Contro il razzismo, arma dei padroni, e le politiche governative sull’immigrazione Per l’unità nella lotta tra lavoratori italiani e immigrati

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[Summary in English and Arabic]

Premessa

Questo breve documento è il frutto di un confronto avviato da alcuni mesi all’interno dei lavoratori del SI Cobas sul tema-immigrazione; un tema che, come è evidente a tutti, sta diventando ogni giorno di più il cavallo di battaglia di quel fronte reazionario che ha nella Lega di Salvini la sua massima espressione politico-istituzionale e che, negli anni, non solo si è progressivamente radicato nel senso comune del “popolo italiano” genericamente inteso, ma tende ad attecchire anche in settori consistenti di classe operaia, semiproletariato e sottoproletariato autoctono.

Sottoponiamo il presente contributo all’attenzione dei lavoratori e di tutti quei militanti, attivisti e realtà di movimento che in questi anni, nelle forme e nei modi più svariati, si sono mobilitati a sostegno delle lotte degli immigrati (dentro e fuori i luoghi di lavoro), con l’obiettivo di mettere a fuoco in maniera sintetica (dunque non esaustiva) la natura dei fenomeni migratori, le loro reali cause e, soprattutto, le pesanti implicazioni che questo processo assume sia nella dinamica e negli equilibri interni dell’accumulazione capitalistica sia nelle trasformazioni della composizione di classe nel nostro paese e, più in generale, in Europa e nell’Occidente imperialista. Continua a leggere Contro il razzismo, arma dei padroni, e le politiche governative sull’immigrazione Per l’unità nella lotta tra lavoratori italiani e immigrati

Se trionfa l’islamofobia ne pagheranno il prezzo tutti gli immigrati e i lavoratori europei. Intervista con P. Basso

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Pubblichiamo qui di seguito l’intervista fatta dal sito argentino Ideas de Izquierda a P. Basso, della redazione del Cuneo rosso, sulla situazione degli immigrati in Europa dopo gli attentati del 13 novembre a Parigi.

Domanda – Quali effetti hanno avuto gli attacchi jihadisti di Parigi lo scorso 13 novembre sulla condizione degli immigrati in Europa?

Risposta – Di sicuro effetti pesanti, negativi, perché il governo francese, gli altri governi europei e l’Unione Europea hanno colto immediatamente l’occasione propizia per intensificare i loro attacchi contro l’intero campo delle popolazioni immigrate. I mass media europei, pressoché alla unanimità, hanno diffuso questo messaggio: bisogna chiudere le frontiere dell’Europa e tenere gli immigrati che già sono in Europa sotto il più stretto controllo perché sono un pericolo per la ‘nostra sicurezza’ e le nostre libertà. Naturalmente i più stigmatizzati e demonizzati sono stati gli arabi e gli ‘islamici’, ma l’islamofobia che oggi impazza in Europa, coinvolge, in un modo o nell’altro, anche tutte le altre nazionalità.

D. – In particolare: com’è cambiata la politica dell’Unione europea nei confronti dei rifugiati? In una precedente intervista tu hai messo in evidenza il contrasto tra i paesi che vogliono rifugiati in quanto forza lavoro qualificata a basso prezzo (la Germania, ad esempio) e i paesi che sono per una totale chiusura delle frontiere. Sembra che questo contrasto si sia acuito, e che anche in Germania e nei paesi scandinavi cresca il ‘partito’ della chiusura totale delle frontiere. E’ così? E se è così, perché è avvenuto questo cambiamento?

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Europa. Competizione globale e lavoratori poveri, di L. Pradella

[English Version]

La disoccupazione ha raggiunto livelli senza precedenti in Europa occidentale. I salari sono in discesa e si intensificano gli attacchi all’organizzazione dei lavoratori. Nel 2013 quasi un quarto della popolazione europea, circa 92 milioni di persone, era a rischio povertà o di esclusione sociale. Si tratta di quasi 8,5 milioni di persone in più rispetto al periodo precedente la crisi.

La povertà, la deprivazione materiale e il super-sfruttamento tradizionalmente associati al Sud del mondo stanno ritornando anche nei paesi ricchi d’Europa.

La crisi sta minando il “modello sociale europeo”, e con esso l’assunto che l’impiego protegge dalla povertà. Il numero di lavoratori poveri – lavoratori occupati in famiglie con un reddito annuo al di sotto della soglia di povertà – è oggi in aumento, e l’austerità peggiorerà di molto la situazione in futuro.

Alcuni critici sostengono che l’austerità è assurda e contro-producente, ma i leader europei non sono d’accordo. Durante l’ultima tornata di negoziati con la Grecia l’estate scorsa, Angela Merkel ha dichiarato: “Il punto non sono alcuni miliardi di euro – la questione di fondo è come l’Europa può restare competitiva nel mondo.” C’è del vero in tutto questo. Quello che la Merkel non dice è che i lavoratori in Europa, nel Sud dell’Europa in particolare, competono sempre di più con i lavoratori del Sud del mondo. L’impoverimento e l’austerità in Europa sono le due facce della stessa medaglia, e riflettono una tendenza strutturale all’impoverimento e profondi cambiamenti dell’economia globale.

In una società capitalista i profitti provengono dal lavoro-vivo. L’aumento della produttività non è finalizzato a migliorare i livelli di vita, ma ad abbassare il salario relativo, ossia la differenza tra il valore prodotto e il valore appropriato dai lavoratori. L’accumulazione di capitale tende perciò a una crescente polarizzazione tra povertà e ricchezza, una polarizzazione che può coesistere con un aumento dei livelli di vita per alcune sezioni della classe lavoratrice.

Questa dinamica e il rapporto sociale tra lavoratori e capitalisti su cui essa si basa, però, non sono confinati all’interno dei confini nazionali. Per Marx l’impoverimento non è solo una questione di salari reali della classe lavoratrice nel Nord del mondo: l’impoverimento riguarda aspetti quantitativi e qualitativi delle condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori alla scala globale piuttosto che nazionale.

L’espansionismo economico e militare è parte integrante dell’accumulazione capitalistica. Mediante gli investimenti esteri e le migrazioni esso permette di espandere a livello globale l’esercito industriale di riserva e la forza-lavoro sfruttabile. L’espansione dell’esercito industriale di riserva permette al capitale di abbassare i salari e di prolungare la giornata lavorativa, riducendo così la domanda di forza-lavoro ed ingrossando ulteriormente la riserva di forza-lavoro, in un circolo vizioso di super-sfruttamento e disoccupazione/sotto-occupazione dispiegato alla scala globale.

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من السخرية إعلان الحرب .. الحروب. لبيترو باسو

[Fonte: http://almothaqaf.com/index.php/books/895772.html – Versione ITA, Una pagliacciata che annuncia guerra, anzi guerre – P. Basso]

EuImperialism

مهزلة دق طبول الحرب، الحروب. تحت لواء ما يمكن تسميته بـ”العمل الجماعي الجاد” الذي تمت المصادقة على إنجازه من طرف حكومات الاتحاد الاوروبي أواخر الشهرالمنصرم، للإجابة على سؤال مأساة المهاجرين الافارقة الذين لقو حتفهم في 19 أبريل بقناة اشبيلية، ليس سوى أحجية ساخرة، لأن مسلسل الاجتماعات “الرفيعة المستوى” المنعقدة بشكل مكثف ما هو إلا صفقة بين مختلف دول الاتحاد الاوروبي على مكان “إيواء” 20.000 (!!!) من طالبي اللجوء، الذين تمت ضيافتهم في مخيمات اللاجئين خارج الاتحاد الاوروبي، وعلى كيفية “إعادة تشغيل”طالبي اللجوء المتواجدين قبلا على الأراضي الاوروبية. 20.000 هو رقم سخيف، لأن عامة اللاجئين الفارين من ويلات الحروب والحروب الأهلية يعد بالملايين مقارنة مع تلك المجموعات الضخمة التي انزاحت في اتجاه اوروبا والقادمة من الأراضي الافريقية و الشرق متوسطية،) حيث يصل عددهم في ليبيا لوحدها إلى 500.000 لاجئ، حسب مبعوث الأمم المتحدة، Leon B.ب . ليون (فلماذا يكون عدد طالبي اللجوء مقتصرا فقط على 321.800 طلب كمجموع يتوزع بين كل من المانيا والسويد وايطاليا لسنة 2014.”القرار الانساني” بإيواء 20.000 طالب لجوء “مع الحاجة الماسة للحماية الدولية” تضم في جوهرها قرار تكثيف جهود الحرب على اللاجئين والمهاجرين التي تتسع أكثر، كما يبدو، على النطاق الاقليمي. مثل سخيف ومقرف أمر التفاوض على معايير حصص طالبي اللجوء النازحين من مختلف البلدان. المفاوضات المفروضة، منتشرة في فنون الرأي العام الذي يعتبر اللاجئ تكلفة على دول الاتحاد تحمّلها، حيث أنهم يشكلون :

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Una pagliacciata, che annuncia guerra, anzi: guerre.

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[Version Française publié par A l’encontre]

Una pagliacciata, ma foriera di guerra. Anzi: di guerre. Si può definire così l'”eccellente lavoro di squadra” (1) compiuto nell’ultimo mese dai governi dei paesi dell’Unione Europea per rispondere alla grande strage di emigranti dall’Africa avvenuta il 19 aprile nel canale di Sicilia.

Un’autentica pagliacciata perché l’interminabile sequenza di riunioni di “alto livello” non è stata altro che un mercanteggiare tra i diversi paesi dell’UE su dove “collocare” 20.000 (!!!) richiedenti asilo ospitati in campi profughi fuori dall’UE, e su come “ripartire” i richiedenti asilo già presenti sul territorio europeo. 20.000 è un numero ridicolo perché la massa dei profughi in fuga da guerre e guerre civili che sono in movimento verso l’Europa in tutta un’enorme fascia di territorio africano e medio-orientale (2), si calcola in milioni (sono 500.000 solo in Libia, secondo l’inviato Onu B. Leon), e perché nel solo 2014 tra Germania, Svezia e Italia sono state presentate 321.800 domande di asilo. E dunque l'”umanitaria” decisione di accogliere 20.000 richiedenti asilo “con evidente bisogno di protezione internazionale” contiene dentro di sé la decisione di intensificare all’estremo la guerra ai profughi e agli emigranti, e – come vedremo – su una scala territoriale sempre più ampia.
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