A fianco degli operai GKN. Contro i licenziamenti di massa serve qui e ora un fronte unico di classe! – SI Cobas

Riceviamo e molto volentieri condividiamo, sottolineando quelli che sono a nostro avviso dei passaggi-chiave di questo comunicato, tutti relativi alla necessità imperiosa di una strategia, di un orizzonte e di un programma di lotta “che tenga conto del contesto generale dello scontro di classe”, e faccia convergere in un fronte unico di classe contro il padronato e il governo Draghi le singole spinte di lotta, altrimenti destinate all’asfissia. Lo facciamo perché anche nella vicenda GKN, e più ancora in altre vicende di licenziamenti di massa, ci pare di cogliere il rischio di pericolose forme di autocentratura e di particolarismo. Se poi saremo smentiti, tanto meglio!

OGGI IN MIGLIAIA A FIANCO DEGLI OPERAI GKN.

CONTRO I LICENZIAMENTI DI MASSA SERVE QUI ED ORA UN FRONTE UNICO DI CLASSE!

Stamane un enorme corteo ha attraversato la zona industriale di Campi Bisenzio a sostegno della lotta dei licenziati Gkn.

In piazza una folta rappresentanza del sindacalismo di base e combattivo, tante vertenze sia del comparto privato che pubblico, e numerosissimi solidali.

Come SI Cobas abbiamo preso parte alla manifestazione con due spezzoni espressione di due tra le principali vertenze che in questi mesi ci stanno vedendo protagonisti: da un lato i lavoratori della Textprint di Prato, dall’altro i facchini della FedEx di Piacenza.

Una scelta non casuale, frutto della necessità oggettiva di mettere in collegamento quelle esperienze che su scala nazionale si stanno contrapponendo alla macelleria sociale voluta dai padroni e dal governo Draghi, nei fatti e non solo a parole, con la lotta e non con sterili proclami sui media.

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Schiavismo in Fedex: bassi salari, pensioni da fame, lavaggio del cervello, zero sindacato – Michael Sainato (The Guardian)

Riprendiamo da The Guardian e dal sito statunitense di Jacobin due pezzi che danno molti elementi concreti per capire ancora meglio cosa è FedEx, in particolare come tratta i lavoratori. Non sono articoli degli ultimi giorni, ma Fedex è questo: nel 2019, nel 2020, come nel 2021 e – se la lotta operaia non la costringerà ad indietreggiare – anche negli anni a venire. I due articoli riguardano gli Stati Uniti, dove questa multinazionale è nata e ha sperimentato per decenni i suoi brutali criteri organizzativi esportati ora in tutto il mondo, ricevendo ogni sorta di protezione dallo stato.

FedEx è stata fondata nel 1971, ed è tuttora presieduta, da Frederick W. Smith, un ex-marine che ha combattuto in Vietnam (leggi: partecipato al massacro del popolo vietnamita) dal 1966 al 1969, quando è stato “congedato con onore” con il grado di capitano e diverse onorificenze “al merito” (di assassino).

In perfetta continuità con il nobilissimo apprendistato giovanile del suo fondatore, padrone e attuale CEO, emergono in questi testi ben documentati il disprezzo di FedEx per la vita dei “suoi” lavoratori, i bassi salari, i benefit pensionistici da fame, le rappresaglie e le sedute di vero e proprio lavaggio del cervello finalizzate ad impedire la sindacalizzazione degli operai – di qualsiasi sindacato si tratti, anche di un sindacato – come Teamsters – capace di organizzare metodicamente la propria disfatta, oltre che – ovviamente, ed è quello che ci interessa – la disfatta dei lavoratori.

A riguardo sorge spontanea una domanda: come mai, invece, qui in Italia FedEx sembra avere un atteggiamento così favorevole alla Cgil? A che livello di subordinazione si sono spinti i burocrati della Cgil? Sono stati capaci di fare addirittura peggio dei Teamsters? Da quello che è emerso a Piacenza, e dall’approvazione incondizionata che hanno dato all’internalizzazione-beffa deliberata da FedEx per peggiorare le condizioni salariali e di lavoro dei facchini e dei driver, sicuramente sì.

Abbiamo sostenuto fin dal primo momento che l’attacco frontale sferrato da FedEx ai facchini di Piacenza organizzati con il SI Cobas riguarda l’intera classe operaia della logistica, anzi l’intero proletariato italiano, perché la FedEx di Smith e Pezzetti si è posta come la nuova FCA di Marchionne nel tentare di imporre un generale arretramento delle condizioni salariali e normative dei lavoratori della logistica, spazzando via un decennio di avanzamenti e cacciando, al tempo stesso, il sindacalismo combattivo dai propri magazzini. Nonostante la fiera resistenza che gli è stata opposta dal Si Cobas (e non solo), la battaglia con FedEx non è affatto vinta. Potremo vincerla solo se ci batteremo con organizzazione, determinazione e sapienza tattica, generalizzando la convinzione che la lotta contro il licenziamento dei 282 facchini di Piacenza ha un valore nazionale e sempre più internazionale.

https://www.theguardian.com/us-news/2020/jan/14/fedex-anti-union-campaign-teamsters

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Morire di lavoro alla FedEx – Joe Allen (Jacobin)

Riprendiamo dal sito di Jacobin-Usa e da The Guardian due pezzi che danno molti elementi concreti per capire ancora meglio FedEx, e soprattutto come tratta i lavoratori. Non sono articoli degli ultimi giorni, ma Fedex è questo: nel 2019, nel 2020, nel 2021. Riguardano gli Stati Uniti, dove questa multinazionale, che si è messa alla testa in Italia dell’attacco frontale alla classe operaia della logistica, è nata e ha sperimentato per decenni i suoi brutali criteri organizzativi, ricevendo ogni sorta di protezione dallo stato.

FedEx è stata fondata nel 1971, ed è tuttora presieduta, da Frederick W. Smith, un ex-marine che ha combattuto (leggi: assassinato gente) in Vietnam dal 1966 al 1969, quando è stato “congedato con onore” con il grado di capitano e diverse onorificenze “al merito” (di assassino).

In questo testo, in perfetta continuità con il nobilissimo apprendistato del suo fondatore, padrone e CEO, emergono, oltre che la sua stazza gigantesca, il disprezzo di FedEx per la vita dei “suoi” lavoratori, la sua sistematica avversione al sindacato, quale che esso sia, anche un sindacato come Teamsters, la sua carognesca prassi di condurre rappresaglie contro i lavoratori che denunciano le condizioni di pericolo in cui sono costretti a lavorare.

Che non basti essere giganti ed essere spietati per vincere, lo dimostra proprio la guerra del Vietnam persa, con disonore, dalla superpotenza che Smith serviva. Anche FedEx può essere battuta, evidentemente, a condizione di battersi con organizzazione, determinazione e sapienza, come seppe fare il popolo vietnamita.

Questo pezzo è stato scritto da Joe Allen per Jacobin nel febbraio 2019, per contrastare la nomina, voluta da Trump e da Trump reiterata tre volte, di uno dei boss di FedEx, Scott Mugno, alla guida dell’Agenzia federale per la sicurezza sul lavoro. Alla fine Mugno non ce l’ha fatta, ma non è cambiato nulla, contando ben poco i singoli: negli Stati Uniti i morti sul lavoro sono stati, nel 2019 – ufficialmente – 5.333, 14 al giorno, 1 ogni 99 minuti, in crescita rispetto ai 5.147 del 2017 e ai 5.250 del 2018.

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William L. Murphy, un autista di FedEx Freight di sessantanove anni, è stato trovato morto nel centro di distribuzione dell’azienda a East Moline, nell’Illinois, la mattina del 31 gennaio. È morto, secondo il coroner (*), per un trauma cranico dopo una caduta tra due semirimorchi. Il centro è stato chiuso, secondo FedEx Freight, a causa del freddo record. Nella vicina Moline, ad esempio, le temperature sono scese a 33 gradi sotto zero, le temperature più fredde mai registrate lì. Murphy è stato scoperto da un collega alle 9:30. La polizia locale è stata chiamata ed è arrivata poco dopo. Per quante ore Murphy sia rimasto lì, ferito e privo di sensi o semi-cosciente, non è noto.

Ma per Murphy è stato sicuramente un modo orribile di morire, giacendo a terra gravemente ferito nelle condizioni atmosferiche più mortali possibili. UPS, FedEx e Target, insieme ad altre grandi imprese, sono state criticate per aver riportato i propri dipendenti al lavoro durante il vortice di freddo polare, con le sue temperature micidiali, esacerbate da venti terribili. Molte delle grandi società di logistica hanno invece limitato le loro operazioni di consegna e ritiro, non perché fossero preoccupate per i loro dipendenti, ma soltanto perché molti dei loro clienti erano chiusi. UPS, ad esempio, richiedeva ancora ai lavoratori dell’hub, ai conducenti di consegna pacchi e agli autisti in strada di presentarsi al lavoro e guidare sui tragitti previsti. Il servizio postale degli Stati Uniti (USPS), secondo un corriere locale, non ha effettuato consegne il 30 e 31 gennaio, in gran parte a causa della pressione dell’opinione pubblica, ma ha fatto sì che tutti si presentassero alle loro stazioni postali per avere disposizioni sui loro percorsi. Durante il vortice di freddo polare in tutto il Midwest sono morte ventuno persone. Mentre nessuno avrebbe dovuto essere in strada per nessun motivo.

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I gravi fatti di questa notte a Milano… Mobilitiamoci contro l’escalation repressiva del governo Draghi e del padronato – TIR (italiano – english)

È urgente una risposta forte e unitaria all’escalation repressiva del governo Draghi e del padronato!

I fatti di questa notte al magazzino Zampieri FedEx di San Giuliano sono tra quelli che parlano chiaro: prima l’assalto al picchetto operaio di una squadraccia di mazzieri travestiti da operai, armati di bastoni, pistole taser, tirapugni (con diversi feriti); poi l’intervento di oltre 100 poliziotti e carabinieri per identificare gli operai licenziati in picchetto e i solidali, che erano stati appena aggrediti. Sapendo che non basteranno né le manovre di divisione, né la collaborazione di Cgil-Cisl-Uil ad evitare lo scoppio di acuti conflitti sociali, il governo Draghi e il padronato si preparano, di buona intesa, a fronteggiare la stagione dei licenziamenti con il pugno di ferro.

E dal momento che con le denunce, gli arresti, le multe, i fogli di via non sono riusciti a fermare la lotta dei facchini SI Cobas di Piacenza, sono passati alle bastonature di stato in serie per ferire e intimidire. Alla FedEx di Peschiera Borromeo, all’Esselunga di Pioltello, a piazza Colonna a Roma, contro i disoccupati del Movimento 7 novembre a Napoli, così come in precedenza contro i No Tav a Torino e in valle. Non c’è stato finora il morto o i morti. Ma la dinamica messa in moto, che ha sdoganato la violenza dei crumiri, in azione stanotte con martelli anche alla DHL di Liscate, sicuri di restare impuniti, porta in questa direzione.

Dobbiamo fermarla sul nascere!

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