Obbligatoria è solo la tutela della salute – Laboratorio politico Iskra

PER L’OBBLIGATORIETÀ DELLA TUTELA DELLA #SALUTE

La pandemia da #Covid19 e i suoi effetti non sono ancora terminati. La situazione sanitaria è ancora incerta, mentre le conseguenze sociali avranno ripercussioni per tutti i prossimi anni.

Il #GreenPass è lo strumento che lo Stato ha utilizzato per accelerare un processo di vaccinazione di massa e per permettere la riapertura delle attività economiche e produttive che richiedevano il contatto in ambienti chiusi. In questi mesi si sono moltiplicate le forme di protesta contro questa misura. Ma al netto delle valutazioni delle piazze, bisogna sottolineare la natura del GP: è uno strumento burocratico, con cui lo Stato ha scaricato sui singoli cittadini la responsabilità della vaccinazione.

Il Green Pass non è in alcun modo uno strumento che riguarda la tutela della salute, ma viene utilizzato per tutelare la ripresa di un pezzo dell’economia che si è fermata durante la fase pandemica acuta. Il GP individua nel vaccino l’unico strumento di opposizione al virus (l’accessibilità al GP tramite tampone è molto difficile e costosa).

Il #vaccino è stato ed è un’arma fondamentale per l’abbattimento delle conseguenze del virus, ma non è una misura sufficiente per fermare la pandemia e i suoi effetti. I casi di ricontagio, l’impossibilità per alcuni soggetti di poter accedere al vaccino, lo sviluppo delle varianti, sono solo alcune delle motivazioni.

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Giù le mani da Eddy! Giù le mani da chi lotta! L’unica associazione a delinquere è l’accoppiata stato/padroni – Laboratorio politico Iskra

Riceviamo dai compagni del Laboratorio Politico Iskra questa denuncia e immediatamente pubblichiamo, in piena solidarietà con il compagno Eddy, il SI Cobas, il collettivo Iskra e il Movimento 7 novembre.

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In questi giorni un militante del Laboratorio Politico Iskra, Eddy, membro dell’esecutivo nazionale del Si Cobas e tra i portavoce del Movimento di Lotta Disoccupati 7 Novembre, è stato informato dai nostri legali di un’indagine a suo carico per Associazione a delinquere (articolo 416 del codice penale) in cui sarebbe coinvolto e che risulta tuttora in corso.
Abbiamo scritto questo post e chiediamo a tutti e tutte una mano per farlo girare. 
Nei prossimi giorni metteremo in giro per Bagnoli striscioni con il testo “ L’UNICA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE: STATO E PADRONI” e “GIU’ LE MANI DA EDDY! GIU’ LE MANI DA CHI LOTTA!”.  Chiunque voglia partecipare a questa iniziativa può condividere sulle chat comuni in cui siamo inserit* le foto di eventuali striscioni di solidarietà preparati.

L’UNICA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE: STATO E PADRONI

Negli ultimi anni e in questi mesi di pandemia decine di procedimenti giudiziari e amministrativi si sono accumulati sulle spalle di disoccupati, attivisti, studenti e lavoratori. È evidente ora a tutti l’escalation repressiva di questi mesi.

In questi giorni un militante del Laboratorio Politico Iskra, Eddy, membro dell’esecutivo nazionale del Si Cobas e tra i portavoce del Movimento di Lotta Disoccupati 7 Novembre, è stato informato dai nostri legali di un’indagine a suo carico per Associazione a delinquere (articolo 416 del codice penale) in cui sarebbe coinvolto e che risulta tuttora in corso.

Non entriamo nel merito di un’indagine di cui sappiamo ancora molto poco ma iniziamo a sottolineare la cornice politica entro cui si attua questa azione repressiva. L’utilizzo dell’associazione a delinquere è un capo d’imputazione usato più volte contro i movimenti di lotta. Qui a Napoli la Procura, con questa fattispecie di reato utilizzata spesso contro i disoccupati organizzati, ha provato a distruggere queste esperienze di lotta collettive, utilizzandolo come un monito chiaro per chiunque avverta la necessità di mobilitarsi in difesa del diritto ad un salario.

Il fatto che gli sfruttati e le sfruttate stiano provando ad organizzarsi a più livelli e in maniera sempre più convinta non fa dormire sonni tranquilli ai padroni la cui unica esigenza diventa quella di prevenire e poi reprimere ogni tentativo di lotta che metta in discussione questo sistema sociale ed economico. Per evitare che ciò possa accadere stato e sfruttatori ricorrono ai tanti strumenti repressivi in loro possesso e affinati nel corso di decenni di controrivoluzione, colpendo soprattutto le avanguardie di lotta più combattive.

La criminalizzazione dei movimenti di lotta, la depoliticizzazione degli stessi, l’uso indiscriminato dei reati associativi, disegna una pericolosa strategia volta a risolvere il conflitto sociale sul piano dell’ordine pubblico, spesso in maniera preventiva, nel tentativo di sbarazzarsi di chiunque osi organizzarsi per rivendicare i più basilari diritti come quello al lavoro, alla casa, alla salute, alla bonifica.

L’unica possibilità concreta che abbiamo oggi è unirsi attorno ad un programma politico di lotta capace di fare da ponte tra le rivendicazioni immediate e la prospettiva rivoluzionaria ed anticapitalista, che sia in grado di parlare alle emergenze ed esigenze sociali in un’ottica di trasformazione politica, sociale ed economica.

Se è vero che una lotta contro questi meccanismi repressivi non può essere slegata da una lotta quotidiana contro il sistema economico e sociale che li produce, tra le esigenze immediate resta centrale la necessità di fare quadrato attorno a chi viene represso perché prova a rovesciare lo status quo.

E’ da tempo che siamo scesi in campo e continueremo ad allargare il fronte unico degli sfruttati pronti a farvi tremare e rovesciarvi e non saranno teoremi fantasiosi, denunce, fogli di via o multe a fermarci.

Come urliamo ogni giorno dalle piazze, il messaggio chiaro a chi mette in atto queste montature è uno solo:

se toccano uno, toccano tutte e tutti noi.

Giù le mani da Eddy!

Giù le mani da chi lotta!

Laboratorio politico Iskra – Napoli

Al fianco del popolo della Colombia in rivolta – Laboratorio politico Iskra

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa presa di posizione del Laboratorio politico Iskra di solidarietà con il grande movimento di lotta che sommuove dal 28 aprile l’intera Colombia, un movimento nato dal rifiuto della “riforma fiscale” anti-proletaria e anti-popolare varata dal governo Duque. Così dopo Haiti, Sudan, Zimbabwe, Libano, Ecuador (e parliamo solo degli ultimi due anni e mezzo), anche in Colombia una monumentale protesta di massa con decine e decine di assassinati, centinaia di arresti e desparecidos per mano di polizia, esercito e dagli squadroni della morte (addestrati da Israele, Stati Uniti e Regno Unito), è nata sul terreno fiscale. La “riforma” Duque, infatti, prevedeva, oltre un modesto incremento delle imposte dirette sui ceti medi ed un insignificante 1% di imposta aggiuntiva (provvisoria) sui più ricchi, una rilevante crescita dell’Iva sui servizi pubblici essenziali (acqua, energia elettrica, gas, telefoni), sui servizi funerari e altri ancora, finora esenti da imposta, e su beni di prima necessità, come ad esempio alcuni beni alimentari.

Questo in un paese in cui la crisi pandemica ha portato ad un incremento devastante della povertà – secondo le stesse stime ufficiali nell’ultimo anno sono cadute in povertà, ogni giorno, 10.000 persone, mentre il settore finanziario continua a rimanere, di fatto, esentasse, dal momento che, grazie alle esenzioni di cui gode, nel 2020 ha pagato imposte pari all’1,9% dei suoi profitti. La “riforma” è stata varata dal governo Duque in nome della necessità di ridurre il debito di stato, e malamente giustificata con la foglia di fico di “aiutare i più deprivati”, proprio i più dimenticati dal mercato e dal governo. A proclamare la protesta, che ha investito 500 centri urbani e ha visto manifestazioni di sostegno all’estero da parte degli emigrati colombiani in Spagna, Portogallo, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Germania, Canada, Svezia e Svizzera (davanti al palazzo dell’Onu), è stato il Comando nazionale unitario composto da diverse organizzazioni sindacali.

In un nostro documento avevamo già segnalato la funzione di innesco di grandi rivolte anti-governative di masse di oppressi e di sfruttati svolto da alcuni provvedimenti fiscali, legandolo strettamente all’esponenziale ingigantimento del proprio debito a cui molti stati debbono far fronte – e ne riportiamo un passaggio in coda al testo del Laboratorio politico Iskra. Davanti ad avvenimenti di questa portata, verificatisi tra l’altro – in differenti forme e proporzioni – anche a due passi dall’Italia con il movimento dei gilets jaunes francesi innescato da una doppia decisione di Macron in materia fiscale (una a favore dei più ricchi, l’abolizione dell’ISF, l’altra a danno della massa dei salariati e degli artigiani); davanti alla quotidiana manovra politica della classe capitalistica in questa materia, mirata ad antagonizzare proletari e ceti medi, così da poter impunemente bastonare i primi e tosare i secondi; chi non riesce a capire la crescente importanza politica della questione fiscale e il carattere classista della rivendicazione della “Million tax” qui rivendicata dai compagni di Iskra, è un caso disperato di fessaggine.

AL FIANCO DELLE LOTTE IN COLOMBIA E CON MARIO NEL CUORE:

NON PAGHEREMO LA VOSTRA CRISI

In Colombia il governo Duque vara pacchetti di riforme neoliberiste sin dall’inizio del suo incarico.

Contro queste riforme si sono mosse centinaia di migliaia di persone, inizialmente student@ e indigen@ (soprattutto donne), fino ad arrivare alle imponenti manifestazioni di questi mesi e del 1 Maggio.

Ai morti degli anni precedenti se ne sono aggiunti 21 solo nelle ultime ore in particolare nel massacro di Calì, con oltre 100 feriti e 650 arresti durante gli scioperi.

L’ultima riforma di Duque vorrebbe usare la formula della solidarietà sostenibile per modificare il regime fiscale al fine di far pagare il debito contratto dal governo (6,5 mld di dollari) per affrontare la pandemia alle classi popolari.

Dopo questa dura lotta il governo ha ritirato la riforma, ribadendo però la necessità di una modifica della pressione fiscale e cercando il sostegno di altre forze politiche.

L’83% dei colombian@ sostiene lo sciopero e la protesta, che non si fermerà a questa prima e importante vittoria.

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Dopo 8 mesi di coronavirus, esplode la protesta (Laboratorio politico Iskra)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa prima riflessione scritta a caldo dai compagni del Laboratorio politico Iskra su una settimana di continue mobilitazioni nella città di Napoli – che ha visto anche la animata protesta degli operai della Whirpool contro la chiusura della fabbrica. I temi toccati (o soltanto sfiorati) in questo testo sono molteplici, complicati e intrecciati. Andranno discussi in profondità, con il massimo impegno comune per approssimarci il più possibile alla realtà e alle dinamiche delle diverse classi sociali, dei diversi strati sociali e delle ancor più diverse forze politiche che si sono poste in movimento in quest’ultimo periodo. Per intanto, mettendo in fila lo sciopero dei facchini e dei driver della logistica del 23 ottobre, l’iniziativa del Patto d’azione di sabato 24 ottobre con la messa al centro delle necessità proletarie più urgenti, e le successive manifestazioni di piazza di Napoli, Roma (ieri) e altre città, possiamo registrare che le cose cominciano a muoversi. Ma è soltanto l’inizio. Un pungolo per il grosso del nostro esercito di classe che è ancora fermo, e sul quale – con un misto di brutalità e di abilità – operano governo, Confindustria e apparati di Cgil-Cisl-Uil.

Negli ultimi giorni, a partire dalla sera di venerdì 23, è finalmente esplosa la protesta attorno alle misure relative al contenimento del contagio da Coronavirus. Non usiamo a caso queste parole: è da tempo che diciamo e crediamo che un malessere diffuso era dilagato in diversi settori della nostra società, e finalmente è esploso. Un malessere che viene da lontano: la situazione economico-sociale del nostro paese è devastante da anni a questa parte. La zoppicante ripresa dell’economia avuta nell’arco di questi anni non solo non ha rimediato ai danni della crisi del 2008, ma ne ha accentuato problemi irrisolti. In particolar modo l’aumento del mondo del lavoro non garantito: un esercito di precari, inoccupati, disoccupati, lavoratori a nero o a contratto a termine, che durante questa emergenza ha visto arrivare al capolinea la propria condizione di povertà, finora aggrappata ad espedienti di vario tipo. Non è un caso, infatti, che dopo le ondate di scioperi lanciate da lavoratori metalmeccanici e facchini nei mesi di lockdown che hanno caratterizzato i primi mesi della pandemia (non siamo carne da macello, la salute prima del profitto, astensione al lavoro), queste proteste nascano proprio nei corpi sociali caratterizzati da questa condizione.

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Mondragone: la barbarie del capitale (Laboratorio politico Iskra)

Sui fatti di Mondragone, riportiamo qui la presa di posizione del Laboratorio politico Iskra, che giustamente parla di barbarie. La barbarie del capitale, che sfrutta a sangue per pochissimi euro il lavoro degli immigrati e delle immigrate, li espone a ogni rischio di salute e, per completare l’opera, lascia che diventino bersaglio di odio e di violenza “popolare” in quanto “untori”.

Scene infami di questo tipo le abbiamo già viste negli scorsi anni a Rosarno e a Castelvolturno o, in Spagna, a El Ejido, e sempre dietro l’apparente spontaneità di questi pogrom, messi in atto con morti e feriti o tentati, ci sono stati gli interessi (e le persone fisiche che li impersonano) dei settori di società che ingrassano proprio sul super-sfruttamento degli immigrati. Figli/nipoti o sgherri dei proprietari terrieri o esponenti di circuiti di malavita organizzata implicati nel traffico di lavoratori/lavoratrici immigrati, capaci di trascinarsi dietro, anche per legami clanici, un po’ di “popolo” (Mondragone ha poco meno di 30.000 abitanti, i dimostranti anti-immigrati erano 150-200). Quindi i massmedia che amplificano al parossismo la violenza razzista effettivamente agìta, in modo da allargare il più possibile il fossato tra autoctoni e immigrati, e da ricattare gli immigrati, quelli irregolari ed anche i regolari. Infine arrivano i “nostri”… cioè? Esercito, carabinieri, polizia, gli stessi “corpi speciali” della repressione di stato, che in questi decenni non hanno soltanto chiuso gli occhi, hanno protetto la moltiplicazione di situazioni simili a quelle dei palazzi ex-Cirio di Mondragone, sempre più diffuse anche al Nord. Una moltiplicazione resa possibile da quella normativa di stato, per ultimi i decreti-Minniti e i decreti-Salvini, che ha allargato deliberatamente l’area degli immigrati irregolari, rigorosamente protetta anche nell’ultima sanatoria-beffa del governo Conte.

Il razzismo strutturale, di mercato e di stato, è un elemento organico di questa società (vedere anche l’Amerika e il resto d’Europa, se non bastasse l’Italia). La sola ed unica risposta efficace contro questa barbarie è l’auto-difesa organizzata, la lotta congiunta degli sfruttati autoctoni e immigrati, e – per cominciare – la lotta per un permesso di soggiorno a tempo indeterminato per tutti/e gli/le immigrati/e valido sull’intero territorio dell’Unione europea.

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