Donald Trump versione 2.0: origini e natura

Riprendiamo volentieri dal blog Noi non abbiamo patria questa analisi sul Trump degli ultimi mesi, che ha evidenti elementi di discontinuità, e non solo di continuità, con il Trump del 2016, e anche con quello del 2019. Non ci stancheremo di dire: per ragioni di ordine globale, internazionale, grandi avvenimenti sociali e politici sono in corso negli Stati Uniti. Bisogna seguirli, studiarli attentamente, per le loro enormi ricadute interne e mondiali.

Introduzione

Sono sempre più frequenti i commenti allarmati degli analisti politici riguardo che cosa farà Trump se dovesse uscire sconfitto dalla sfida elettorale con Biden. Cederà tranquillamente il potere, oppure griderà all’imbroglio elettorale, ricorrerà alla legge marziale ed invocherà l’aiuto ed il sostegno delle milizie armate dei Proud Boys e patrioti bianchi vari? Non solo Trump lascia intendere di non escludere niente, non solo i suoi fedeli consiglieri gli raccomandano un’azione repressiva preventiva in grande stile, ma l’argomento in questione è diventato il tema dell’ovvio, senza troppo stupore si dà per scontato che un qualche cosa che non ha precedenti accadrà.

Siamo di fronte ad un politico psicopatico venuto dal pianeta Marte, oppure Donald Trump con il mitico interprete di Ziggy Stardust ha in comune solamente il colore dei capelli, e si tratta di ben altro?

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Il ritorno di John Brown: i traditori della razza bianca nella sollevazione del 2020, di Shemon e Arturo (IW)

Gallup, NM. A man sleeping next to a house was questioned by police.  Gallup is a city in McKinley County, New Mexico. The population is 21,678 and 21.9% live below the poverty level. Gallup has the highest violent crime rate in the state of New Mexico. In 2012, violent crime was nearly five times the national average.
Matt Black, Magnum Photos

Questo testo è di grandissimo interesse: si occupa del rapporto tra proletari neri e proletari bianchi nella sollevazione statunitense nata dall’assassinio di stato di George Floyd – un rapporto assolutamente vitale per lo sviluppo della lotta anti-capitalista negli Stati Uniti e nel mondo. E’ un testo denso, ricco di considerazioni pienamente condivisibili, che ci fa toccare con mano quale grande storia di pensiero e di prassi rivoluzionaria c’è dietro le ribellioni di questi mesi, e quanto esse aprano, per molti versi, un capitolo nuovo nella storia degli Stati Uniti e del mondo. E’ giusto dichiarare, però, che ci pare eccessiva la loro enfasi sull’azione diretta e sull’azione illegale (entrambe indispensabili anche per noi, sia chiaro!), come unico, o almeno fondamentale, discrimine tra prospettiva rivoluzionaria e riformismo, e che non condividiamo il loro giudizio sugli avvenimenti di Kronstadt e sul movimento di Machno. Il testo è comparso sul blog Ill Will il 4 settembre, e lo abbiamo tradotto in collaborazione con il blog Noi non abbiamo patria.

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Dedicato a tutti i martiri della sollevazione del 2020

Qual’è la prognosi? … La prognosi è nelle mani di coloro che sono disposti a sbarazzarsi delle radici della struttura corrose dai vermi. (Franz Fanon)

Introduzione

L’estate del 2020 è stata un’estate di rivolte di massa. Quella che è iniziata il 26 maggio come una ribellione guidata dai neri a Minneapolis in seguito all’omicidio di George Floyd da parte della polizia, si è rapidamente diffusa in tutto il paese. Questa rivolta è stata iniziata da giovani neri, ma si sono rapidamente unite ad essa persone di tutti i colori e i generi. Questa moltitudine rivoluzionaria ha attaccato gli agenti di polizia, appiccato il fuoco ai dipartimenti di polizia, alle auto della polizia e alle banche, ha saccheggiato e ridistribuito beni e si è vendicata per gli innumerevoli omicidi di neri e non neri da parte della polizia. La prima settimana è stata l’Atto I della sollevazione.

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Lo spettro del socialismo è riapparso alla Casa Bianca…

Donald Trump hugs the flag at CPAC on Saturday. ‘America vs socialism’ was the official theme of this year’s CPAC, a slogan stamped all over the convention centre.

Avete ascoltato il discorso d’investitura di Trump? Oltre il prevedibile sciame di virus sciovinisti – la Brave America, l’America nazione eccezionale nella storia del mondo, il destino americano come destino di comando, e via nauseando – contiene una notizia che ha del sensazionale: oggi la grande, potente, invincibile Amerika, l’Amerika “per cui nulla è impossibile”, secondo Trump, è ad un solo passo dal baratro, minacciata dal socialismo, dai marxisti, dalla sinistra radicale, dall’anarchia. Che il miliardiario bianco Joe Biden possa essere l’uomo di paglia del socialismo marxista impersonato da Bernie Sanders, è una boutade degna di quell’impunito, efficace demagogo che Trump è.

Resta però, il fatto sensazionale: gli Stati Uniti d’America, per un intero secolo il baluardo dell’anti-comunismo, il gendarme universalmente presente dell’ordine capitalistico, in grado di attingere a inesauribili arsenali di merci, bombe, dollari, film, per bocca del loro comandante in capo, ammettono che il nemico di sempre, che sognavano di avere definitivamente schiacciato, è invece vivo, ed è ricomparso minaccioso addirittura dentro le mura di casa con i movimenti di piazza urbani e i suoi pericolosi agitators. Il rischio paventato da Trump, con un’accorta esagerazione propagandistica, è che questo nemico possa arrivare ad issare la propria bandiera sulla Casa Bianca oltraggiando a morte l’inviolabile tempio della sacra libertà, la libertà di sfruttare a volontà e assassinare esseri umani e natura non umana. Del resto, al di là delle esagerazioni propagandistiche, una delle tante dimostrazioni del BLM lo aveva costretto a rintanarsi in fretta e furia nei sotterranei blindati del palazzo presidenziale, un ‘piccolo’ fatto di un certo interesse, per noi.

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Usa: le bande del razzismo bianco cominciano a sparare

Mentre continuano, seppur con minor ampiezza, le dimostrazioni del movimento nato dall’assassinio di George Floyd, dando vita anche a plateali manifestazioni di disprezzo verso la bandiera a stelle-strisce, bruciata a Portland, le bande del suprematismo e del razzismo bianco cominciano a sparare, agendo da forza ausiliaria della polizia, che tra il 2017 e oggi ha comunque fatto la sua parte, trucidando 755 neri, e apparendo agli occhi della popolazione nera come una vera e propria forza di occupazione nei territori da essa più abitati.

Il fenomeno dei pogrom razzisti ad opera di bande di bianchi (a cominciare dai linciaggi) non è certo nuovo negli Stati Uniti; li attraversa, anzi, da Sud a Nord e da Est a Ovest, già dagli ultimi anni dell’Ottocento (per limitarci al periodo successivo all’abolizione della schiavitù). Per quanto questi attacchi abbiano quasi sempre avuto le spalle coperte dalle istituzioni dello stato, non sono mai rimasti senza risposte; risposte affidate per ora prevalentemente all’azione di massa. Da decenni, però, l’ala più radicale del movimento nero e il Black Panther Party hanno messo all’odg l’auto-difesa armata da queste proditorie aggressioni. È dovuto anche a questo se la funzione repressiva è stata sempre più fortemente avocata a sé dalla polizia. Ma da qualche anno, come sottoprodotto dell’attivismo del Tea Party e di una congerie di formazioni suprematiste, sono tornate in campo le squadracce private bianche, galvanizzate anche dai messaggi trumpiani.

Questo grande movimento di lotta deve perciò mettere in conto anche il concreto fronteggiamento di questa minaccia. Altro che gli happening da sballo con cui una certa sub-cultura da fine anni ’70 crede, in Italia e negli Usa, di poter aiutare il moto giovanile afro-americano e bianco/brown a portare a termine il suo compito!

Qui di seguito un aggiornamento sull’evoluzione della situazione tratto (con qualche modifica editoriale) da questa pagina facebook

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Stati Uniti: il movimento anti-razzista si intreccia con un numero crescente di scioperi

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo nuovo aggiornamento sugli sviluppi della situazione negli Stati Uniti, a ieri, 19 giugno. Oggi Trump ha radunato le sue truppe a Tulsa, ed è sicuro che ci sarà battaglia nei prossimi mesi, forse più dura ancora che in quelli passati.

Ieri, 19 giugno, era il Juneteenth – si ricorda e si celebra il 19 giugno 1865, giorno in cui l’ultimo stato confederato, il Texas, fu costretto ad abolire la schiavitù. Da generazioni gli afro-americani celebrano questo giorno, che non è una festa nazionale.

Ieri ci sono stati moltissimi cortei attraverso tutti gli Stati Uniti, ma anche molti scioperi spontanei: tra i più significativi quello dei lavoratori di Amazon di New York e quello dei portuali di Oakland.

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