Il 24 febbraio manifestazione a Roma contro sfruttamento, razzismo e repressione. Per un fronte di lotta anticapitalista

Comunicato SI-Coabas nazionale, gennaio 2018

La legislatura Renzi-Gentiloni si avvia al termine lasciando dietro di sè una vera e propria mattanza nei confronti della classe lavoratrice e di tutti i settori oppressi. La crisi capitalistica, tuttora irrisolta, è stata usata dai padroni e dai loro governi nazionali, locali e continentali, al fine di sopprimere ogni conquista dei lavoratori, civile e sociale, e imporre la legge ferrea del profitto utilizzando sempre di più l’arma del manganello, della repressione e della messa in stato di illegalità’ o di clandestinità forzata di migliaia di lavoratori e proletari che vivono e vengono sfruttati quotidianamente sui nostri territori.

Misure come il Jobs Act, il decreto Minniti-Orlando, il Piano Casa e la “Buona-scuola” (solo per citare i principali interventi governativi) sono il frutto dello stesso, organico disegno perseguito da diversi decenni dalla classe dominante con costanza certosina: affermare, per favorire ovunque, in ogni ambito e aspetto della vita sociale, la dittatura del capitale e dei suoi meccanismi di accumulazione. Meccanismi che, con l’avanzare della crisi, sono sempre più impermeabili ad ogni velleità di riforma o di miglioramento per via istituzionale o parlamentare.

Il peggioramento generalizzato delle condizioni di vita, di lavoro e di reddito per milioni di lavoratori, disoccupati, pensionati non ha prodotto quell’esplosione sociale necessaria ad invertire i rapporti di forza, ma ha al contrario in larga parte alimentato un senso diffuso di rassegnazione e di impotenza, e un rigurgito delle pulsioni razziste, securitarie e xenofobe in ampi settori colpiti dalla crisi. L’ondata di licenziamenti e la condanna di un’intera generazione di lavoratori a un futuro di precarieta’ per mezzo di “riforme” del mercato del lavoro e di tagli alla spesa sociale, ha prodotto in gran parte dei settori sfruttati un duplice fenomeno: da un lato la passivizzazione e il riflusso delle lotte, dall’altro il rifiuto radicale verso le forme tradizionali di rappresentanza sia a livello politico che sindacale (con la crisi verticale di popolarita’ e di consensi dei partiti di sinistra borghese e dei sindacati confederali integrati nello stato).

Questo enorme vuoto, solo in piccola parte colmato e recuperato dai 5 stelle, aiuta a comprendere come mai, secondo illustri sondaggisti, circa il 70% dei giovani non si rechera’ alle urne alle prossime elezioni politiche del 4 marzo.

Un dato che non ci sorprende, tenuto conto che ai giovani studenti il futuro che viene prospettato è quello della precarietà perpetua, del lavoro gratis spacciato per “alternanza scuola-lavoro“, degli stages non retribuiti nel mentre a migliaia di lavoratori viene propinato come unico orizzonte possibile il modello “Marchionne-Amazon”, ossia accettare di essere spremuti come un limone dai padroni e a subire ricatti e minacce di ogni tipo per poi essere buttati via quando non si serve più.

D’altra parte, di fronte a questo tipo di “offerta politica” abbiamo però assistito anche a dei segnali di ripresa delle lotte e del conflitto sui luoghi di lavoro e sui territori. Continua a leggere Il 24 febbraio manifestazione a Roma contro sfruttamento, razzismo e repressione. Per un fronte di lotta anticapitalista

Sullo sciopero generale dei sindacati di base del 27 ottobre

Pubblichiamo qui un po’ di documentazione sullo sciopero di venerdì 27 ottobre, organizzato da Si-Cobas, CUB, Sgb, Slai-Cobas e altri organismi del sindacalismo di base.

Giornali e tv hanno oscurato questa giornata di lotta, che il governo ha attivamente sabotato (in parte riuscendoci) portando d’imperio lo sciopero nei trasporti da 8 a 4 ore.
Nonostante questo, almeno in tre grandi città (Milano, Bologna e Napoli) ci sono state manifestazioni di piazza significative e combattive, con il motore caldo dei facchini della logistica a trainare il tutto e la presenza attiva di lavoratori di altri settori e molti studenti. La forte denuncia partita dai cortei non si è limitata allo sfruttamento e iper-sfruttamento del lavoro, ma ha preso di mira anche il Jobs Act, la cosiddetta alternanza scuola-lavoro (che è educazione al lavoro interamente gratuito), le politiche anti-proletarie del governo Gentiloni, il razzismo contro i lavoratori e le popolazioni immigrate, le guerre scatenate dal capitalismo in crisi.

Dallo sciopero del 16 giugno (logistica e trasporti uniti) e da quello del 27 ottobre viene una spinta, perciò, non solo ad un fronte sindacale di lotta unitario che risponda con forza alla violenza crescente degli attacchi del capitale (un compito dal quale i sindacati confederali si tengono lontani come fosse la peste), ma anche ad una risposta politica organizzata contro il governo, contro i poteri forti europei, contro i sotto-poteri altrettanto parassitari delle regioni e degli enti locali. Una risposta di classe, internazionalista, rivoluzionaria perché questo sistema sociale decadente e sempre più brutale e distruttivo non è riformabile, va solo spedito tra i ferrivecchi della storia.

COMUNICATO SI COBAS BOLOGNA
Bologna: a migliaia nel corteo del S.I. Cobas per lo sciopero generale

In circa 2.000 si sono dati appuntamento sotto le Due Torri , simbolo storico della città di Bologna nel giorno dello sciopero generale indetto dal sindacalismo di base per il 27 Ottobre.

Erano lavoratori e lavoratrici del S.I.Cobas impiegati nelle grandi multinazionali della logistica e dell’autotrasporto, come SDA, DHL, TNT, UPS, GLS insieme a centinaia di soci-lavoratori impiegati nelle cooprative aderenti a LEGACOOP e a quelli provenienti dal modenese e  impiegati nel settore della macellazione carni. Presenti anche le lavoratrici delle pulizie dei grandi alberghi e i lavoratori del pubblico impiego, della sanità e della scuola.

A raggiungerli delegazioni provenienti da Parma, Reggio Emilia.

Il concentramento è stato presto raggiunto da uno spezzone partito da Piazza Verdi e animato da Precari, Studenti Universitari e Medi in lotta contro l’alternanza Scuola-Lavoro, insieme ai protagonisti della Lotta per il Diritto all’Abitare. Continua a leggere Sullo sciopero generale dei sindacati di base del 27 ottobre

A fianco dei lavoratori francesi e belgi in lotta!

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Da più di tre mesi la Francia è scossa da un movimento di scioperi operai e di dimostrazioni di piazza forte e determinato che prepara per il giorno 14 giugno lo sciopero generale.

La lotta è contro la legge Khomri (Loi Travail) varata dal governo Hollande-Valls, che come il Jobs Act di Renzi, dà ai padroni totale libertà di licenziare, allunga gli orari di lavoro, riduce l’assistenza sanitaria, garantisce alle imprese di poter imporre ai lavoratori tutte le ‘flessibilità’ che vogliono.

Questa lotta ha un obiettivo: il ritiro della legge Khomri. Ed è una lotta energica, come deve essere ogni autentica lotta operaia, fatta di picchetti, scioperi e manifestazioni molto partecipati e ripetuti, decisi direttamente dalle assemblee dei lavoratori. Le raffinerie di petrolio, le centrali nucleari, le ferrovie, gli aereoporti, i porti, la metro e i bus parigini, i cantieri navali, le fabbriche di auto Psa, i siti Amazon… sono stati finora i gangli vitali della produzione e dei trasporti più coinvolti. Continua a leggere A fianco dei lavoratori francesi e belgi in lotta!

Contratto dei metalmeccanici: tutto fermo, salvo i padroni e la repressione anti-operaia.

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[fonte immagine: http://www.lettera43.it/economia/aziende/45078/alcoa-passera-pessimista.htm]

A che punto è la vertenza sul contratto dei metalmeccanici? Ad un punto morto, per ora. Perché la Federmeccanica ha messo sul tavolo condizioni pesantissime, e dichiarato apertamente che non ha alcuna fretta di concludere un nuovo contratto. O il contratto si fa alle loro condizioni, o i padroni della metalmeccanica ne faranno volentieri a meno, facendo valere i rapporti di forza che gli sono, al momento, favorevoli anche per l’appoggio incondizionato che gli assicura il governo Renzi.

Le condizioni padronali sono note, perciò le richiamiamo in breve: 1) svuotamento pressoché totale del contratto nazionale, che da ora in poi servirà solo a definire un ‘quadro’ di principi, comunque tutti derogabili a livello aziendale, e i minimi salariali; 2) niente aumenti salariali per il 2016, e dal 2017 in avanti aumenti salariali subordinati agli incrementi di produttività, alla redditività delle imprese, al tasso di inflazione, alla accettazione delle ‘flessibilità’, e riservati solo a una parte dei lavoratori; 3) fine di ogni forma di automatismo, e cancellazione degli scatti di anzianità; 4) totale flessibilità nell’impiego della forza-lavoro in fatto di orari e straordinari; 5) integrale subordinazione dei PAR (permessi retribuiti) alla ‘prestazione effettiva’ e possibilità di monetizzarli; 6) nessun ruolo delle RSU in materia di ‘flessibilità’ e applicazione del Job’s Act; 7) massimo sviluppo del cosiddetto ‘welfare aziendale’. Con questa loro contro-piattaforma d’attacco i padroni puntano a ridurre salari e diritti, e mirano al contempo alla aziendalizzazione e ‘fidelizzazione’ integrale dei propri dipendenti e delle loro famiglie sul modello statunitense e giapponese. È altrettanto chiara la valenza politica di tutto ciò: approfondire la concorrenza e le divisioni nella classe lavoratrice, ostacolare il più possibile la sua ricomposizione unitaria in un comparto-chiave di essa, i metalmeccanici. Continua a leggere Contratto dei metalmeccanici: tutto fermo, salvo i padroni e la repressione anti-operaia.

Fincantieri continua ad attaccare e provocare. I dirigenti sindacali fanno finta di non capire. Sta ai lavoratori dare a Bono & Co. la risposta che meritano

Lavoratori e lavoratrici di Marghera e di Monfalcone,
l’azienda continua a provocare, e alla grande.

Prima taglia i salari a operai e impiegati di 70 euro (e più) al mese, poi distribuisce milioni di euro di premi ai dirigenti. A Marghera manda un tizio a spintonare i lavoratori al picchetto, poi spedisce contestazioni disciplinari a tre lavoratori con una velata minaccia di licenziamento. Da mesi è una catena di aggressioni e di provocazioni. 104 ore l’anno di lavoro in più gratis. Taglio o azzeramento del premio di produzione. Chip nelle scarpe o nel casco degli operai. Riduzione dei costi (cioè dei salari e delle misure di sicurezza) per gli operai degli appalti. Taglio delle indennità dei trasfertisti. Punizioni speciali per gli scioperi spontanei. Trasferimenti punitivi per 10 impiegati e tecnici. Esplicita richiesta alla polizia di spezzare i picchetti. Violenta pressione sui capi per spingerli a intimidire gli operai e scoraggiare la partecipazione agli scioperi.

Davanti a questo attacco a tutto campo i dirigenti sindacali fanno finta di non capire. “Così non si va da nessuna parte”, dice Turus della Fim di Trieste. Ma è chiarissimo, invece, dove vuole arrivare Fincantieri: a un peggioramento radicale della condizione operaia, degli operai Fincantieri e degli operai degli appalti (ma ce n’è anche per gli impiegati esecutivi). “Si tratta di schermaglie che non servono”, dice Apa della Uilm di Genova. Ma quali schermaglie, queste sono legnate! Ora ci rivolgeremo al governo “che deve riceverci e ascoltarci”, dice il coordinatore della Fiom Papignani. Il governo Renzi!? Ma è proprio quello che, con il Jobs Act e con cento altre misure anti-operaie, sta spingendo i padroni ad andare all’assalto dei lavoratori! È quello che abbraccia Marchionne, e vuole un sindacato unico al totale servizio delle imprese!
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