Un segnale forte ed importante – Movimento di lotta disoccupati 7 novembre

Con un po’ di ritardo pubblichiamo queste considerazioni del Movimento 7 novembre sulla manifestazione di sabato 13 a Napoli, che confermano e integrano, dal punto di vista dei disoccupati in lotta, quanto comparso finora sul nostro blog.

Ci siamo presi qualche ora in più per scrivere due parole dopo la mobilitazione di Sabato a Napoli ma resta molto difficile mettere nero su bianco tutto quello che vorremmo esprimere.

Iniziamo però a dire qualcosa.

Migliaia di persone hanno risposto al nostro appello per stringersi attorno alla lotta ed alla prospettiva che la nostra lotta ha indicato in questi anni: lavoro stabile e sicuro, salario garantito, unità con le lotte dei lavoratori e lavoratrici e tutte le altre lotte sociali contro la repressione. Ma la mobilitazione è andata, come volevamo, ben oltre la solidarietà contro la repressione che colpisce il movimento (ed in generale tutte le lotte) e l’indagine di associazione a delinquere che vede coinvolti alcuni nostri portavoce.

Un’accusa che abbiamo rispedito al mittente come chiariva l’apertura del corteo con i cartonati con scritto “L’associazione a delinquere siete voi” ed il chiaro riferimento dei volti di Draghi, il Presidente di Confindustria Bonomi, i rappresentanti dell’Unione Europea, i sindacati confederali.

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Il “governo dei migliori” poliziotti

Pressing sul governo per le riaperture. Draghi: dare speranza al Paese

Con la benedizione del gran sacerdote Mattarella, è arrivato il divieto dei cortei nel centro delle città, sotto o vicino ai palazzi del potere, che vanno blindati dalla protesta sociale, e operaia in particolare. La cosa era nell’aria da giorni. Per l’esattezza dal venerdì 15 ottobre quando per la prima volta dal loro inizio, le proteste “no green pass” erano state rafforzate, e in parte cambiate di segno, da primi contingenti di operai e proletari organizzati di alcuni porti del Nord, dell’Elettrolux di Susegana e di altre fabbriche del Triveneto e dell’area torinese, di diversi magazzini della logistica. Fino a quel momento prima le manifestazioni “no vax”, poi quelle “no green pass” erano state lasciate libere di fare questo e quello, come non è successo una sola volta, fosse pure per sbaglio, alle dimostrazioni dell’opposizione di classe. Libere perfino di assaltare e semi-sfasciare la sede centrale della CGIL, col cortese accompagnamento della polizia di stato.

Ma il pericolo di vedere bloccata, anche solo in piccolissima parte, la produzione e la circolazione delle merci da settori della “classe indispensabile” – questo no! E tanto più in una protesta contro uno strumento divisivo e repressivo quale il lasciapassare finto-sanitario. Fiutato il pericolo, i poteri forti hanno messo in moto la loro eterna base di massa (i commercianti), mentre il governo Draghi ha azionato gli idranti a Trieste per far capire a tutti che la festa era finita. Il bersaglio formale del governo sono le dimostrazioni dei “no green pass”, quello sostanziale è la scesa in campo di primi contingenti di proletari collocati al di là della “solita” logistica, tanto più in una congiuntura che può riscaldarsi all’improvviso, di sblocco dei licenziamenti, carovita galoppante, precarizzazione illimitata dei rapporti di lavoro, omicidi sul lavoro in serie, ritorno alla legge Fornero…

Il messaggio è stato formalizzato con il discorso di Mattarella a Parma e la circolare del ministro dell’interno contenente i nuovi ordini. I cortei, forse, ma solo in periferia. Meglio, comunque, i sit-in (dove ci si affolla più che nei cortei… davvero una decisiva misura salva-covid, mentre ogni giorno in autobus, metro, treni si serrano le une sulle altre milioni di persone con e senza “green pass”, etc.). Meglio ancora, si dirà domani, la manifestazione del proprio pensiero individuale da remoto (è la cosa più “civile” e “innovativa” – come ha mostrato anni fa la premiata ditta Grillo-Casaleggio).

È del tutto evidente: questa è una forzatura rispetto all’attuale ordinamento giuridico, che non consente di restringere il diritto a manifestare il proprio dissenso dalle decisioni delle autorità di stato in base ai contenuti della protesta (in questo caso il “no al green pass”). È un’ulteriore stretta autoritaria, parte di quell’uso capitalistico della “emergenza pandemica” che abbiamo denunciato dal primissimo momento, per l’esattezza dal divieto di manifestare l’8 marzo 2020 ingiunto dal governo Conte bis al movimento delle donne e ai sindacati di base. Un’ulteriore stretta repressiva di cui è parte integrante l’attacco sistematico delle polizie di stato ai picchetti del SI Cobas, da Milano a Prato, e se non bastasse, la libertà di aggressione delle squadracce padronali tutelate dagli apparati di stato – un fenomeno che stranamente sfugge alla quasi totalità degli anti-autoritari “no green pass”…

Non ci scandalizza la violazione della Costituzione formale, perché sappiamo che a prevalere è sempre la costituzione materiale, cioè il rapporto di forza tra le classi. Ed anche perché la Costituzione di cui si favoleggia con melanconici amarcord è quella che ha sottratto dall’inizio al “popolo sovrano” qualsiasi interferenza in tema di politica internazionale (leggi: guerra) e in materia fiscale (leggi: accumulazione della ricchezza e del potere), e che in seguito, nei suoi aggiornamenti, ci ha messo intorno al collo il pareggio di bilancio come vincolo insuperabile e l’autonomia differenziata. I democratici a cui è rimasto un minimo di dignità avrebbero, quindi, di che sollevarsi… lo faranno?

Per quanto ci riguarda, l’appello è a denunciare ovunque questo provvedimento per quello che è al di là delle proteste “no green pass”: un attacco alle manifestazioni di piazza. La Repubblica non si vergogna di motivarlo con il “Basta violenza No vax”. Ma la sola violenza che si è vista in questi due anni è quella degli apparati statali e padronali, della moltiplicazione degli ordini e dei divieti (pure i più cervellotici), del terrorismo della informazione/disinformazione di regime, della coazione ad andare a lavorare costi quel che costi. E l’altra terribile violenza che si sta tessendo dietro la cortina fumogena della propaganda di regime, è quella di nuove guerre dentro e oltre la “nuova guerra fredda” contro Cina e Russia.

Non facciamoci intimidire!

A cominciare dalla manifestazione del 13 novembre a Napoli riaffermiamo la voglia, il diritto, la necessità di manifestare in massa contro la macelleria sociale messa in atto dal governo Draghi e contro la smisurata arroganza del padronato, euforico per le opportunità che gli offre un tale governo. Rilanciamo con forza la mobilitazione che ci ha portati allo sciopero unitario dell’11 ottobre e agli scioperi del 15 ottobre, e proiettiamoci verso le lotte in corso in Grecia e in altri paesi dove si sta resistendo all’uso capitalistico della pandemia.

Il posto di lavoro non si tocca. Ritiro immediato del “green pass”! – SI COBAS

IL POSTO DI LAVORO NON SI TOCCA!

A poche ore dall’entrata in vigore dell’obbligo del greenpass su tutti i luoghi di lavoro pubblici e privati, è oramai chiaro ed evidente a tutti il totale fallimento della prova di forza messa in atto dal governo Draghi col DL 127/2021.

Una prova di forza che non ha nulla a che fare né con la tutela della salute e della sicurezza, né tantomeno con la prevenzione del rischio pandemico sui luoghi di lavoro, ma che al contrario risponde a un disegno politico del governo Draghi, che utilizza il tema del vaccino come cavallo di Troia per dividere i lavoratori ed accelerare il ricatto e lo strapotere padronale sull’insieme del lavoro dipendente.

Il messaggio lanciato dai portuali di Trieste è chiaro come non mai: al disegno governativo e padronale di dividere e contrapporre tra loro i lavoratori vaccinati e non vaccinati, bisogna rispondere uniti e compatti.

Non possiamo consentire che quello stesso governo e quegli stessi padroni responsabili della strage quotidiana dei morti sul lavoro, del collasso degli ospedali durante il picco pandemico, dello sfascio della sanità, della scuola, dei trasporti, dell’attacco ai salari e dello sblocco dei licenziamenti, ora vogliano arrogarsi il potere di decidere chi può entrare al lavoro e chi deve restare a casa senza salario!

In queste ore almeno 3 milioni di lavoratori sono ancora privi del certificato verde, e l’intero sistema sanitario è in tilt poiché non è possibile soddisfare le centinaia di migliaia di richieste di tamponi.

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I “bellissimi sogni” di Bonomi, l'”uomo necessario” a realizzarli (Draghi), l’11 ottobre per cominciare a infrangerli

Bonomi: fine Draghi, stay a long time. The premier: the government will not  raise taxes, money

L’assemblea generale di Confindustria di giovedì 23 settembre ha incoronato Draghi, l'”uomo necessario” per realizzare quelli che un euforico Bonomi ha chiamato “i nostri bellissimi sogni”.

Raramente, in passato, la storica organizzazione del padronato industriale aveva conferito un mandato altrettanto incondizionato ad un suo governo: “noi imprese non esitiamo a dire che ci riconosciamo nell’esperienza di questo governo e ci auguriamo che continui a lungo e torniamo ad esprimergli con forza raddoppiata tutto il nostro apprezzamento”.

Dopo aver liquidato il blocco dei licenziamenti come una sciocchezza e quota 100 come un furto, Bonomi ha regalato qualche scampolo dei “bellissimi sogni” padronali: via l’Irap sulle imprese; taglio di 10-13 miliardi al cuneo fiscale, cioè: al welfare pubblico; riforma degli “ammortizzatori sociali” introducendo una forma di assicurazione privata pagata dai lavoratori; collocamento della forza-lavoro affidato ancor più di oggi alle agenzie interinali; privatizzazione generalizzata dei servizi pubblici locali (trasporti, etc.) per sfondare nei “troppi settori dell’economia italiana sottratti alla logica della concorrenza e del mercato”; “un maggiore accesso dei privati nell’offerta di servizi sanitari”; subordinare in modo ancor più stretto gli istituti tecnici e la scuola superiore agli ordini delle aziende. Queste le “riforme strutturali” che ora si debbono fare, maledette e subito: “basta rinvii, basta veti, basta giochetti”; le “bandiere di partito” debbono ritirarsi in buon ordine davanti al partito trasversale dei padroni. E, naturalmente, “green pass” super-obbligatorio.

E’ lo sviluppo che lo esige! Lo sviluppo dei profitti e della produttività del lavoro. Non per un solo anno, ma per un lungo periodo, con l’auspicio di un’era Draghi.

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Stato di polizia sui luoghi di lavoro. A Trucazzano (Milano) fogli di via agli operai licenziati! – SI Cobas

Non c’è retorica nel sostenere che quanto sta succedendo a Trucazzano rappresenta “un ulteriore salto di qualità della repressione statale” – finora i fogli di via, frutto della legislazione fascista del 1931, erano stati usati contro i militanti solidali con la lotta operaia. In questo caso, invece, vengono emessi dalla questura di Milano contro i lavoratori licenziati!, ai quali si vieta di protestare contro il proprio licenziamento.

E’ chiara la differenza?

Riproponiamo ora la domanda che ponemmo nell’aprile scorso davanti alle violenze padronali e di polizia al magazzino FedEx di San Giuliano Milanese (ben prima dell’uccisione di Adil Belakhdim):

Come mai tutto tace?

Negli scorsi mesi in tanti, anche a livello istituzionale e governativo, hanno espresso la loro condanna per l’omicidio di Adil Belakhdim a Biandrate (NO) durante lo sciopero nazionale della logistica ed espresso solidarietà ai licenziati Fedex attaccati brutalmente fuori ai cancelli di San Giuliano Milanese e Tavazzano (MI).

Come prevedibile, appena sono calati riflettori mediatici su questi episodi, il clima repressivo e la criminalizzazione dei lavoratori in sciopero contro i licenziamenti e lo sfruttamento ad opera di padroni e polizia è non solo rimasta identica, ma sta in queste ore addirittura registrando un ulteriore salto di qualità.

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