Fincantieri. Una pedata nel sedere …

Fincantieri: Bono dà una pedata nel sedere a Fiom-Fim-Uilm. Ora non resta che la soluzione su cui insistiamo da sempre: la lotta aperta, vera, decisa, auto-organizzata, un fronte compatto con gli operai degli appalti e tutti i metalmeccanici!

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Il 28 aprile è avvenuto ciò che era nell’aria da tempo: la direzione Fincantieri ha rotto la trattativa con FIOM, FIM e UILM, una trattativa che in realtà non è mai iniziata. Bono e la sua banda hanno gettato sul tavolo un maxi-documento di 120 pagine, in cui hanno ribadito tutte le pretese padronali di 15 mesi fa: flessibilità totale dell’organizzazione del lavoro (strettamente legata alle esigenze della produzione), allungamento degli orari (attraverso il taglio dei permessi), nuovi criteri per il premio di produzione/’premio di risultato’ (individualizzato e subordinato al raggiungimento dei livelli di profitto decisi in modo unilaterale dall’azienda), controlli a distanza sui lavoratori, stringenti limiti al diritto di sciopero e all’agibilità sindacale. E infine niente aumenti salariali; solo 335 euro da spendere in prestazioni di ‘welfare aziendale’.

“O prendere, o lasciare”: per Fincantieri non ci sono margini per trattare. Continua a leggere Fincantieri. Una pedata nel sedere …

Alla buon ora! Sullo sciopero dei metalmeccanici del 20.4.16

Lavoratori, lavoratrici,

ci sono voluti 13 incontri e 6 mesi perché i dirigenti di Fiom, Fim, Uilm prendessero atto che la Federmeccanica non intende spostarsi dalle sue posizioni oltranziste, forte anche del totale sostegno di Renzi&Co.

Questo, però, era chiaro da subito, da quando i padroni hanno precisato, una ad una, le loro pretese: zero aumenti salariali nel 2016 e nel 2017; quattro spiccioli solo per chi è ai minimi salariali. Taglio secco dei permessi. Peggioramento delle norme su straordinari, trasferimenti, trasferte. Aumento degli appalti, senza limiti; zero garanzie per gli occupati ai cambi di appalto. E, naturalmente, tanta produttività del lavoro in più. Vogliono tutto!

Di fronte all’oltranzismo padronale, i capi di Fiom-Fim-Uilm hanno fatto finta di non sentire, di non capire, congelando per mesi l’iniziativa dei lavoratori, sperando che Federmeccanica, riconoscente per un tale atteggiamento ‘responsabile’, aprisse uno spiraglio per la ‘trattativa’. Risultati? Sottozero. I padroni sono oltranzisti come prima, e più di prima.

Intanto in questi mesi lo scontento degli operai è cresciuto.

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Contratto dei metalmeccanici: tutto fermo, salvo i padroni e la repressione anti-operaia.

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[fonte immagine: http://www.lettera43.it/economia/aziende/45078/alcoa-passera-pessimista.htm]

A che punto è la vertenza sul contratto dei metalmeccanici? Ad un punto morto, per ora. Perché la Federmeccanica ha messo sul tavolo condizioni pesantissime, e dichiarato apertamente che non ha alcuna fretta di concludere un nuovo contratto. O il contratto si fa alle loro condizioni, o i padroni della metalmeccanica ne faranno volentieri a meno, facendo valere i rapporti di forza che gli sono, al momento, favorevoli anche per l’appoggio incondizionato che gli assicura il governo Renzi.

Le condizioni padronali sono note, perciò le richiamiamo in breve: 1) svuotamento pressoché totale del contratto nazionale, che da ora in poi servirà solo a definire un ‘quadro’ di principi, comunque tutti derogabili a livello aziendale, e i minimi salariali; 2) niente aumenti salariali per il 2016, e dal 2017 in avanti aumenti salariali subordinati agli incrementi di produttività, alla redditività delle imprese, al tasso di inflazione, alla accettazione delle ‘flessibilità’, e riservati solo a una parte dei lavoratori; 3) fine di ogni forma di automatismo, e cancellazione degli scatti di anzianità; 4) totale flessibilità nell’impiego della forza-lavoro in fatto di orari e straordinari; 5) integrale subordinazione dei PAR (permessi retribuiti) alla ‘prestazione effettiva’ e possibilità di monetizzarli; 6) nessun ruolo delle RSU in materia di ‘flessibilità’ e applicazione del Job’s Act; 7) massimo sviluppo del cosiddetto ‘welfare aziendale’. Con questa loro contro-piattaforma d’attacco i padroni puntano a ridurre salari e diritti, e mirano al contempo alla aziendalizzazione e ‘fidelizzazione’ integrale dei propri dipendenti e delle loro famiglie sul modello statunitense e giapponese. È altrettanto chiara la valenza politica di tutto ciò: approfondire la concorrenza e le divisioni nella classe lavoratrice, ostacolare il più possibile la sua ricomposizione unitaria in un comparto-chiave di essa, i metalmeccanici. Continua a leggere Contratto dei metalmeccanici: tutto fermo, salvo i padroni e la repressione anti-operaia.

Vogliono tutto!

Insieme all’aggiornamento sulla situazione a Fincantieri, ecco una presentazione della piattaforma aggressivamente anti-operaia con cui la Federmeccanica si presenta al rinnovo (?) del contratto dei metalmeccanici.

Da entrambi i testi emerge la necessità urgente di un collegamento tra quei piccoli nuclei di lavoratori e compagni che nelle fabbriche metalmeccaniche tengono duro, e tra loro e gli altri nuclei operai disposti a battersi, o che già si stanno battendo (come nella logistica), contro l’asse padroni-governo Renzi. E’ l’esigenza che sta alla base della riunione di sabato prossimo a Bologna indetta dal SI-Cobas nazionale, dal nostro Comitato e da altri organismi e compagni della Fiat.

Bisogna riconoscere che i padroni delle fabbriche metalmeccaniche si sono preparati a questa scadenza contrattuale meglio, molto meglio, degli operai. Del resto, il momento gli è favorevole. Un governo più filo-padronale del governo Renzi non riescono neppur a immaginarlo. Dei sindacati più lontani dall’idea di organizzare e condurre un vero conflitto, neppure. Colgono il momento, e rilanciano. Lo fanno con un documento-manifesto di estrema chiarezza. Facile da leggere, ben scritto, ambizioso. Che si può sintetizzare con il motto di un romanzo del ’68 (con ben altri protagonisti): “Vogliamo tutto”. Poiché non abbiamo scorto in giro una sua adeguata presentazione, provvediamo noi. Lo merita.

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Fincantieri: le difficoltà del padrone e quelle dei lavoratori

Un aggiornamento sulla situazione a Fincantieri

Per Fincantieri sono davvero lontani i giorni in cui, sull’onda degli accordi con Msc Crociere e Virgin Cruise, il titolo volava in borsa e l’a.d. Bono poteva lasciarsi andare a dichiarazioni di questo genere: “Sono contento della quotazione in borsa, contentissimo. Quando ci siamo quotati, dopo la ristrutturazione pensavamo che il settore crocieristico riprendesse: c’è stato un boom. Il popolo ha creduto in noi, in 50.000 hanno sottoscritto azioni: gli investitori istituzionali si stanno accorgendo di noi”. Era il 21 giugno di quest’anno. Ad appena sei mesi di distanza lo scenario è cambiato, e di quanto!
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