Il carattere imperialista della guerra in Ucraina in due scatti (di avvoltoi)

L’imperialismo occidentale, mentre è intenzionato a prolungare la guerra per sfiancare il Cremlino, prepara già “la ricostruzione” che darà il colpo di grazia ai lavoratori ucraini.

16 giugno – A Kiev i tre messaggeri di guerra dell’UE Scholz, Macron e Draghi (in realtà tre più uno – il presidente rumeno Iohannis, che nelle cronache viene abitualmente cancellato) si incontrano con Zelensky. Sono lì a dare il loro volonteroso aiuto in armi all’Ucraina perché si auto-distrugga il più possibile (“fino all’ultimo ucraino”) nell’interesse dell’Occidente tutto, e perché produca, sempre nell’interesse dell’Occidente, il massimo danno possibile alla Russia che l’ha invasa. Sono lì, anche, a dettare le loro condizioni per l’armistizio e la futura “pace” – onde assicurarsi che i profitti dell’UE nella eventuale “ricostruzione”, e dei singoli stati usurai dell’UE l’uno in competizione con l’altro, non siano da meno di quelli garantiti agli Usa e al Regno Unito.

Tutti insieme a succhiare sangue dal corpo straziato delle masse lavoratrici ucraine.

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Draghi contestato a Napoli – Movimento dei disoccupati 7 novembre

Ieri, 29 marzo, a Napoli, iniziativa del Movimento di lotta Disoccupati 7 novembre: un bell’esempio di unità tra lotta economica e lotta politica. Proprio sul tema che caratterizza oggi, più di ogni altro, l’azione del governo Draghi.

UN’IMPORTANTE GIORNATA DI LOTTA!

Ora conclusa la mobilitazione iniziata per noi dalle 6:00 di questa mattina con l’iniziativa che ha violato la zona rossa al Maschio Angioino con il chiaro riferimento alla nostra vertenza ed all’opposizione all’aumento delle spese militari a discapito della spesa sociale.

Il Governo stanzia 100 milioni di euro al giorno per le spese militari, il 2% del PIL e qualcuno della maggioranza bulgara propone anche di tagliare l’elemosina del Reddito di Cittadinanza per pagare le armi.

Fino alle 9:00 i disoccupati sono riusciti ad essere davanti all’ingresso del Maschio Angioino dopo essere stati poi allontanati a Piazza Municipio.

Dopo diversi momenti di tensione i disoccupati da Via Santa Brigida hanno superato gli schieramenti riuscendo a posizionarsi nuovamente al Maschio Angioino.

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Polonia, Europa, Mondo. Un nuovo attacco internazionale contro le donne, le loro lotte e le lotte di tutti gli sfruttati – Comitato 23 settembre

Abortion law reform was the last straw, say campaigners – EURACTIV.com

Riceviamo e volentieri rilanciamo.

Polonia, Europa, Mondo. Un nuovo attacco internazionale contro le donne, le loro lotte e le lotte di tutti gli sfruttati.

La Polonia è oggi la punta di lancia dell’attacco internazionale che ha di mira non solo l’autodeterminazione delle donne in tutto il pianeta, ma anche il controllo e l’irregimentazione del mondo degli oppressi, a cominciare da chi si oppone ai governi e ai loro programmi di ripresa dell’accumulazione dei profitti.

Che la Polonia sia la patria dell’oscurantismo è ormai noto, che le donne polacche stiano conducendo da anni una battaglia di massa per ottenere il diritto di decidere sui loro corpi ed essere assistite nell’interruzione di gravidanza anche. Ma ora è in atto un nuovo, più forsennato attacco di cui si è fatto promotore il movimento Pro-right to life (Per il diritto alla vita), guidato da una delle più influenti organizzazioni oscurantiste polacche, ampiamente collusa con la chiesa cattolica e il governo di quel paese.

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Appello a chi finora è restato alla finestra – Patto d’azione anti-capitalista

Cari compagni e care compagne,
sono stati mesi estremamente complicati per tutti noi, la fase pandemica fa in maniera esponenziale la sua strada mietendo centinaia di migliaia di morti e gli stati impongono ai propri cittadini, nell’ordine di miliardi di unità, l’obbligo di stare in casa o a morire come carne da macello nelle fabbriche o magazzini per la difesa dei profitti, senza contare il fatto che muoiono sul lavoro, per la fame o per l’inquinamento altrettante persone. Il modo di produzione capitalistico è la fonte di tutto ciò e questa crisi epidemica si intreccia con una crisi strutturale profonda del sistema accentuando le contraddizioni del capitalismo ad ogni livello: economico, politico e sociale. L’impatto della pandemia ha accelerato con forza dei processi economici preesistenti, nell’aumento della concentrazione, nell’intensificazione del grado di sfruttamento dei lavoratori e di una conseguente riduzione degli spazi di agibilità politica e sindacale delle organizzazioni dei lavoratori e complessivamente un’involuzione  della stessa democrazia borghese, e impone nell’immediato una riorganizzazione di un sistema di governo che sappia superare in modo meno caotico la fase che vede la crescita esponenziale dell’epidemia. Un rafforzamento dell’esecutivo di governo per tappare le falle prodotte dall’epidemia, controllare nell’accentuarsi della crisi i movimenti sociali che le contraddizioni risvegliano, mantenere le condizioni produttive perché le merci prodotte siano concorrenziali sui mercati internazionali. Tutto ciò impone alle classi dominanti italiane una ristrutturazione strategica basata sui nuovi paradigmi produttivi e finanziari che questa accelerazione ha comportato a livello internazionale. Il governo Draghi nasce proprio dalla necessità di compattare le varie frazioni borghesi intorno ad un piano di riorganizzazione della struttura e sovrastruttura capitalistica per un posizionamento strategico del  paese nel percorso della crisi in modo da non perdere peso con i diretti concorrenti internazionali.

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Roma, 18 febbraio, contro il governo Draghi – “Se viviamo, è per camminare sulla testa dei re” – SI Cobas

SE VIVIAMO, È PER CAMMINARE SULLA TESTA DEI RE: I DIVIETI NON CI HANNO FERMATO!

Oggi il governissimo di Draghi si è presentato alle Camere per un voto di fiducia scontato, accolto come il Salvatore della patria dall’intero arco parlamentare, senza alcuna vera opposizione e con i plausi dei fedeli sindacati confederali. Il consenso della propaganda di tutti i giornali e giornalisti allineati al potere non ci ha fatto dimenticare chi è Draghi, un banchiere diventato il principale regista del massacro dei lavoratori Greci e delle politiche padronali che hanno visto anche nel nostro paese un attacco allo Stato sociale, ai diritti dei lavoratori, alle pensioni e al welfare che ha colpito in particolar modo le donne lavoratrici, come confermato dai dati Istat: nell’ultimo mese più del 95% dei nuovi licenziati sono donne.

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