Turchia: l’attacco di Erdogan, la risposta delle donne – Comitato 23 settembre

Non abbiamo mai fatto affidamento sulle leggi che sanzionano o puniscono la violenza sulle donne, certe che essa non dipenda dalla mancanza di norme, ma dal patriarcalismo tanto utile  agli stati borghesi per garantire l’ordine in famiglia e nella società. 

Il governo turco si è ritirato ieri dalla “Convenzione di Istanbul”, di cui era stato il primo firmatario nel 2011, un trattato che vincola gli stati europei ad adottare misure legislative e di prevenzione adatte a contrastare la violenza sulle donne, a limitare I matrimoni forzati di ragazze minorenni (483.000 fra il 2009 e il 2018 in Turchia), a contrastare lo stupro, l’aborto forzato, la sterilizzazione forzata, le molestie sessuali il “delitto d’onore” e il matrimonio riparatore. Un gesto chiaro, politico, che mostra una direzione di marcia ben precisa: l’intenzione di passare sotto il rullo compressore, senza ostacoli di alcun genere, sui corpi e sui diritti delle donne turche. D’altra parte l’adesione formale alla Convenzione non è stata in questi anni in Turchia un deterrent  nei confronti della violenza personale e generalizzata contro le donne. Al contrario, negli ultimi anni le violenze in Turchia sono aumentate; nel solo ultimo anno oltre 300 donne sono state ammazzate, un numero [quello ufficiale] molto inferiore al reale, visto il gran numero di suicidi sospetti (171). Il 42% delle donne adulte dichiara di aver subito violenza da parte del partner almeno una volta nella vita.

Continua a leggere Turchia: l’attacco di Erdogan, la risposta delle donne – Comitato 23 settembre