«Bordiga, le leader oublié»

Riprendiamo dal sito A l’encontre la seguente intervista di David Broder a Pietro Basso.

Bien qu’il fût l’un des fondateurs du Parti communiste d’Italie [PCdI, fondé en 1921] [1], son principal dirigeant politique dans les premières années de vie du parti, Amadeo Bordiga est peu connu aujourd’hui. Pourtant, au-delà de certaines rigidités, sa pensée a encore des choses à nous dire au présent et au futur.

En août 2020 l’éditeur Brill a publié la première anthologie des écrits d’Amadeo Bordiga en anglais, dans sa collection Historical Materialism, sous le titre The Science and Passion of Communism. Selected Writings of Amadeo Bordiga (1912-1965). Elle est due à Pietro Basso, sociologue, marxiste militant au long cours, rédacteur de la revue Il cuneo rosso [2].

David Broder: Bordiga est un communiste aussi peu connu dans le monde anglophone qu’en Italie, malgré le fait qu’il a été le leader incontesté du Parti communiste d’Italie fondé à Livourne, le 21 janvier 1921, il y a exactement un siècle. L’historiographie du PCI l’a carrément accusé de collaboration avec le fascisme, pour ensuite garder un silence total à son sujet dans l’après-seconde guerre mondiale. Comment expliquer un tel destin?

Pietro Basso: Dans les années ’30 le dénigrement de Bordiga a fait partie de la « lutte contre le trotskysme ». Il a été expulsé du parti en 1930, pour avoir « soutenu, défendu et faites siennes les thèses de l’opposition trotskyste ». Puis, dans les années ’40, particulièrement dès la fin du conflit mondial, le groupe dirigeant du PCI, conscient de l’ascendant que Bordiga avait sur nombre d’inscrits au parti, craignant qu’il reprenne ses activités politiques, s’appliqua à créer un fossé physique, psychologique, idéologique et moral entre, d’une part, les membres et cadres de l’organisation et, d’autre part, Bordiga et sa critique radicale de la collaboration nationale avec les partis bourgeois et la classe capitaliste pratiquée par le PCI. Cette « voie italienne vers le socialisme » constituait, pour Bordiga, une abdication à l’égard de l’objectif historique du socialisme.

Le dénigrement et la tentative d’effacer toute trace de ce dirigeant communiste de l’histoire du parti furent cultivés aussi méthodiquement que de manière abjecte et falsificatrice. Par exemple, dans les Cahiers de prison d’Antonio Gramsci [3], Bordiga est mentionné 18 fois, souvent avec sympathie. Car malgré les différences de formation et les divergences politiques, tous deux étaient liés tant sur le plan du militantisme que de sentiments d’estime et d’amitié jamais reniés. Or, dans l’édition des Cahiers, réalisée par Felice Platone, en 1947, le nom de Bordiga disparaît et les passages qui le concernent sont grossièrement manipulés. Après quoi une photo truquée est mise en circulation, du prétendu mariage de la fille de Bordiga à laquelle des Mousquetaires du Duce [Benito Mussolini] auraient prétendument rendu hommage. Image que Bordiga a jetée un jour au visage de Massimo Caprara, secrétaire personnel de Palmiro Togliatti [4] [de 1944 à 1964].

Continua a leggere «Bordiga, le leader oublié»

Bordiga, il fondatore dimenticato. David Broder intervista Pietro Basso (Jacobin Italia)

Nella grandinata di articoli e libri comparsi in occasione dei 100 anni dalla nascita del Pcd’I a Livorno-1921, con la sola eccezione di Livorno ventuno, l’imponente figura di Amadeo Bordiga è cancellata, o almeno oscurata, e – comunque – “opportunamente” vilipesa. Non solo da gentarella digiuna di scienza storica e priva di dignità, anche da compagni seri, giovani e meno giovani, che purtroppo ne conoscono l’opera politica e teorica più per averne sentire dire (male), che altro. E’ dedicata a loro questa intervista, comparsa su Jacobin Italia, di David Broder a Pietro Basso, di cui uscirà nelle prossime settimane, per le Edizioni Punto Rosso, Amadeo Bordiga. Una presentazione. Dell’intervista pubblichiamo anche la più ampia versione in inglese comparsa su Jacobin (US) al momento della pubblicazione della prima Antologia di scritti di Bordiga in lingua inglese The Science and Passion of Communism. Selected Writings of Amadeo Bordiga 1912-1965, Brill, 2020.

Bordiga, il leader dimenticato, 19 Gennaio 2021

Pur essendo stato fondatore del Partito Comunista d’Italia e prima guida politica nazionale nel 1921, Amadeo Bordiga è oggi poco conosciuto. Eppure, nonostante alcune rigidità, il suo pensiero ha ancora più di qualcosa da dire sul presente e sul futuro.

Nell’agosto scorso la casa editrice Brill ha pubblicato, nella sua collana «Historical Materialism», la prima Antologia di scritti di Amadeo Bordiga in lingua inglese: The Science and Passion of Communism. Selected Writings of Amadeo Bordiga (1912-1965). L’ha curata Pietro Basso, un marxista militante da lungo tempo, oggi redattore della rivista Il cuneo rosso. Nelle prossime settimane la sua Introduzione all’Antologia sarà pubblicata in Italia dalle Edizioni Punto Rosso.

Bordiga è un comunista quasi sconosciuto nel mondo anglofono ma, in gran parte, lo è anche in Italia, nonostante sia stato per almeno tre anni il leader indiscusso del Partito comunista nato a Livorno il 21 gennaio 1921, esattamente un secolo fa. La storiografia del Pci lo ha addirittura tacciato di collaborazione con il fascismo, per poi condannarlo al silenzio nel secondo dopoguerra. Come mai un tale destino?

Negli anni Trenta la denigrazione di Bordiga è stata tutt’uno con la «lotta al trotskismo». La sua espulsione dal partito, nel marzo 1930, avviene per aver «sostenuto, difeso e fatte proprie le posizioni dell’opposizione trotskista». Negli anni Quaranta, in particolare dopo la fine della guerra, il gruppo dirigente del Pci era preoccupato che Bordiga riprendesse l’attività politica, conoscendo il forte ascendente che aveva esercitato sugli iscritti al partito. La rigidissima consegna fu: creare un fossato fisico, psicologico, ideologico, «morale» tra i quadri e i militanti del Pci, e Bordiga e la sua aspra critica della linea di collaborazione nazionale con i partiti borghesi e la classe capitalistica sposata dal Pci – una prospettiva che, a dispetto del nome di «via italiana al socialismo», conteneva proprio la rinuncia all’obiettivo storico del socialismo.

La denigrazione e il tentativo di cancellare Bordiga dalla storia del partito furono attuati con metodi di abietta falsificazione. Ad esempio, nelle Lettere dal carcere di Antonio Gramsci, Bordiga è menzionato 18 volte, spesso con simpatia. Nonostante le differenze di formazione e le divergenze politiche, infatti, i due erano legati, oltre che dalla comune militanza, da sentimenti di stima e amicizia che non vennero mai meno. Ma nell’edizione delle Lettere curata da Felice Platone nel 1947 il nome di Bordiga scompare, e i passi che lo riguardano vengono volgarmente manomessi. Venne fatta circolare, poi, una foto contraffatta del (presunto) matrimonio della figlia di Bordiga in cui la (presunta) sposa veniva omaggiata da un’orda di Moschettieri del Duce – Bordiga la sbattè una volta sul muso di Massimo Caprara, a lungo segretario di Togliatti.

Quando è venuta meno quest’operazione di denigrazione/occultamento di Bordiga? 

Comincia a venir meno a fine anni Sessanta, quando l’Italia è scossa da un impetuoso risveglio di lotte operaie e sociali che esprimeva una critica di massa, magari superficiale e non conseguente, del «partitone» riformista e della sua sempre più organica integrazione nelle istituzioni e nelle logiche borghesi. In questo nuovo contesto sociale e politico è nata la spinta a ricostruire la reale vicenda del movimento comunista in Italia, sia tra gli storici di sinistra più indipendenti (Cortesi, Fatica, De Clementi, Merli), sia tra i militanti. A quel punto è diventato possibile imbattersi nell’imponente figura di Amadeo Bordiga e nella storia del Pcd’I per quello che realmente sono state. Per quanto mi riguarda, l’incontro è avvenuto a metà anni Settanta, pungolato dalle «provocazioni» intelligenti di Silvio Serino. In seguito ne ho approfondito lo studio sotto il consiglio di Paolo Turco, un valente internazionalista alla cui memoria ho dedicato l’Antologia.

Cancellare Bordiga era anche funzionale alla costruzione di una certa visione di Gramsci – il patriota, il democratico, ecc. – contrapponendo in modo forse troppo frontale questi due militanti, che dopotutto avevano collaborato nella nascita del Pcd’I, non credi?

Certo: rimuovere del tutto Bordiga è servito al Pci anche a rimuovere la partecipazione di Gramsci alla nascita del Pcd’I come partito internazionalista rivoluzionario, per sostituire il Gramsci feroce critico del Psi ed entusiasta aderente alla III Internazionale, con un Gramsci utile a legittimare, attraverso il frontismo, l’integrale adesione del Pci agli interessi del capitalismo nazionale (e internazionale), il padre nobile della lunga marcia del Pci nelle istituzioni dello stato borghese. Salvo poi disfarsene come di un vecchio impolverato pupazzo di pezza, per sostituirlo con figure di tutt’altro rango: i Willy Brandt, i Tony Blair, i coniugi Clinton…

Continua a leggere Bordiga, il fondatore dimenticato. David Broder intervista Pietro Basso (Jacobin Italia)