Dai “Gilets Jaunes” rivoluzionari: un appello urgente alla solidarietà internazionale

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Ricevuamo e pubblichiamo volentieri un appello alla solidarietà attiva di alcuni “rivoluzionari” del movimento dei Jilets Jaunes, rilanciato con una breve introduzione dal  Nucleo Comunista Internazionalista

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Riceviamo e ritrasmettiamo a tutti il seguente appello (qui in calce, in diverse lingue anche in italiano) lanciato dai compagni francesi che da due mesi hanno accettato la sfida, in condizioni generali obiettive di partenza sfavorevolissime, e stanno lottando al fianco della rivolta sociale dei gilet gialli contro il capitalismo francese. Contro il suo stato, il suo governo, le sue polizie. Il prezzo pagato è già alto. Soprattutto per chi, come questi compagni, “non ha santi in paradiso”; per chi è fuori dai giochi, dagli intrallazzi e dai condizionamenti magari sotterranei con i poteri istituzionali borghesi.

Molti compagni, molti proletari sono detenuti prigionieri nelle carceri dello Stato democratico francese in attesa che…”giustizia si compia”.

E’ necessaria la solidarietà di classe, politica e materiale, verso questi anonimi lottatori appartenenti alla nostra classe! Continua a leggere Dai “Gilets Jaunes” rivoluzionari: un appello urgente alla solidarietà internazionale

Si-Cobas. Dalla parte dei gilet gialli

Da settimane il movimento dei gilet gialli ha scosso la Francia e l’Europa riportando al centro della scena pubblica il malcontento, la rabbia e la grande capacità di lotta e di auto-organizzazione dei lavoratori impoveriti.

La scintilla è stato l’ennesimo aumento delle tasse sui consumi, quelle che colpiscono i salariati nel modo più duro, senza alcuna possibilità di scampo. Ma la protesta che è nata, è andata molto al di là della richiesta di annullamento della tassa sul gasolio. E si è trasformata in una rivolta popolare contro decenni di politiche anti-proletarie e di ridimensionamento delle condizioni economiche dei ceti medi, che sono andate a esclusivo beneficio delle imprese, delle banche, dei capitalisti, dei ricchi.

Il movimento dei gilet gialli, infatti, ha messo in campo una serie di rivendicazioni che riguardano la parte della popolazione a basso reddito, e soprattutto l’insieme della classe lavoratrice, non solo francese: forti aumenti dei salari e delle pensioni; loro indicizzazione all’inflazione; forte incremento delle tasse sulle grandi imprese e sulla ricchezza, progressività delle imposte; ricostituzione del welfare e dei servizi pubblici semi-distrutti dalle politiche neo-liberiste; cessazione del pagamento del debito di stato “illegittimo”; stop alla precarizzazione del lavoro, e sua inversione con la crescita dei contratti a tempo indeterminato; etc.

Davanti alla repressione sempre più brutale della “banda di Macron”, i gilet gialli non si sono fatti né intimidire né disperdere. Anzi hanno cominciato a gridare: Macron démission, esprimendo anche in questo il sentire comune di milioni di lavoratori. Continua a leggere Si-Cobas. Dalla parte dei gilet gialli

Gilet Gialli di Francia: La gente, la nostra gente, ne ha pieni i coglioni. Via il governo Macron, via il ‘governo dei ricchi’. Una prima sommaria cronaca politica.

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo questo commento politico dei compagni del Nucleo Comunista internazionalista al movimento di lotta dei gilet gialli in Francia.

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Nel movimento di autentica rivolta popolare che come goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato innescato dall’imposizione della tassa “ecologica” sul diesel (ennesima tassa: “per il governo siamo come delle vacche da mungere” si dice fra chi fatica ad arrivare a fine mese e ne ha davvero piene le scatole e dunque, vivaddio, si ribella all’insopportabile stato delle cose) c’è, per il momento, una prima data “spartiacque” che marchiamo nella nostra cronaca politica: il 17 di novembre 2018.

Prima di tale data, il movimento partito dall’iniziativa di alcune donne (fra cui una di colore, capirete subito più oltre il senso della puntualizzazione) che si sono messe a spulciare fra la gragnola di bollette e di relativi aumenti constatando e denunciando che “c’è qualcosa che non va” nell’andazzo delle cose “governato dai ricchi” e personificato dall’odiosa figura del presidente Macron che si tratta di cacciare via, prima di tale data dicevamo, il movimento è stato osservato e marchiato con un misto di supponenza e disprezzo dalla borghesia (dai maitre-à-penser al suo servizio). Un movimento che non è, e non può essere altro, dice la borghesia “illuminata” e “progressista”, che brodo di coltura di massa per la demagogia social-nazionale della Le Pen e delle altre correnti dell’estrema destra. Come il signorotto sapiente, civile, lungimirante che dall’alto guarda in basso lo spregevole e puzzolente popolaccio, rozzo e ignorante al punto di fregarsene dei destini ecologici del mondo ma di badare solo, volgarmente, ai destini delle sue tasche sempre più vuote e ai bassi istinti dettati dal suo stomaco.

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Il movimento dei “gilet gialli”

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Abbiamo selezionato dei materiali sul movimento dei “gilet gialli” in Francia per i visitatori di questo blog (che riprendiamo dal sito alencontre.org, su cui è presente un’ampia e aggiornata documentazione).

Il primo è un articolo di Alain Bihr, che consideriamo l’analisi più attendibile della composizione di classe del movimento e della sua essenziale spontaneità, e un’altrettanto attendibile presa d’atto della distanza da esso della sinistra liberal-democratica o riformista, ma anche di buona parte della sinistra sindacale e politica che si professa anti-capitalista (questo, a prescindere dal concordare o no con le sue indicazioni e raccomandazioni politiche). Il secondo è un elenco delle rivendicazioni emerse dai diversi comitati (che hanno differenti composizioni sociali).

Questo movimento è partito da una rivendicazione assai limitata (e certo inter-classista) riguardante l’aumento del prezzo del carburante, e ha poi espresso, nel corso del suo ampliamento e della sua radicalizzazione, una serie di rivendicazioni che rispecchiano in pieno il malessere, la rabbia, le aspettative e le istanze di strati sociali appartenenti a due distinte classi sociali (classe lavoratrice/proletariato, piccola borghesia).

E’ un movimento meno ampio di quello contro la Loi Travail, ma più arrabbiato, almeno finora più determinato, se è vero che non è arretrato davanti ad una repressione statale massiccia e non ha ceduto alle prime avances del governo e di Macron. Ma è certamente minato al suo interno da questa eterogeneità originaria, dato che non esistono le indistinte “moltitudini”, né gli indistinti “popoli” evocati dai “sovranisti”. Proprio su questa eterogeneità fa leva l’establishment per provocarne il rinculo e lo sfaldamento. Continua a leggere Il movimento dei “gilet gialli”