Altri 750 miliardi sulla schiena dei lavoratori di tutta Europa (e non solo)!

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Ci siamo: il progetto della Commissione von der Leyen è diventato realtà. Ci vorrà ancora qualche mese, e si abbatterà sulle schiene dei lavoratori di tutta Europa e sulle schiene degli oppressi dei paesi dominati e controllati dall’Unione europea, un macigno dal terribile peso di 750 miliardi di nuovo debito di stato che dovremo ripagare per decenni, con gli interessi – a meno che non rovesciamo il tavolo e facciamo a pezzi il suddetto progetto.

Dovremo ripagare a chi? Elementare: ai padroni dei debiti di stato. Cioè a quella masnada (detta élite) di banchieri, finanzieri, imprenditori, speculatori “puri”, super-burocrati civili e militari super-pagati, capi mafia, etc., che hanno nella loro disponibilità, in ogni paese europeo, la quasi totalità dei titoli di stato, che ora si arricchiscono di una nuova figura: i titoli del debito UE, di questo finto-vero-finto super-stato.

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Recovery Fund: altri 750 miliardi sulle spalle dei lavoratori!

Il gran giorno degli europeisti è arrivato: ieri 27 maggio la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha presentato la sua proposta per il Recovery Fund su cui si dovrà pronunciare il vertice dei capi di Stato e di Governo previsto per metà giugno. Con questa “storica” decisione, se verrà approvata, l’Unione europea aggiungerà al già pesantissimo debito pubblico esistente un nuovo colossale fardello di 750 miliardi di euro che, al pari di quello pregresso, graverà sulle spalle dei proletari di tutta Europa (e non solo), cui toccherà di assicurarne la remunerazione e il rimborso.

Dal punto di vista degli interessi di classe in gioco, dunque, nessuna novità. La bandiera dietro cui marciano compatte le classi dominanti del vecchio continente – e di tutto il mondo – non solo resta immutata, ma si rafforza ulteriormente: è la linea dell’ingigantimento del debito di stato, un meccanismo che stringe attorno al collo del proletariato un cappio sempre più soffocante. Non a caso è stato denominato “Next Generation” (prossima generazione) perché, nelle intenzioni dei decisori europei, dovrà strangolare non solo l’attuale ma anche le future generazioni di proletari, costretti dalla garrota del debito di Stato a vedere precipitare le loro condizioni di vita e di lavoro a livelli ben peggiori di quelli che già hanno conosciuto, accentuando ulteriormente la macelleria sociale che ha caratterizzato l’azione di tutti i governi degli ultimi anni.

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Orari di lavoro. Il “sovranismo” uccide. L’europeismo pure … E allora?

Proprio come in Italia col governo Lega-5 stelle, i governi “sovranisti” di Austria e Ungheria giurano che il pugno di ferro contro gli immigrati serve a portare lavoro, sicurezza etc. ai lavoratori autoctoni – il benamato “popolo”. Bene, i fatti recenti mostrano ancora una volta che non è affatto così. Né i lavoratori possono aspettarsi alcunché di buono dai governi “europeisti” … E allora?

Sovranisti “schiavisti”

Da diversi giorni strade e piazze della bella Budapest sono animate da manifestazioni di protesta (una delle quali ha raccolto quasi ventimila persone) contro la “legge sulla schiavitù”, voluta da Orban e dal suo partito, che innalza da 250 a 400 il monte-ore di straordinario che le imprese possono chiedere agli operai e agli impiegati alle loro dipendenze. Non bastasse questo, la legge prevede che il pagamento delle ore extra possa avvenire entro 3 anni (in precedenza il termine era di un anno).

Nella vicina, e molto più ricca, Austria un altro governo “sovranista” ha introdotto dal 1° settembre una nuova disciplina degli orari che prevede quanto segue: in caso di necessità, per “consentire alle imprese di rispondere con maggiore prontezza alla domanda del mercato”, le stesse potranno chiedere ai loro dipendenti di lavorare fino a 12 ore al giorno e a 60 ore la settimana (i massimi precedenti erano di 10 e di 50 ore rispettivamente). Continua a leggere Orari di lavoro. Il “sovranismo” uccide. L’europeismo pure … E allora?