Piacenza. 25 perquisizioni e arresti tra gli operai della TNT. Mobilitiamoci contro questa aggressione! Arafat e Carlo liberi subito!

E’ scattata alle 6 di questa mattina a Piacenza una operazione di polizia contro gli operai della TNT-FedEx e i responsabili del SI Cobas, colpevoli di avere respinto nelle scorse settimane un attacco della multinazionale ai loro posti di lavoro, come a quelli di altri magazzini in tutta Europa, con uno sciopero durato 13 giorni, conclusosi con un accordo favorevole agli operai.

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A Piacenza la lotta operaia sconfigge il colosso TNT-FedEx (SI Cobas – Aldo Milani)

Pubblichiamo con grande piacere e partecipazione due comunicati del SI Cobas sulla lotta contro TNT-FedEx a Piacenza, che si è conclusa con una vittoria operaia. Sappiamo bene che il ripiegamento della Fedex non esclude affatto futuri nuovi attacchi, ma per intanto quello andato in scena nelle scorse settimane è stato respinto. E nella lotta è cresciuta la coscienza della forza e dell’organizzazione operaia. Non solo a Piacenza, evidentemente. E’ di particolare significato che i lavoratori di Piacenza e il loro sindacato abbiamo voluto “dedicare” la loro vittoria ai lavoratori in lotta di Liegi. La tessitura internazionale e internazionalista dell’organizzazione di classe, politica e sindacale, è il compito a cui dedicarsi con ogni energia. Compito da militanti veri della causa di classe.

Precede i comunicati un commento a caldo di Aldo Milani, coordinatore nazionale del SI Cobas. Il suo invito ad imparare dalla combattività e dal senso di coesione di classe di questi proletari immigrati, che è il nostro già dai tempi d’oro del Comitato Immigrati in Italia, va semplicemente accolto.

“È da sei anni che i lavoratori della logistica sono in lotta, ogni settimana 6, 7 picchetti, freddo, ore di sonno perse, solidarietà attiva spostandosi anche 100 km per sostenere il proprio fratello di classe, licenziamenti, pene infinite per i propri congiunti, gioia per la vittoria nel proprio magazzino, ma anche determinazione a sostenere il compagno del Cobas di un’altra città.

Per dirla tutta, vera lotta di classe.

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La lotta degli operai Fedex di Piacenza è un esempio per tutta la classe lavoratrice (Patto d’azione anticapitalista)

Da oltre cinque giorni 300 facchini della TNT- Fedex di Piacenza sono in sciopero e presidiano senza sosta i cancelli del magazzino: due notti fa hanno resistito alle cariche e ai lacrimogeni delle forze dell’ordine intervenute ancora una volta a difesa dei profitti e dei piani di ristrutturazione della multinazionale americana, che proprio la scorsa settimana ha annunciato un piano di ben 6300 licenziamenti su tutta la filiera europea.

Questa lotta, partita dalla rabbia dei lavoratori a causa del rifiuto di Fedex e delle aziende d’appalto di riconoscere i premi di risultato per l’anno 2020 così come erano stati concordati in un accordo di secondo livello firmato nel 2019 dal SI Cobas con Fedit e con alcune delle più importanti aziende del comparto spedizioni, ha in realtà una radice ben più profonda, e si ricollega alle lotte altrettanto radicali che la scorsa primavera si sono sviluppate nel magazzino di Peschiera Borromeo a seguito del licenziamento di circa 60 facchini con contratto a tempo determinato che Fedex si era precedentemente impegnata a stabilizzare.

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Lo sciopero del 29 gennaio, i fatti di Piacenza, Draghi: il cuore del problema (Tendenza internazionalista rivoluzionaria)

La piena riuscita dello sciopero del 29 gennaio – piena soprattutto nella logistica – ha avuto a Piacenza un’immediata risposta da parte del padronato e del governo uscente con il tentativo, per ora fallito, di spezzare il picchetto operaio organizzato dal SI Cobas, che durava da più giorni, con un’aggressione della polizia di stato fatta di lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo, manganellate e intimidazioni.

La risposta operaia a Piacenza, dei lavoratori Tnt e di altre imprese immediatamente accorsi in solidarietà, è stata forte e decisa al punto da costringere la polizia del governo di centro-sinistra a battere in ritirata. Questo tipo di risposta operaia si deve alla scuola di lotta che questi proletari hanno fatto in un percorso durato un decennio di lotte vere, fatte di scioperi veri, di picchetti veri, di veri coordinamenti tra le diverse realtà, con piattaforme di lotta vere, e non semplicemente esibite per poi dimenticarle al primo intoppo. Un’esperienza vera di auto-organizzazione dal basso, agìta da proletari immigrati, che si è incontrata con un pugno di militanti internazionalisti di lungo corso diventando un’esperienza di organizzazione sindacale realmente combattiva, di fatto – che piaccia o no – unica nel contesto del cosiddetto sindacalismo di base. Però non si debbono nutrire illusioni sul fatto che il pericolo sia definitivamente scampato – perfino se dovesse uscirne, per il momento, qualche concessione da parte padronale (come sembra possibile nel caso dell’azienda fornitrice Lintel).

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29 gennaio: un’occasione persa per chi non c’era (SI Cobas nazionale)

Mentre pubblichiamo queste righe, la coda dello sciopero generale è nei fatti ancora in pieno svolgimento: lo testimoniano in queste ore le cariche alla Fedex-TNT di Piacenza e la difesa ostinata e vincente del presidio da parte di centinaia di lavoratori accorsi ai cancelli, la mobilitazione in corso alla SDA di Roma e nazionale, lo sciopero alla Zust-Ambrosetti di Bologna, la trattativa alla Prefettura di Napoli sulle sorti dei nove portuali cacciati dal padrone per motivi ritorsivi. Proprio nelle stesse ore in cui i manganelli e i lacrimogeni dello stato borghese piovono sulle teste dei facchini di Piacenza, assistiamo al definitivo canto del cigno del governo di Giuseppe Conte e, con ogni probabilità, all’incoronazione di Draghi come capo di un nuovo esecutivo tecnico e di emergenza nazionale: un cerchio che si chiude nel segno della continuità dell’offensiva padronale contro i lavoratori.

Come avevamo più volte affermato, lo sciopero del 29 mirava non solo a rilanciare la piattaforma di lotta per cui migliaia di lavoratori si stanno battendo fin dall’inizio della pandemia, ma anche e soprattutto ad anticipare sul tempo i piani padronali: le nostre previsioni si sono avverate prima di quanto credessimo. Di questo sciopero si è discusso molto anche all’interno del sindacalismo di classe: sulla sua presunta “inopportunità“, sul suo essere “prematuro” e “d’avanguardia“, nelle scorse settimane ne abbiamo sentite e dette tante e da ogni pulpito, sia da realtà con cui il SI Cobas ha condiviso percorsi e lotte importanti, sia da chi ha sempre ammantato il proprio opportunismo dietro il velo della realpolitik e del sempreverde alibi sull’”assenza delle condizioni oggettive” per uno sciopero generale.

Ma i fatti, come sempre, hanno la testa dura. E i fatti di questi giorni ci dicono due cose:

1- Lo sciopero del 29, pur mobilitando una parte oggettivamente minoritaria della classe lavoratrice nostrana, ha contribuito a coinvolgere, attivare e ri-motivare molti di quei settori conflittuali che per molto tempo erano rimasti a guardare, ingessati dai veti incrociati e dalle guerre intestine al sindacalismo di base e combattivo o ripiegati su un terreno essenzialmente localista e aziendalista;

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