Giulio Regeni, il ricercatore scomodo da sorvegliare (e perfino punire)

GiulioRegeni

 

 

 

 

 

di Iside Gjergji, tratto da http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/05/giulio-regeni-il-ricercatore-scomodo-da-sorvegliare-e-perfino-punire/2435582/

Giulio Regeni era uno studioso scomodo, da tenere sott’occhio, da sorvegliare, e perfino punire, visto come sono andate le cose. Era scomodo, dava fastidio, perché si occupava di quei soggetti di cui nessuno vuole più parlare: i lavoratori.

Sono decenni che, a livello globale, si producono tonnellate di libri e articoli per convincerci che i lavoratori non esistono più, che il lavoro è morto, perché ora siamo tutti “collaboratori” felici dei padroni … pardon, dei “datori di lavoro”.  Scrivere dei lavoratori oggi, dei loro diritti, del loro sfruttamento e delle loro lotte e scioperi significa, prima di tutto, essere emarginati dal cosiddetto “mondo accademico” (salvo rare eccezioni, ovviamente) che preferisce, nella migliore delle ipotesi, disquisire di aria fritta, piuttosto che contribuire alla comprensione o alla trasformazione della realtà.

Ma in questo mondo, piombato nella più grave crisi economica e politica della sua storia, scrivere dei lavoratori significa anche attirare l’attenzione delle polizie e dai servizi segreti di mezzo mondo. In Egitto più che altrove. Perché in nessun altro paese  del mondo si sono registrate mobilitazioni operaie così imponenti e vaste come nell’Egitto degli ultimi anni, prima, durante e dopo la sollevazione del 2011, fino a quando non è scesa la notte con il colpo di stato del generale al-Sisi, “amico personale” di Matteo Renzi.

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Mr Job, le lotte dei lavoratori Si-Cobas diventano affare di Stato

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Segnaliamo questo articolo di Iside Gjergji sull’attacco di mass media, istituzioni, politici e imprenditori contro i lavoratori della coop. Mr Job che lottano contro a dei licenziamenti discriminatori. E’ una reazione di stampo squisitamente padronale. La sua aggressività e la sua portata nazionale dimostrano l’importanza e la forza della lotta dei lavoratori della logistica organizzatisi con il Si-Cobas. Denunciamo questo ennesimo tentativo di isolare e schiacciare la lotta dei lavoratori della logistica. A loro va la nostra solidarietà fraterna.

E ora la lotta delle lavoratrici e dei lavoratori per ottenere il reintegro degli otto licenziati dalla cooperativa Mr. Job è diventata un affare di stato, è entrata cioè di prepotenza nell’agenda governativa. Basterebbe dare un’occhiata a certi articoli pubblicati sul Corriere della Sera, o sul Sole 24Ore per rendersi conto di ciò. Su Repubblica abbiamo letto perfino un’intervista a Pietro Ichino (a dimostrazione del fatto che si sta muovendo l’artiglieria pesante), che oltre a confermare la centralità politica della vicenda va oltre sostenendo che impedire il lavoro sarebbe un reato, senza però specificare quale (chissà se anch’egli non si riferisca a quel misterioso “reato in senso lato” che va tanto di moda e a cui faceva riferimento il sottosegretario Barracciu qualche giorno fa, parlando dell’assemblea sindacale dei lavoratori del Colosseo).

Ma vi è di più: il sindaco e il vicesindaco di Bologna, dove ha sede l’Interporto e al cui interno ci sono i magazzini di Mr. Job, hanno persino chiamato direttamente in causa il ministro Alfano (ritenendo forse inadeguato il lavoro ordinario della questura locale?), per conto del quale ha prontamente risposto affermativamente il sottosegretario Lotti. Un’ulteriore conferma, se mai ce ne fosse bisogno, l’ha data, in modo assai esplicito, il presidente di Unindustria Bologna, il quale ha dichiarato: “Il tema è complesso perché nel mondo dell’Interporto c’è la logistica, che contrattualmente è un po’ complicata. Stiamo seguendo la situazione con attenzione, proprio perché non produca un conflitto nel mondo del lavoro. Un fenomeno che va osservato con estrema attenzione da parte di tutti, Istituzioni e associazioni” (Corriere di Verona, 24 settembre 2015).

Perché? Come mai questa piccola lotta sindacale è diventata di colpo centrale per le sorti del Paese, per le “relazioni industriali”, per la “democrazia sindacale” … e perfino per i bambini degli asili di Bologna? Le risposte possono essere diverse, ma a ben vedere e per “arrivare all’essenziale” (parafrasando Pasternak) ciò che davvero preoccupa il fronte imprenditoriale, quello massmediatico mainstream, nonché quello delle autorità governative locali e nazionali, è la serietà e la determinazione della lotta portata avanti dai lavoratori e dalle lavoratrici licenziati, dal sindacato Si-Cobas, nonché da altri soggetti solidali con la lotta dei lavoratori.

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