Bologna, 27 settembre: un buon passo avanti verso il fronte unico di lotta anti-capitalista

Bologna, 27 settembre 2020

L’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi di ieri a Bologna è stata un indubbio successo. Un successo per la partecipazione, per la larghissima convergenza sulla piattaforma delle rivendicazioni fondamentali, per la maturazione di un autentico spirito unitario di lotta tra proletari e proletarie, salariati e salariate, dei più diversi ambiti lavorativi. La mozione conclusiva e il comunicato del SI Cobas nazionale che qui di seguito pubblichiamo lo testimoniano senza toni roboanti. Il cammino da fare non è breve, né facile – e richiederà un intenso ed organizzato impegno, oltre che in campo sindacale, anche sul piano della lotta politica e teorica, e dell’internazionalismo praticato. Ma un buon primo passo verso il fronte unico di lotta anti-capitalista, l’obiettivo per il quale ci battiamo da tempo, è compiuto.

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Mozione conclusiva dell’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi

L’assemblea nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi del 27 settembre 2020 a Bologna assume il testo e i propositi contenuti nell’appello d’indizione. 

Gli scenari delle ultime settimane confermano come la perdurante crisi sanitaria esasperi una crisi strutturale dell’economia capitalistica, con un impoverimento generalizzato e un peggioramento delle condizioni di vita per milioni di lavoratori e lavoratrici (esacerbando anche le pessime condizioni di salute e sicurezza, con il tragico ripetersi di continui infortuni e morti sul lavoro). Il prossimo termine della moratoria sui licenziamenti e la sempre più pressante offensiva padronale su questo terreno ne sono un segno evidente. 

La Confindustria di Bonomi, il governo Conte (prono agli interessi del padronato) e l’UE (ambito di mediazione degli interessi della borghesia continentale) stanno usando l’emergenza per ottimizzare i profitti e socializzare le perdite, anche alimentando il razzismo sul piano culturale e su quello istituzionale. In questo quadro, le richieste di patto sociale (sostenute da Recovery Plan e un’espansione del debito che ricadrà su lavoratori e classi popolari) nascondono il sostegno alle ristrutturazioni produttive e l’aumento dello sfruttamento, oggi richiesti dal padronato. 

All’attacco a salari e diritti dobbiamo allora contrapporre una piattaforma generale di lotta che su scala nazionale e internazionale sappia rilanciare le parole d’ordine storiche del movimento operaio:

  1. Riduzione generalizzata dell’orario di lavoro a parità di salario;
  2. Patrimoniale sulle grandi ricchezze per far pagare la crisi ai padroni;
  3. Salario medio garantito a tutti i proletari occupati e disoccupati, eliminando contratti precari e paghe da fame;
  4. Eliminazione del razzismo istituzionale a partire dall’abolizione delle attuali leggi sull’immigrazione e da una regolarizzazione di massa slegata dal ricatto del lavoro.  
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