Per un’opposizione internazionalista alla guerra in Ucraina e al militarismo, fuori e contro ogni schieramento imperialista – SI Cobas (italiano – english)

Report dell’assemblea nazionale di domenica 13 marzo

Nella mattinata di domenica 13 marzo più di 150 tra lavoratori, militanti sindacali, politici e attivisti hanno risposto all’appello lanciato dal SI Cobas prendendo parte all’assemblea nazionale (su zoom) contro la guerra in Ucraina e più in generale contro il clima di escalation bellicista in atto su scala internazionale.

Ascolta la registrazione dell’assemblea

Dopo l’introduzione del SI Cobas, hanno animato il dibattito compagne e compagni di Pasado y presente del marxismo rivoluzionario, Centro di documentazione contro la guerra di Milano, Comitato immigrati in Italia di Roma, Carmilla on line, Comitato 23 settembre, Jacobin (redazione per l’Europa), Tendenza internazionalista rivoluzionaria, Laboratorio Politico Iskra, delegati operai e dirigenti del SI Cobas, Collettivo operaio Gkn, Movimento No Muos, Fronte della gioventù comunista, Sinistra anticapitalista, Pcl, Comitato contro le guerre e il razzismo di Marghera, Movimento dei disoccupati 7 novembre, Sgb.

Dagli oltre 20 interventi è emersa una sostanziale omogeneità di intenti riguardo la necessità di dar vita a uno spazio comune di confronto, orientamento e iniziativa che abbia come sua discriminante l’opposizione a tutti i fronti in campo, con la ovvia priorità di denunciare l’apporto dato dal “nostro” capitalismo, dal “nostro” stato, dai “nostri” governi, e dalle alleanze di cui l’Italia è parte (NATO, UE), allo scoppio della guerra in corso.

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Non si può morire a 18 anni lavorando gratis. Appello per la massima mobilitazione venerdì 28 gennaio – Laboratorio Iskra / FGC

Lorenzo Parelli, studente di 18 anni, è morto di alternanza scuola-lavoro. Schiacciato da una trave d’acciaio mentre lavorava gratis alla carpenteria metallica Burimec di Lauzacco, in provincia di Udine. Non siamo disposti a parlare di incidente, non è una fatalità imprevedibile. Accade perché gli studenti vengono messi a lavorare nello stesso identico contesto in cui muoiono 4 lavoratori ogni giorno. Negli scorsi anni si sono già verificati incidenti gravi che hanno coinvolto studenti in stage PCTO senza che di conseguenza venisse presa alcuna misura per la loro tutela o che si mettesse in discussione il modello dell’alternanza scuola-lavoro nel suo complesso.

Oggi gli studenti impegnati nei progetti di alternanza lavorano gratuitamente, senza limite orario giornaliero e senza che vengano realmente tenuti i corsi sulla sicurezza che sarebbero obbligatori. L’alternanza scuola-lavoro è stata introdotta proprio con la finalità di modellare l’istruzione pubblica sulle esigenze delle aziende, che per salvaguardare i loro profitti puntano ad abbassare i salari, aumentare ritmi e orari di lavoro e impiegare lavoro precario e interinale. Fin dai 15 anni l’alternanza insegna che è normale lavorare gratis, senza diritti, sicurezza e possibilità di organizzarsi nel sindacato. Così si educano milioni di studenti allo sfruttamento e all’assenza di diritti, per abituarli a un futuro di miseria e sacrifici. E in ampi settori delle piccole e medie imprese gli studenti sono considerati a tutti gli effetti manodopera gratuita anche per le esigenze immediate della produzione. Il movimento studentesco ha lottato contro tutto questo per anni, oggi sono davanti agli occhi di tutti le conseguenze più tragiche di questo modello.

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Napoli. “Un Natale di fuoco, senza lavoro” (Movimento di lotta Disoccupati 7 novembre)

CONTRO LE RICOSTRUZIONI DELLA QUESTURA!

SIAMO UN PROBLEMA DI ORDINE PUBBLICO?

LE NOSTRE RAGIONI SONO CHIARE!

I NOSTRI BISOGNI CONCRETI!

Ieri abbiamo costruito insieme ai lavoratori del Si Cobas Lavoratori Autorganizzati ed ai militanti del Laboratorio Politico Iskra ed altri compagni/e un importante iniziativa contro il carovita e la precarietà. Lo avevamo annunciato “un Natale di fuoco, senza lavoro”.

Una giornata simbolica in cui, dopo una passeggiata comunicativa a Via Roma per le vie dello shopping, abbiamo ribadito quanto questo Natale non è uguale per tutti/e. C’erano tanti lavoratori di aziende in crisi e disoccupati ed abbiamo consegnato sotto la sede “rappresentante del Governo” alcuni “pacchi regalo” con scritto i bisogni dei proletari di questa città: stop sfratti ed aumento delle bollette, contro carovita e precarietà, basta morti sul lavoro, disoccupazione, licenziamenti e lavoro nero, potenziamento del trasporto pubblico e della sanità territoriale con tracciamento e tamponi gratuiti, criticando la gestione caotica e criminale in questi due anni delle politiche governative anticovid.

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Obbligatoria è solo la tutela della salute – Laboratorio politico Iskra

PER L’OBBLIGATORIETÀ DELLA TUTELA DELLA #SALUTE

La pandemia da #Covid19 e i suoi effetti non sono ancora terminati. La situazione sanitaria è ancora incerta, mentre le conseguenze sociali avranno ripercussioni per tutti i prossimi anni.

Il #GreenPass è lo strumento che lo Stato ha utilizzato per accelerare un processo di vaccinazione di massa e per permettere la riapertura delle attività economiche e produttive che richiedevano il contatto in ambienti chiusi. In questi mesi si sono moltiplicate le forme di protesta contro questa misura. Ma al netto delle valutazioni delle piazze, bisogna sottolineare la natura del GP: è uno strumento burocratico, con cui lo Stato ha scaricato sui singoli cittadini la responsabilità della vaccinazione.

Il Green Pass non è in alcun modo uno strumento che riguarda la tutela della salute, ma viene utilizzato per tutelare la ripresa di un pezzo dell’economia che si è fermata durante la fase pandemica acuta. Il GP individua nel vaccino l’unico strumento di opposizione al virus (l’accessibilità al GP tramite tampone è molto difficile e costosa).

Il #vaccino è stato ed è un’arma fondamentale per l’abbattimento delle conseguenze del virus, ma non è una misura sufficiente per fermare la pandemia e i suoi effetti. I casi di ricontagio, l’impossibilità per alcuni soggetti di poter accedere al vaccino, lo sviluppo delle varianti, sono solo alcune delle motivazioni.

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Benevento – Licenziati perché avevano scioperato. Giù le mani dai lavoratori della manutenzione stradale! – Laboratorio politico Iskra

Alla catena di licenziamenti collettivi per ragioni “economiche” scattati dopo lo sblocco deciso dal governo Draghi (Gianetti Ruote, Gkn, Whirpool, etc.), si aggiunge oggi, in Campania, il caso dei 35 lavoratori della manutenzione stradale licenziati per rappresaglia dalla ditta ESAF – Appalto manutenzione stradale della Regione Campania (lotto Benevento), iscritti al SI Cobas e provenienti da Banchi nuovi. Un attacco frontale al diritto di sciopero – come notano i compagni di Iskra, che non può e non deve restare senza l’adeguata risposta, iniziata, del resto, immediatamente.

La cosa fondamentale è che la risposta a questi e agli innumerevoli altri attacchi “singoli” che si verificheranno nei prossimi tempi sia quanto più possibile organizzata, coordinata e unitaria secondo il tracciato del fronte unico di classe contro i padroni e il governo indicato dall’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi – e che già ha avuto una prima, significativa concretizzazione nello sciopero unitario della logistica del 18 giugno scorso.

LICENZIATI PERCHÈ AVEVANO SCIOPERATO: GIÙ LE MANI DAI LAVORATORI DELLA MANUTENZIONE STRADALE

Se per 14 mesi vieni pagato in ritardo, inizi a scioperare per il rispetto dei tuoi diritti, succede che l’azienda procede con lettere di contestazioni e licenziamenti.

I lavoratori e le lavoratrici della manutenzione stradale iscritti SiCobas, con i quali condividiamo anni di piazze e di lotte fianco a fianco, sono stati raggiunti da 35 di questi provvedimenti disciplinari.

Una contestazione grave per loro, ma dal significato politico ancora più pesante. Lo sblocco dei licenziamenti e il generale clima di attacco alla classe lavoratrice permette ai padroni di poter procedere con queste aggressioni con sempre più violenza.

È mai possibile che su 18 mesi di lavoro, se per 14 hai un ritardo cronico nei pagamenti, non è neanche possibile scioperare per far rispettare i contratti?

È l’ennesimo attacco al diritto di sciopero che contraddistingue questi mesi. Un atteggiamento vergognoso da parte dell’azienda che non passerà in silenzio.

Immediatamente i lavoratori e le lavoratrici della manutenzione si sono mobilitati e già oggi saranno in presidio. Questo ricatto non passerà e avrà la risposta compatta di tutte e tutti noi.

Giù le mani dai lavoratori e dalle lavoratrici in lotta!