La pandemia del tardo capitalismo, di Luca de Crescenzo

Fonte: Jacobin, 12 Febbraio 2020

Ciò che sta succedendo sul Coronavirus mostra come anche il più «naturale» dei fenomeni fa i conti con i rapporti politico-economici globali. Il rischio è che nel tentativo di mettere delle toppe si moltiplichino soltanto le emergenze

Secondo i dati più recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), a livello globale quasi un decesso su cinque è dovuto a una malattia infettiva. Che diventa un decesso su due se si considera solo la metà del mondo più povera. Si tratta di malattie per lo più curabili – polmoniti, bronchiti, dissenterie. E spesso orribili. Quelle che non uccidono debilitano, invalidano e possono trascinarsi in lunghe paralizzanti agonie (cercate su google «elefantiasi» per capire di cosa stiamo parlando). Molte fanno parte delle cosiddette «malattie tropicali dimenticate». «Tropicali», anche se si concentrano dall’equatore in giù dove vive la maggior parte dei poveri del mondo. «Dimenticate», perché notoriamente dei poveri è facile disinteressarsi. Forse sarebbe più appropriato chiamarle «malattie banali poco lucrative». Al momento colpiscono più di un miliardo di persone, con danni che dalla salute arrivano all’economia, tornando nuovamente alla salute, in una classica trappola del sottosviluppo.

Di fronte a questi dati il clamore mediatico per il Coronavirus – con le poche centinaia di vittime a fronte dello straordinario dispendio di risorse ed energie che sta mobilitando – sembra ipocrita quanto ridicole appaiono le scene di panico che ne derivano. Continua a leggere La pandemia del tardo capitalismo, di Luca de Crescenzo

Le proteste popolari contro il regime iraniano si intensificano in risposta all’abbattimento di un aereo passeggeri da parte dell’Iran

Pubblichiamo un’ottima presa di posizione della Alliance of Middle Eastern and African Socialists, gia’ uscita su Combat-coc, che apre uno squarcio sulle lotte popolari in corso in Iran, sul loro significato e valore.

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Le eloquenti dichiarazioni e gli slogan espressi dall’ultima ondata di proteste di massa in Iran sembrano segnalare che la rivolta è entrata in una nuova fase. Gli sforzi del regime per far deragliare le proteste dopo l’assassinio USA di Qassem Soleimani e per dare l’impressione che le masse iraniane fossero dalla sua parte si sono rivelati fallimentari. Mentre l’attuale regime ha ancora il sostegno di un quarto, forse, della popolazione adulta, la maggioranza è chiaramente contraria ad esso e vuole vederlo rovesciato.

Sabato 11 gennaio, dopo tre giorni in cui il governo iraniano aveva negato che l’8 gennaio un aereo ucraino fosse stato abbattuto sopra i cieli di Teheran, un rappresentante delle forze armate della Repubblica islamica ha ammesso che un missile iraniano aveva colpito l’aereo per errore. Questo era accaduto poche ore dopo gli attacchi missilistici dell’Iran alle basi statunitensi in Iraq, attacchi che dovevano essere atti di ritorsione contro l’assassinio, il 3 gennaio, da parte USA, del generale Qassem Soleimani, comandante della Forza Quds del Corpo della Guardia rivoluzionaria islamica (IRGC) e di Abu Mahdi al-Muhandis, alto comandante e tra i fondatori della milizia irachena di Kata’ib Hezbollah. Continua a leggere Le proteste popolari contro il regime iraniano si intensificano in risposta all’abbattimento di un aereo passeggeri da parte dell’Iran

Opporsi alla guerra Stati Uniti-Iran, portare solidarietà alle rivolte in Medio Oriente e Nord Africa

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una presa di posizione dell’Alleanza dei socialisti mediorientali e nordafricani sul rischio di un’imminente guerra in seguito all’uccisione di Qassem Soleimani per mano degli Stati Uniti. Il comunicato segnala in particolare le pericolose conseguenze di un simile scontro sull’ondata di insurrezioni che ha scosso il Medio Oriente negli scorsi mesi, definito giustamente un nuovo “ciclo progressista e rivoluzionario” a cui va data tutta la nostra solidarieta’, cominciando con il sollevare la cappa di silenzio imposta dai media occidentali.

Fonte: Oppose U.S. and Iran War by Showing Solidarity with Uprisings in the MENA Region

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3 gennaio 2020

L’aspetto più preoccupante di questi sviluppi è che potrebbero portare a conseguenze catastrofiche e guerre su vasta scala. Ciò a sua volta oscurerebbe l’ondata di insurrezioni scoppiate in Medio Oriente e nella regione del Nord Africa nel 2019, dal Sudan e dall’Algeria all’Iraq, al Libano e all’Iran.

La mattina presto del 3 gennaio, per ordine del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e senza alcuna autorizzazione da parte del Congresso degli Stati Uniti, attacchi aerei statunitensi hanno preso di mira un convoglio vicino all’aeroporto di Baghdad in Iraq e ucciso Qassem Soleimani, comandante della Forza Quds dell’Islamic Revolutionary Guard Corps e Abu Mahdi al-Mauhandis, comandante e fondatore della milizia irachena Kataib Hezbollah, e almeno altre sei persone. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha dichiarato che questo attacco è stato in risposta agli attacchi orchestrati dall’Iran alle basi statunitensi in Iraq negli ultimi mesi, incluso un attacco del 27 dicembre contro una base militare irachena vicino a Kirkuk che ha ucciso un appaltatore americano e ferito 4 soldati statunitensi. Ci sono attualmente 5.300 militari statunitensi in Iraq. Altri 3.000 stanno arrivando in Medio Oriente. Altri 14.000 militari sono stati inviati nella regione a partire dal maggio 2019.

L’idea di assassinare Qassem Soleimani è stata pubblicamente sostenuta da una dichiarazione editoriale del Wall Street Journal del 31 dicembre, il quale ha anche invitato Trump ad attaccare le milizie iraniane in Siria. Continua a leggere Opporsi alla guerra Stati Uniti-Iran, portare solidarietà alle rivolte in Medio Oriente e Nord Africa

Tutta la nostra solidarietà alle piazze arabe in rivolta!

SI Cobas nazionale, 21 dicembre 2019

النسخة العربية

Da molti mesi, da Algeri a Khartum, da Beirut a Baghdad, le piazze arabe sono in rivolta.

Centinaia di migliaia, milioni di dimostranti, in grande maggioranza giovani proletari e semi-proletari, con la forte presenza e l’altrettanto forte protagonismo delle donne, sono scesi in campo per farla finita con i loro regimi politico-militari-confessionali, accusati di impoverire e opprimere le classi popolari ad esclusivo beneficio di piccole élite di profittatori e dei capitalisti stranieri.

Ancora una volta con la loro “marcia del ritorno”, la nuova coraggiosa sfida a Israele,  sono stati gli irriducibili palestinesi di Gaza a dare l’avvio ad un seguito di movimenti sociali che sono in continuità con le grandi sollevazioni del 2011-2012. La terribile repressione di quelle sollevazioni avvenuta in Egitto, in Siria, in Bahrein, in Arabia saudita, etc. non è riuscita a intimidire a lungo le masse sfruttate e oppresse del mondo arabo.

Ed eccole di nuovo in campo, a ribellarsi ad una condizione di disoccupazione e di impoverimento diventata insostenibile, all’imposizione di nuove tasse volute dal FMI, al dispotismo, alla brutalità, alla corruzione dei propri governi, al saccheggio delle ricchezze dei loro paesi da parte delle multinazionali.

La grande novità di queste sollevazioni del 2018-2019 rispetto a quelle precedenti è che la sfiducia di massa verso i poteri costituiti coinvolge in pieno anche i militari e le formazioni islamiste, viste ormai quasi ovunque per quello che realmente sono: non l’alternativa, ma una componente organica degli apparati di potere che difendono gli interessi dei più ricchi, dei grandi parassiti di stato, dei pescecani dei capitali globali che imperversano in questa regione strategica del mondo. Continua a leggere Tutta la nostra solidarietà alle piazze arabe in rivolta!

L’Intifada araba è ripartita. Sostegno incondizionato alle piazze in rivolta!

Non sono le pallottole ad uccidere, è il silenzio.”

(Muhammad Taha)

Pochissimi se ne sono accorti, specie alla sinistra radicale indaffarata a rincorrere le chiappe del duo Salvini-Meloni frignando sul Mes e a prepararsi a nuovi flop elettorali, ma sulla sponda sud del Mediterraneo e in Medio Oriente è ripartita l’Intifada araba, e alla grande. Nell’ultimo biennio le piazze di alcune capitali e di molte città arabe si sono riempite, a seconda dei casi, di decine, centinaia di migliaia, milioni di dimostranti intenzionati/e a battersi contro i rispettivi regimi. A farlo, nonostante lo spettro della tragedia siriana agitato minacciosamente davanti ai loro occhi da generali e despoti che sognano di emulare le gesta del mitico Assad.

Questa nostra presa di posizione, come Tendenza internazionalista rivoluzionaria, è un invito ai militanti di classe e ai proletari più coscienti a rompere il silenzio su questi grandi avvenimenti, che fanno il paio con quelli in corso nelle Americhe (Cile, Haiti, Colombia, Ecuador, Bolivia). E a far sentire in tutti i modi possibili la nostra solidarietà attiva, il nostro sostegno incondizionato, alle piazze arabe in rivolta. Specie ora che si moltiplicano i segni di manovre dei poteri costituiti, locali e globali, per cercare di avviare una devastante deriva di tipo siriano e innescare nuove guerre.

Le sollevazioni del 2011-2012 e l’offensiva controrivoluzionaria

Per inquadrare in modo adeguato gli avvenimenti in corso in Algeria, Sudan, Iraq, Libano, paesi arabi di cruciale importanza politica, e le loro ricadute in Iran, sarebbe necessario un ampio e molto dettagliato sguardo all’indietro. E sarebbe necessario, naturalmente, fare il punto sull’evoluzione sempre più caotica e centrifuga della situazione economica e politica mondiale. Ma lo scopo di questo nostro testo è solo quello di gettare un sasso nello stagno. Lasciamo quindi sullo sfondo il contesto internazionale, e ci limitiamo a fare alcune considerazioni sugli immediati antecedenti dei grandi scontri di classe del 2018-2019: la lotta anti-coloniale degli anni ’50 e ’60 del secolo scorso e le forti sollevazioni popolari e proletarie che andarono a comporre l’Intifada degli anni 2011-2012 – il sommovimento che ha dato avvio al secondo tempo della rivoluzione democratica e anti-imperialista nel mondo arabo con la parola d’ordine Ash’ab iurid isquat al-nizam, “il popolo vuole abbattere il regime!”.

Perché parliamo di “secondo tempo”? Continua a leggere L’Intifada araba è ripartita. Sostegno incondizionato alle piazze in rivolta!