Appello a chi finora è restato alla finestra – Patto d’azione anti-capitalista

Cari compagni e care compagne,
sono stati mesi estremamente complicati per tutti noi, la fase pandemica fa in maniera esponenziale la sua strada mietendo centinaia di migliaia di morti e gli stati impongono ai propri cittadini, nell’ordine di miliardi di unità, l’obbligo di stare in casa o a morire come carne da macello nelle fabbriche o magazzini per la difesa dei profitti, senza contare il fatto che muoiono sul lavoro, per la fame o per l’inquinamento altrettante persone. Il modo di produzione capitalistico è la fonte di tutto ciò e questa crisi epidemica si intreccia con una crisi strutturale profonda del sistema accentuando le contraddizioni del capitalismo ad ogni livello: economico, politico e sociale. L’impatto della pandemia ha accelerato con forza dei processi economici preesistenti, nell’aumento della concentrazione, nell’intensificazione del grado di sfruttamento dei lavoratori e di una conseguente riduzione degli spazi di agibilità politica e sindacale delle organizzazioni dei lavoratori e complessivamente un’involuzione  della stessa democrazia borghese, e impone nell’immediato una riorganizzazione di un sistema di governo che sappia superare in modo meno caotico la fase che vede la crescita esponenziale dell’epidemia. Un rafforzamento dell’esecutivo di governo per tappare le falle prodotte dall’epidemia, controllare nell’accentuarsi della crisi i movimenti sociali che le contraddizioni risvegliano, mantenere le condizioni produttive perché le merci prodotte siano concorrenziali sui mercati internazionali. Tutto ciò impone alle classi dominanti italiane una ristrutturazione strategica basata sui nuovi paradigmi produttivi e finanziari che questa accelerazione ha comportato a livello internazionale. Il governo Draghi nasce proprio dalla necessità di compattare le varie frazioni borghesi intorno ad un piano di riorganizzazione della struttura e sovrastruttura capitalistica per un posizionamento strategico del  paese nel percorso della crisi in modo da non perdere peso con i diretti concorrenti internazionali.

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Roma, 18 febbraio, contro il governo Draghi – “Se viviamo, è per camminare sulla testa dei re” – SI Cobas

SE VIVIAMO, È PER CAMMINARE SULLA TESTA DEI RE: I DIVIETI NON CI HANNO FERMATO!

Oggi il governissimo di Draghi si è presentato alle Camere per un voto di fiducia scontato, accolto come il Salvatore della patria dall’intero arco parlamentare, senza alcuna vera opposizione e con i plausi dei fedeli sindacati confederali. Il consenso della propaganda di tutti i giornali e giornalisti allineati al potere non ci ha fatto dimenticare chi è Draghi, un banchiere diventato il principale regista del massacro dei lavoratori Greci e delle politiche padronali che hanno visto anche nel nostro paese un attacco allo Stato sociale, ai diritti dei lavoratori, alle pensioni e al welfare che ha colpito in particolar modo le donne lavoratrici, come confermato dai dati Istat: nell’ultimo mese più del 95% dei nuovi licenziati sono donne.

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Lo sciopero del 29 gennaio, i fatti di Piacenza, Draghi: il cuore del problema (Tendenza internazionalista rivoluzionaria)

La piena riuscita dello sciopero del 29 gennaio – piena soprattutto nella logistica – ha avuto a Piacenza un’immediata risposta da parte del padronato e del governo uscente con il tentativo, per ora fallito, di spezzare il picchetto operaio organizzato dal SI Cobas, che durava da più giorni, con un’aggressione della polizia di stato fatta di lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo, manganellate e intimidazioni.

La risposta operaia a Piacenza, dei lavoratori Tnt e di altre imprese immediatamente accorsi in solidarietà, è stata forte e decisa al punto da costringere la polizia del governo di centro-sinistra a battere in ritirata. Questo tipo di risposta operaia si deve alla scuola di lotta che questi proletari hanno fatto in un percorso durato un decennio di lotte vere, fatte di scioperi veri, di picchetti veri, di veri coordinamenti tra le diverse realtà, con piattaforme di lotta vere, e non semplicemente esibite per poi dimenticarle al primo intoppo. Un’esperienza vera di auto-organizzazione dal basso, agìta da proletari immigrati, che si è incontrata con un pugno di militanti internazionalisti di lungo corso diventando un’esperienza di organizzazione sindacale realmente combattiva, di fatto – che piaccia o no – unica nel contesto del cosiddetto sindacalismo di base. Però non si debbono nutrire illusioni sul fatto che il pericolo sia definitivamente scampato – perfino se dovesse uscirne, per il momento, qualche concessione da parte padronale (come sembra possibile nel caso dell’azienda fornitrice Lintel).

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Mutualismo e lotta di classe nel capitalismo in trappola, di Errezeta

This Is Hell! | Dealing with capitalism-induced failure and ...

Mano a mano che la crisi si approfondisce, gli spettri della disoccupazione e della miseria prendono sempre più corpo. Per i proletari e le proletarie la migliore difesa da queste terribili minacce sarà auto-difendersi con la lotta, e nella lotta comprendere che stanno maturando le condizioni dell’attacco ad un capitalismo sempre più in trappola. Intanto i proletari e le proletarie cercano di non soffrire la fame, aiutandosi tra loro con forme di mutuo soccorso. E’ di queste esperienze, delle loro radici, del loro significato e valore che qui ci occupiamo.

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La “soluzione finale” delle destre. L’uscita dalla crisi secondo Salvini, Berlusconi e soci

La pellicola: Lo squalo - L'Universale

Su Il giornale di ieri (1 aprile) la ricostituita coppia Salvini&Berlusconi ha dato la sua risposta alla domanda politica fondamentale del momento: dove trovare i fondi per fronteggiare la catastrofica emergenza sociale ed economica in arrivo?

La loro risposta è tutta concentrata sulla materia fiscale, con una serie di proposte dietro cui è trasparente la pressione padronale, e – comunque – la forza degli interessi capitalistici, macro e micro:

  1. No alla patrimoniale, quale che sia;
  2. No a nuove tasse; questo “no” – afferma Berlusconi, che l’ha inteso bene – “è uno dei principali elementi per la ripresa citati da Draghi“;
  3. Ci vuole, al contrario, uno choc fiscale con la flat tax, generalizzata, al 15%;
  4. Costituzione a Milano e/o Lombardia di una “zes”, “una zona esente da tasse” sulle imprese, sui profitti;
  5. Emissione straordinaria di buoni del tesoro “destinati agli italiani con delle fiscalità vantaggiose, con aiuti per chi sottoscriverà questi titoli di guerra” – cioè, hanno già detto altri, per esempio l’ex-direttore del Corsera De Bortoli, dei Matusalem Bond, buoni a scadenza anche di 30-40 anni a basso tasso di interesse, ma a loro volta esentasse;
  6. Amnistia fiscale ed edilizia che riproponga “il modello seguito dal governo Berlusconi nel 2002-2003”.

Naturalmente, poiché non sono fessi, accludono al loro pacchetto anche la proposta della Meloni, che strizza l’occhio al “popolino”: “1.000 euro (subito) sul conto corrente di tutti gli italiani che ne hanno bisogno”. Lo zuccherino prima del veleno letale, assai più letale del coronavirus.

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