La crisi dell’ordine occidentale e la sua “naturale” soluzione, di Sandro Moiso

Riprendiamo volentieri da Carmilla on line questo nuovo scritto di S. Moiso che inquadra il passaggio dal “nuovo ordine mondiale” sognato, e in parte realmente instaurato, dagli Stati Uniti all’indomani del crollo dell’URSS e del campo dei paesi del “socialismo reale” (1989-1991), al “nuovo disordine mondiale”, nuovo ed esponenzialmente crescente, dell’ultimo ventennio. E rifuggendo dai penosi, e spesso melmosi, chiacchiericci dei geopolitici da osteria “di sinistra”, va nelle sue conclusioni diritto al punto-chiave per noi internazionalisti militanti: “una nuova età di guerre allargate e radicali cambiamenti si è aperta, e l’unico spiraglio per la salvezza della specie e per coloro che si oppongono a questo delirante modo di produzione, che ci ostiniamo a chiamare capitalismo, non potrà essere altro che quello rappresentato dall’opposizione ad ogni guerra e dall’appoggio fornito ai lavoratori, ai giovani, alle donne e ai disertori che si scontreranno prima di tutto con i loro governanti per rovesciarne in ogni angolo del mondo e in ogni paese, l’imperio e la fasulla e sanguinaria retorica nazionalista e guerrafondaia. Poiché la nostra pace significa disertare la loro guerra”. Batterci contro la guerra in Ucraina e le altre guerre del capitale in rapida gestazione, per la sola lotta, per la sola guerra che possa avere un valore liberatorio: la guerra sociale degli sfruttati di tutto il mondo al capitalismo globale. (red.)

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«Il 29 maggio 1453, Costantinopoli cadeva sotto l’assalto degli eserciti di Mehmed II. Solo se la Cristianità fosse subentrata all’impero in disfacimento rilevandone il potere e le funzioni, solo allora forse il destino di Costantinopoli e della Grecia avrebbe potuto essere diverso. Invece proprio in quelle otto settimane di assedio, la Cristianità rivelò di essere un puro nome, privo di contenuto reale, divisa com’era da lotte e rivalità fra stato e stato, fra città e città, priva di un ampio disegno continentale, tutta presa dai grossi e piccoli problemi delle varie nazioni».

(Steven Runciman – «The Fall of Costantinople 1453»)

Anche all’epoca della caduta di Costantinopoli qualcuno avrà affermato che la ruota della Storia stava tornando indietro, ma in realtà quell’evento modificò per sempre la Storia, indipendentemente da come giri e verso dove giri la sua grande ruota. Ammesso che esista.

Nel corso delle ultime settimane una viscerale e sfegatata propaganda bellica ha visto tutti i media mainstream insistere sull’unità politica, militare e di intenti degli alleati occidentali di Washington, in generale, e dei paesi dell’Unione Europea, in particolare. Vedremo che così non è anche se, sempre nello stesso periodo, gli stessi strumenti di disinformazione hanno particolarmente insistito sulla provenienza “cinese” dell’idea di un nuovo disordine mondiale ovvero di una situazione in cui si può considerare quasi irreversibile il declino delle potenze economico-militari collocate a cavallo dell’Oceano Atlantico.

In realtà, però, la troppa attenzione prestata dai media e dai giornalisti embedded alla causa occidentale ha impedito loro di cogliere che la prima formulazione completa di tale idea, almeno sul piano economico-politico e finanziario, è stata sviluppata in maniera abbastanza compiuta proprio da uno degli organi più rappresentativi del general management statunitense, la «Harvard Business Review», che nel numero di agosto del 2003 titolò un suo articolo, redatto da Nicolas Checa, John Maguire e Jonathan Barney, proprio così: Il nuovo disordine mondiale (The New World Disorder qui).

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