I due pesi e le due misure dell’Occidente: le quattro lezioni sulla guerra in Ucraina, di Ilan Pappé

Israeli warplanes attacked hundreds of towers and civilian ‘targets’ in the Gaza Strip. (Photo: Mahmoud Ajjour, The Palestine Chronicle)

Riprendiamo questo testo da The Palestinian Chronicle. E’ di uno storico ebreo israeliano, antisionista, che ha insegnato all’Università di Haifa e, dopo essere stato costretto a lasciarla, insegna ora all’Università di Exeter (la traduzione è di Romana Rubeo). Un testo tanto più significativo quanto più il governo israeliano si sta ponendo in questi giorni, con la massima impudenza, come “mediatore di pace”. Qualche passaggio è ellittico, e potrebbe essere mal interpretato, ma il senso di fondo della sua denuncia è quanto mai chiaro e fondato, e crediamo rifletta il sentire di enormi masse di esseri umani del Sud del mondo, non soltanto dei palestinesi e di chi è solidale con loro come Pappé.

I. Pappé è autore di due importanti libri, “La Pulizia etnica della Palestina” (Fazi, 2008) e “Ten Mythes about Israel” (Verso, 2017), che hanno contribuito a riscrivere la storia della fondazione di Israele nel 1948.

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Secondo Usa Today, la foto diventata virale di un grattacielo ucraino colpito dai bombardamenti russi ritraeva, in realtà, un grattacielo nella Striscia di Gaza, demolito dall’aviazione israeliana nel maggio del 2021.

Qualche giorno prima, il ministro degli Esteri ucraino si era lamentato con l’ambasciatore israeliano a Kiev: «Ci state trattando come Gaza», aveva detto, furioso, sostenendo che Israele non aveva condannato l’invasione russa ed era interessato solo a far uscire dal Paese i cittadini israeliani (Haaretz, 17 febbraio 2022).

Faceva riferimento all’evacuazione forzata dalla Striscia di Gaza delle donne ucraine sposate con uomini palestinesi, nel maggio 2021, ma intendeva anche ricordare a Israele il pieno sostegno dimostrato dal presidente ucraino in occasione dell’aggressione israeliana ai danni della Striscia, sostegno su cui tornerò in seguito.

In effetti, le aggressioni contro Gaza dovrebbero essere tenute in debita considerazione nel valutare l’attuale crisi in Ucraina. Il fatto che le immagini vengano confuse non è una pura casualità: in Ucraina non sono stati colpiti molti grattacieli, mentre a Gaza è accaduto di frequente.

Tuttavia, quando si analizza la crisi ucraina in un contesto più ampio, a emergere non è solo l’ipocrisia occidentale sulla Palestina; l’intero sistema di double standards in uso in Occidente andrebbe messo sotto accusa, senza restare indifferenti, neanche per un istante, alle notizie e alle immagini che ci arrivano dalle zone del conflitto in Ucraina: bambini traumatizzati, lunghe file di profughi, edifici danneggiati dai bombardamenti, e la minaccia concreta che questo sia solo l’inizio di una catastrofe umanitaria nel cuore dell’Europa.

Al contempo, però, chi come noi vive, analizza e denuncia le tragedie che si verificano in Palestina non può fare a meno di notare l’ipocrisia dell’Occidente, né smettere di denunciarla, pur mantenendo salde la solidarietà umana e l’empatia con le vittime di ogni guerra.

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