Dalla FCA-Stellantis di Pomigliano, contro lo spionaggio padronale-aziendale – SI COBAS FCA

Avevamo appena postato la denuncia della sistematica e provocatoria presenza di mazzieri FedEx in combutta con la polizia a San Giuliano milanese, che ci è arrivata da Napoli questa presa di posizione del SI Cobas FCA di Pomigliano d’Arco che denuncia la sistematica, e non meno provocatoria, attività di spionaggio aziendale e statale (con tanto di videocamere) fuori ai cancelli della fabbrica e nelle assemblee sindacali.

Ora: non sono ancora del tutto chiare le linee specifiche del “grande reset” (o piccolo reset) del capitalismo italiano che avverrà con i fondi “europei” a debito, ma un aspetto è già stato anticipato dall’azione dei governi Conte e Draghi: sarà all’insegna di un’intensificata repressione preventiva padronale e statale, per spegnere sul nascere quelle scintille che possono incendiare la prateria, e che è l’altra faccia dell’illimitata intensificazione dello sfruttamento sui luoghi di lavoro.

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Sciopero contro l’aumento delle ore di lavoro giornaliere in Stellantis anche negli stabilimenti italiani di FCA. Una importante iniziativa internazionalista

FCA Melfi – operai in sciopero

Il 5 aprile 2021 nello stabilimento Stellantis di Sterling Heights del Michigan (Stati Uniti) partirà una nuova spalmatura di turni e orari di lavoro.

La nuova organizzazione del lavoro prevede la rotazione, nell’arco di quattordici giorni consecutivi (sabati e domeniche inclusi), di quattro squadre al posto delle attuali tre con dodici ore di lavoro giornaliero per squadra anziché le otto di adesso.

In un primo momento gli operai di Sterling erano riusciti a contrastare e fermare questa ulteriore forma di sfruttamento, ma Stellantis e il sindacato UAW, bypassando la lotta degli operai, sono andati avanti per la loro strada, affermando che il contratto del 2019, da loro realizzato e firmato, lo permette.

In un mondo in cui le macchine stanno sostituendo la forza lavoro di donne e uomini, sarebbe logico organizzarsi per lavorare di meno, abbassando orari, ritmi e carichi di lavoro e aumentando il misero salario di oggi, invece i padroni alzano gli orari di lavoro a livelli disumani e continuano a fare profitto sia sulla pelle degli operai che sul progresso tecnologico degli impianti.

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I lavoratori FCA di Detroit scioperano per difendere la salute loro, e quella di tutti

Dentro il globale crack dell’America, di cui abbiamo già parlato, c’è – con tutta evidenza – una gestione disastrosa e criminale della crisi sanitaria. Da parte della amministrazione Trump, dei singoli stati, e – anzitutto – delle imprese, le mega-imprese in testa, assatanate di profitti. Ma dentro questo crack sta riapparendo la luce della lotta di classe dispiegata, con il grandissimo movimento nato dopo l’assassinio di George Floyd e con una ripresa degli scioperi nelle grandi fabbriche, a cominciare dalle fabbriche dell’auto. Qui di seguito una bella lettera aperta del Comitato per la salute dei lavoratori della FCA di Jefferson, North Detroit, ai lavoratori delle altre fabbriche dell’auto e all’intero movimento dei lavoratori, il cui succo – della massima importanza – è racchiuso nella frase: “Nessuno ci protegge, dobbiamo farlo noi”.

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“Smart working”: lavoro agile? Chiamatelo lavoro a domicilio, di Effesse

Un compagno dell’area napoletana ci ha segnalato una lettera dell’a.d. di FCA Mike Manley ai dipendenti del gruppo che contiene un ringraziamento per il lavoro fatto a domicilio durante il lockdown. Aggiungendo questo suo commento: “l’a.d. di FCA sembra avere l’intenzione di applicarlo anche nel dopo Covid-19. Ciò vuol dire un’ulteriore accelerazione dell’atomizzazione della condizione lavorativa, e ricorda tanto la vecchia produzione di merci a domicilio fatta ovunque, nelle case, nei garage, negli scantinati, soprattutto nel meridione. La modernità ultimo grido del capitalismo, in termini di condizioni di vita e di lavoro, assomiglia tanto a qualcosa di già conosciuto, e conosciuto da molto tempo.” Infatti… tornano in campo forme di sfruttamento del lavoro tipiche del primo capitalismo (peraltro mai scomparse del tutto anche nei paesi più ricchi). Solo: invece del telaio in legno o della macchina da cucire, c’è il computer.

The Domestic System

La questione si è accesa in Italia solo negli ultimissimi tempi, ma fuori dall’Italia si discute da qualche decennio sugli effetti del processo di digitalizzazione dell’economia sul lavoro. È una discussione nella quale si sono sprecate le lodi per le imprese di nuova generazione (Uber, Amazon, AirBnB) che sarebbero in grado di eliminare le “antiche” e autocratiche forme di organizzazione del lavoro tipiche dell’era industriale, arricchendo e riqualificando i compiti assegnati ai lavoratori. La magìa non finirebbe qui, perché con l’economia digitale la stessa nozione giuridica di subordinazione scomparirebbe (con le annesse protezioni giuridiche, s’intende) a favore dell’auto-imprenditorialità e dell’auto-attivazione. Meraviglia! L’obsoleta fabbrica fordista con le sue storture vetero-industriali lascia il posto a un’organizzazione del lavoro in tutto nuova, basata sulla conoscenza e la ricerca scientifica, e un lavoro sempre più intellettualizzato e ricco di significato sostituirebbe il lavoro ripetitivo e povero, “a prova di stupido”, di un tempo.

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Stati Uniti: gli scioperi operai spontanei fanno chiudere gli stabilimenti FCA, GM e Ford (Labor Notes)

Conversations with Troublemakers 4_10

Riprendiamo da “Labor Notes” un articolo di Chris Brooks di qualche giorno fa che spiega come si è arrivati alla chiusura degli stabilimenti delle Big 3 dell’auto (FCA, GM, Ford) : a seguito di scioperi spontanei di gruppi di operai. Leggendolo, troverete forti somiglianze con la situazione italiana (dove tutto è partito dallo sciopero spontaneo alla FCA di Pomigliano d’Arco): padroni dalla mentalità schiavistica ostili alla chiusura; burocrati sindacali simili a pecore che implorano i padroni di non fare i padroni; gruppi di operai e operaie incazzati, come Marissa Williams, che prendono in mano la difesa della propria salute e della propria vita. Non c’è altra strada. Inutile dire: se andate a leggere “Gazzetta Motori” del 20 marzo scorso, che parla della chiusura delle Big 3, degli scioperi spontanei non c’è traccia alcuna.

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A seguito di un certo numero di scioperi spontanei autorganizzati che sono scoppiati negli impianti automobilistici con casi confermati di coronavirus, le grandi case automobilistiche hanno annunciato che inizieranno a sospendere temporaneamente la produzione, almeno fino al 30 marzo. Honda, una impresa che ha diversi stabilimenti in Nord America senza sindacato, aveva già annunciato che stava sospendendo la produzione per una settimana garantendo ai dipendenti il salario pieno. Un portavoce dello stabilimento di assemblaggio Fiat-Chrysler di Sterling Heights (SHAP) ha detto al Detroit News che “i dipendenti non si sono rifiutati di lavorare”, contraddicendo quanto i lavoratori dell’auto hanno riferito a Labor Notes (si veda l’intervista con uno di loro qui sotto).

Ieri sera e questa mattina i lavoratori, organizzando uno sciopero spontaneo, hanno fermato la produzione nello stabilimento di assemblaggio Fiat-Chrysler di Sterling Heights (SHAP), in Michigan. Ciò è avvenuto dopo aver appreso che due colleghi erano stati messi in quarantena con il coronavirus.

Il secondo turno termina normalmente alle 3 del mattino, ma l’azienda ha finito per chiudere lo stabilimento alle 22:30. I turnisti del mattino sono entrati nello stabilimento, ma si sono fermati, rifiutandosi di lavorare. Dopo tre ore la direzione si è arresa e li ha mandati a casa.

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