In Libya, Migrants Are Organising Against Europe’s Border Brutality (L. Pradella)

Thousands have camped out at UN offices.

At the beginning of October, west Libyan authorities carried out a brutal crackdown on the thousands of immigrants, refugees and asylum seekers living in Gargaresh, on the outskirts of Tripoli. More than 5,000 people were arrested, their homes destroyed, families captured and separated; people were hurt, violated and even killed. Four thousand people were imprisoned in the overcrowded Al-Mabani detention centre.

Immigrants and refugees, however, are not just accepting their treatment – they’re collectively organising against it. Barely reported in the western press, their resistance is exposing the imperial logic underlying Europe’s border brutality. Immigrant self-organisation, if supported by sympathetic workers in Europe, could be the wedge needed to fracture the EU’s border imperialism.

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No all’intervento militare in Libia

libya

Venerdì 5 febbraio è stato indetto un presidio dalla Rete contro guerra e militarismo di Napoli presso piazza San Domenico Maggiore, alle ore 17,00  per protestare e denunciare i preparativi di una nuova aggressione contro la Libia. Di seguito la presa di posizione elaborata unitariamente nell’ultimo incontro di Catania dai vari comitati che si riconoscono nella Rete.

Diciamo NO all’intervento militare in Libia
Che si tratti di giorni o qualche settimana, una cosa è certa: si stanno scaldando i motori per un nuovo intervento militare in Libia.  Forze speciali sono già sul posto per preparare l’arrivo di un contingente di oltre 6000 militari europei, italiani compresi, e statunitensi. L’Italia, che si candida a guidare questa nuova missione militare, ha già inviato 4 cacciabombardieri AMX del 51° Stormo di Istrana (Tv) presso la base di Trapani Birgi in Sicilia.

Dobbiamo sin da ora dire NO a questa nuova aggressione al popolo libico.
Diciamo NO perché, da che mondo è mondo, chi è causa di problemi non può ergersi a soluzione degli stessi. E le potenze imperialiste occidentali, con la NATO, hanno provocato l’esplosione della situazione libica con l’intervento militare del 2011, lasciando poi che il vuoto politico creato venisse riempito da fazioni, bande, tribù in conflitto tra loro e con le potenze straniere.

Diciamo NO perché le guerre non portano la pace, come sostengono vertici militari e  governi: le guerre provocano lutti, dolore, devastazione, odio e violenza infinita.

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