A colloquio con Marx e altri maestri sulla questione fiscale – I (Tendenza internazionalista rivoluzionaria – TIR)

«Essi [gli operai] debbono spingere all’estremo le misure proposte dai democratici (…) e trasformarle in attacchi diretti alla proprietà privata. Così ad esempio (…) se i democratici proporranno l’imposta proporzionale, gli operai proporranno l’imposta progressiva; se i democratici proporranno essi stessi una imposta progressiva moderata, i lavoratori insisteranno per una imposta così rapidamente progressiva che il grande capitale ne sia rovinato; se i democratici reclameranno che si regolino i debiti di stato, i proletari reclameranno che lo stato faccia bancarotta. Le richieste degli operai dovranno sempre regolarsi sulle concessioni e sulle misure dei democratici.» [K. Marx – F. Engels, Indirizzo del Comitato Centrale alla Lega dei comunisti, marzo 1850 – in K. Marx, Opere. Lotta politica e conquista del potere, Ed. Riuniti, p. 425.]

Alcuni compagni hanno fatto alla nostra proposta di un’imposta patrimoniale del 10% sul 10% più ricco della popolazione (che appartiene alla classe capitalistica nelle sue varie componenti), con il gettito da destinare a fini di classe, questa stramba critica: non sarebbe “marxista” né classista. A loro dire la questione fiscale è del tutto interna alla classe capitalistica e/o al rapporto tra classe capitalistica e mezze classi. Per sua natura, quindi, non riguarda gli operai, il proletariato, i salariati. Anzi, molto peggio: occuparsene e avanzare rivendicazioni in materia, servirebbe solo ad ottenebrare le menti dei suddetti con falsi problemi.

L’insistenza di questa critica ci ha fatto venire voglia di andare a colloquio con i maestri, a cominciare da Marx, e porre loro qualche domanda. Di seguito i risultati del colloquio che è stato, si può immaginare, di grande interesse. Ne riferiamo qui solo una parte – l’altra parte, di non minore rilevanza, riguarda l’uso dell’arma fiscale da parte del colonialismo.

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Nel vivo ricordo del compagno Paolo Turco

Abbiamo appreso con dolore la notizia della morte di Paolo Turco, e ci stringiamo con affetto ad Alba, la sua compagna di una vita, ai suoi figli, e ai compagni del Nucleo comunista internazionalista.

Le nostre strade si erano separate da un decennio, ma abbiamo ben vivo dentro di noi il ricordo di un lungo cammino di militanza comune, nel quale molto abbiamo appreso da lui sui fondamenti del marxismo, sulla battaglia anti-stalinista della Sinistra, e sulle vicende sociali, politiche e ideologiche degli ultimi decenni (basterebbero, per tutti, i suoi contributi sulla Jugoslavia e sulla crisi dell’Urss). Altrettanto vivo è il ricordo di molti momenti di vera convivialità passati insieme, spesso in allegria e passeggiando negli amati boschi di Cividale, da compagni di lotta e da amici, discutendo di tutto e del suo contrario, in piena libertà.

L’isolamento di cui i marxisti soffrono da decenni non ci ha aiutati a mantenere un terreno di dialogo costruttivo, spingendo Paolo a polemiche contro di noi che non abbiamo apprezzato. Ma proprio in virtù della comune esperienza e del grande debito di riconoscenza che sentiamo nei suoi confronti, vogliamo ricordarlo in uno dei suoi periodi più felici, attraverso un testo circolato finora solo in un limitato circuito interno, che ci fa piacere portare a conoscenza di un pubblico più vasto privandolo dello schermo dell’anonimato. Un testo scritto circa vent’anni fa, che stavamo studiando di nuovo in questi giorni, in cui si mette in luce, in maniera originale, la concomitanza e la complementarità tra Lenin e Luxemburg sul tema cruciale sempre ritornante del rapporto tra partito (organizzazione di partito) e movimento della massa della classe lavoratrice. Un testo solido, profondo, come lo sono stati veramente tanti dei suoi lavori sui più svariati argomenti, nel quale parla di una ricerca storica e teorica progettata in comune e rimasta purtroppo incompiuta.

Sì: una ricerca, perché sarebbe ingiusto collocare il compagno Paolo tra i meri ripetitori della ‘lezione di Bordiga’. Insieme a lui e ad altre compagne e compagni ora sparsi nelle più varie direzioni, abbiamo accarezzato il sogno di far incontrare e fondere la tradizione più coerentemente rivoluzionaria, e perciò internazionalista, delle tre Internazionali, con la genuina spinta di ribellione e di lotta degli “anni del 68” (e seguenti, molto seguenti…), con lo sguardo attento, e pienamente solidale, alle sollevazioni degli sfruttati del Sud del mondo. Per la preponderanza delle circostanze oggettive avverse e anche per le nostre insufficienze, questo sogno, che lo ‘scettico’ Paolo condivideva, non si è avverato. Ma siamo sicuri, e fieri, di avere comunque lavorato insieme, senza risparmio, per la rinascita del movimento proletario comunista.

La redazione de “il cuneo rosso”

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Alcune note introduttive al tema Luxemburg
di Paolo Turco (*)

Qui di seguito alcune note introduttive al tema Luxemburg come lo vedo io (quindi esente da dogmatica ex cathedra). Si tratta solo di suggerimenti per uno studio che andrà fatto ed il cui tema non è il “rapporto Lenin-Luxemburg”, ma la questione del partito da punto di vista storico, il che vuol dire “in generale” e “nel concreto”.

Il testo di Lenin [il riferimento è ad Un passo avanti e due indietro. Risposta di V. I. Lenin a Rosa Luxemburg – n.], passato alla Seconda Internazionale per la pubblicazione ed il vaglio, era stato da questa “scartato”. Kautsky, cui allora Lenin si riferiva come esponente dell'”ortodossia”, non lo avallò; del pari la Luxemburg, ma per ben diverse ragioni. Al primo bruciavano le ragioni rivoluzionarie di Lenin, alla seconda l’incongruenza (a suo parere) con esse.

È vero che nella replica della Luxemburg, come annoterà Lenin, ci sono troppe “generalità” contro il “concreto” (la concreta necessità di separarsi dalla dottrina riformista menscevica). Un assoluto centralismo era necessario non per sostituirsi all’attività spontanea delle masse in senso rivoluzionario, ma per liberarla. Qui il grande senso della dialettica in Lenin. Vero, però, che le formulazioni “concrete” per una fase data (come poi Lenin dirà) si colorano nel ‘Che fare?‘ di certi tratti di assolutizzazione generalizzante a partire dal contesto russo. La Luxemburg scrive su ciò [nel testo del 1904 Centralismo o democrazia?]: “Non vi è alcun dubbio che una forte tendenza centralistica è in generale immanente alla social-democrazia. Sorta sul terreno economico del capitalismo, che è di sua natura centralistico, e costretta alla sua lotta entro la cornice del grande Stato borghese centralizzato, la socialdemocrazia è dalla nascita avversaria dichiarata di ogni particolarismo e di ogni federalismo nazionale. Chiamata a rappresentare gli interessi generali del proletariato (…), essa ha ovunque la naturale aspirazione a unire tutti i gruppi nazionali, religiosi, professionali della classe operaia… Continua a leggere Nel vivo ricordo del compagno Paolo Turco