Altri 750 miliardi sulla schiena dei lavoratori di tutta Europa (e non solo)!

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Ci siamo: il progetto della Commissione von der Leyen è diventato realtà. Ci vorrà ancora qualche mese, e si abbatterà sulle schiene dei lavoratori di tutta Europa e sulle schiene degli oppressi dei paesi dominati e controllati dall’Unione europea, un macigno dal terribile peso di 750 miliardi di nuovo debito di stato che dovremo ripagare per decenni, con gli interessi – a meno che non rovesciamo il tavolo e facciamo a pezzi il suddetto progetto.

Dovremo ripagare a chi? Elementare: ai padroni dei debiti di stato. Cioè a quella masnada (detta élite) di banchieri, finanzieri, imprenditori, speculatori “puri”, super-burocrati civili e militari super-pagati, capi mafia, etc., che hanno nella loro disponibilità, in ogni paese europeo, la quasi totalità dei titoli di stato, che ora si arricchiscono di una nuova figura: i titoli del debito UE, di questo finto-vero-finto super-stato.

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Bonomi, Confindustria: li vogliamo lavoratori-soldati

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Si è appena insediato il nuovo presidente di Covindustria, Carlo Bonomi, forte di un 99,9% di consenso. Il suo discorso di insediamento merita un breve commento perché esprime al meglio la feroce determinazione con cui il padronato punta alla ripresa. A riprendere a macinare profitti dopo il tracollo economico di questi mesi.

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Solidarietà ai compagni anarchici arrestati

Riceviamo e volentieri pubblichiamo
In una sola cosa il governo Conte-bis si è rivelato in questi mesi pronto ed efficiente: nel reprimere ogni forma di resistenza e di protesta politica contro il suo operato a sostegno delle pretese padronali, e nel negare l’esercizio della libertà di sciopero e organizzazione sindacale sui luoghi di lavoro e fuori dai luoghi di lavoro, come con i disoccupati.
Così, per circoscrivere e isolare i primi momenti di necessaria rottura della quarantena sociale imposta alla classe lavoratrice e ai movimenti sociali, sono fioccati da Nord a Sud fermi, multe, denunce, sgomberi di magazzini (come alla TNT di Peschiera Borromeo fino ai disoccupati di Napoli), divieti, minacce, in un’azione volta ad intimidire e prevenire l’allargamento del fronte delle lotte di massa.
Questa macchina della repressione di stato e di classe, che protegge i responsabili dei disastri sanitari, dello sfruttamento, della precarietà e dei massacri nelle carceri, si è abbattuta nei giorni scorsi su 12 compagni anarchici colpevoli, agli occhi dei detentori del potere economico e politico, di essersi ribellati contro i loro crimini, di rifiutare la logica capitalistica che si identifica con il dio-profitto, e di volere “un altro mondo possibile e necessario”, basato su rapporti sociali di autentica fratellanza, uguaglianza, cooperazione sociale.
Ma più avanza questa doppia, devastante crisi, più impossibile sarà per il governo, per il padronato, per gli apparati dello stato, coprire le proprie responsabilità nella produzione e nella gestione anti-proletaria della crisi stessa.
Né potranno impedire che si dispieghi la risposta di lotta degli operai e degli sfruttati, italiani e immigrati, e che si rafforzino i legami tra quanti, organismi sindacali e politici, sono determinati a resistere, a rifiutare ogni forma di patto sociale con i capitalisti, a respingere razzismo e nazionalismo, e ad affermare la prospettiva di una coerente lotta al sistema capitalistico.
Oltre quello che può unirci o dividerci, perciò, solidarietà e fratellanza con i compagni anarchici arrestati, e con tutti e tutte coloro che la repressione di stato cerca in vario modo di intimidire.
15 maggio 2020
Fronte unico anti-capitalista

Una regolarizzazione-beffa: per gli immigrati sempre e solo leggi speciali ammazza-diritti

IL CAPORALATO AGRICOLO |

Dopo infinite schermaglie è arrivato il provvedimento del governo Conte per la regolarizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori immigrati. Ed è un provvedimento-beffa.

Anzitutto i numeri. Per ammissione del governo ci sono oggi in Italia (almeno) 600.000 immigrati/e privi di permesso di soggiorno. Ebbene, il governo ha deliberato di regolarizzarne solo un terzo e a precise condizioni. Secondo la ministra degli interni Lamorgese, che d’ora in poi chiameremo LaSalvini, si tratterà di circa 200.000 persone (lo dice sul Corriere della sera di oggi, 14 maggio). Quindi il governo Pd-Cinquestelle ha deciso che gli altri 400.000 debbono restare irregolari, a completa disposizione del sistema delle imprese, incluse le intoccabili imprese della criminalità organizzata, che li supersfrutta beneficiando della loro irregolarità.

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Fase 2. La scommessa autoritaria del governo Conte, di Errezeta

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Non sono riusciti a contenere il contagio del COVID, per una sanità allo sfascio e per la sete dei profitti degli industriali, e ora vorrebbero contenere il contagio dell’insubordinazione sociale. Il DPCM del 26 aprile che, in continuità con i precedenti decreti, apre la Fase-2, conferma il carattere coercitivo e reazionario dello Stato italiano, che come comitato di affari dei padroni, una volta portato a casa il risultato di assicurare la produzione agli industriali, si accinge a creare le condizioni affinché essi non vengano disturbati dalla lotta di classe degli sfruttati, invocando la responsabilità individuale e l’amor patrio. Una scommessa al buio e rischiosa per la pelle dei lavoratori e delle lavoratrici (al riguardo segnaliamo gia’ qui degli articoli ed un’inchiesta relativi alla Piaggio di Pontedera, alla Fincantieri di Monfalcone e alla Dalmine di Bergamo), e per le loro libertà sindacali e di associazione. Ma rischiosa anche per i capitalisti e i loro funzionari esecutivi.

Operai e operaie possono stare alla catena, senza “distanziamento sociale”, ma non possono farlo in assemblea un metro gli uni dagli altri e con le mascherine. Le persone in fila al supermercato distanziate di un metro le une dalle altre e con le mascherine non configurerebbero un assembramento. Perché analoghe possibilità, con le stesse modalità, sono vietate se si tratta di incontrare amici, o di manifestare per le proprie necessità e diritti?

Con il DPCM del 26 aprile, che lancia la c.d. Fase 2, il Governo si assume il rischio dell’apertura di altri settori, ritiene che si deve entrare in una fase di convivenza con il virus, e che occorrerà tenere sotto controllo la curva epidemiologica, con la consapevolezza che mandando altri milioni di lavoratori a lavorare, ci saranno altri contagi e altri morti.

Comprimere le altre occasioni di socialità, in una fase in cui milioni di lavoratori tornano a lavorare per le esigenze produttive e di profitto dei capitalisti, è solo una scommessa criminale e dispotica, per fare in modo, da un lato, che il Sistema Sanitario Nazionale possa reggere l’impatto dei nuovi contagi, dei nuovi ricoveri e dei nuovi morti, e per creare dall’altro le condizioni di limitazione delle libertà individuali e collettive affinché i padroni non vengano disturbati nell’attuazione dei loro piani di rilancio, impedendo qualsiasi manifestazione di dissenso e di lotta.

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