Fedex/Tnt chiude lo stabilimento di Piacenza per eliminare il magazzino con le migliori condizioni per i lavoratori (SI Cobas)

Come il S.I. Cobas annunciava da oltre un anno, Fedex-TNT aveva esplicitamente annunciato una ristrutturazione su scala continentale con oltre 6.500 licenziamenti, di cui 850 in Italia e compreso l’intero stabilimento di Piacenza.

Il S.I .Cobas è andato ripetendo quanto sopra nel generale disinteresse delle istituzioni, che anzi, insieme ai sindacati confederali, hanno sempre negato che esistesse un problema di salvaguardia dei posti di lavoro. Le dichiarazioni dei confederali e di istituzioni come la procura sono documentate sui giornali in occasione della infausta mobilitazione della CGIL contro i facchini che scioperavano e della conferenza stampa della procura in occasione dell’operazione repressiva contro il S.I. Cobas.

Lo sciopero del S.I.Cobas in gennaio aveva come punto prioritario l’impegno a mantenere in attività il magazzino, poiché era nota da un anno l’intenzione di chiuderlo in marzo, essendo stato annunciato dalla stessa Fedex.

La vertenza, dopo la brutale aggressione subita dai lavoratori in sciopero, aveva prodotto la stipula di un accordo davanti al prefetto che garantiva la salvaguardia dei livelli occupazionali, che viene oggi disatteso con la decisione della chiusura.

Per tre settimane dopo la fine dello sciopero, l’azienda ha lavorato a pieno ritmo e tutto pareva avviato al meglio. A favorire la mai tramontata volontà di Fedex-TNT di giungere all’eliminazione dello stabilimento è però intervenuta l’azione repressiva di procura e questura. Sin dal giorno degli arresti di Pallavicini e Arafat, l’azienda si è approfittata per operare una “serrata” padronale (illegale nel nostro ordinamento), cercando di sfruttare l’assenza dei rappresentanti sindacali per raggiungere il proprio scopo. L’obiettivo dichiarato della multinazionale è quello di ridurre il costo del lavoro, tornando a quella che non esitiamo a definire schiavitù, dimenticata ormai dal lontano 2011 a Piacenza.

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Piacenza: un attacco al diritto di sciopero e ai lavoratori immigrati. Appello dei giuristi democratici, di Moni Ovadia e altri intellettuali

Il 28 gennaio scorso a Piacenza i lavoratori della TNT (appena incorporata dalla multinazionale della logistica FedEx) sono scesi in sciopero per opporsi ai licenziamenti preannunciati dall’azienda in tutta Europa. Lo sciopero, indetto dal Si Cobas e durato 13 giorni, si è concluso con un accordo sindacale siglato in prefettura il 9 febbraio.

La vertenza – un normale seppur aspro scontro sindacale – ha avuto dei seguiti repressivi di estrema gravità, già preannunciati, il 1° febbraio, da un intervento brutale delle forze dell’ordine che, per sciogliere un “assembramento” di lavoratori, hanno fatto uso di gas lacrimogeni.

Dopo lo sciopero e l’intervenuto accordo tra le parti, infatti, la Procura della Repubblica di Piacenza ha aperto un procedimento penale contro 29 lavoratori (quasi tutti di origine straniera) per i delitti di violenza privata, invasione di terreni e violenza a pubblico ufficiale nel quale, il 10 marzo, sono state applicate sette misure cautelari (due arresti domiciliari e cinque divieti di dimora), effettuate numerose perquisizioni domiciliari con sequestri di cellulari e computer e comunicati sei avvisi di revoca di permessi di soggiorno. Nella formulazione dei capi di imputazione la Procura si è spinta a sostenere che la vertenza in cui sono avvenuti i fatti contestati è «fuori di qualsiasi lecita rivendicazione di tipo sindacale, di qualsiasi vertenza o relazione industriale».

L’impostazione accusatoria non ha retto al controllo del riesame che ha annullato pressoché in toto i provvedimenti cautelari. Ma le misure originariamente disposte e le loro motivazioni segnalano un’escalation dell’azione repressiva contro i lavoratori e le lavoratrici della logistica impegnati in dure vertenze sindacali a tutela del posto di lavoro e delle relative condizioni (ben 400 sono gli operai e le operaie indagati solo a Modena). Ad essere in pericolo sono lo stesso esercizio del diritto di sciopero e la libera organizzazione sindacale, che non possono certo essere soggette a valutazioni di merito dell’autorità giudiziaria. Altrettanto grave è il ricorso alla legislazione speciale sull’immigrazione per restringere e violare i diritti delle persone immigrate (giudicate essenziali “risorse” per l’economia nazionale, ma che si vorrebbero ridurre alla condizione di “paria”).

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Dal Coordinamento delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi del Veneto – alle fabbriche (italiano – english)

Perquisizioni, arresti e denunce per la lotta alla TNT di Piacenza.

Giù le mani dagli operai e dalle loro lotte!

Mercoledì 10 marzo è scattata a Piacenza una pesante operazione di magistratura e polizia contro gli operai della TNT-FedEx e i responsabili del SI Cobas di Piacenza: 25 perquisizioni, 2 arresti (ai domiciliari), 5 divieti di dimora per i solidali, 5 procedimenti per revoca del permesso di soggiorno, multe per 13.200 euro per violazione di misure anti-covid.

La loro “colpa”? Avere scioperato per 13 giorni per respingere l’attacco della multinazionale statunitense ai loro posti di lavoro, senza farsi intimidire dalle cariche e dai lacrimogeni della polizia, riuscendo anzi a strappare, con la lotta, un accordo migliorativo anche sul piano salariale.

Ecco perché questa operazione appare come una vendetta di FedEx e del governo Draghi contro una classe operaia combattiva, decisa a non farsi schiacciare dai piani di ristrutturazione padronali – FedEx ha annunciato 6.000 licenziamenti in tutta Europa.

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Solidarietà agli operai TNT-FedEx e al SI Cobas (Operai Stellantis, CUB, Adl e Sial-Cobas)

Presa di posizione della CUB nazionale.

Presa di posizione dell’ADL-Cobas e del Sial-Cobas

Il commento di un operaio SDA di Pavia

Buongiorno, compagni miei, questo messaggio ai compagni della Tnt portati in questura a Piacenza e’ stato inviato dal governo per intimidire i lavoratori sulle rivendicazioni per i loro legittimi diritti, ma tutti devono essere pronti a sostenere i nostri compagni se gli viene chiesto di farlo. Per quanto riguarda il treno della lotta, non si fermerà e noi continuiamo a salire numerosi sulle carrozze del SI Cobas!

Stato e padroni contro i lavoratori. La repressione non ci fa paura (SI Cobas)

Alle prime luci dell’alba di stamattina la Questura di Piacenza ha dato vita a uno spettacolare blitz nelle case di decine di lavoratori del magazzino Fedex-TNT e dei principali operatori provinciali del SI Cobas, protagonisti degli imponenti scioperi nei mesi di gennaio e febbraio con i quali i lavoratori riuscirono a imporre una battuta d’arresto ai piani di ristrutturazione della multinazionale americana, al suo tentativo di rompere unilateralmente quelle relazioni sindacali che negli anni il SI Cobas era riuscito ad instaurare con la TNT e, nei fatti, avviare una controffensiva tesa a riportare indietro di dieci anni le condizioni dei lavoratori, sottraendo quei diritti e quelle tutele salariali strappate con dure lotte che hanno portato all’abolizione del caporalato semischiavistico che imperversava nella logistica attraverso il sistema delle cooperative.

L’attacco repressivo di stamattina è stato pesantissimo: 5 divieti di dimora nel comune di Piacenza, almeno 6 avvisi di revoca dei permessi di soggiorno, 21 indagati con possibili misure di sorveglianza speciale, sequestro dei PC, 13.200 euro complessivi di multa per presunta violazione delle misure di contenimento dai contagi (per lo stato gli assembramenti sul posto di lavoro vanno bene, fuori ai cancelli di un magazzino sono un crimine…), e soprattutto 2 compagni, Arafat e Carlo, agli arresti domiciliari.

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