Ultime da Napoli. “Potremmo parlare di…, ma preferiamo parlare di altro. Pochi piagnistei, molta organizzazione” – Eddy Sorge, Movimento 7 novembre, Cantiere Scampia 167

Documentiamo qui gli ultimi sviluppi a Napoli del movimento di lotta dei disoccupati 7 Novembre e Cantiere Scampia 167, con un post di Eddy Sorge e due comunicati. La reazione di queste proletarie e di questi proletari e compagni davanti alla repressione statale e al comportamento infido delle istituzioni locali è, ancora una volta, esemplare. (Red.)

Eddy Sorge

Potremmo parlare delle manganellate in pieno volto a donne e uomini, qualcuno rischiando di perdere l’occhio, qualcun’altro di spezzarsi una mano.

Potremmo parlare delle minacce a chi è stato fermato, strattonato ed intimidito.

Potremmo parlare del fatto che dopo la seconda o terza carica della polizia, alcuni funzionari – mentre stavo interloquendo per raggiungere una quadra – in maniera vile hanno ben pensato di farmi accerchiare dalla celere e sostanzialmente massacrarmi.

Non ci sono riusciti grazie all’intervento dei compagni/e disoccupati/e.

Ma preferiamo parlare di altro. Perché non ci meravigliamo, non gridiamo allo scandalo: siamo consapevoli e coscienti della natura di classe dello Stato. Pochi piagnistei e molta organizzazione.

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Mestre, 1° aprile: Lotte operaie e sociali, repressione dei padroni e dello stato. Ne discutiamo con Eddy Sorge (Movimento 7 novembre), Mohamed Arafat e Alessandro Zadra (SI Cobas) (inglese, francese, arabo)

Dalla Francia e dalla Grecia ci arrivano in questi giorni segnali chiari e forti di risveglio della grande massa dei lavoratori, scesi in lotta – e che lotta! – contro i loro governi, le spese militari, i tagli alla spesa sociale.

In Italia segnali importanti di risveglio dei lavoratori sono venuti, negli ultimi anni e negli ultimi tempi, dalle lotte dei facchini e dei driver immigrati organizzati con il SI Cobas contro le multinazionali della logistica, e dai disoccupati organizzati di Napoli del Movimento 7 novembre. Queste lotte hanno conquistato grandi miglioramenti dei salari e degli orari di lavoro nei magazzini, e sbocchi di formazione e lavoro a Napoli. E hanno avuto il merito di porre questioni generali come il no alla guerra e all’economia di guerra, il no alla precarietà e al carovita, e denunciare le politiche razziste di guerra agli immigrati. Da queste lotte è partito anche un caldo appello agli studenti, ai giovani ambientalisti, al sindacalismo di base, alla massa delle sfruttate e degli sfruttati per dare vita a un fronte di classe unitario contro il padronato, il governo Meloni, le decisioni di UE e Nato.

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Liberare l’umanità da questa società antistorica – Eddy Sorge

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo questo testo il cui significato di fondo e la cui passione internazionalista militante sentiamo profondamente nostri. (Red.)

La causa della crisi economica, ecologica, politica, sociale è il sistema produttivo, è l’economia capitalistica mondiale che dalla metà degli anni ’70 prova a contrastare la crisi di sovrapproduzione.

Abbiamo merci e beni ovunque ma non assorbite dal mercato ed i capitalismi occidentali procedono verso i famosi processi di deindustrializzazione trovando più utile l’accumulazione nella speculazione finanziaria che è fittizia, illusoria, produttrice di bolle speculative che esplodono ciclicamente. Parallelamente a diventare sempre più maturi sono i capitalismi “giovani”, asiatici, non senza contraddizioni ed anche loro in parte dentro la crisi di sovrapproduzione.

Il capitalismo ha poche ma chiare “soluzioni” per rinviare l’inesorabile corso catastrofico delle cose: spostando le produzioni nei paesi con salari più bassi, ingigantendo il proprio debito statale e privato, sfruttando maggiormente i lavoratori e le lavoratrici per accrescere la propria produttività schiacciando le residuali conquiste di quel che fu il movimento operaio.

Ma più si va avanti e più anche questi strumenti non sono sufficienti aprendo all’unica soluzione possibile ovvero la guerra imperialista come prodotto del sistema capitalistico e non come scelta di qualche pazzo al comando di qualche paese: distruggere infrastrutture, distruggere le merci in eccesso tra cui la stessa forza lavoro, e far ripartire con maggior ossigeno nuovi cicli di accumulazione.

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Ai disoccupati e alle disoccupate del Movimento 7 novembre – Tendenza internazionalista rivoluzionaria

Qui di seguito il testo distribuito nella manifestazione di Napoli di sabato 13 novembre dalla Tendenza internazionalista rivoluzionaria ai disoccupati e alle disoccupate del Movimento 7 novembre.

La manifestazione, molto combattiva, ha raccolto migliaia di disoccupati, operai e studenti. La sua riuscita è stata ammessa a denti stretti anche dal giornale cittadino, Il Mattino, che ha pensato bene di prendersi una vile rivincita presentandola in un suo titolo intenzionalmente falsante come una dimostrazione “no vax”, laddove è stata una dimostrazione contro la disoccupazione, contro la repressione statale, il carovita e ovviamente anche contro il “green pass” (come ognuno sa, la lotta contro il “green pass” è altra cosa dall’ideologia e dalla prospettiva “no vax”) – una manifestazione contro il governo Draghi, la Confindustria, l’Unione europea, com’era del tutto evidente già nella efficace iconografia di apertura.

La manifestazione era stata vietata dalle autorità di polizia e di governo, che hanno invece dovuto prendere atto che il corteo si sarebbe tenuto, e si è in effetti tenuto lungo il percorso previsto, concludendosi sotto la prefettura nel centro del centro di Napoli (quello vietato dal governo Draghi), dove una delegazione del Movimento 7 novembre è stata ricevuta dal prefetto.

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