Per Atika Gharib e tutte le Atika del mondo: la nostra denuncia, la nostra sentenza – Comitato 23 settembre

L’assassino di Atika Gharib, il molestatore delle sue figlie, è stato condannato ieri 7 febbraio all’ergastolo, con 4 mesi di isolamento. La giustizia dei tribunali, basata essenzialmente sulla responsabilità individuale, ha fatto il suo corso. Nessuno sconto per l’imputato. Nessuna attenuante.

Il nostro comitato, nato il giorno in cui questo processo è cominciato, e presente davanti al tribunale il giorno della sua conclusione, non ha certo finito il suo lavoro con la condanna pronunciata oggi. Siamo appagate da questa sentenza?

No. Non perché siamo indifferenti al riconoscimento della colpa o all’entità della pena. Ma perché non crediamo che questa sentenza modifichi di fatto la situazione sociale generale in cui possono maturare delitti atroci e quotidiane violenze contro le donne. Non crediamo che essa intacchi nel profondo il senso di possesso che caratterizza molto spesso i rapporti interpersonali, anche i più stretti, che dovrebbero essere improntati alla solidarietà e all’amore. Non crediamo che il clima sociale in cui viviamo, sempre più caratterizzato dalla stretta repressiva e dalla sopraffazione sessista, patriarcalista, classista e razzista possa essere combattuto a suon di sentenze, che stigmatizzano colpe individuali, mentre cresce la pressione su tutta la classe lavoratrice.

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25 novembre: si accendono per un giorno i riflettori sul femminicidio – Comitato 23 settembre

25 Novembre. Si accendono per un giorno i riflettori sul femminicidio.

Si danno numeri e dati. Diminuiscono gli omicidi, cresce il numero delle donne uccise, per lo più da mariti e compagni, donne uccise da uomini. Molta attenzione viene data anche alla “rieducazione” degli uomini maltrattanti. Tutto si riduce alla contrapposizione all’interno della famiglia e della coppia.

Si tace o si trascurano le mille violenze quotidiane che colpiscono le donne e le bambine nei paesi occidentali e in tutto il resto del pianeta. Esse sono il terreno di coltura che produce gli atti estremi, di cui si occupa la cronaca, insistendo spesso sugli aspetti più truci. Ma è violenza una educazione sbagliata, compressa sugli stereotipi e sulle aspettative caricate sulle bambine. Sui modelli che fin da piccole devono imitare. Sulle tensioni familiari cui devono assistere, che sfociano in comportamenti aggressivi, e spesso silenziose sottomissioni. Si impara così come essere madri e mogli.

Le difficoltà e le frustrazioni, la precarietà e la competizione dei maschi si scarica in richieste di “risarcimento” materiale e affettivo sulle donne che vivono con loro. C’è sempre qualcosa che potrebbero fare, e non fanno. C’è sempre un servizio in più che dovrebbero rendere, e poi un altro e un altro ancora.

Una somma di infelicità, che sfocia spesso in maltrattamenti e vessazioni. E in reazioni estreme davanti al tentativo di sottrarsi.

Periodicamente si passano in rassegna le violenze subite dalle donne nei paesi “arretrati”, (possibilmente islamici), che secoli di colonialismo non hanno contribuito ad eliminare, anzi! Giusto per lanciare il messaggio: “voi che volete, qui in occidente? Siete fortunate al confronto…”.

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“Se cade una, cadono tutte”: la lotta femminista in Romania fa tremare il governo, di A. Marincea

Con colpevole ritardo pubblichiamo qui sotto un articolo di Adriana Marincea sul movimento di protesta delle donne sviluppatosi in Romania a fine luglio in seguito allo stupro e all’assassinio della quindicenne Luiza Melencu. Il fatto ha portato alla scoperta di un altro femminicidio, quello di Alexandra Măceşanu, per mano dello stesso uomo. Le registrazioni delle chiamate disperate fatte da Luiza Melencu al centralino della polizia, accolte dagli agenti con indifferenza e anzi fastidio, mostrano la responsabilita’ sostanziale della polizia.

Riprendiamo l’articolo tradotto della Marincea da Non una di meno-Macerata, che gli ha giustamente dato risalto (English version). Questo movimento romeno ha infatti costretto diversi esponenti di governo e istituzioni a dare le dimissioni. Contro la sistematica violenza subita dalle donne rumene (Marincea scrive che “Una donna rumena su quattro è stata abusata fisicamente o sessualmente dal suo partner, ma solo il 4% dei casi arriva in tribunale”), e’ cosi’ tornato a farsi sentire il movimento internazionale delle donne, dimostrando ancora la sua vitalita’ ed il suo orizzonte globale.

L’ondata di proteste seguita alla diffusione delle notizie sul femminicidio di Luiza e Alexandra e sull’atteggiamento tenuto dalla polizia va inquadrata nella situazione di malessere sociale e conflittualita’ che sta montando in Romania. Continua a leggere “Se cade una, cadono tutte”: la lotta femminista in Romania fa tremare il governo, di A. Marincea