Per un’opposizione internazionalista alla guerra in Ucraina e al militarismo, fuori e contro ogni schieramento imperialista – SI Cobas (italiano – english)

Report dell’assemblea nazionale di domenica 13 marzo

Nella mattinata di domenica 13 marzo più di 150 tra lavoratori, militanti sindacali, politici e attivisti hanno risposto all’appello lanciato dal SI Cobas prendendo parte all’assemblea nazionale (su zoom) contro la guerra in Ucraina e più in generale contro il clima di escalation bellicista in atto su scala internazionale.

Ascolta la registrazione dell’assemblea

Dopo l’introduzione del SI Cobas, hanno animato il dibattito compagne e compagni di Pasado y presente del marxismo rivoluzionario, Centro di documentazione contro la guerra di Milano, Comitato immigrati in Italia di Roma, Carmilla on line, Comitato 23 settembre, Jacobin (redazione per l’Europa), Tendenza internazionalista rivoluzionaria, Laboratorio Politico Iskra, delegati operai e dirigenti del SI Cobas, Collettivo operaio Gkn, Movimento No Muos, Fronte della gioventù comunista, Sinistra anticapitalista, Pcl, Comitato contro le guerre e il razzismo di Marghera, Movimento dei disoccupati 7 novembre, Sgb.

Dagli oltre 20 interventi è emersa una sostanziale omogeneità di intenti riguardo la necessità di dar vita a uno spazio comune di confronto, orientamento e iniziativa che abbia come sua discriminante l’opposizione a tutti i fronti in campo, con la ovvia priorità di denunciare l’apporto dato dal “nostro” capitalismo, dal “nostro” stato, dai “nostri” governi, e dalle alleanze di cui l’Italia è parte (NATO, UE), allo scoppio della guerra in corso.

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Domenica 13 marzo, ore 10. Un’iniziativa internazionalista contro la guerra in Ucraina – SI Cobas (italiano – english)

Per un’iniziativa di classe internazionalista contro la guerra in Ucraina

Dopo la guerra NATO-Italia alla Jugoslavia del 1999, una nuova guerra è scoppiata in Europa: la guerra della Russia all’Ucraina. E come quella per distruggere la Jugoslavia, sta portando e porterà con sé violenza, lutti, devastazione, povertà, emigrazione forzata, distruzione dei legami affettivi, che ogni guerra porta con sé – con un carico di dolore aggiuntivo per le donne.

Condanniamo questa guerra senza se e senza ma, e ne chiediamo la fine immediata perché le sue finalità sono finalità di dominio e di sfruttamento. Ma va detto con chiarezza che gli Stati Uniti, la Nato e l’UE hanno fatto ciò che era in loro potere per spingere la Russia alla guerra attraverso una serie di azioni provocatorie: la massima tra tutte, portare i loro missili fino ai confini russi. E ora che la guerra è scoppiata, fanno il possibile per alimentarla attraverso l’invio di armi e “consiglieri” al governo Zelenski. Per i governi occidentali, gli ucraini debbono essere la loro carne da macello in quello scontro con la Russia che da due secoli sognano di vincere.

Il governo Draghi e i governi che l’hanno preceduto sono corresponsabili in pieno di questa tragedia. Mettendo a disposizione della NATO per il “fronte orientale” altri 1.500 soldati, attivando i droni Global Hawks da Sigonella, inviando “armi letali” al governo ucraino, varando sanzioni dure contro la Russia, scatenando a reti unificate una delirante campagna russofobica, hanno di fatto deliberato l’entrata in guerra dell’Italia. Secondo il solito stile ‘italiano’: si fa, senza dichiarare apertamente quello che si fa.

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Ripulire lo stato russo “dalle odiose e utopiche fantasie ispirate dalla rivoluzione”. Due sentite parole di Putin ai suoi fan komunisti

“Volete la decomunistizzazione? Molto bene. Ma perché fermarsi a mezza strada? Siamo pronti a mostrare cosa significherebbe per l’Ucraina una vera decomunistizzazione.”

Dal discorso televisivo di Vladimir Putin alla nazione russa del 21 febbraio:

“L’Ucraina moderna è stata interamente creata dalla Russia o, per essere più precisi, dalla Russia bolscevica e comunista. Questo processo iniziò praticamente subito dopo la rivoluzione del 1917, e Lenin e i suoi compagni lo portarono avanti in un modo che risultò estremamente duro per la Russia – separando quella che è storicamente terra russa. (…)

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Giovani internazionalisti russi contro la guerra in Ucraina

Riprendiamo dal blog https://www.matrioska.info/attualita/6884/ una presa di posizione di un gruppo di giovanissimi militanti internazionalisti operanti in Russia con contatti anche nelle fabbriche del Donbass (sono di formazione trotskista, ma – per fortuna! – non associati a nessuna delle innumerevoli “internazionali” trotskiste).

Non confonderemo la semplicità (o perfino il semplicismo) di alcune loro dichiarazioni o posizioni con l’ingenuità quanto con la spontaneità, a dimostrazione che ovunque, anche se su piccola o piccolissima scala, una nuova leva di militanti rivoluzionari sta cercando – con gran fatica e a proprio rischio – la via giusta.

Apprendiamo ora (2 marzo, ore 19) che uno di questi compagni, Sergei Stoykovich (Maslov) è stato arrestato a Serpuchov (nell’oblast’ di Mosca, una città a circa 100 km dalla capitale russa) mentre stava distribuendo volantini per strada invitando la gente a non essere indifferente alla guerra, e a non sostenere l’azione del governo. Lo hanno portato via, per destinazione sconosciuta, uomini della polizia. Tutta la nostra solidarietà a questi coraggiosi militanti della causa internazionalista.

DICHIARAZIONE DEL PARTITO OPERAIO RIVOLUZIONARIO

“Non sottomettetevi alla giunta anti-popolare che sta saccheggiando il popolo”, così Putin si è rivolto ai militari ucraini prima di dichiarare guerra. È già impossibile contare tutte le menzogne e l’ipocrisia che sgorgano dalla TV e dalla bocca del presidente per giustificare il massacro imperialista che si sta svolgendo.

“Siamo di fronte a un fatto: la Russia ha attaccato l’Ucraina! In questo momento, persone che non vogliono la guerra vengono mandate a morire per coloro che non la faranno mai. Il figlio, il fratello o il marito di qualcuno è andato sotto le armi per gli interessi – no, non della Russia – per gli interessi della borghesia che possiede la Russia.

“Le parole di Putin sulla “junta” [ucraina] sono una descrizione molto succinta dell’ordine attuale in Russia. Dal crollo dell’Unione Sovietica, non solo la nostra junta, ma tutte le junte della CSI [Comunità degli Stati indipendenti: Russia, Bielorussia, Armenia, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Uzbekistan, Tagikistan – associato: Turkmenistan] hanno messo in atto un unico programma di degrado: la privatizzazione della proprietà statale nell’interesse di pochi, l’arricchimento di alcuni grandi imprenditori a spese dei lavoratori, la distruzione di tutto tranne l’industria del petrolio e del gas, la distruzione sistematica dei servizi sociali. Quindi con chi e cosa condividiamo?

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