5 portuali del CALP di Genova indagati per l’attività contro la guerra nello Yemen

Dopo tre anni di iniziative al porto di Genova, per contrastare il transito di carri armati, missili ed esplosivi funzionali al conflitto nello Yemen e diretti verso altri teatri di guerra, cinque esponenti del Collettivo autonomo dei lavoratori portuali sono indagati dalla Procura di Genova.

La notizia del fascicolo è emersa lo scorso 24 febbraio, a seguito delle perquisizioni a tappeto su mezzi, abitazioni e luoghi di lavoro degli indagati, con sequestro di telefoni e computer non solo dei lavoratori coinvolti, ma anche dei loro familiari conviventi, figli compresi. “Uno sforzo sproporzionato volto a reprimere, più che a cercare prove di un’ipotesi di associazione a delinquere palesemente campata in aria” – si sfogano i componenti del gruppo che ieri mattina ha voluto convocare una conferenza stampa per chiarire la sua posizione.

Secondo il collettivo “la reale intenzione è quella di mettere a tacere la conflittualità sindacale e la lotta che stiamo portando avanti per la sicurezza sul lavoro e contro il traffico di armi nel porto”.

Qui l’articolo completo del Fatto quotidiano.

Mancata prevenzione della pandemia, sopralavoro degli ospedalieri, vaccini (SI Cobas sanità, Genova)

La scienza è un prodotto di tutta l’umanità!

La proprietà dei mezzi di produzione ne limita le applicazioni!

Oltre alle misure di ordine generale, a tutela degli operatori sanitari e di tutto il personale del circuito socio-sanitario, occorrerebbe specificare quale tipo di attività sanitaria vede gli operatori esposti a germi e virus patogeni, in misura tipica e precipua, rispetto ad altre attività professionali.

Negli istituti di ricerca virale si distinguono infatti fino a 4 livelli di sicurezza, che prevedono misure di profilassi elevate e ripetute. L’ambito ospedaliero e sanitario in generale, trovandosi in mezzo a microorganismi patogeni in tutto simili, dovrebbe prevedere conseguentemente misure specifiche e non generiche. La prevenzione generale è del tutto mancata nella prima fase di pandemia e solo parzialmente o in ritardo si sta attuando nella seconda ondata.

La mortalità che ha colpito gli operatori della sanità è una conseguenza drammatica dell’impatto del corona virus sui lavoratori ed anche un indicatore dell’inadeguatezza dell’azione preventiva messa in campo sinora.

Gli operatori della sanità e di tutte le attività correlate alla salute sono la prima linea (posizionamento fin troppo enfatizzato ed eroicizzato) del contrasto all’epidemia e ciò richiede tutele straordinarie e non semplici misure di carattere generale.

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Solidarietà agli operai licenziati da Arcelor Mittal (SI Cobas Genova)


Arcelor Mittal ha licenziato tre operai dello stabilimento di Cornigliano “rei” di aver “insultato” un dirigente (in una chat chiusa di whatsapp!) e di altre “mancanze” minori.

Mentre su giornali e TV ogni giorno imperversa la retorica del “siamo tutti sulla stessa barca”, “nessuno sarà lasciato indietro” e favolette del genere, i padroni sanno bene come trarre profitto dalla stessa pandemia. I tre operai sono stati licenziati con i metodi che sempre più imperversano sui posti di lavoro.

Lo strapotere padronale non conosce ormai limiti, tanto che dopo i primi blocchi portati avanti con determinazione dai lavoratori, Arcelor Mittal minaccia la serrata e il fermo degli impianti!

A Cornigliano come nei magazzini della logistica o nello stesso Pubblico Impiego, “la rottura del rapporto fiduciario”, mancanze trascurabili, o vere e proprie montature sono il pretesto per cacciare via i lavoratori, per instaurare un clima di paura e sottomissione alle esigenze padronali, per piegare ogni forma di resistenza, anche individuale, allo sfruttamento crescente, alla mancanza di diritti, alle sempre peggiori condizioni di lavoro.

In questi mesi, i licenziamenti giustificati da contestazioni disciplinari arbitrarie o puramente fittizie sono aumentati, diventando uno degli strumenti, insieme al mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato,
per aggirare di fatto il blocco dei licenziamenti.

Ma l’attività repressiva dei padroni e degli apparati giudiziari non si ferma certo a questo. A Modena, per non fare che un esempio, la magistratura sta istruendo un processo-monstre contro 150 lavoratori del SI Cobas, colpevoli di essersi difesi collettivamente con lo sciopero e con i picchetti. E centinaia sono i provvedimenti repressivi da fronteggiare: fogli di via, denunce, divieti di dimora, che si affiancano all’utilizzo sempre più violento della polizia, dei carabinieri e anche delle guardie private (come alla TNT
di Peschiera Borromeo) per contrastare le lotte degli operai.

Lo stesso diritto di sciopero è ormai messo palesemente sotto accusa, stigmatizzato e combattuto come una manifestazione di antagonismo che i padroni possono tollerare sempre meno.

La pandemia ha inasprito ulteriormente l’oltranzismo padronale. Il boss della Confindustria Bonomi ha espresso con lucidità gli obiettivi dei padroni: nessun rinnovo dei CCNL, scaduti per circa 15 milioni di
lavoratori, pochi spiccioli da collegare solo all’aumento della produttività (cioè dei ritmi e dei carichi di lavoro), welfare aziendale (per demolire quanto rimane di quello universale e pubblico) e nessun sussidio
a precari e disoccupati: tutti i soldi devono andare alle imprese, sia chiaro!
I lavoratori, purtroppo, hanno già accumulato un ritardo enorme nel respingere l’attacco sempre più forte che il padronato ha scatenato. I tre licenziamenti a Cornigliano ci dicono che nessuno può sentirsi al riparo
e nessuno può pensare di difendersi da solo.

Serve rilanciare le lotte in tutti i settori di lavoro, prendendo esempio da chi, nella logistica ad esempio, ha costruito in dieci anni di dure battaglie, un percorso di difesa reale e di effettiva organizzazione operaia.

Serve un piano capace di unificare le lotte in un programma di difesa generale, quel piano che l’Assemblea delle Lavoratrici e dei Lavoratori di Combattivi tenutasi a Bologna ha cominciato ad organizzare, senza
divisioni di sigle sindacali, ma con l’unico scopo di unire le forze e costruire un fronte operaio capace di rispondere ai padroni colpo su colpo!

RESPINGERE LA PROVOCAZIONE DI ARCELOR-MITTAL! REVOCA IMMEDIATA DEI LICENZIAMENTI!
SOLIDARIETA’ A TUTTI I LAVORATORI LICENZIATI E COLPITI DA PROVVEDIMENTI REPRESSIVI!

S. I. COBAS – SINDACATO INTERCATEGORIALE – LAVORATORI AUTORGANIZZATI

Coordinamento provinciale Genova: Via alla Porta degli Archi 3/1, 16121, Genova, genova@sicobas.org, t. 0103032664

Sede nazionale e legale: Via B. Celentano 5, 20132 Milano, t. 0236753481, f. 0236753416, coordinamento@sicobas.org

Sulla guerra e la “Lettera aperta” dei lavoratori della Delta – Calp Genova

Riceviamo dal Collettivo autonomo lavoratori portuali di Genova, e volentieri pubblichiamo.

Navi delle armi a Genova, il Collettivo Autonomo Lavoratori ...

[Fonte: CALP, Working Class birra e guai]

Il 20 maggio 2019, un anno fa, per la prima volta un carico militare destinato alla Guardia Nazionale saudita è stato bloccato nel porto di Genova grazie all’iniziativa di lavoratori portuali e tanti compagni e compagne, cittadini e cittadine, che sono accorsi al presidio al Genoa Metal Terminal, dove ormeggiava la Bahri Yanbu. Accanto al presidio, non meno importante, uno sciopero proclamato dalla CGIL-Filt. Le ragioni erano piuttosto semplici, quasi banali: non voler collaborare al grande meccanismo della guerra. Le navi della compagnia nazionale saudita Bahri, infatti, hanno sempre trasportato – e a volte imbarcato anche qui a Genova – mezzi militari ed armi verso Oriente, e in particolare verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi, coinvolti (da aggressori) nel conflitto in Yemen.

Perché specificare tutto questo, ad un anno di distanza? A chi si è interessato della Bahri e della lotta contro il traffico di armi in questi mesi queste righe risulteranno quasi noiose: è stato tutto detto e ridetto più volte da noi, da altri, dalla stampa, persino dal Papa. Eppure c’è qualcuno che ancora non ha capito bene o fa finta di non capire o, che è peggio, vuole profittare di un periodo così particolare come questo – in cui il ricatto sulle condizioni di lavoro si fa più pesante – per mistificare e stravolgere la realtà.

La settimana scorsa i “lavoratori di DELTA Agenzia Marittima” hanno indirizzato una lettera aperta a vari organi istituzionali locali, e a tutti i lavoratori del porto di Genova (qui il link).

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La tragedia a Genova: un disastro del capitalismo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa presa di posizione del SI Cobas sulla tragedia di Genova.

In questi giorni di nauseante demagogia di governo, con Di Maio che sbandiera la revoca della concessione ai Benetton come soluzione di ogni problema, e i boss di Atlantia immediatamente, pronti a rivendicare, con pari cinismo, il “valore residuo” del contratto (qualcosa come 15-20 miliardi di euro – li chiederanno a noi, ovviamente), si può avere una sola certezza: nulla di sostanziale cambierà nella perfetta simbiosi tra affarismo privato e stato del capitale. Al massimo potranno cambiare i nomi dei beneficiari, stop.

Se vogliamo difenderci dalla ripetizione di tragedie come questa, non c’è che una via: la mobilitazione di massa contro le imprese private e il governo per tutelare il nostro diritto alla vita dalle catastrofi prodotte dal capitalismo!

Chi volesse andare più a fondo, oltre questa singola disgrazia per afferrare la logica capitalistica nelle costruzioni che porta a questo tipo di risultati, legga il testo di A. Bordiga “Politica e ‘costruzione'”, di cui diamo qui un estratto: Bordiga_Cemento armato (1952).

***

Mestizia, silenzio, cordoglio, pietà per i morti. Ma elaborato il dolore è tempo di riflessioni e di domande sulle condizioni in cui opera la modernità. La tecnica delle costruzioni, del passato e del presente, è il campo degli architetti e degli ingegneri. La matematica delle costruzioni, ha fatto passi da gigante, rispetto alle rigide regole del passato, può avvalersi del cemento armato che ha tutte le caratteristiche per essere modellato, plasmato, sperimentato e studiato nel suo impiego spazio-temporale.

Ma la scienza e le sue applicazioni tecniche quanto può essere vera scienza se deve operare in un contesto dominato dal profitto? Quanto di questa scienza che dovrebbe ispirare opere sicure e durature nel tempo, deve piegarsi alla logica cinica del mercato? Evidentemente non è solo sui materiali impiegati e nell’arte che l’ingegneria dispiega che bisogna indagare. Entrambi i fattori devono sottostare alle regole della committenza. Le regole sono date ed ineludibili: la speculazione, il conto economico, i termini mercantili, la riduzione dei costi di manodopera, dei materiali della sicurezza, le pressioni di chi presta i capitali, la standardizzazione dei progetti, la riduzione delle grandezze dei materiali (meno cemento e meno ferro), le concessioni ai privati attenti solo al profitto, l’affarismo.

E’ in questo contesto, in questa selva di interessi che maturano le tragedie. Responsabile non è il cemento, non è il singolo ingegnere. Responsabile è la catena di determinazioni economiche orientata e condannata al profitto. Responsabile è un sistema di produzione che muove violenza alla natura, agli uomini e ignora la scienza. Tragedie come quelle di Genova sono ormai sempre più frequenti in tutto il mondo.

In Italia si aggiunge come specificità un surplus di ipocrisia e di moralismo da quattro soldi. Il governo Salvini&Di Maio, accusa la Società Autostrade per coprire la corresponsabilità dei propri partiti: la Lega per avere amministrato l’Italia e il Nord da decine di anni, i 5S per avere assicurato, con il loro super-esperto-guru-pagliaccio Grillo, che il ponte sarebbe restato in piedi “per altri cento anni”. Un’operazione da capo bastone: fuori i Benetton, dentro “gente nostra”, altri loschi affaristi del genere Belsito o Anzalone.

E’ noto che esistono in Italia altre centinaia di strutture a rischio come il ponte Morandi, e interi territori da mettere in sicurezza. Ma per affrontare di petto, e in profondità, un simile compito servirebbero ingenti risorse da spostare immediatamente, ad esempio, dalle spese militari. Sennonché Conte che annuncia a Genova un piano straordinario di monitoraggio delle strutture a rischio, è lo stesso che pochi giorni fa a Washington ha assicurato a Trump che l’Italia aumenterà le sue spese militari e non ridurrà in alcun modo il costosissimo acquisto degli F-35, mentre il duo Salvini&Di Maio hanno promesso a padroni e padroncini una finanziaria di grossa riduzione delle tasse. Oggi i tributi di rito ai Vigili del fuoco ai medici, agli infermieri ma ieri e domani tagli al personale, ai servizi, alla sicurezza.

Solo con un’altra società sarà possibile evitare disastri, dominare la natura e trovare con essa uno sviluppo equilibrato a favore della socialità umana. Noi siamo non solo per una difesa, contro il capitalismo, delle nostre condizioni ma per abbattere il dominio capitalistico che difende questo stato di cose e che non può che condurre al disastro l’umanità  e a produrre barbarie in continuità.

Il S.I.Cobas è vicino alle famiglie che hanno perso i loro cari.

S.I.Cobas Coordinamento Provinciale di Genova
S.I.Cobas Nazionale
15 agosto 2018