricare sui lavoratori le responsabilità di governo e padroni

Preceduto da una campagna mediatica dai toni scandalistici, che ha amplificato oltre misura casi limitati di rifiuto a vaccinarsi da parte del personale sanitario (la grande maggioranza del quale si è sottoposta al trattamento), il governo ha varato il decreto che impone l’obbligo di vaccinarsi per le professioni e gli operatori sanitari. Diciamo subito che riteniamo i vaccini uno strumento fondamentale per contrastare l’epidemia e, in linea con le acquisizioni scientifiche e l’esperienza storica, un progresso fondamentale e irrinunciabile che, storicamente, ha riguardato in particolare le classi oppresse, le più esposte alle pandemie e quelle che da sempre pagano il tributo maggiore al degrado delle condizioni di esistenza causato dai rapporti sociali capitalistici. Essi occupano un posto di primo piano nell’ambito di una sanità pubblica e universale che abbia a cuore il benessere collettivo, una sanità che abbia nella prevenzione primaria e nell’individuazione e rimozione delle cause di fondo di malattie, nocività, epidemie la sua ragion d’essere e che, per ciò stesso, dovrebbe riconoscere nell’attuale società, fondata sullo sfruttamento e sul profitto, la causa profonda delle sofferenze che affliggono l’umanità.

E’ quindi evidente che vaccinarsi sia utile non solo in generale, ma tanto più per medici, infermieri, operatori sanitari che possono fungere più di altri da veicolo di contagio nei confronti di malati, anziani, soggetti fragili, ecc. Rigettiamo esplicitamente le tesi di quanti, no-vax dichiarati o meno, pretendono invece di elevare a dogma intoccabile la “libera scelta” del singolo, a prescindere dalle funzioni svolte, e considerano l’obbligo vaccinale una prevaricazione tout-court. La nostra collocazione al riguardo è dunque chiara e inequivocabile.

Sul decreto Draghi, la nostra contrarietà è netta per motivi di merito non certo secondari.

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Sabato 17 aprile. Una giornata di controinformazione, denuncia e organizzazione delle lotte per la difesa della salute e della vita

Per partecipare all’iniziativa online, bisogna collegarsi al seguente link:

https://us04web.zoom.us/j/6154963185pwd=SVlyTEtQaHBVOGlHNkRhRkZySVZVdz09

Password: 091651

Chi non riesce a entrare dal link deve:

APRIRE ZOOM
Id: 6154963185
Password: 091651

Ad oltre un anno dal suo inizio, siamo ancora nel mezzo di una pandemia, dalle cause in tutto e per tutto capitalistiche, che è stata il fattore di accelerazione di una crisi economica già prossima ad esplodere.

Le lavoratrici e i lavoratori sono colpiti, in Italia e nel mondo, da tanti lutti, da una crescente disoccupazione, da una totale incertezza sul futuro. I padroni e i loro governi, qui il governo Draghi, stanno cercando di scaricare con ogni mezzo sugli sfruttati, specie se immigrati, i costi della crisi. Mentre dimostrano una criminale impreparazione nel fronteggiare la diffusione del covid-19, usano in modo terroristico l’epidemia per reprimere le risposte di lotta in corso, e imporre forme di lavoro e di apprendimento sempre più de-socializzate. La “ripresa” che Draghi e i suoi simili prospettano sarà all’insegna del super-sfruttamento del lavoro, della illimitata precarietà, della disciplina poliziesca (con l’aggiunta delle polizie private a quella di stato – vedi FedEx), di una rinnovata proiezione imperialista dell’Italia.

Noi, Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi, rifiutiamo questa prospettiva di nuova schiavitù. E lanciamo una giornata di contro-informazione, denuncia, organizzazione delle lotte operaie e popolari in difesa della salute e della vita per sabato 17 aprile.

Ci confronteremo sulle cause di fondo di questa pandemia; sui suoi effetti devastanti sulla salute, sui livelli di occupazione e di sfruttamento del lavoro, specie delle donne; sulla distruzione della medicina territoriale e del lavoro; sul nodo dei vaccini e dell’imperialismo dei vaccini. Lo faremo con l’obiettivo di mettere a punto una piattaforma e delle iniziative di lotta contro le vecchie e le nuove malattie, le vecchie e le nuove nocività, i vecchi e i nuovi disagi psichici, inflessibili sul principio che la salute non è una merce, e quindi non si monetizza, convinti che il capitalismo dei nostri giorni è sempre più un necro-capitalismo, brutalmente aggressivo verso gli esseri umani e la natura.

Nella scorsa primavera gli operai della logistica e del settore metalmeccanico, senza nulla delegare agli “esperti”, hanno dato un esempio di resistenza attiva, da protagonisti, alla pretesa padronale di tenere tutto aperto massimizzando i rischi per la salute dei lavoratori e della popolazione. Ma bisogna fare di più e in modo più organizzato, coinvolgendo una massa crescente di proletarie e di proletari, al di là delle appartenenze sindacali, a cominciare dal personale ospedaliero, che sarà parte attiva dell’assemblea. E bisogna creare forme di coordinamento internazionale per le risposte di lotta da sviluppare contro cause ed effetti della pandemia, e contro le catastrofi e i crimini ambientali provocati dall’insaziabile avidità di profitti del capitalismo globale.

L’Assemblea di sabato 17 sarà aperta da Rob Wallace, autore di studi fondamentali sulle cause di questa pandemia, e vedrà gli interventi di lavoratori e lavoratrici di SI Cobas, Slai Cobas per il sindacato di classe, USB, USI-Sanità, opposizione Cgil, Comitato immigrati in Italia-IMA, Comitato 23 settembre, Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio – Sesto San Giovanni, Voci operaie – Bassano, Comitato di lotta per la salute mentale e Assemblea popolare per la salute – Napoli, Assemblea donne/lavoratrici Mfpr, Centro di documentazione contro la guerra – Milano, Campagne in lotta, e di alcuni medici impegnati in prima linea a fianco della classe lavoratrice.

I lavori dell’Assemblea, che avranno inizio alle ore 9.30, saranno trasmessi sia via zoom che su facebook.

No all’imperialismo dei vaccini. Vaccini per tutti! La salute delle popolazioni è al di sopra dei profitti di Big Pharma! (International Migrants Alliance)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa presa di posizione dell’IMA ( International Migrants Alliance – https://www.facebook.com/intlmigrants/ ) contro le discriminazioni che stanno colpendo pressoché ovunque emigranti e rifugiati nell’accesso alla vaccinazione anti-Covid 19.

La presa di posizione si allarga, poi, necessariamente, alla denuncia dell'”imperialismo dei vaccini” che rispecchia anche in questo campo i rapporti di dominazione e sopraffazione esistenti all’interno del meccanismo combinato e disuguale del capitalismo globalerapporti che pesano in modo tragico sulle masse oppresse e super-sfruttate dei paesi dominati o controllati dall’imperialismo specie in una congiuntura pandemica come l’attuale.

A fronte di questa doppia, lucida denuncia, suona piuttosto ingenuo il “richiamo” o l’appello ai governi dei “paesi capitalistici avanzati” affinché facciano prevalere il bisogno di salute delle popolazioni di tutto il mondo sui mega-profitti monopolistici di Big Pharma – ciò che potrebbe essere conseguito solo da una potente lotta di massa organizzata contro questi colossi della speculazione capitalistica sulla vita e sulle malattie, e i loro protettori (per l’appunto governi e stati). Ma non ci metteremo a fare i maestrini con la penna rossa noi che qui siamo ancora ben lontani dall’aver fatto integralmente nostra la loro doppia denuncia, dall’averla incorporata fino in fondo nella nostra piattaforma di lotta e nell’iniziativa politica quotidiana.

Mentre i governi di tutto il mondo lanciano i loro programmi di vaccinazione COVID-19, l’International Migrants Alliance (IMA) chiama le autorità governative a garantire un accesso universale ed equo a questo trattamento salvavita e all’assistenza sanitaria indipendentemente dalla cittadinanza o dallo stato legale.

Se c’è una lezione da imparare da questa pandemia, è che nessuno è protetto finché tutti non sono protetti dal virus. Sulla base di questo principio, non dovrebbe esserci nessuna discussione sulla necessità (o meno) di includere gli emigranti e rifugiati nei piani di vaccinazione di tutti i governi.

Secondo il Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, tuttavia, gli emigranti, i rifugiati e altri gruppi vulnerabili non sono messi nell’elenco di chi va vaccinato come categorie specifiche nei piani di vaccinazione COVID che specificano i requisiti di ammissibilità. Ciò lascia la maggior parte degli emigranti e dei rifugiati incerti se sono idonei per ricevere il vaccino nel paese in cui risiedono attualmente. Ancora peggio, alcuni governi hanno dichiarato esplicitamente che non intendono rendere disponibili i vaccini a emigranti e rifugiati nelle loro giurisdizioni, come la Colombia.

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