La nostra piena solidarietà al compagno del movimento No Tav Emilio Scalzo

Riprendiamo dalla newsletter della Rete ambientalista questo breve profilo del compagno Emilio Scalzo, che lo stato italiano ha deciso di consegnare allo stato francese per il “delitto” di solidarietà con gli emigranti-immigranti. 

Noi siamo totalmente solidali con lui, con il suo internazionalismo operativo, concreto, e con il suo movimento. 

Nell’occasione ricordiamo una cosa elementare: da decenni ci sono nel mondo, e anzitutto qui in Italia, masse enormi di individui schedati, discriminati, perseguitati, inferiorizzati, stigmatizzati, ghettizzati, oggetto di inaudite violenze (l’ultimo di loro, il tunisino Wissem Ben Abdel Latif, è morto a 26 anni in un ospedale di Roma dopo esser stato legato al suo letto, per giorni, nell’infame Cpr di Ponte Galeria): sono i proletari e le proletarie emigranti-immigranti. Sui loro corpi-menti si sono già abbondantemente perfezionati da decenni i meccanismi che, a sentire certi tarantolati, sarebbero stati appena appena ora scoperti per i no-vax. Lo sa anche “L’Espresso” del 5 dicembre, pensate un po’. Forse, però, i milioni di Abdel, e le migliaia che si avventurano sui passaggi impervi tra Italia e Francia, di cui si prendono cura compagni/e come Emilio Scalzo, hanno il grosso difetto di non essere bianchi… vuoi mettere? 

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Emilio Scalzo, 66 ani, è accusato di aver aggredito un gendarme francese durante una manifestazione a favore dei migranti che valicavano la frontiera lungo la cosiddetta “rotta delle Alpi”: Claviere è a 1.760 metri di altitudine, e il cammino, spesso sotto la neve e con il ghiaccio, dura almeno cinque ore. Le operazioni di aiuto ai migranti cominciarono nel 2017, e furono promosse dalla rete No Tav della Val Susa: la loro attività ha come obiettivo quello di dare rifugio e aiuto alle tante persone che tentano il passaggio in Francia per poi raggiungere, se riescono, la Germania. Il 15 maggio ci furono scontri: attivisti italiani e francesi da una parte e gendarmi dall’altra. Scalzo è molto conosciuto tra gli attivisti No Tav e No Border: da anni è uno dei più attivi tra i militanti. Aveva finito a marzo di scontare una precedente pena di nove mesi agli arresti domiciliari per fatti sempre legati alla sua militanza. È inoltre sotto processo per l’occupazione di una ex casa cantoniera a Oulx trasformata in rifugio per i migranti.

Arrestato il compagno dei No Tav Emilio Scalzo. Mobilitiamoci contro la sua estradizione, per la sua immediata liberazione! – TIR

La nostra totale solidarietà al compagno Emilio Scalzo, oggetto di una vile azione repressiva italo-francese per la sua infaticabile attività militante di sostegno e aiuto agli emigranti vessati dai gendarmi francesi operanti ai confini.

La nostra totale solidarietà al movimento No Tav, a cui Emilio appartiene, ancora una volta oggetto di intimidatorie aggressioni poliziesche e istituzionali.

Le forze che colpiscono Emilio e i No tav sono le stesse che colpiscono in questi giorni, e hanno colpito nei mesi scorsi, le lotte operaie della logistica, a Piacenza, nel milanese, ad Alessandria, e le lotte dei disoccupati organizzati a Napoli; le stesse che in Italia, sui confini di stato, e ovunque imperversano sui corpi e la libertà degli emigranti e dei richiedenti asilo.

Uniamo le nostre forze per opporci con più efficacia alla repressione statale e dell’UE, alla militarizzazione strisciante dei conflitti sociali e di classe, agita dal governo Draghi e dalla Francia di Macron anche con il pretesto della “emergenza pandemica”, e proiettiamoci insieme verso lo sciopero generale dell’11 ottobre e verso la manifestazione del 30 ottobre contro i grandi poteri del capitale globale.

No all’estradizione di Emilio! Per la sua immediata liberazione!

Viva la solidarietà internazionalista!

Tendenza internazionalista rivoluzionaria

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ARRESTATO EMILIO: APPELLO ALLA SOLIDARIETA’!

Ieri i carabinieri di Torino hanno arrestato un nostro compagno.

Emilio Scalzo, 66 anni, storico attivista del movimento No Tav, dall’inizio impegnato nella lotta alla frontiera tra la Valsusa e il Briançonnese. E’ sempre stato in prima linea a portare solidarietà concreta alle migliaia di persone che hanno attraversato questo confine, passando (inoltre) infinite notti ai valici transalpini.

Guardie in borghese l’hanno aspettato fuori casa per portarselo via il più velocemente e silenziosamente possibile. L’hanno rapito dalla strada. Per molte ore nessuno ha avuto notizie: i mandanti sapevano quanto la valle gli vuole bene e come avrebbe potuto reagire all’arresto.

L’ordine di cattura è assai particolare e innovativo nel suo campo: un mandato di arresto europeo emesso dal tribunale di Gap con richiesta di estradizione in Francia per un reato non ancora giudicato. L’accusa è di violenza aggravata e oltraggio per una manifestazione avvenuta durante il campeggio “sconfiniamo la frontiera” di maggio 2021, azione in risposta allo sgombero del Rifugio Autogestito Chez Jesoulx. Una manifestazione, che, ricordiamo, era stata quasi subito attaccata con lacrimogeni e bombe stordenti dai gendarmi francesi, gli stessi gendarmi che su quei sentieri respingono e sfiniscono le persone “senza-il-buon-documento” costringendole a tentare strade sempre più pericolose e mortali.

Questo mandato è per ora unico nel suo genere: un ordine di arresto internazionale con richiesta di estradizione per effettuare le misure cautelari su un reato non ancora giudicato è una pratica completamente nuova, tassello in più al perfezionamento della repressione statale alla lotta contro le frontiere e non solo. Forse figlio delle relazioni sempre più strette tra le prefetture di Gap e di Torino, evidenti negli ultimi 2 anni. Il Tribunale torinese ha 14 giorni per concedere o rifiutare l’estradizione.

Lottiamo per non farcelo portare via!

Cercano così di distruggere i legami di solidarietà sempre concreti e forti su questa frontiera, attuando la solita divisione tra “buoni” e “cattivi”, quasi a vendicarsi del fatto che il processone ai 3+4 di Briançon è stato per loro (tribunale di Gap) un grande fallimento.

Da una parte e dall’altra della frontiera Emilio non è amato dalle intelligence di polizia: in Italia è uno degli accusati per l’occupazione del Rifugio autogestito di Oulx, processo che inizierà a ottobre; ora anche in Francia lo vogliono incarcerare.

Adesso si trova al carcere delle Vallette di Torino, dove resterà in isolamento per due settimane in attesa della risposta sull’estradizione.

Non lasciamolo solo!

Non permettiamo che lo estradano!

Facciamo appello alla solidarietà a tuttx coloro che si sono spesi o hanno creduto in questa lotta.

Per scrivergli: Emilio Scalzo, Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, via Maria Adelaide Aglietta 35, 101151, Torino (TO). I telegrammi sono più veloci e sicuri da mandare, soprattutto ora che è in isolamento.

Mandateci in privato foto, scritti o altro da fargli arrivare.

Su quei sentieri c’eravamo tuttx!

Sempre contro le frontiere!