Trieste: il caso Franchi-Fornasir. La repressione di stato contro la solidarietà agli immigrati ed ai rifugiati

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un post sul caso di Gian Andrea Franchi e Lorena Fornasir, colpiti dalla persecuzione di Stato per l’aiuto da loro prestato agli immigrati giunti a Trieste attraverso la rotta balcanica. Colpevole di avere difeso le proprie scelte sulla base di un preciso ideale politico (e non di carattere puramente umanitario o solidaristico), per la coppia si ipotizza ora il reato di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Il tema delle migrazioni meriterebbe un inquadramento un po’ più solido di quello che emerge in questo testo, ma la solidarietà militante ha la precedenza nella denuncia dell’accaduto. Governo Lega-Cinquestelle, governo Conte-bis, governo Draghi: è forse cambiato qualcosa su questo fronte?

All’alba di due giorni fa la Digos di Trieste è entrata in casa di Gian Andrea Franchi, 84 anni, per prendere possesso di prove atte a documentare il sospetto di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” che aleggia sulla sua persona e su quella della compagna Lorena Fornasir. La gravissima colpa di Lorena e Andrea è quella di recarsi ogni sera presso la stazione cittadina a soccorrere, con bende, medicine, e disinfettanti, i migranti che hanno superato la rotta balcanica, attraversando stati che usano la violenza sistemica come strumento di oppressione verso chi non possiede la giusta carta d’identità. Ma ancora più di questo, quello che ha mosso le nostre Istituzioni a scagliarsi contro Gian Andrea e Lorena è la loro volontà di rivendicare la politicità del loro impegno. Ovvero, la volontà di spiegare che il loro non è un semplice aiuto umanitario teso a lenire le sofferenze di persone che spesso hanno attraversato sofferenze fisiche, psicologiche ed emotive indicibili per arrivare a Trieste, ma è soprattutto una battaglia contro un sistema politico ed economico basato sul privilegio, sulla distruzione dell’ambiente, sull’impossibilità per larga fetta della popolazione di accedere alle risorse necessarie per vivere e di autodeterminare la propria esistenza. Chiaramente, non potendo usare il reato di umanità e nemmeno quello di solidarietà conflittuale, le istituzioni hanno dovuto ipotizzare “il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”, incardinando l’inchiesta sull’ospitalità che Gian Andrea e Lorena hanno offerto ad una famiglia curdo-iraniana nel luglio del 2019. Famiglia che dopo il loro aiuto avrebbe avuto contatti con dei passeur, ovvero organizzatori di trasporti clandestini. Da qui il teorema che l’associazione Linea d’Ombra, nello specifico dei suoi fondatori, sarebbe coinvolta nel “traffico”.

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