La resa di Syriza non chiude la “questione greca”

betrayal

La Grecia è scomparsa, o quasi, dalle prime pagine. È prevedibile ci tornerà dopo le elezioni del 20 settembre. Ma non saranno certo le imminenti elezioni, quale che sia il loro esito, a risolvere la “questione greca”. Le sue coordinate, infatti, sono extra-parlamentari. Attengono alla crisi del capitalismo e ai rapporti di forza tra le classi. E sono già chiare da anni. Le vicende del referendum e del dopo-referendum, con la resa di Tsipras e di Syriza ai diktat della Troika e dei capitalisti greci, le hanno ulteriormente confermate. Perché dicono che nonostante la catena di lotte degli scorsi anni, e nonostante il rifiuto dei memorandum sia stato ribadito dalla vittoria del No al referendum del 5 luglio, per i lavoratori e i giovani deprivilegiati della Grecia la strada è ancora tutta in salita. Come lo è, del resto, per i proletari dell’intera Europa (e del mondo).

Qui in Italia diversi esponenti della extra-sinistra hanno tratto spunto dalle grandi difficoltà attuali del movimento di massa anti-memorandum, per spargere a piene mani disfattismo nei confronti della lotta dei lavoratori, in Grecia e ovunque, e per rilanciare un nazionalismo ‘sociale’, un social-nazionalismo, funesto per le sorti del proletariato. Abbiamo scritto queste note in polemica con loro, ma non certo per convincere loro. Il nostro intento è, invece, quello di promuovere il confronto, finora deficitario, tra quanti ricercano una via d’uscita dalla profonda crisi ideologica, politica e organizzativa in cui versa il movimento proletario su scala europea e internazionale senza nulla concedere al riformismo e al nazionalismo.

Il ‘caso greco’ e la resa di Syriza hanno dimostrato una volta di più che l’illusione di poter uscire da questa crisi a mezzo di elezioni e con il rilancio di politiche riformistiche, produce solo nuovi disastri, con l’effetto di rafforzare i sentimenti di sfiducia e rassegnazione già così largamente presenti tra i lavoratori. Discutere di questa resa può e deve servire a schizzare un percorso per la rinascita del movimento di classe (nel suo insieme) che non sia fondato sulle sabbie mobili. Lo scontro di classe in Grecia, infatti, non è qualcosa di a sé stante: è parte integrante dello scontro di classe in corso in Italia e a scala internazionale, e anticipa per molti versi ciò che sta per avvenire qui e in altri paesi dell’Europa. Tanto più ora che la crisi globale irrisolta sta tornando a riacutizzarsi con nuovo epicentro in Cina. Nell’attuale stato di nullità politica della classe lavoratrice, in cui la prospettiva rivoluzionaria del comunismo vive solo in piccoli aggregati di compagni scarsamente comunicanti tra loro, tracciare un cammino e formulare alcune indicazioni di lotta coerenti con l’obiettivo finale della rivoluzione sociale, è compito maledettamente difficile.

Ma proviamo comunque a porre qualche interrogativo relativo agli avvenimenti greci degli ultimi mesi: per ragionare di Grecia, ma anche della situazione italiana e di tutto il resto.

Procederemo formulando, appunto, tre domande:
1) Perché, dopo il referendum, Troika e capitalisti greci hanno stretto ulteriormente il nodo intorno alla gola dei proletari greci?
2) Perché Tsipras e Syriza hanno ceduto di schianto?
3) Cosa ne seguirà per Syriza e il conflitto di classe in Grecia, e qui da noi?
Continua a leggere La resa di Syriza non chiude la “questione greca”

Grecia. Facciamo arrivare la nostra solidarietà ai lavoratori e ai compagni della Grecia, contro l’internazionale del capitale, dell’usura e del terrore

Greece 2.7.2015
 
E dunque: i molti passi indietro fatti dal governo Tsipras rispetto alle posizioni di partenza non sono bastati a raggiungere un compromesso, fosse pure un compromesso al ribasso, con la Trojka. La gang FMI-BCE-Commissione europea non voleva il compromesso, bensì la resa totale con la sottoscrizione di un diktat perfino più pesante, se possibile, dei vecchi memorandum.

Poiché non ci piace la demagogia (neppure quella di estrema sinistra), dobbiamo dire che, a suo modo, il governo Tsipras – pur accettando la clausola capestro fondamentale dell’attivo di bilancio crescente (dall’1,5% al 3,5%) per gli anni fino al 2022 – aveva cercato di ridistribuire un po’ i pesantissimi sacrifici messi in preventivo, con un incremento di tasse sulle grandi imprese, sulla pubblicità, sulle licenze televisive e i beni di lusso. Le “istituzioni”, ovvero le istituzioni del capitale globale, dell’usura e del terrore, precisiamo noi, non ne hanno voluto sapere. Niente incremento delle tasse sui capitalisti e su quelli che possono vivere nel lusso; bisogna colpire solo e soltanto dall’altra parte: pensionati, lavoratori, disoccupati, giovani nati senza camicia, poveri, così imparano che lottare contro i comandi dei “mercati” e affidarsi ad un governo, in qualche modo, di sinistra non paga, anzi è controproducente.

Le ragioni per cui la Trojka è stata così inflessibile con Atene da alzare di continuo la posta e costringere Tsipras a “rompere” sono diverse e concatenate, e rispondono anche ad interessi discordanti tra loro, perché nella Trojka non c’è solo l’Europa, c’è anche – e quanto pesa! – il grande fratello/nemico che agisce da Wall Street e dal Pentagono.
Continua a leggere Grecia. Facciamo arrivare la nostra solidarietà ai lavoratori e ai compagni della Grecia, contro l’internazionale del capitale, dell’usura e del terrore

16 aprile. Debito pubblico e Cuneo rosso a Firenze

clstruggle

c/o POLVERIERA-PLESSO S. APOLLONIA, via S. REPARATA 12, H 17
Dibattito sulla Grecia organizzato da Clash city workers e Lanterna rossa.
Sul “caso Grecia” leggi un approfondimento del n. 2 del Cuneo rosso e riguardo al debito di stato: Grecia, Italia, Europa … morire per il debito di stato?

c/o ASSOCIAZIONE MARIANO FERREIRA, via ALFANI 13R, H 21
Presentazione del n. 2 del Cuneo rosso: Crisi globale e scontro di classe in Europa, con la redazione della rivista. Alle 19:30 aperi-cena per 5 euro

Grecia, Italia, Europa … morire per il debito di stato?

strike debt

Dall’inizio della crisi, in Grecia, in Italia e in tutta l’Europa i lavoratori, i giovani, i pensionati, i disoccupati sono bombardati dalle politiche di “austerità”, cioè di impoverimento di massa, per far fronte alla “necessità assoluta” di ripianare il debito di stato.

Ma chi sono i responsabili dell’enorme aumento di questo debito? Chi ne ha usufruito? I sacrifici richiesti che effetti produrranno sulle nostre vite? A che condizioni e con quali forze è possibile non pagare il debito di stato?

Giovedì 5 marzo ne abbiamo discusso con François Chesnais, autore di Debiti illegittimi e diritto all’insolvenza, e con la redazione del Cuneo rosso.

Intervento di F. Chesnais
Nel suo intervento introduttivo F. Chesnais si è soffermato sull’ultimo quarantennio e ha messo in luce la genesi del processo di finanziarizzazione dell’economia mondiale a partire dalla creazione a Londra del mercato dei petrodollari.

Ha spiegato che questo processo ha anzitutto preso alla gola i paesi dell’America Latina, il Messico per primo, e i paesi del “Terzo mondo”. In seguito il meccanismo della produzione del debito di stato e della produzione del debito privato (delle famiglie) si è esteso all’intera economia mondiale, un passo dopo l’altro e senza eccezioni. La creazione di veri e propri trusts dei creditori, a cominciare dal Club di Parigi, ha reso palese che a fronte di un debito che si accresce, e che ha continuato ad accrescersi ancor più rapidamente dopo lo scoppio della crisi, si è costituito un potere crescente delle istituzioni finanziarie e delle classi sociali che questo debito hanno monopolizzato. F. Chesnais si è soffermato anche, nel successivo dibattito, sulla “questione greca”. Continua a leggere Grecia, Italia, Europa … morire per il debito di stato?

Dichiarazione della sinistra di Syriza sull’accordo tra il governo Tsipras e i creditori internazionali (25 febbraio)

Trovate qui tradotta in italiano la presa di posizione di una delle componenti della sinistra di Syriza, Red Network, riguardo ai recenti accordi tra il governo Tsipras e i creditori internazionali. Pensiamo che questa dichiarazione sia interessante e significativa dello scontro politico in atto, sia dentro che fuori Syriza, intorno alle decisioni del governo Tsipras; questo pur non condividendo la prospettiva del “governo delle sinistre” che le diverse forze presenti dentro Syriza condividono.

 

Un accordo con i creditori che imprigiona Syriza nel social-liberalismo.
Dichiarazione di Red Network (DEA e APO)

Il programma di “riforme” consegnato da Yanis Varoufakis e dal governo guidato da Syriza [a “complemento” dell’accordo del 23 febbraio] è rivelatore della verità sull’accordo stipulato tra il governo e i prestatori, rappresentati dall’Eurogruppo: è la rinuncia di Syriza, che si colloca ai limiti di una politica social-liberale.
Questo accordo annulla la possibilità di mettere in atto gli impegni di Salonicco (14 settembre 2014), e capovolge il senso delle decisioni della Conferenza di Syriza (luglio 2013) che indicava l’annullamento del memorandum e delle leggi che lo accompagnavano come una prima tappa verso il completo capovolgimento delle brutali politiche di “austerità”.

In particolare:
1) per ciò che riguarda le privatizzazioni, che sono il centro della strategia neoliberale.
Il governo si impegna a non “eliminare le privatizzazioni che sono già state attuate” e a “rispettare il procedimento previsto dalla legge” per quelle lanciate sul mercato, mentre il peggio è quello dei “nuovi casi” che implicano “delle cessioni a lungo termine e dei partenariati pubblici e privati”. Ciò rinvia ad una accettazione generalizzata delle privatizzazioni che è all’opposto della politica fissata da Syriza da lunga data. Continua a leggere Dichiarazione della sinistra di Syriza sull’accordo tra il governo Tsipras e i creditori internazionali (25 febbraio)