La polemica internazionale sulla scissione di Livorno. Le ragioni degli uni e degli altri – Alessandro Mantovani

Riceviamo e volentieri riprendiamo dal blog Pasado y Presente del Marxismo revolucionario questo scritto di Alessandro Mantovani che mette a confronto le posizioni di Bordiga e della Sinistra comunista italiana con quelle del Comintern sul rapporto con i settori della classe lavoratrice inquadrati nelle strutture riformiste e massimaliste nei cruciali primi anni di vita del PCd’I.

La polemica internazionale sulla scissione di Livorno. Le ragioni degli uni e degli altri

Il marxismo deve rifiutare più di ogni altra cosa il fatto di rimanere congelato nella sua forma presente” (Rosa Luxemburg).

Nasce il Partito Comunista d’Italia

Poco prima delle 10 del 21 gennaio 1921, dal palco del teatro Goldoni di Livorno, dove si sta svolgendo il XVII congresso del Partito Socialista Italiano, Amadeo Bordiga, a nome della “Frazione comunista”, annuncia:

I delegati che hanno votato la mozione della frazione comunista abbandonino la sala; sono convocati alle 11 al Teatro San Marco per deliberare la costituzione del Partito comunista”.

Dicendo che la fondazione, quel giorno, della sezione italiana dell’Internazionale Comunista rappresenta il punto più alto nella storia di lotta del proletariato italiano, non si rischia troppo di cadere nella retorica: tali e tanti sono stati e sono gli attacchi a quella scissione, che avrebbe favorito, dividendo il proletariato italiano, la vittoria stessa del fascismo, che ci si trova ancora obbligati, (anzi ancora più obbligati) cent’anni dopo, a ribadire che quella frattura era giusta, improcrastinabile e inevitabile, per ragioni insieme nazionali ed internazionali.

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