Responsabili sì, obbedienti mai (Laboratorio politico Iskra)

L'immagine può contenere: cielo e spazio all'aperto

Responsabili si, obbedienti mai.

Aperto uno striscione di fronte la #Prefettura di #Napoli. Distanziati e con tutti i dispositivi di sicurezza, ma non si può non denunciare una situazione insostenibile.

Non possiamo calare la testa di fronte alla situazione che vivono migliaia di persone in città, in tutto il paese, e oramai a livello globale. La crisi del #Coronavirus sta avendo già adesso conseguenze pesantissime per migliaia di famiglie senza alcun accesso al #reddito, e con misure che ancora non arrivano. Contemporaneamente si continua a parlare di test a singhiozzo senza pensare ad uno screening di massa con #tamponi per tutti. I soldi ci sono e sappiamo dove andarli a prendere, non ci sono scuse!

#covid19 #patrimoniale #campania #quarantena

Il 10% del 10%. Due conti sulla patrimoniale (Laboratorio politico Iskra)

Riceviamo dal Laboratorio Politico Iskra di Napoli, e volentieri pubblichiamo, queste note su una imposta patrimoniale del 10% sul 10%  più ricco della popolazione. Queste note rispondono ad alcuni degli interrogativi che sono stati posti a questi/e compagni/e nelle discussioni che hanno avuto intorno a questo obiettivo. Non c’è bisogno di dirlo: questa rivendicazione politica potrà marciare solo ed esclusivamente sulle gambe di un grande movimento di lotta dei proletari. I furbacchiotti tipo-Casini che fanno un’occhiolino alla patrimoniale (guardandosi comunque bene dallo specificare se, per caso, è dello 0,01%, se è su tutti i conti correnti o solo su quelli pesanti), lo fanno per disinnescare il rischio. Non essendo nati ieri, immaginano di quanto salirà la rabbia di tutti quelli che vivono del proprio lavoro a doversi accollare il debito della classe capitalistica che ci ha portati in questa catastrofe.

Unequal Distribution of Wealth- Racial Wealth Divide

Due conti sulla patrimoniale del 10% sul 10% – Laboratorio Politico Iskra

Facciamo il punto: come può essere fatta una vera #patrimoniale in questo paese? Come possiamo veramente andarci a prendere i #soldi lì dove ci sono? Da dove arrivano questi #400miliardi? Alcune risposte alle più frequenti domande per una discussione necessaria che deve proseguire.

1) Quando parliamo della ricchezza nazionale, intendiamo quella immobile o reale (abitazioni, terreni, auto, oggetti di valore, brevetti, etc.) e quella finanziaria (depositi, contante, riserve assicurative, azioni, obbligazioni, quote di fondi comuni, titoli di stato).

2) In Italia, in generale (cioè riferendoci a tutta la società, a tutte le classi sociali), la ricchezza immobile è maggiore di quella finanziaria, grosso modo: 65/70 a 35/30. I dati del 2018 (anche quelli successivi avranno come riferimento il 2018) erano i seguenti: circa 7.000 miliardi il valore totale della ricchezza immobile, circa 4.068 miliardi il valore di quella finanziaria. Attenzione: stiamo parlando solo della ricchezza censita in Italia, dal catasto italiano e dal sistema bancario e assicurativo italiano. Ma, se il 90, o forse il 99%, dei cittadini italiani all’estero non ha nulla, la cosa cambia radicalmente per l’1% più ricco, che ha depositi ovunque nel mondo (anche proprietà immobili, naturalmente, ma forse in prevalenza ricchezza finanziaria), specie nei paradisi fiscali, ma non solo. Continua a leggere Il 10% del 10%. Due conti sulla patrimoniale (Laboratorio politico Iskra)

سلسلة من الكوارث الرأسمالي ة التي يجب اللا يدفع ثمنها الطبقة الشغيل ة

The following article attempts to sketch the main features of the current crisis. Written in Italian, we are pleased to be now publishing an Arabic version of it. It ranges from the social causes of the covid-19 pandemic, by taking into consideration the role played by agribusiness exploitation of the environment (which over the past decades has increasingly brought about pathogens spillovers) to public health systems disruption caused by profit driven austerity and privatizing policies, through the dramatic effects on public health of hundreds of thousands of working class people forced to gather in factories, warehouses, supermarkets etc. with no PPE whatsoever. The article also deals with the abysmal economic crisis presently unfolding before our eyes ending with a call for working class people to coordinate internationally and stand up to the upcoming brutal measures capitalist forces are about to adopt to try and overcome the crisis they have actually generated.

Download .pdf

Catena di disastri capitalistici ARABO_pages-to-jpg-0001Catena di disastri capitalistici ARABO_pages-to-jpg-0002Catena di disastri capitalistici ARABO_pages-to-jpg-0003

I disastri del capitalismo non devono essere pagati dai lavoratori

PHOTO-2020-03-27-09-48-24

Siamo entrati in una grande crisi, forse la più colossale della storia del capitalismo. L’innesco è stato la diffusione a scala mondiale del Covid-19.

Questo virus è un prodotto della natura, ma all’origine di tutti i coronavirus c’è un insieme di attività capitalistiche: la deforestazione su grande scala, gli allevamenti intensivi e l’agro-industria, il furto delle terre nei paesi del Sud del mondo per impiantare monoculture, lo sregolato sventramento dei territori per la ricerca dei metalli rari, la folle urbanizzazione. Questa aggressione alla natura, in particolare alle zone ancora selvagge della natura, crea l’ambiente ideale per virus come il Covid-19, che hanno già prodotto altre epidemie negli ultimi 20 anni. E l’estremo inquinamento dell’aria, un altro prodotto del capitalismo, ha creato le condizioni favorevoli alla diffusione dei virus.

Per questo diciamo che il Covid-19 è un virus capitalistico. Altrettanto capitalistica è la grande crisi sanitaria ed economica che ne è derivata. Sia il governo cinese, sia il governo italiano e quelli di tutta Europa, e infine il governo degli Stati Uniti, hanno dovuto fare ricorso a misure eccezionali perché nessuno dei sistemi sanitari di questi paesi si era preparato a fronteggiare una epidemia di questo tipo. Continua a leggere I disastri del capitalismo non devono essere pagati dai lavoratori