Sull’assemblea del 21 maggio a Marghera

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L’assemblea indetta sabato 21 maggio a Marghera dal Comitato di sostegno ai lavoratori Fincantieri e dal Coordinamento regionale del Veneto de ‘Il sindacato è un’altra cosa’ ha visto la partecipazione di una settantina (e forse più) di operai (Fincantieri e altre fabbriche metalmeccaniche e chimiche), lavoratori di scuola, musei e sanità, compagni. Dati i tempi assai magri, una buona partecipazione e una buona riuscita. Tuttavia, anche dallo svolgimento di questa iniziativa è emerso quanto cammino c’è ancora da fare, a Marghera e ovunque in Italia, perché il protagonismo dei lavoratori nella lotta ai padroni e al governo Renzi – questa la parola d’ordine su cui l’assemblea è stata convocata – diventi, da auspicio, un effettivo dato di realtà. Continua a leggere Sull’assemblea del 21 maggio a Marghera

Per un nuovo protagonismo dei lavoratori

Assemblea pubblica 21 maggio ore 16.00
Sala consiliare del municipio di Marghera

Con:
Domenico De Stradis, rsa Fiom FCA di Melfi
Stefania Fantauzzi, rsa Fiom FCA di Termoli

Decenni di attacchi padronali alla forza organizzata e ai diritti dei lavoratori, decenni di continui cedimenti delle burocrazie sindacali -grandi e piccole- ai ricatti padronali e governativi fino alla loro totale sottomissione al primato degli interessi aziendali e nazionali hanno disarmato un’intera classe lavoratrice, si può uscire da questa devastante situazione solo attraverso la riorganizzazione dei lavoratori sul terreno della lotta.

Urge unificare la classe lavoratrice attorno ad un programma conseguente ed efficace contro il padronato e il governo Renzi, la costituzione di coordinamenti e comitati di lotta –come La lotta di Termoli e di Melfi ci insegna- deve essere il primo passo fondamentale per alimentare un nuovo protagonismo dei lavoratori per fare crescere la fiducia in sé stessi e nella propria forza, ciò di cui, dopo decenni di arretramenti sempre più disordinati e di tenui resistenze, c’è un bisogno vitale!

Costruiamo la solidarietà attorno ai delegati FCA di Termoli e di Melfi che resistono al ricatto di Marchionne e alla repressione della burocrazia sindacale!

# COMITATO DI SOSTEGNO AI LAVORATORI FINCANTIERI, MARGHERA
# “IL SINDACATO E’ UN’ALTRA COSA-OPPOSIZIONE CGIL, COORDINAMENTO REGIONALE VENETO

La crisi della Fiom e la necessità di un coordinamento nazionale di lotta dei lavoratori

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Trovate di seguito una lettera del Comitato di sostegno dei lavoratori Fincantieri redatta a ridosso dello sciopero dei metalmeccanici del 20 aprile scorso. Essa parla dell’attuale crisi in corso nella Fiom e dela necessita’ di costituire un coordinamento di lotta dei lavoratori e per i lavoratori.

Care/i compagne/i,

nei giorni in cui è in atto una vera e propria epurazione politica dentro la Fiom nei confronti dei compagni de “Il sindacato è un’altra cosa”, a cui va tutta la nostra solidarietà, e nell’immediata vigilia dello sciopero dei metalmeccanici del 20 aprile, ci permettiamo di richiamare la vostra attenzione su di un documento che abbiamo redatto alcuni mesi fa insieme ai compagni del SI-Cobas perché pone una serie di questioni ineludibili per la ripresa del movimento di classe, e non ci pare invecchiato.

L’iniziativa che allora prendemmo di provare a costituire un Coordinamento nazionale di lotta tra i lavoratori metalmeccanici che fosse trasversale alle diverse appartenenze sindacali non fu coronata da successo. Ma la prospettiva di un processo di confronto, di cooperazione, di convergenza – su una linea di classe – tra i settori più militanti del sindacalismo ‘di base’, il Si-Cobas anzitutto, e i settori più militanti dell’opposizione in Fiom e in Cgil, ci sembra oggi ancora più necessaria, urgente e possibile di qualche mese fa. E ci auguriamo che prenda corpo quanto prima, al di là della solidarietà che nelle ultime settimane è andata crescendo intorno ai delegati Fiom di Termoli, Melfi e Atessa puniti, insieme a Sergio Bellavita, per avere osato entrare in lotta contro la banda-Marchionne, così come intorno ai 5 compagni di Pomigliano, licenziati politici per mano della stessa banda.

Ci sono tre fattori che ci impongono di riprendere i fili, finora esili e spaiati, di questo processo.
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FIOM. Marchionne e Renzi ordinano, Landini esegue!

Comunicato Si-Cobas del 12/4 sulle misure punitive prese dai vertici della Fiom di Landini contro dei delegati combattivi FCA, fino all’espulsione di Sergio Bellavita.

Come abbiamo già sottolineato in un ampio comunicato successivo al vergognoso processo ordito dalla burocrazia Fiom nei confronti delle RSA ribelli di Melfi e Termoli, la Fiom di Landini è oramai in maniera sempre più palese divenuta un prezioso strumento nelle mani dei padroni funzionale alla neutralizzazione delle lotte operaie.

L’epurazione di Sergio Bellavita avvenuta nelle ultime ore non fa che confermare e consolidare questa evidenza.

Proprio per questo crediamo che per i compagni vittime di questa vera e propria pulizia etnica sia giunta l’ora di tirare le somme. Come S. I. Cobas non siamo mai stati indifferenti al dibattito interno alla Fiom: al contrario, in innumerevoli occasioni abbiamo provato a dialettizzarci con le contraddizioni interne alla più grande organizzazione operaia del nostro paese (per dimensioni) con chiarezza e trasparenza, e laddove possibile organizzato iniziative di lotta comune con gli operai combattivi presenti in Fiom.

Mentre altri attaccavano la Fiom e la Cgil con una fraseologia “barricadera” e ultimatista col solo intento di raccogliere qualche iscritto in libera uscita, per poi ritrovarsi come nel caso dell’USB a firmare accordi vergognosi al pari e più della Fiom (vedi accordo sulla rappresentanza del 10 gennaio o, nelle ultime ore, nel pubblico impiego), il SI Cobas ha sempre posto quale unica discriminante per un’azione comune non certo la tessera sindacale, bensì la disponibilità o meno a lottare e scioperare contro i piani padronali.

Quel che sta accadendo nelle ultime ore impone tuttavia una seria riflessione ai compagni de “Il sindacato è un’altra cosa” e a tutte le migliaia di iscritti e delegati Fiom che non intendono capitolare definitivamente al nuovo corso filogovernativo e filo-padronale di Landini e della sua cricca: non si tratta semplicemente di rompere definitivamente con la Fiom e con la Cgil (come secondo noi sarebbe anche politicamente coerente e storicamente necessario), quanto di prendere atto che la battaglia condotta prevalentemente se non addirittura esclusivamente nelle strutture e negli organi interni sta logorando i lavoratori più combattivi e la stessa minoranza interna.

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Alla buon ora! Sullo sciopero dei metalmeccanici del 20.4.16

Lavoratori, lavoratrici,

ci sono voluti 13 incontri e 6 mesi perché i dirigenti di Fiom, Fim, Uilm prendessero atto che la Federmeccanica non intende spostarsi dalle sue posizioni oltranziste, forte anche del totale sostegno di Renzi&Co.

Questo, però, era chiaro da subito, da quando i padroni hanno precisato, una ad una, le loro pretese: zero aumenti salariali nel 2016 e nel 2017; quattro spiccioli solo per chi è ai minimi salariali. Taglio secco dei permessi. Peggioramento delle norme su straordinari, trasferimenti, trasferte. Aumento degli appalti, senza limiti; zero garanzie per gli occupati ai cambi di appalto. E, naturalmente, tanta produttività del lavoro in più. Vogliono tutto!

Di fronte all’oltranzismo padronale, i capi di Fiom-Fim-Uilm hanno fatto finta di non sentire, di non capire, congelando per mesi l’iniziativa dei lavoratori, sperando che Federmeccanica, riconoscente per un tale atteggiamento ‘responsabile’, aprisse uno spiraglio per la ‘trattativa’. Risultati? Sottozero. I padroni sono oltranzisti come prima, e più di prima.

Intanto in questi mesi lo scontento degli operai è cresciuto.

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