Stato di polizia sui luoghi di lavoro. A Trucazzano (Milano) fogli di via agli operai licenziati! – SI Cobas

Non c’è retorica nel sostenere che quanto sta succedendo a Trucazzano rappresenta “un ulteriore salto di qualità della repressione statale” – finora i fogli di via, frutto della legislazione fascista del 1931, erano stati usati contro i militanti solidali con la lotta operaia. In questo caso, invece, vengono emessi dalla questura di Milano contro i lavoratori licenziati!, ai quali si vieta di protestare contro il proprio licenziamento.

E’ chiara la differenza?

Riproponiamo ora la domanda che ponemmo nell’aprile scorso davanti alle violenze padronali e di polizia al magazzino FedEx di San Giuliano Milanese (ben prima dell’uccisione di Adil Belakhdim):

Come mai tutto tace?

Negli scorsi mesi in tanti, anche a livello istituzionale e governativo, hanno espresso la loro condanna per l’omicidio di Adil Belakhdim a Biandrate (NO) durante lo sciopero nazionale della logistica ed espresso solidarietà ai licenziati Fedex attaccati brutalmente fuori ai cancelli di San Giuliano Milanese e Tavazzano (MI).

Come prevedibile, appena sono calati riflettori mediatici su questi episodi, il clima repressivo e la criminalizzazione dei lavoratori in sciopero contro i licenziamenti e lo sfruttamento ad opera di padroni e polizia è non solo rimasta identica, ma sta in queste ore addirittura registrando un ulteriore salto di qualità.

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A fianco degli operai GKN. Contro i licenziamenti di massa serve qui e ora un fronte unico di classe! – SI Cobas

Riceviamo e molto volentieri condividiamo, sottolineando quelli che sono a nostro avviso dei passaggi-chiave di questo comunicato, tutti relativi alla necessità imperiosa di una strategia, di un orizzonte e di un programma di lotta “che tenga conto del contesto generale dello scontro di classe”, e faccia convergere in un fronte unico di classe contro il padronato e il governo Draghi le singole spinte di lotta, altrimenti destinate all’asfissia. Lo facciamo perché anche nella vicenda GKN, e più ancora in altre vicende di licenziamenti di massa, ci pare di cogliere il rischio di pericolose forme di autocentratura e di particolarismo. Se poi saremo smentiti, tanto meglio!

OGGI IN MIGLIAIA A FIANCO DEGLI OPERAI GKN.

CONTRO I LICENZIAMENTI DI MASSA SERVE QUI ED ORA UN FRONTE UNICO DI CLASSE!

Stamane un enorme corteo ha attraversato la zona industriale di Campi Bisenzio a sostegno della lotta dei licenziati Gkn.

In piazza una folta rappresentanza del sindacalismo di base e combattivo, tante vertenze sia del comparto privato che pubblico, e numerosissimi solidali.

Come SI Cobas abbiamo preso parte alla manifestazione con due spezzoni espressione di due tra le principali vertenze che in questi mesi ci stanno vedendo protagonisti: da un lato i lavoratori della Textprint di Prato, dall’altro i facchini della FedEx di Piacenza.

Una scelta non casuale, frutto della necessità oggettiva di mettere in collegamento quelle esperienze che su scala nazionale si stanno contrapponendo alla macelleria sociale voluta dai padroni e dal governo Draghi, nei fatti e non solo a parole, con la lotta e non con sterili proclami sui media.

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Giù le vostre zampe da Adil, gente senza pudore! – g. g.

La morte di Adil Belakhdim è omicidio padronale e governativo. Mentre il capo del governo ed i politici parlamentari che ne stanno parlando in queste ore sono… senza pudore!

Alla fine ci sono arrivati: dopo mesi di provocazioni, agguati, spedizioni squadristiche, cariche ai picchetti, arresti, denunce, fogli di via, intimidazioni, ferimenti di lavoratori, si è cercato e trovato il morto. A rimettere la vita per la causa comune dell’emancipazione dei lavoratori è Adil Belakhdim, 37 anni, originario del Marocco, coordinatore provinciale del SiCobas di Novara, schiacciato da un camion che voleva “forzare” il presidio operaio durante lo sciopero generale della Logistica.

Prima di lui altri lavoratori immigrati hanno lasciato la vita davanti ai cancelli dei lager-magazzini, nella schiavitù dei campi, nelle baracche fatiscenti adibite ad “abitazioni”; o semplicemente in mare, oppure ancora per strada: vittime dell’odio fomentato da questo sistema di sfruttamento.

Nella Logistica, che ora tutti improvvisamente “scoprono”, sono anni che il SiCobas ed altre realtà di sindacalismo “conflittuale” denunciano e combattono una realtà vomitevole di supersfruttamento, caporalato, intimidazione, illegalità, di aggiramento delle leggi e dei contratti di lavoro. Quella “legalità” che ora i portavoce della politica padronale vorrebbero “ripristinare”, e che gli stessi sindacalisti delle Confederazioni – ora fulminati sulla via di Damasco – si sono ben guardati dal difendere seriamente. Non scordiamoci mai che fino ad ieri i vertici confederali additavano alla giusta e sacrosanta lotta del SiCobas la responsabilità delle “tensioni” nei magazzini della Logistica, cercando così di mascherare la loro collusione coi padroni e col potere politico: nazionale e locale.

E ora? Ora che Adil è stato ammazzato da questa logica capitalista de “la produzione dei profitti prima di tutto e sopra a tutto”, ora che la direttiva padronale e governativa della “ripresa ad ogni costo” ha fatto la sua ultima vittima, ora che cosa vengono a dirci i governanti in merito ai fatti di Novara?

Cosa hanno da dirci dopo che a Novara si è “chiuso” il cerchio degli ultimi mesi iniziato a S. Giuliano Milanese e continuato poi a Lodi ed a Prato?

Draghi (Presidente del Consiglio): “Sono molto addolorato… Fare luce sull’accaduto.”

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Alla lotta contro i licenziamenti! Alla lotta contro il governo Draghi! – TIR

Siamo ad un passo dallo sblocco dei licenziamenti di massa, e sulla stampa di regime, il regime-Draghi, è partito il battage propagandistico dell’“andrà tutto bene”, che già ci assordò tempo fa, e abbiamo visto com’è andata. Al megafono il forzista Brunetta, ministro della p.a.: “Siamo alla vigilia di un nuovo boom economico. Stiamo vedendo all’opera gli ‘spiriti animali’ della nostra Italia. Con le nostre riforme (…), una rivoluzione gentile. È il momento Italia” (la Repubblica, 30 maggio). Il capo di Bankitalia Visco ha lanciato l’identico messaggio.

C’è euforia nei palazzi del potere.

Il boom di cui parlano sarebbe in realtà un semplice rimbalzo dal fosso (-8,9%) in cui è caduta nel 2020 l’economia italiana insieme a quella mondiale; un rimbalzo che, se andasse “tutto bene” (+4,3% nel 2021, +4,0% nel 2022), la riporterebbe nel 2023 ai livelli del 2019, che erano inferiori a quelli del 2007. Ma non è detto che vada come prevedono.

La loro euforia si fonda sull’ipotesi di una ripartenza a razzo di Stati Uniti e Cina in grado di trainare l’intera economia mondiale. Su questa ripartenza a razzo gravano, in realtà, diverse incognite, che potrebbero farla cortocircuitare anche piuttosto a breve. A cominciare dall’andamento della pandemia da covid-19 nel mondo, e dalla non remota possibilità di nuove pandemie in arrivo. C’è poi il forte rialzo dei prezzi delle materie prime tradizionali (legno, ferro, rame, petrolio), e la scarsità di materie prime strategiche per la cd. “transizione ecologica”. E il temuto riaffacciarsi dell’inflazione potrebbe portare al rialzo dei tassi d’interesse prima del previsto. Il che, a sua volta, farebbe esplodere la miccia del debito di stato e privato innescando la crisi finanziaria finora scongiurata – e spezzerebbe l’incantesimo che assegna alla creazione di enormi quantità di moneta a credito senza un corrispettivo reale di produzione di valore, il magico potere di sanare le ferite della crisi. E poi ci sono le crescenti tensioni tra Stati Uniti e Cina, Stati Uniti e Russia che potrebbero avere, tra rappresaglie e contro-misure difensive, un impatto duro sulla stessa ripresa. Per non parlare dell’incognita costituita da una nuova grande insorgenza delle masse sfruttate e oppresse del mondo arabo e “islamico”, la cui forza sismica è stata evidenziata dalla recente sollevazione palestinese.

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I gravi fatti di questa notte a Milano… Mobilitiamoci contro l’escalation repressiva del governo Draghi e del padronato – TIR (italiano – english)

È urgente una risposta forte e unitaria all’escalation repressiva del governo Draghi e del padronato!

I fatti di questa notte al magazzino Zampieri FedEx di San Giuliano sono tra quelli che parlano chiaro: prima l’assalto al picchetto operaio di una squadraccia di mazzieri travestiti da operai, armati di bastoni, pistole taser, tirapugni (con diversi feriti); poi l’intervento di oltre 100 poliziotti e carabinieri per identificare gli operai licenziati in picchetto e i solidali, che erano stati appena aggrediti. Sapendo che non basteranno né le manovre di divisione, né la collaborazione di Cgil-Cisl-Uil ad evitare lo scoppio di acuti conflitti sociali, il governo Draghi e il padronato si preparano, di buona intesa, a fronteggiare la stagione dei licenziamenti con il pugno di ferro.

E dal momento che con le denunce, gli arresti, le multe, i fogli di via non sono riusciti a fermare la lotta dei facchini SI Cobas di Piacenza, sono passati alle bastonature di stato in serie per ferire e intimidire. Alla FedEx di Peschiera Borromeo, all’Esselunga di Pioltello, a piazza Colonna a Roma, contro i disoccupati del Movimento 7 novembre a Napoli, così come in precedenza contro i No Tav a Torino e in valle. Non c’è stato finora il morto o i morti. Ma la dinamica messa in moto, che ha sdoganato la violenza dei crumiri, in azione stanotte con martelli anche alla DHL di Liscate, sicuri di restare impuniti, porta in questa direzione.

Dobbiamo fermarla sul nascere!

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