Referendum autonomista in Veneto-Lombardia Un grosso bidone, ma pieno di veleni

I reali scopi dei promotori
Il 22 ottobre in Veneto e in Lombardia si terrà il referendum per l’autonomia. Finalmente – sostengono i due presidenti Zaia e Maroni – le regioni più virtuose d’Italia potranno tenersi i proventi delle tassazioni che sono oggi drenati da Roma (ladrona) e incrementare la loro efficienza, non solo nel campo dove eccellono, la sanità, ma in parecchi altri. Tutto talmente semplice e così vantaggioso che praticamente non esiste un fronte del NO, essendo la quasi totalità dei partiti schierati per una “responsabile autonomia”.

Fine del discorso? Non proprio.

Anzitutto, c’è un primo falso: non si potrà toccare il sistema tributario e contabile dello stato trattenendo l’80% dei proventi della tassazione raccolta dalle regioni, come spacciato dai promotori, in quanto è vietatissimo dalla Costituzione. Due anni fa la Corte costituzionale ha categoricamente escluso la possibilità di tenere un referendum su questa materia, bocciando anche la ipotetica consultazione sulla trasformazione del Veneto in regione a statuto speciale e, tanto più, quella sulla indipendenza del Veneto. Ciò che è rimasto è solo un mini-referendum consultivo per un po’ di autonomia in più, per qualche ulteriore competenza principalmente in materia di istruzione, tutela dell’ambiente, beni culturali, giudici di pace. Per tutto questo, è noto, non serviva il referendum; era sufficiente una semplice lettera al governo per iniziare il confronto stato-regione. È la via che sta seguendo l’Emilia-Romagna.

A che pro allora il referendum?

La chiamata alle urne ha due scopi: il primo è interno alla Lega e alla battaglia in corso nel centro-destra. Scimmiottando le ultra-destre europee, Salvini sta cercando di trasformare la vecchia Lega Nord in partito nazionale di stampo lepenista: più nazionalista che padanista; più aggressivo contro gli immigrati che contro i “terroni”; più cristiano del papa, anzi una vera e propria falange di crociati (dimentichi d’essere stati i ridicoli custodi degli antichi riti celtici); un partito sovranista, più critico verso i super-poteri di Bruxelles che verso Roma ladrona, dove spera di tornare finalmente a… rubare, e qualcosa in più dei modesti 48 milioni di euro arraffati a suo tempo, con falsi rimborsi spese, dalla banda Bossi-Belsito, collaterale costui della ‘ndrangheta (nord e sud uniti nella truffa: Bossi ha anticipato Salvini pure in questo). Il duo Zaia-Maroni si guarda bene dal tornare a blaterale di secessione, non si contrappone neppure alla mutazione della politica della Lega Nord in Lega (nazionale), che è in corso e sarà formalizzata a novembre con il nuovo nome; intende solo marcare con forza, attraverso un rinnovato consenso popolare, che anche in questo ennesimo riciclaggio, la Lega deve riservare al nord, e in specie all’asse lombardo-veneto, un surplus di potere e risorse.

Il secondo scopo dei referendum è quello di rilanciare e approfondire la frattura Nord-Sud, sia per accaparrarsi più risorse, sia per dividere ancora più a fondo la classe lavoratrice. Il primo intento è esplicito, il secondo resta implicito ma è altrettanto importante. Continua a leggere Referendum autonomista in Veneto-Lombardia Un grosso bidone, ma pieno di veleni