A Torino, Milano e Napoli la polizia attacca i cortei studenteschi, ma non riesce a disperderli

Napoli

La giornata di lotta studentesca per protestare contro la morte di Lorenzo Parelli e contro “l’alternanza scuola-lavoro”, ha visto due protagonismi contrapposti.

Da un lato settori studenteschi non numerosissimi ma incazzati e combattivi nelle principali città, affiancati da gruppi di disoccupati, di precari e in qualche caso, come a Milano, di proletari della logistica, a denunciare un andazzo della scuola sempre più aziendalista e subordinata agli interessi padronali attraverso la fornitura di lavoro gratuito spremuto in modo cinico fino anche alla morte.

Dall’altro forze di polizia intente – su ordini univoci dall’alto, evidentemente – a intimidire i dimostranti con aggressioni a freddo per impedire loro di manifestare la propria rabbia davanti alle sedi di Confindustria, degli uffici scolastici o di altri luoghi istituzionali (“assassini, assassini”, il coro più ripetuto nelle varie piazze).

Roma, Torino, Milano, Napoli – stesso scenario. Dicono bene i compagni del Fronte della gioventù comunista presenti oggi in diverse piazze: “il governo difende il lavoro minorile gratuito a colpi di manganello“. Non c’è alcun bisogno che al ministero dell’interno ci sia un Salvini perché si faccia uso dei manganelli. Da anni c’è una donna di potere con una lunga esperienza di repressione, che sa fare il suo mestiere in maniera altrettanto, se non più, scientifica. Ed è in sella un governo – che senza avere alcun bisogno di imbarcare la Meloni e FdI – è determinato a colpire ogni embrione di lotte autentico: com’è accaduto nelle scorse settimane alle lotte contro FedEx, contro Unes, ai militanti no Tav solidali con gli emigranti e, a Trieste, ad un movimento “no green pass” che rischiava di collegarsi con l’iniziativa del sindacalismo conflittuale con, e subito dopo, lo sciopero dell’11 ottobre.

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Fermiamo la barbarie dei morti sul lavoro! Venerdì 28 gennaio tutti in piazza! – SI Cobas

Il Si Cobas Nazionale aderisce all’appello per costruire venerdì 28 gennaio iniziative e mobilitazioni in tutte le città a seguito della tragica morte di Lorenzo, studente ucciso in una fabbrica di Udine a soli 18 anni, in nome del profitto e a causa del modello di “alternanza scuola lavoro” (PCTO) introdotto anni fa su spinta del PD e dei padroni, e reso obbligatorio a partire dal 2015 come asse portante della “buona-scuola” di Renzi.

Il 18 giugno scorso, durante lo sciopero nazionale della logistica, morì Adil per mano di un crumiro, ma i veri mandanti furono Confindustria, il Governo e un sistema che in nome del profitto non esita a distruggere ed uccidere.

Pochi giorni fa ci ha lasciato anche Muhammad Nazam sulla strada che porta all’Interporto di Bentivoglio (Bo), schiantato contro un camion mentre lavorava alla Yoox per LisGroup, la stessa azienda di cui il Tribunale del Lavoro di Bologna ha accertato la condotta discriminatoria causata dalla variazione dei turni e che aveva portato molte giovani madri a dimettersi.

Solo nel 2021 si sono registrati 1404 morti ufficiali sul lavoro (dati Inail), a cui vanno presumibilmente aggiunte tutte le morti “nascoste” alle statistiche, in primis le morti di immigrati senza permesso di soggiorno: in sostanza almeno 4 morti al giorno!

Ma i morti sono solo la punta dell’iceberg di una sistematica violazione dei più basilari principi di tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e della mancata applicazione delle norme contenute nel D.Lgs 81/08 (Testo unico sulla sicurezza) che sono causa ogni giorno di migliaia di incidenti e infortuni gravi, e che sono ulteriormente alimentati dal pesante ridimensionamento di risorse e di organico operato dai governi nazionali nei confronti degli Ispettorati del lavoro.

Questo è il menù che i padroni offrono agli studenti che si avvicinano al mercato del lavoro: precarietà, sfruttamento e rischio quotidiano di non fare ritorno a casa!

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Per Lorenzo Parelli, prima del turno. Una poesia di Fabio Franzin (trevigiano – italiano)

Riceviamo da A. F., e molto volentieri pubblichiamo.

Co’a stessa franza scura

Per Lorenzo Parelli

Te ‘vea su el casco, ‘ò lèt

tii giornài; istèss no l’é bastà

co’ chea putrèa de fèro

te ‘a ‘rivà tea testa, là

sot el caroponte 12648.

Poro Lorenzo, pori nostri

fiòi tornàdhi mandàr

al massacro a gratis

un sècoeo dopo, drento

fabriche, cantieri, oficìne,

fra trincee de scafài,

postazhión de machinari

drio i reparti, ‘e armadhùre.

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Non si può morire a 18 anni lavorando gratis. Appello per la massima mobilitazione venerdì 28 gennaio – Laboratorio Iskra / FGC

Lorenzo Parelli, studente di 18 anni, è morto di alternanza scuola-lavoro. Schiacciato da una trave d’acciaio mentre lavorava gratis alla carpenteria metallica Burimec di Lauzacco, in provincia di Udine. Non siamo disposti a parlare di incidente, non è una fatalità imprevedibile. Accade perché gli studenti vengono messi a lavorare nello stesso identico contesto in cui muoiono 4 lavoratori ogni giorno. Negli scorsi anni si sono già verificati incidenti gravi che hanno coinvolto studenti in stage PCTO senza che di conseguenza venisse presa alcuna misura per la loro tutela o che si mettesse in discussione il modello dell’alternanza scuola-lavoro nel suo complesso.

Oggi gli studenti impegnati nei progetti di alternanza lavorano gratuitamente, senza limite orario giornaliero e senza che vengano realmente tenuti i corsi sulla sicurezza che sarebbero obbligatori. L’alternanza scuola-lavoro è stata introdotta proprio con la finalità di modellare l’istruzione pubblica sulle esigenze delle aziende, che per salvaguardare i loro profitti puntano ad abbassare i salari, aumentare ritmi e orari di lavoro e impiegare lavoro precario e interinale. Fin dai 15 anni l’alternanza insegna che è normale lavorare gratis, senza diritti, sicurezza e possibilità di organizzarsi nel sindacato. Così si educano milioni di studenti allo sfruttamento e all’assenza di diritti, per abituarli a un futuro di miseria e sacrifici. E in ampi settori delle piccole e medie imprese gli studenti sono considerati a tutti gli effetti manodopera gratuita anche per le esigenze immediate della produzione. Il movimento studentesco ha lottato contro tutto questo per anni, oggi sono davanti agli occhi di tutti le conseguenze più tragiche di questo modello.

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