L’Italexit, come la giri e la rigiri, è veleno nazionalista, di Fabio84

Il testo “Italexit: un passo avanti per i lavoratori o una pericolosa deviazione di percorso?”, scritto dalla Tendenza internazionalista rivoluzionaria, che abbiamo pubblicato su questo blog alcune settimane fa, è stato ripreso, tra gli altri, dal sito del SI Cobas, da Sinistra in rete, da Il pane e le rose.

L’articolo esaminava le posizioni dello statistico Domenico Moro, sostenitore dell’Italexit, che non ha risposto finora alle ficcanti critiche ricevute. Nel frattempo, però, è uscito un suo libro, Eurosovranità o democrazia? Perché uscire dall’euro è necessario, presentato su Sinistra in rete da un’intervista all’autore, che esplicita ancora meglio le sue posizioni. Un nostro lettore e simpatizzante, uno dei lavoratori combattivi presenti all’assemblea di Bologna del 27 settembre, ci ha inviato il seguente commento alle posizioni espresse in quella intervista da Moro, che volentieri pubblichiamo. Lo ha fatto precedere dalla frase: l’Italexit come programma politico, come la giri e la rigiri, è veleno nazionalista. Ben detto, compagno.

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«Il messaggio che D. Moro manda in questa intervista è semplice, e non si può equivocare: bisogna spezzare le catene dell’euro per ridare ossigeno al capitalismo nazionale, solo così ci potrà essere spazio per una politica sociale che non sia di austerità e per gli aumenti salariali. Questa è una maniera di ragionare da nazionalisti. E, secondo me, è anche un modo di ragionare infantile, perché non considera che siamo in una crisi del capitalismo mondiale che tanti giudicano epocale. Uscire dall’euro non può far uscire il capitalismo italiano dal mercato mondiale su cui infuria una concorrenza all’ultimo sangue. All’ultimo sangue operaio.

«Andate a leggere l’appello dei rosso-bruni per la manifestazione di sabato 10 ottobre a Roma, ci troverete una grande comunanza di temi. Metti le due piattaforme politiche l’una sull’altra, e quasi si baciano: la Costituzione del 1948 è la stella polare di tutte e due; l’Unione europea, e non la classe capitalistica italiana e lo stato italiano, è il nemico n. 1 per entrambe; l’uscita dall’euro, la riconquista della sovranità monetaria, la democrazia “sociale” sono gli obiettivi programmatici proposti in tutti e due i casi. Si tratta di nazionalismo. Un nazionalismo che Moro motiva con ragioni “sociali”. Ma anche Fusaro, Paragone, Grimaldi e personaggi del genere fanno la stessa cosa. Quelli che, come Moro, sostengono che “uscire dall’euro è necessario, ma non sufficiente”, tirano la volata a loro, ai rosso-bruni.»

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Essere contro l’Italexit equivale ad essere pro Unione europea? Ecco la risposta data anni fa a Cremaschi e ad Eurostop (Il cuneo rosso)

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Il nostro recente testo contro l’Italexit volontaria, sia come strategia che come tattica, è stato ripreso da “Sinistra in rete” e da “Il pane e le rose“. In particolare sul primo sito sta suscitando un certo dibattito, nel quale – in modo più o meno serio – ci viene chiesto, supponendo forse di metterci in difficoltà, o forse per saperne di più: dite un po’, internazionalisti, che ne pensate dell’UE? La domanda ci suona, francamente, strana, perché ciò che pensiamo della UE è del tutto evidente. Ma poiché ad essa abbiamo risposto già anni fa, l’interlocutore era in quel caso Cremaschi, abbiamo pensato bene di ripubblicare la nostra presa di posizione sull’assemblea di Eurostop che lanciò, in “grande stile”, la proposta (per noi velenosa) dell’Italexit, e – appunto – il successivo chiarimento inviato a Cremaschi. Chi volesse poi risalire ancora più indietro, può leggere il testo del 2014 Uscire dall’euro per uscire dalla crisi e dalla “austerità”? Un’escamotage di bassa Lega… pubblicato da Sinistra in rete.

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Cremaschi, i suoi 1.000 orologi e la truffa “sovranista” di Eurostop (reprint)

L’assemblea di Eurostop tenutasi a Roma il 28 gennaio scorso [si tratta del 28 gennaio 2017] merita due note di commento. Nulla che passerà alla storia, intendiamoci. È solo cronaca. Cronaca di una delle tante forme, in Europa, di accodamento delle sinistre alla tematica, imposta dalle destre iper-nazionaliste, dell’uscita dall’euro e dall’UE come (falsa) via maestra per risolvere i gravi problemi sociali creati dalla crisi del sistema capitalistico. Le tesi presentate a Casalbruciato erano già state presentate nelle precedenti iniziative di Eurostop. Però un paio di cose almeno in parte nuove, ci sono state. Anzitutto l’estrema nettezza con cui è emerso il messaggio politico effettivo di Eurostop, soprattutto grazie all’ospite d’onore del consesso, il magistrato Paolo Maddalena. E poi la violenza verbale, il sarcasmo con cui il mite Cremaschi si è ritenuto in dovere di attaccare ogni prospettiva di lotta che sia fondata su basi di classe, quindi internazionaliste, anziché, com’è l’Ital-exit, su basi democratiche e popolari, e quindi nazionali e nazionaliste… Continua a leggere

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Cremaschi domanda, il “Cuneo rosso” risponde

A seguito del nostro testo di una settimana fa “Cremaschi, i suoi 1.000 orologi e la truffa ‘sovranista’ di Eurostop”, abbiamo ricevuto da lui la seguente e-mail: Cari compagni comunisti internazioalisti, vi ringrazio per la cortesia di avermi inviato la vostra critica alle mie posizioni e a quelle di Eurostop, critica che mi era già … Continua a leggere

L’Italexit: un passo avanti per i lavoratori, o una pericolosa deviazione di percorso?

Sebbene la matrice originaria sia di destra, da anni la prospettiva dell’uscita dell’Italia dall’Unione europea e dall’euro ha conquistato molti militanti e diversi gruppi dell’extra-sinistra. L’adesione ad essa è avvenuta, a seconda dei casi, in nome della sovranità nazionale, della sovranità popolare o della sovranità democratica, tre differenti varianti di una stessa tesi: i lavoratori italiani dall’uscita dall’Ue e dall’euro hanno tutto da guadagnare, niente da perdere. In questa area politica dai confini interni fino a ieri piuttosto labili, la nascita di Italexit, il “partito” di Paragone, ex-direttore della Padania (un nome, una garanzia), ex-deputato dei 5S, estimatore della crociata O. Fallaci (hai detto tutto), ha avuto l’effetto di un detonatore. Alcuni avventurieri si sono precipitati a rotta di collo nel nuovo contenitore: lo impone, dicono, il realismo politico (i sondaggi parlano di 6-8% di voti…), e “sporcarsi le mani” è inevitabile se si vuole “fare politica”, inutile specificare di quale politica si tratti. Altri, Nuova direzione ad esempio, si sono tirati fuori dalla partita di Paragone&Co. perché non ci stanno a sostenere l’Italexit se è “solo una soluzione al problema del rango e della posizione del capitale italiano nel contesto della competizione internazionale, e quindi alla difesa del proprio ruolo sub-imperialista”, magari in stretta combutta con gli Stati Uniti; ci starebbero, invece, se servisse a “superare la condizione di subalternità dei lavoratori” e a “subordinare la logica del mercato (…) alle politiche realmente democratiche” (auguri!). Di altri ancora – Rete dei comunisti, Potere al popolo – si sono quasi perse le tracce, appaiono confusi e indecisi a tutto anche se la retorica nazionalista a sfondo sociale continua a farla da padrona nelle loro fila. Ed infine c’è chi, come D. Moro, animatore del Laboratorio per il Socialismo del XXI secolo, andando al contrattacco rispetto alla deriva di destra, rivendica l’uscita dall’Ue e dall’euro come l’obiettivo da mettere al centro del programma di fase dei comunisti per far avanzare “gli interessi tattici e strategici della classe lavoratrice” in Italia, e addirittura per avanzare verso il socialismoi. Ci concentriamo qui sulla sua posizione perché, tra tutte, è quella che si sforza di legare strettamente la proposta dell’Italexit alla emancipazione della classe lavoratrice. Questo, almeno nelle intenzioni.

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Cremaschi, i suoi 1.000 orologi e la truffa “sovranista” di Eurostop

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L’assemblea di Eurostop tenutasi a Roma il 28 gennaio scorso merita due note di commento. Nulla che passerà alla storia, intendiamoci. È solo cronaca. Cronaca di una delle tante forme, in Europa, di accodamento delle sinistre alla tematica, imposta dalle destre iper-nazionaliste, dell’uscita dall’euro e dall’UE come (falsa) via maestra per risolvere i gravi problemi sociali creati dalla crisi del sistema capitalistico. Le tesi presentate a Casalbruciato erano già state presentate nelle precedenti iniziative di Eurostop. Però un paio di cose almeno in parte nuove, ci sono state. Anzitutto l’estrema nettezza con cui è emerso il messaggio politico effettivo di Eurostop, soprattutto grazie all’ospite d’onore del consesso, il magistrato Paolo Maddalena. E poi la violenza verbale, il sarcasmo con cui il mite Cremaschi si è ritenuto in dovere di attaccare ogni prospettiva di lotta che sia fondata su basi di classe, quindi internazionaliste, anziché, com’è l’Ital-exit, su basi democratiche e popolari, e quindi nazionali e nazionaliste.

Il documento preparatorio dell’assemblea e l’intervento introduttivo di Cremaschi hanno come loro termine-chiave la rottura. Rottura con che cosa? Con l’euro e l’UE – la Nato, sebbene nominata, è rimasta molto sullo sfondo; si è parlato ben poco delle guerre Nato, e meno ancora del militarismo e dell’imperialismo italiano. Rottura con “la globalizzazione liberista”: è questo il nemico dal cui dominio affrancarsi, in un processo di “liberazione dal capitalismo liberista”. Per quale obiettivo? Riaffermare “la sovranità democratica e popolare del nostro paese“. Si tratta, perciò, quanto al nemico, di un nemico essenzialmente esterno all’Italia. Altrimenti che senso avrebbe parlare di recupero di sovranità? E, quanto al movimento politico da mettere in campo, si tratta di un movimento che punta al “cambiamento progressista”. Un progresso che è costituito curiosamente da un ritorno all’indietro. Infatti la rottura proposta da Cremaschi “è riconquista di democrazia, potere popolare, eguaglianza sociale”. Naturalmente anche il socialismo è evocato, è d’obbligo in simili discorsi; non guasta, come lo zucchero a velo sul pandoro (a chi piace). È evocato, in coda, anche il conflitto di classe, che deve portare energia al progetto “sovranista” di sinistra: costituirne cioè la manovalanza. Ciò non toglie che esso si presenti con margini di ambiguità tali da poter coinvolgere, forse, anche settori di lavoratori e di giovani disposti realmente a lottare. È questo il solo motivo per cui ce ne occupiamo. Continua a leggere Cremaschi, i suoi 1.000 orologi e la truffa “sovranista” di Eurostop