Stati Uniti. Un’ondata di mobilitazioni di lavoratori e lavoratrici. E’ l’inizio di una fase post-pandemica? – J. Furnam, G. Winant

Riprendiamo dal sito statunitense The Intercept. Una versione in francese di questo articolo è sul sito www.alencontre.org

Un materiale interessante che, insieme con i due testi sulla massa dei lavoratori che si sono dimessi in questi mesi dal proprio lavoro o si rifiutano di tornare ad un lavoro quale che sia, aiuta a comprendere come al declino storico dell’imperialismo statunitense corrisponda un degrado nelle condizioni medie di salario, negli orari di lavoro e nelle prestazioni di welfare che pare inarrestabile, con una stratificazione di condizioni accentuata tra anziani e giovani. E come si stia da qualche mese innescando una reazione operaia e proletaria che, incoraggiata dalla riduzione dei tassi di disoccupazione prodotta dalla ripresa economica in corso, prende due forme differenti: un’ondata nuova di scioperi e di mobilitazioni, un’altrettanto nuova ondata di dimissioni volontarie dai posti di lavoro – due fenomeni che giustamente in un articolo su Counterpunch Sonali Kolkhatar collega.

Questa duplice reazione sta assumendo dimensioni tali da imporsi anche al dibattito politico interno al partito democratico, che da un lato vuole presentarsi, con Biden, come il partito più sensibile alle istanze dei lavoratori e dei sindacati, e dall’altro disattende regolarmente le illusioni che crea con le proprie promesse – ad esempio il trio Biden/Jellen/Pelosi ha già lasciato cadere il tema del salario minimo, mentre delle misure di riforma e riduzione dei poteri della polizia non c’è traccia. Nel corso di questa esperienza i proletari statunitensi, così come la grande massa dei partecipanti al movimento Black Lives Matters, dovranno convincersi che il solo modo per realizzare le loro aspirazioni è assumersi autonomamente questo compito, che non può essere delegato a nessun Biden né a nessun Trumpe comporta la lotta per la distruzione del sistema sociale capitalistico, prima che questo distrugga le precondizioni di una formazione sociale nuova, senza sfruttamento e senza oppressione.

Poco prima della mezzanotte di mercoledì 13 ottobre, gli operai di uno stabilimento John Deere a Waterloo, nello Iowa, hanno iniziato a chiudere l’impianto, spegnendo i forni della fonderia. L’impianto era già quasi vuoto, con la Deere che diceva ai lavoratori di rimanere a casa durante la notte. Tre giorni prima, i membri del sindacato UAW (United Auto Workers) in Iowa, Illinois e Kansas avevano rifiutato a stragrande maggioranza una proposta di contratto che dava aumenti salariali al di sotto dell’inflazione ed eliminava le pensioni per tutti i nuovi assunti. Il rifiuto è stato una sorpresa sia per la dirigenza sindacale che per l’azienda; anche alcuni dei lavoratori che avevano votato no e autorizzato lo sciopero erano sorpresi di ciò che stava accadendo. I 10.000 lavoratori che hanno sospeso il lavoro scioperano alla Deere per la prima volta in 35 anni. “Ho appena confermato che [lo stabilimento di] Waterloo ha installato i suoi picchetti di sciopero”, ha detto un lavoratore prima dell’inizio dello sciopero. “La merda sta per venire a galla.”

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