Solidarietà con gli operai della Fiat Plastik di Kraguievac (Serbia) in sciopero!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo appello alla solidarietà con gli operai della Fiat Plastik di Kraguievac in sciopero. Sulle divergenze con i compagni che ce lo hanno inviato, fa premio il dovere dell’internazionalismo proletario.

Giovedì 18 febbraio è scoppiato lo sciopero nella fabbrica Fiat Plastik di Kragujevac, in Serbia, che produce i paraurti della 500 L. L’azienda è una consociata della FCA Srbija (ex Zastava).

La causa principale della lotta, che è promossa da un Comitato di sciopero composto da giovani operai, sono le riduzioni di salario, avvenute con un atto di prepotenza della direzione dello stabilimento, e le riduzioni dell’indennizzo per i giorni di ferie, inferiori a quelle di altre aziende.

In totale, sono circa 15.000 dinari (128 euro) al mese rubati agli operai della Fiat Plastik, per incrementare i profitti dell’azienda, che beneficia anche di sussidi statali.

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“Lo stato c’è”… ed è dalla parte dei padroni!

La Cassazione ri-licenzia i 5 operai FCA di Pomigliano
SI Cobas nazionale

Nella giornata di ieri la Corte di Cassazione ha posto con ogni probabilità la pietra tombale sulla lunga battaglia di Mimmo, Massimo, Marco, Antonio e Roberto, licenziati nel giugno del 2014 per aver “osato” con una rappresentazione satirica denunciare e far luce sui suicidi dei cassintegrati Fiat e successivamente reintegrati a settembre 2016 allorquando la Corte d’Appello di Napoli, sancì l’illegittimità dei licenziamenti in nome del diritto di critica e di satira.

Non abbiamo mai nutrito particolari illusioni nella giustizia di Stato: la storia insegna da sempre che i Tribunali, soprattutto nei livelli più alti e nei gradi superiori di giudizio, nel migliore dei casi sono sensibili alle pressioni della classe dominante, nei casi peggiori (come in questa occasione) sono completamente proni ai padroni. I rapporti giuridici, da sempre, sono fondati sui rapporti di forza tra le classi, e in regime capitalistico quasi sempre gli operai hanno la possibilità di veder riconosciuti i loro diritti nelle aule di Tribunale solo quando l’azione legale è supportata da un’ampia mobilitazione operaia. In una fase storica che vede i padroni all’offensiva e gli operai in ritirata (soprattutto in FCA e nel comparto metalmeccanico) l’orientamento delle supreme corti tende sempre più ad appiattirsi alle esigenze del profitto e alla volontà dei padroni: non è un caso che negli ultimi anni le sentenze della Cassazione sono in stragrande maggioranza favorevoli alle aziende, non di rado ribaltando (come in questo caso) l’esito del giudizio d’appello.

La sentenza di ieri, dunque, provoca rabbia e delusione ma non desta particolare sorpresa. Casomai, ci aveva sorpreso, in positivo, la coraggiosa presa di posizione della Corte di Appello, che due anni fa con un’ampia e articolata disamina dei fatti, agendo in controtendenza, decise di anteporre il rispetto delle leggi e dell’articolo 21 della Costituzione alla “sacralità” del profitto e della proprietà privata… Ciò anche, crediamo, anche grazie alla testardaggine e all’abnegazione nostra e dei nostri compagni, che in un contesto nettamente sfavorevole (in quanto segnato da un clima di pace sociale senza precedenti all’interno degli stabilimenti), furono capaci di supplire all’assenza di mobilitazioni operaie col sostegno esterno dei facchini SI Cobas e la costruzione una fitta rete di solidarietà e di iniziative di denuncia e controinformazione: un “piano B” di lotta che evidentemente non poteva bastare a sconfiggere il “Golia Marchionne” e contrastare il peso politico della Fiat fin nelle aule dei più alti vertici del potere giudiziario. Continua a leggere “Lo stato c’è”… ed è dalla parte dei padroni!

Appello per l’organizzazione di uno sciopero unitario in Fca

sciopero-fca-pomigliano-napoli

Operai autorganizzati Fiat Fca, 22 maggio 2018

Appello per l’organizzazione di uno sciopero unitario in Fca nel giorno dell’annuncio del piano disindustriale

Facciamo appello a tutte le lavoratrici e lavoratori, a tutte le forze sindacali presenti nei vari stabilimenti Fca italiani per una mobilitazione nazionale da organizzare il giorno 1 giugno 2018.

Ormai è certo che il prossimo piano disindustriale Fca non prevede la produzione di vetture di gamma medio/bassa negli stabilimenti italiani.

Le indiscrezioni giornalistiche, che hanno ripreso le dichiarazioni di Marchionne, sul futuro di Fca nel nostro paese non lasciano molti dubbi su eventuali previsioni.
Dopo più di un secolo di produzione di autovetture utilitarie italiane si punterà per il futuro alla costruzione di modelli di gamma alta.

Quanto più volte denunciato sta per concretizzarsi, la produzione di modelli che hanno garantito a Fiat prima e Fca poi di sopravvivere alla crisi industriale degli ultimi decenni sta per terminare. Continua a leggere Appello per l’organizzazione di uno sciopero unitario in Fca

Sciopero in FCA. Un segnale di lotta

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

23 marzo 2018: centinaia di operai FCA buttano via la paura e riprendono in mano l’arma dello sciopero!

Mentre scriviamo è ancora tanta la stanchezza dopo una giornata di lotta lunghissima e, per certi aspetti, storica.

E’ ancora difficile e prematuro calcolare gli effetti del messaggio, quanto mai chiaro, che nella giornata di ieri centinaia di operai FCA hanno indirizzato ai padroni e in primo luogo al signor Sergio Marchionne.

Chi era presente con noi fuori ai cancelli dei principali stabilimenti può tuttavia toccare con mano la realtà dei fatti: ieri in tutto il gruppo FCA, da Pomigliano a Cassino, da Melfi a Termoli fino a Mirafiori, le adesioni allo sciopero proclamato dal coordinamento Operai Autorganizzati FCA e indetto e sostenuto in primo luogo dal SI Cobas sono state numerosissime. I dati esatti per noi sono impossibili da quantificare con precisione data la condotta antisindacale e dittatoriale di FCA, che da anni non riconosce la presenza del sindacalismo di base nei suoi stabilimenti e tiene i suoi delegati fuori da ogni rappresentanza, nella migliore delle ipotesi confinati e isolati dagli altri operai, spesso licenziati o (come nel caso dei nostri compagni di Pomigliano) tenuti fuori dal posto di lavoro nonostante le sentenze di reintegro.

Se ci basiamo su quello che ieri abbiamo visto e percepito con i nostri occhi fuori ai cancelli, dalle informazioni e dalle testimonianze che provenivano da alcuni operai e finanche da qualche iscritto e delegato Fiom che ha aderito allo sciopero, possiamo tranquillamente affermare che la percentuale complessiva di adesioni allo sciopero ha ampiamente superato la doppia cifra, con punte di adesioni a Melfi, Termoli e Pomigliano che negli ultimi anni non sono mai state toccate neanche da sindacati ritenuti ben più “rappresentativi”.

Una realtà dei fatti che FCA ha dovuto registrare con nervosismo, arrivando a negare l’evidenza e a rasentare l’assurdo, dichiarando alla solita stampa-amica che le adesioni sarebbero state di solo 1-2 operai per turno proprio nel mentre fuori ai cancelli di Pomigliano erano a decine gli operai che si univano al presidio del SI Cobas, altrettanti fermavano le loro automobili e solidarizzavano con lo sciopero, e tantissimi, pur non sfidando apertamente l’azienda fuori agli ingressi, restavano a casa o vi facevano ritorno dopo aver constatato che lo sciopero era realmente in corso ed era pienamente riuscito. Tutto ciò nonostante lo sciopero di ieri apparisse “problematico” in quanto molti operai erano fortemente incentivati a recarsi al lavoro poichè, dati i numerosi giorni di fermo già decisi dall’azienda, l’adesione per molti rischia di compromettere il raggiungimento del rateo mensile utile al raggiungimento dei premi di risultato. Continua a leggere Sciopero in FCA. Un segnale di lotta

Contro il nazionalismo “operaio”

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Qui sotto pubblichiamo una giusta critica di Aldo Milani all’articolo di ‘Contropiano’ Come i crimini economici della Fiat danneggiano il paese. Il giornale della Rete dei comunisti esprime in quest’articolo di Porcari posizioni purtroppo diffuse nella galassia radicale e comunista. Come abbiamo cercato di evidenziare nel n. 2 del Cuneo rosso a proposito della questione dell’uscita dall’euro, queste posizioni, di chiaro segno nazionalista, distorcono la realta’ e soprattutto prospettano ai lavoratori una via che e’ veramente suicida.

La redazione del Cuneo rosso

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Articolo in risposta a Contropiano
Ieri, sul sito del giornale della Rete dei comunisti è comparso un articolo dal seguente titolo: “Come i crimini economici della Fiat danneggiano il paese”. Inizia così: “Le scelte di Marchionne producono danni all’economia e al sistema industriale del nostro paese“. L’occasione è l’ultima visita di Renzi a Cassino con il suo degno compare Marchionne. Di cui l’articolo denuncia i crimini antinazionali: l’aver portato le sedi fiscali e legali all’estero, il trasferimento in atto della progettazione a Detroit, la chiusura dell’Irisbus e della Menarini, “patrimonio industriale del paese”, per cui l’Italia dovrà ora comprare all’estero i 23.000 nuovi autobus promessi dall’accoppiata Renzi&Del Rio. Il testo si conclude con l’ipotesi di un processo a Marchionne e ai suoi amici ministri condotto dagli operai Irisbus e, insieme con loro, da “tutto il resto del paese“.

Che Marchionne e la Fiat-FCA siano stati negli ultimi dieci anni la punta di lancia dell’aggressione padronale alla classe operaia e alla massa dei lavoratori salariati, è noto. E noi rivendichiamo con orgoglio di essere stati tra quelli che, oltre a denunciarlo, hanno cercato di contrastarne in concreto la marcia dal punto di vista degli interessi operaidi classe. Qui, però, l’imputazione è un’altra, molto differente. Qui ad accusare Marchionne è “il paese”, il “nostro paese”, l’Italia, tutte le classi unite (“tutto il resto del paese”). L’accusa è di avere leso gli interessi nazionali, dello stato nazionale. Per il redattore di Contropiano le due cose, l’accusa degli operai e l’accusa della nazione-Italia, in sostanza coincidono. Continua a leggere Contro il nazionalismo “operaio”