Fincantieri di Marghera: due delegati Fiom puniti per avere ricordato, durante la pausa mensa, un loro compagno di lavoro morto

Profittando della stasi dell’iniziativa operaia, l’arroganza e il cinismo padronale oltrepassa giorno dopo giorno ogni limite. In questo caso si tratta del padrone di stato, che in nulla si differenzia da quello privato. A Marghera la direzione Fincantieri è arrivata al punto da infliggere una sanzione disciplinare a due delegati Fiom che, durante la pausa mensa, si sono “permessi” di ricordare un loro compagno di lavoro morto. Qui di seguito il comunicato della Fiom di Venezia che da un lato definisce, giustamente, quanto accaduto vergognoso, e dall’altro, mostrando un livello di servilismo verso l’azienda altrettanto vergognoso, si meraviglia di questa “mancanza di sensibilità” del padrone. Ma come? Ci si può aspettare “sensibilità” da una direzione che ha organizzato il cantiere, scientificamente, come un campo di concentramento per migliaia di lavoratori immigrati, dall’estero e dal Sud dell’Italia, pagati anche 4-5 euro l’ora e costretti ad orari di lavoro illimitati? L’ultima volta che fu costretta a mostrare una certa “sensibilità” alle istanze operaie fu nel luglio-agosto 2013 quando gli operai bloccarono totalmente per tre giorni il cantiere, e noi ai picchetti con loro, contro l’introduzione generalizzata del lavoro al sabato con il 6×6. Salvo che il dignitoso accordo strappato allora con la lotta venne nei tempi successivi svuotato non solo dall’opera di crumiraggio di Fim e Uilm, ma anche dalla stessa struttura esterna e interna della Fiom, nonostante la tenace resistenza di un piccolo gruppo di delegati e operai di avanguardia. Lacrime di coccodrillo, quindi. Per ricacciare in gola al padrone di stato questi ed altri soprusi, ci vorrà ben altro che qualche “comunicato” di strutture sindacali colluse. Da parte nostra, non ci stancheremo di portare ai cancelli dello stabilimento l’esempio di lotta e di organizzazione dei proletari della logistica organizzati con il SI Cobas.

[Segnaliamo anche la denuncia del Nucleo isontino del Pcl di fenomeni di caporalato e botte per gli operai dell’indotto Fincantieri a Panzano, riguardante la Pad Carpenterie, una delle innumerevoli imprese di super-sfruttamento del lavoro in appalto impiegate nei cantieri del gruppo che, manco a dirlo, si dichiara “estraneo ai fatti” – il testo di questa denuncia è sul sito del Pcl.]

Rotte le trattative dei metalmeccanici. La parola deve passare alla lotta! (SI Cobas)

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Lo stallo delle trattative sui rinnovi contrattuali non viene dal nulla, ma è il prodotto di un’offensiva padronale di lunga durata tesa a scardinare definitivamente impianto e significato dei CCNL, e a cancellare l’organizzazione operaia sui luoghi di lavoro.

Proprio mentre scrivevamo quest’articolo, abbiamo appreso della rottura delle trattative sul rinnovo del CCNL metalmeccanici, con l’abbandono del tavolo da parte di Federmeccanica e la proclamazione di 6 ore di sciopero da parte di Fiom, Fim e Uilm, suddivise in 2 ore di fermo nell’immediato sotto forma di assemblea e 4 di sciopero nazionale di categoria per il prossimo … 5 novembre.

Nel rilevare come anche di fronte a uno schiaffo di tale violenza per i vertici confederali la prudenza non sia mai troppa, va altresì evidenziato che in diverse fabbriche sono partiti scioperi spontanei non appena si è diffusa la notizia della rottura delle trattative.

Per comprendere la dinamica che ha portato a questo esito occorre però riavvolgere il nastro degli eventi degli ultimi due anni, al fine di comprendere il reale nodo della questione.

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Fincantieri: un successo dopo l’altro, un assassinio sul lavoro dopo l’altro.

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Nelle scorse settimane c’è mancato poco che Fincantieri riuscisse ad insediare al ministero degli esteri il suo presidente, l’ambasciatore Massolo, già alla testa dei servizi segreti. Sarebbe stato il coronamento di una marcia trionfale che negli ultimi anni – con il sostegno determinante delle casse statali, e cioè della fiscalità generale – ha fatto di questa azienda un’azienda globale, ai primi posti nella cantieristica mondiale, specie nella produzione di navi da crociera. Non solo sul giornale della Confindustria e sul Piccolo di Trieste, che è un bollettino di Fincantieri, ma su su tutti i giornali, non si trova altro che la celebrazione continua dei successi di Fincantieri e del suo eterno boss Bono.

L’altra faccia della medaglia, invece, il super-sfruttamento del lavoro in appalto e immigrato (dal Sud Italia e da una miriade di paesi esteri), è sistematicamente oscurata o ridotta a semplice cronaca locale quando accade qualche infortunio grave, o quando qualche ditta degli appalti viene scoperta in così forte odore (puzza) di mafia che la magistratura non può far finta di niente – come fa di solito.

Questa totale complicità tra Fincantieri e sistema dei mass media ha rapidamente silenziato anche due recenti omicidi sul lavoro, e un terzo sfiorato, verificatisi nell’arco di un solo mese. È il mese in cui è nato il governo Lega-Cinquestelle, che nelle 56 pagine di contratto non ha inserito neppure una parola sulla crescita degli “omicidi bianchi” e degli infortuni. Evidentemente, è cosa che non li riguarda: la danno completamente per scontata e necessaria. Continua a leggere Fincantieri: un successo dopo l’altro, un assassinio sul lavoro dopo l’altro.

Chantiers de l’Atlantique/Fincantieri …

Fincantieri: arruolati nella guerra alla Francia, o uniti nella lotta internazionalista ai padroni e ai governi di Roma e Parigi?

Due note sulla vicenda Fincantieri/Chantiers de l’Atlantique, a partire dai fatti.

I fatti sono noti. Macron ha deciso di nazionalizzare “a tempo” i Chantiers de l’Atlantique di Saint-Nazaire: non vuole che Fincantieri, che li ha appena comprati, abbia il controllo su di essi. Pretende che il controllo sia a metà: 50-50, invece che 67-33 a favore des italiens. Altrimenti, minaccia, non se ne fa nulla.

Immediata la reazione del boss di Fincantieri, Bono: “Siamo italiani ed europei, ma non possiamo accettare di essere trattati da meno dei coreani” (stava dicendo: da meno dei musi gialli, ma si è trattenuto per via dei grossissimi affari in ballo con la Cina). Altrettanto secco il ministro Calenda: “Non accettiamo di ridiscutere sulla base del 50-50”. Intorno, il coro della ‘libera stampa’ a suonare la stessa canzone, stesse note, stesse parole, ritornelli, etc., e gonfiare le vene del nazionalismo italiano, dell’orgoglio nazionale italiano contro lo sciovinismo francese e Macron, fino a ieri il bel salvatore dell’Europa, divenuto ora un secondo orrido Marine Le Pen…

Fin qui, niente di particolare, salvo una rettifica di una certa importanza da fare. Certo: è scontro tra stato-capitale francese/stato-capitale italiano, con la posta primaria delle grandi navi di lusso e, soprattutto, delle maxi-commesse belliche – lo chiarisce bene Bono: “I principali programmi militari sono quelli navali. Possiamo pianificare i prossimi 30 anni”. Ma, e di questo si tace accuratamente, è anche uno scontro capitale italiano-capitale italiano (per così dire) in quanto il grande alleato di Macron in questo tentativo di sabotare le intese precedenti è l’MSC di Aponte, un armatore italiano, che aveva tentato di mettere le mani sui Chantiers in cordata con la statunitense Royal Carribean International, senza riuscirci. E l’MSC non è un’azienduccia da nulla, è un gigante del trasporto navale, secondo nel mondo solo a Maersk. Dunque: lo scontro intorno ai Chantiers de l’Atlantique è un doppio scontro incrociato tra grandi pescecani del capitale globale, e le loro protesi politiche, che ha un preciso oggetto: la pelle da conciare dei lavoratori francesi, italiani e delle altre cento nazionalità del lavoro emigrato-immigrato, maggioritario tanto nei cantieri italiani di Fincantieri quanto a Saint-Nazaire (almeno 5.000 lavoratori immigrati e 2.700 lavoratori francesi), in vista di una contesa all’ultimo sangue con le rampanti imprese asiatiche, cinesi anzitutto.

Davanti a questo scontro, cosa avviene qui in Italia, a sinistra?

Calcato l’elmetto in testa, l’elmetto di guerra non quello anti-infortunistico, apre la mitragliata di dichiarazioni patriottiche Potetti, responsabile Fiom Fincantieri. Continua a leggere Chantiers de l’Atlantique/Fincantieri …

Fincantieri: un progetto padronale lungo vent’anni

Fincantieri: un progetto padronale lungo vent’anni è andato in porto. E questo pone nuovi compiti di lotta e di organizzazione.

Con l’acquisto dei Chantiers de l’Atlantique di Saint-Nazaire (in Francia) e gli accordi con la China State Building Corporation per la costruzione in Cina di navi da crociera per il mercato cinese, Bono&Co. hanno portato a termine con successo un piano di sviluppo della Fincantieri di lungo corso, che ha rafforzato l’azienda facendone una vera impresa transnazionale nel settore cantieristico, civile e militare, anzi “il principale costruttore navale occidentale”. Bisogna prenderne atto. Le direzioni di Fiom-Fim-Uilm lo fanno per applaudire calorosamente il boss, spargere tra i lavoratori altro veleno aziendalista e formulare richieste ultra-nazionaliste (i cantieri italiani e il lavoro di qualità italiano prima di tutto!). Anche noi ne prendiamo atto. Ma convinti come siamo che Fincantieri è andata avanti solo perché è riuscita a ricacciare indietro la condizione e l’organizzazione operaia nei suoi cantieri, lo facciamo per proporre ad altri compagni e lavoratori, in Italia e fuori dall’Italia, il lavoro da svolgere insieme per la ripresa e l’internazionalizzazione dell’organizzazione e della lotta operaia contro il padrone-Fincantieri, divenuto più arrogante che mai, e contro l’internazionale del capitale, di cui è parte.

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Il progetto iniziale dell’azienda, formulato negli anni di crisi, era in realtà molto diverso da quello che, strada facendo, è venuto fuori. Ma l’orientamento iniziale di accettare il ridimensionamento dell’azienda, con la chiusura di due o addirittura tre cantieri in Italia, ha poi lasciato il posto alla politica del “presidio” di tutte le richieste provenienti dal mercato, sicché Fincantieri, con l’aiuto determinante dello stato, ha preferito tagliare alcune migliaia di posti di lavoro, mantenendo però, per ora, attivi tutti i suoi siti produttivi in Italia. Questa scelta strategica – “presidiare” tutti i segmenti della produzione navalmeccanica, dalle navi extra-lusso ai sommergibili – ha portato anche, in seguito, all’acquisizione, con alterna fortuna, di cantieri e produzioni in tutti i continenti, esclusa per ora solo l’Africa. Anche l’acquisto dei grandi cantieri francesi di Saint-Nazaire rientra in questa strategia.

La politica industriale di Fincantieri è mutata nel momento in cui il gruppo ha intuito che il comparto della cantieristica, dato per maturo o addirittura decotto, aveva invece importanti prospettive produttive, anche come indotto. E ha compreso che, per cogliere al meglio le opportunità alla scala mondiale, era decisivo costruire rapporti privilegiati con due paesi della massima importanza come la Cina e gli Stati Uniti, e  puntare sullo sviluppo del comparto militare in Italia e all’estero. Esattamente quello che Bono&Co. sono riusciti a fare negli ultimi cinque-sei anni. Ma procediamo con ordine. Continua a leggere Fincantieri: un progetto padronale lungo vent’anni