Contro il razzismo, arma dei padroni, e le politiche governative sull’immigrazione Per l’unità nella lotta tra lavoratori italiani e immigrati

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[Summary in English and Arabic]

Premessa

Questo breve documento è il frutto di un confronto avviato da alcuni mesi all’interno dei lavoratori del SI Cobas sul tema-immigrazione; un tema che, come è evidente a tutti, sta diventando ogni giorno di più il cavallo di battaglia di quel fronte reazionario che ha nella Lega di Salvini la sua massima espressione politico-istituzionale e che, negli anni, non solo si è progressivamente radicato nel senso comune del “popolo italiano” genericamente inteso, ma tende ad attecchire anche in settori consistenti di classe operaia, semiproletariato e sottoproletariato autoctono.

Sottoponiamo il presente contributo all’attenzione dei lavoratori e di tutti quei militanti, attivisti e realtà di movimento che in questi anni, nelle forme e nei modi più svariati, si sono mobilitati a sostegno delle lotte degli immigrati (dentro e fuori i luoghi di lavoro), con l’obiettivo di mettere a fuoco in maniera sintetica (dunque non esaustiva) la natura dei fenomeni migratori, le loro reali cause e, soprattutto, le pesanti implicazioni che questo processo assume sia nella dinamica e negli equilibri interni dell’accumulazione capitalistica sia nelle trasformazioni della composizione di classe nel nostro paese e, più in generale, in Europa e nell’Occidente imperialista. Continua a leggere Contro il razzismo, arma dei padroni, e le politiche governative sull’immigrazione Per l’unità nella lotta tra lavoratori italiani e immigrati

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Intorno all’Aquarius. Chi invade chi.

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[fonte: Radio Blackout]

Il cinico tira e molla intorno allo sbarco delle nave Aquarius, con più di seicento nufraghi a bordo, ha rilanciato il dibattito sull’immigrazione. A sinistra ci si limita a una gestione più umanitaria degli effetti dell’emigrazione (più accoglienza… ma anche più campi) mentre soltanto a destra si agita la questione delle cause, con uno degli slogan più ipocriti di tutti i tempi. Ma se piuttosto che inventarci fantomatici aiuti lasciassimo in pace l’Africa e Medio Oriente? Se la prima invasione non fosse quella del grande capitale Europeo?

Ascolta l’intervista a Pietro Basso (link sotto).

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Rafforzare, estendere, organizzare le lotte [عربى]

Di seguito un volantone distribuito a Milano il 1° maggio al corteo “Per un primo maggio internazionalista” indetto dal Si Cobas e da altri organismi sindacali e politici.

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Contro la crisi e le guerre del capitale!
Solidarietà e unità con le lotte degli sfruttati di tutto il mondo[عربى]!

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Lavoratori/lavoratrici, compagni/e,

partiamo da un dato di fatto fondamentale: la crisi finanziaria e produttiva scoppiata 10 anni fa non è risolta. Anzi, nel frattempo si è allargata a paesi che fino a ieri ne erano fuori (Brasile, Sud-Africa, Russia, Turchia). Anche la Cina ha molto rallentato la sua corsa. Governi e banche centrali hanno tamponato la situazione, aumentando il debito statale e quello privato, e scatenando guerre a catena in Medio Oriente e Africa. Eppure la crisi continua a mordere sulla carne viva dei proletari. Insomma, pur con le sue asimmetrie, è una crisi generale del sistema sociale capitalistico, che coinvolge tutto: l’economia, l’ordine politico internazionale, l’ecosistema, i rapporti tra gli stati e le popolazioni, quelli tra individui e generi, la cultura, i putridi ‘valori’ di questa società della mercificazione totale. Continua a leggere Rafforzare, estendere, organizzare le lotte [عربى]

Violenza. Quella loro e la nostra. Sulla legittimazione del terrorismo occidentale

“I do not understand the squeamishness about the use of gas. I am strongly in favor of using poison gas against uncivilized tribes. It would spread a lively terror.”
Winston Churchill, 1920, with regard to the uprising in Iraq.

 

Pubblichiamo dal portale sul Medio-Oriente Jadaliyya un’analisi molto seria uscita poco dopo l’attentato di Londra compiuto (23 marzo). Quest’articolo smonta la rappresentazione della violenza individuale “islamista” compiuta dai media occidentali e in parte cavalcata dall’Isis, e fa vedere, denunciandoli, i meccanismi usati per giustificare la violenza terroristica che gli Stati occidentali usano da decenni contro le popolazioni arabo-islamiche – contro quei milioni di giovani, di lavoratrici e lavoratori di cui nella migliore della ipotesi i media vorrebbero farci dimenticare l’esistenza, e a cui dobbiamo invece avvicinarci, iniziando col conoscere le loro lotte, tuttora vive malgrado il macello perpetrato dai “nostri governi” e dai loro rivali.

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London
On 23 March 2017, Khalid Masood ploughed his car into pedestrians on Westminster Bridge in London, stabbed a police officer with a knife, and then was shot dead. He killed four people in the rampage, which injured an additional forty people and disturbed the equanimity of a major Western city. Masood, who was born in Dartford (Kent, United Kingdom), had run afoul of the law for many years—mainly because of acts of violence and possession of weapons. The gap between the act of Masood and a common criminal is narrow.

Two months ago, the head of the Metropolitan Police said that “warning lights are flashing” over the rise of violent crime across England and Wales. The preferred weapon, said Sir Bernard Hogan-Howe, was the common knife. Violent crime had risen by twenty-two percent, with the last quarter of 2016 registering 30,838 crimes committed with knives. Masood’s crime could well have been read alongside this data, as a serious problem of an increase in violence with knives as the weapon of choice.

Instead, the media and the British political class offered a sanctimonious lesson in civics. This was, said UK Foreign Secretary Boris Johnson, “an attack on our democracy, the heart of our democracy.” UK Prime Minister Theresa May told the House of Commons that despite this attack, “we will move forward together, never giving in to terror. And never allowing the voices of hate and evil to drive us apart.” One newspaper suggested that Boris Johnson’s statement was “Churchillian.”

ISIS, which has been under serious threat in Iraq and Syria, has called upon people around the world to conduct acts of criminal violence in its name. There is no evidence yet that Masood acted on the instructions of ISIS or that he was following the ISIS edict to attack people in public areas in the West. What is known is that right after the attack, ISIS took credit for it, calling Masood its “soldier.” ISIS social media celebrated the attack. There is a form of delirium at work here—a group weakened now seeks to glorify itself by a pathetic attack by a man with a criminal record, using an old car and a knife. Continua a leggere Violenza. Quella loro e la nostra. Sulla legittimazione del terrorismo occidentale