Se lo dicono loro. Sull’intervista al CEO di Intesa Sanpaolo

The Rise of the Inequality Industry | The Nation

I giornali sono quello che sono: disinformazione a go-go più che informazione. Le tv, anche peggio. Qualcosa di assai vicino alla spazzatura, senza offesa per la spazzatura. Però, spigolando, qualcosa di utile si riesce a trovarla.

Su la Repubblica di mercoledì 7 aprile, ad esempio, Carlo Messina, il capo di Intesa San Paolo, la prima banca italiana, afferma una cosa stuzzicante. Evidentemente assediato dai padroni delle massime industrie perché gli conceda nuovi maxi-prestiti, altrettanto preoccupato delle sorti del tessuto imprenditoriale minore ai fini della stabilità sociale, si lascia andare ad una stoccata velenosa contro alcuni suoi compari: “questi 200 miliardi [per le imprese, garantiti dal governo alle banche – n.] devono servire per pagare affitti, fornitori e preservare l’occupazione. E non a rafforzare imprese che finora si sono mosse egregiamente sui mercati. I proprietari di queste imprese – attenti, arriva il colpo – spesso imprenditori con notevole ricchezza accumulata in Italia o all’estero, dovrebbero lasciare le garanzie di Stato ai settori deboli e rispondere ad un altro imperativo morale. È l’ora di far tornare i loro soldi nelle aziende, ricapitalizzarle per contribuire ad accelerare il recupero del Paese”.

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