Gaza, per noi, è la più bella – Mahmud Darwish

Gaza non è la più bella delle città, la sua spiaggia non è la più azzurra delle città arabe, le sue arance non sono le più belle del Mediterraneo. Non è la più ricca, la più raffinata o la più grande delle città. Gaza però vale la storia di una nazione. Perché è la più brutta, povera, disperata e furiosa agli occhi del nemico. Perché, tra noi, è la più capace di disturbare l’umore del nemico, perché è l’incubo del nemico, perché è arancio minato, bambini senza infanzia, anziani senza invecchiamento e donne senza desideri. E’ per questo che Gaza, per noi, è la più bella, pura, ricca e la più meritevole di amore.

Mahmud Darwish

(traduzione di Saleh Zaghloul)

Gaza. Le donne in prima linea

“Tu, donna con la kefiah, se ti avvicini di nuovo al recinto ti spareremo alla testa”. “Non ho paura e la prossima volta bruceremo la loro bandiera e alzeremo la nostra”

Di Sarah Helm, 22 aprile 2018

[Fonte: https://www.invictapalestina.org/archives/32202%5D

Nella micidiale terra di nessuno della zona cuscinetto di Gaza, un piccolo gruppo di manifestanti palestinesi nascosto da fumo nero, ha sfidato un cecchino israeliano e ha raggiunto la recinzione perimetrale. Strappandone via un pezzo sono tornati alla sicurezza, tenendo il loro trofeo.

La prodezza è stata notevole, viste le morti di quasi tre dozzine di manifestanti nelle ultime settimane per mano dei soldati che sparavano attraverso la barriera.

Dall’inizio della Grande Marcia del Ritorno di quattro settimane fa, in cui i rifugiati di Gaza chiedono il diritto di tornare nelle loro terre ora all’interno di Israele, 32 manifestanti disarmati, tra cui un bambino, sono stati uccisi dai tiratori scelti di Israele appostati dall’altra parte.

Ma questo atto era tanto più notevole dato che quelli che l’hanno eseguita erano donne. Continua a leggere Gaza. Le donne in prima linea

Stato di Israele, macchina di morte. Ma Gaza e la causa palestinese sono vive!

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Non ci voleva molto a capire che la decisione di Trump di spostare materialmente l’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme era il via libera a nuove aggressioni di Israele ai palestinesi. Ed ecco  dopo appena 3 mesi, il massacro a sangue freddo di venerdì 30 marzo (16 morti, tra 1.400 e 2.000 feriti) compiuto a Gaza dall’esercito di Israele: carri armati, aerei e 100 tiratori scelti contro una dimostrazione di massa dei palestinesi nel “giorno della terra”. Oggi 6 aprile, nuova protesta di massa ai confini di Gaza: altri 9 morti e 1.300 feriti palestinesi. Il terrorismo di stato israeliano si mostra capace di ogni crimine. Nello stesso tempo, nel fronteggiare questa macchina di morte, la resistenza dei palestinesi appare indomabile, come nella magnifica poesia che Mahmud Darwish dedicò a Gaza:

“Niente la distoglie. / È dedita al dissenso: fame e dissenso, sete e dissenso, diaspora e dissenso, tortura e dissenso, assedio e dissenso, morte e dissenso. / I nemici possono avere la meglio su Gaza. (Il mare grosso può avere la meglio su una piccola isola.) / Possono tagliarle tutti gli alberi. / Possono spezzarle le ossa. / Possono piantare carri armati nelle budella delle sue donne e dei suoi bambini. Possono gettarla a mare, nella sabbia o nel sangue. / Ma lei: / non ripeterà le bugie. / Non dirà sì agli invasori. / Continuerà a farsi esplodere. / Non si tratta di morte, non si tratta di suicidio. / È il modo in cui Gaza dichiara che merita di vivere.”

Le stragi, premeditate e scientificamente organizzate, sono state compiute per punire il semplice avvicinamento alle recinzioni che fanno del territorio di Gaza un campo di concentramento. E sia Netanyahu che i capi dell’esercito hanno avvertito i palestinesi: “se insistono”, andranno incontro a una violenza ancora maggiore. Ai palestinesi – è questo il diktat dello stato democratico di Israele, la celebre “unica democrazia” del Medio Oriente – non è concesso protestare: ogni loro protesta contro le vessazioni e la violenza genocidaria che si abbatte su di loro da quasi un secolo, è per Israele una provocazione, un’offesa da lavare nel sangue. Continua a leggere Stato di Israele, macchina di morte. Ma Gaza e la causa palestinese sono vive!

Gaza sotto attacco: bombardata da Israele e dall’indifferenza dei media occidentali

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[fonte: Infoaut 22 agosto 2016]

Ieri notte è avvenuto un nuovo durissimo bombardamento contro Gaza, il più duro dal 2014. L’esercito israeliano, muovendosi via mare e via aerea, ha aperto una nuova fase di terrore e morte contro la popolazione che vive nella Striscia, prendendo come pretesto ufficiale il lancio di un razzo dai territori palestinesi che peraltro non ha sortito alcun effetto.

Circa cinquanta raid aerei e tiri di artiglieria serrati si sono dati a partire dalla nottata, riportando lo scontro e l’embargo imposti unilateralmente a livelli altissimi, a culmine di una crescita della ritorsione repressiva contro i palestinesi sempre più intensa e costante negli ultimi mesi. Continua a leggere Gaza sotto attacco: bombardata da Israele e dall’indifferenza dei media occidentali