In cammino verso lo sciopero generale contro il padronato, il governo Draghi, l’Unione europea – Assemblea nazionale a Bologna, domenica 11 luglio – SI Cobas

Come è scritto nel documento della Tendenza internazionalista rivoluzionaria, è del tutto evidente che il governo Draghi, approfittando del calo dei contagi e della propaganda di regime sulla ripresa (dei profitti) e sull’utilizzo dei fondi europei, sta accelerando il suo attacco all’insieme della classe lavoratrice.

L’ultima messinscena consumata ieri (29 giugno) a Roma con l’intesa tra governo, Confindustria e Cgil-Cisl-Uil, che prevede la raccomandazione alle imprese di ricorrere – prima di licenziare – alla cassa integrazione gratis, pagata per gran parte dalla stessa classe lavoratrice attraverso la fiscalità generale, costituisce l’ultimo via libera all’attacco del governo Draghi, che ha dato un contentino formale a Landini&Co. in cambio di un’ulteriore subordinazione reale delle burocrazie sindacali allo sblocco dei licenziamenti.

In questo quadro, sull’onda della settimana di forti mobilitazioni seguite allo sciopero della logistica del 18 giugno e all’assassinio di Adil Belakhdim, e mentre avviene un nuovo tentato omicidio contro un picchetto operaio ai cancelli della Miliardo Yida di Pontecurone (Alessandria), acquista ulteriore importanza la preparazione (per l’autunno) di un grande sciopero generale contro il padronato, il governo Draghi, l’Unione europea, delineata in questo testo che il SI Cobas ha proposto alle diverse componenti del sindacalismo “di base” e all’opposizione in Cgil. E che ha ricevuto ieri (29 giugno), in una riunione tenutasi a Roma, a cui hanno partecipato delegazioni dell’USB, dell’AdlCobas, dell’SGB, della CUB, dell’area Riconquistiamo Tutto – Opposizione CGIL, dell’USI, una prima risposta positiva.

L’assemblea di Bologna di domenica 11 luglio dovrà essere un passaggio utile, serrato e costruttivo in questa direzione, che la nostra Tendenza preconizza da anni. Pensare in grande, vincendo il particolarismo e lo spirito minoritario, rivolgerci alla massa del proletariato industriale e delle lavoratrici e dei lavoratori salariati, ai movimenti sociali nati sulle contraddizioni di genere, di razza, ecologiche irrisolvibili dal capitalismo, in una prospettiva internazionalista rivoluzionaria: è questa la consegna del momento.

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Invito a un’Assemblea nazionale in presenza – domenica 11 luglio a Bologna contro i licenziamenti, per fermare la violenza contro gli scioperi, per preparare un forte SCIOPERO GENERALE contro il padronato, il governo Draghi, l’Unione europea

Le intense giornate di sciopero e di mobilitazione di piazza di venerdì 18 e sabato 19 giugno, l’immediata, larga reazione all’assassinio del nostro compagno Adil Belakhdim, hanno dato ulteriore slancio alla proposta di arrivare, nei tempi necessari, ad un grande sciopero generale contro i licenziamenti, contro la repressione, contro Confindustria e il governo Draghi – una proposta già avanzata dall’Assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi e da altri consessi.

La forza propulsiva di questa iniziativa viene dalle realtà operaie e proletarie in lotta, grandi e piccole, in primo luogo dalle lotte della logistica e dei trasporti. E l’abbiamo vista positivamente in azione nei giorni scorsi nello sciopero del 18 giugno, diventato lo sciopero dell’intero sindacalismo di base (Usb, Adl, Cub e Slai Cobas – una cosa del genere non accadeva da anni), proprio sotto la spinta della strenua resistenza dei licenziati FedEx di Piacenza e dei lavoratori TNT-FedEX organizzati con noi. Dopo l’uccisione di Adil e le aggressioni di stampo mafioso/squadristico ordite da FedEx-Zampieri a san Giuliano Milanese e Tavazzano, avvenute tutte sotto la protezione delle “forze dell’ordine”, dopo una sequenza di azioni repressive ad esse paragonabili (compiute anche dalla magistratura), l’organizzazione dello sciopero generale ha assunto anche un evidente significato di denuncia del ruolo svolto dal governo Draghi nel processo di strisciante messa fuori legge dello sciopero – in modo sostanziale o, nella logistica, in modo formale con il ricorso all’art. 146.

Su impulso di queste e altre lotte proletarie (nei porti e all’Alitalia ad esempio), e territoriali (con la ripresa della mobilitazione del movimento No Tav e le proteste per il diritto all’abitare), possiamo puntare ad allargare il perimetro della preparazione dello sciopero generale molto al di là del settore logistica e trasporti. Oltre a coinvolgere la più vasta area possibile del sindacalismo “di base”, l’organizzazione di questo sciopero dovrà raggiungere i tanti/e iscritti ai sindacati confederali sconcertati e scontenti per la politica di subordinazione ai padroni e al governo di Cgil-Cisl-Uil, e i tantissimi/e giovani senza sindacato, precari, disoccupati. A consentirlo sono proprio gli attacchi in gestazione dell’asse padronato/governo, per quanto Draghi&Co. stiano facendo un’incredibile demagogia sulla “ripartenza” – mentre già ci sono i segni sanitari, economici e politici che la mettono in discussione.

Nell’assemblea dell’11 luglio dovremo affrontare di petto le questioni che il padronato e il governo Draghi hanno messo all’odg per i prossimi mesi: i licenziamenti di massa dei tempi indeterminati, l’attacco al diritto di sciopero e – più in generale – la sistematica repressione delle lotte, la liberalizzazione degli appalti e dei sub-appalti, la riforma degli ammortizzatori sociali, l’assegno unico familiare, il contratto di scivolamento, lo “smart working” e la didattica a distanza, l’impatto sull’intensificazione dello sfruttamento del lavoro e la riduzione dei posti di lavoro dell’“industria 4.0”. Dovremo nello stesso tempo denunciare che l’attenuazione della pandemia sta servendo non a mettere in discussione le politiche di smantellamento della sanità pubblica e territoriale, ma al contrario all’ulteriore espansione della sanità privata e della commercializzazione del bene-salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro.

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Giù le vostre zampe da Adil, gente senza pudore! – g. g.

La morte di Adil Belakhdim è omicidio padronale e governativo. Mentre il capo del governo ed i politici parlamentari che ne stanno parlando in queste ore sono… senza pudore!

Alla fine ci sono arrivati: dopo mesi di provocazioni, agguati, spedizioni squadristiche, cariche ai picchetti, arresti, denunce, fogli di via, intimidazioni, ferimenti di lavoratori, si è cercato e trovato il morto. A rimettere la vita per la causa comune dell’emancipazione dei lavoratori è Adil Belakhdim, 37 anni, originario del Marocco, coordinatore provinciale del SiCobas di Novara, schiacciato da un camion che voleva “forzare” il presidio operaio durante lo sciopero generale della Logistica.

Prima di lui altri lavoratori immigrati hanno lasciato la vita davanti ai cancelli dei lager-magazzini, nella schiavitù dei campi, nelle baracche fatiscenti adibite ad “abitazioni”; o semplicemente in mare, oppure ancora per strada: vittime dell’odio fomentato da questo sistema di sfruttamento.

Nella Logistica, che ora tutti improvvisamente “scoprono”, sono anni che il SiCobas ed altre realtà di sindacalismo “conflittuale” denunciano e combattono una realtà vomitevole di supersfruttamento, caporalato, intimidazione, illegalità, di aggiramento delle leggi e dei contratti di lavoro. Quella “legalità” che ora i portavoce della politica padronale vorrebbero “ripristinare”, e che gli stessi sindacalisti delle Confederazioni – ora fulminati sulla via di Damasco – si sono ben guardati dal difendere seriamente. Non scordiamoci mai che fino ad ieri i vertici confederali additavano alla giusta e sacrosanta lotta del SiCobas la responsabilità delle “tensioni” nei magazzini della Logistica, cercando così di mascherare la loro collusione coi padroni e col potere politico: nazionale e locale.

E ora? Ora che Adil è stato ammazzato da questa logica capitalista de “la produzione dei profitti prima di tutto e sopra a tutto”, ora che la direttiva padronale e governativa della “ripresa ad ogni costo” ha fatto la sua ultima vittima, ora che cosa vengono a dirci i governanti in merito ai fatti di Novara?

Cosa hanno da dirci dopo che a Novara si è “chiuso” il cerchio degli ultimi mesi iniziato a S. Giuliano Milanese e continuato poi a Lodi ed a Prato?

Draghi (Presidente del Consiglio): “Sono molto addolorato… Fare luce sull’accaduto.”

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Assassinato il coordinatore SI Cobas di Novara, Adil Belakhdim, mentre era al picchetto dello sciopero – un crimine collettivo dei padroni e del governo Draghi – TIR

Stamattina, durante lo sciopero alla Lidl di Biandrate, un camionista ha forzato il picchetto dei lavoratori in sciopero, travolgendo e schiacciando sotto le ruote del camion Adil Belakdim, il coordinatore SI Cobas di Novara.

Criminale è stato il comportamento del camionista, come lo fu quello del camionista che travolse anni fa a Piacenza, in circostanze del tutto simili, Abd Elsalam Ahmed Eldanf, un lavoratore dell’Usb.

Sarebbe troppo facile, però, attribuire ad un singolo la colpa di questo assassinio.

L’uccisione di Adil Belakdim è un crimine collettivo che chiama in causa direttamente il padronato della logistica, con FedEx in testa, il padronato intero, il governo Draghi.

Il padronato della logistica perché, con FedEx alla sua testa nel ruolo che fu della Fiat/FCA di Marchionne, appare intenzionato a sferrare un attacco frontale a quel proletariato immigrato della logistica che in un ciclo di lotte durato un decennio, di cui il SI Cobas è stato protagonista di prima fila, ha saputo infliggere colpi importanti (benché non definitivi) al sistema mafioso degli appalti e dei sub-appalti, conquistando livelli di salario, orari, libertà di organizzazione sui posti di lavoro a lungo negata, rispetto della propria dignità – un sistema mafioso, che è l’arma attraverso cui le imprese multinazionali super-sfruttano il lavoro operaio (non solo della logistica, pensiamo a Fincantieri, primatista mondiale nell’uso dei sub-appalti), imponendo livelli di precarietà, di intensità del lavoro, di orari, talmente devastanti che nell’arco di 10-15 anni logorano e spezzano i muscoli e i corpi di tanti lavoratori, per paghe che sono state spesso, fino a ieri, al di sotto dei livelli di sussistenza.

Questo padronato, con la statunitense FedEx in testa, che è all’opera da tempo per costruire e mettere in azione contro gli scioperi operai le proprie squadracce private, ha le mani sporche di sangue.

Ma non si tratta solo del padronato della logistica.

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Non siamo forti quando parlano di noi; parlano di noi quando siamo forti – p. d’A.

Logico (logica di classe, politica prima ancora che sindacale), dialettico, pungente (in più direzioni).

NON SIAMO FORTI QUANDO PARLANO DI NOI:

PARLANO DI NOI QUANDO SIAMO FORTI!

Il richiamo mediatico sull’aggressione armata avvenuta la notte di giovedì 10 giugno a Tavazzano contro il SI Cobas è un fatto senz’altro anomalo.

Chi conosce anche solo in maniera sommaria la storia del SI Cobas e, più in generale, delle lotte che negli ultimi 12 anni hanno attraversato il settore della logistica, sa bene che non è la prima volta che gli scioperi vengono attaccati da gruppi di crumiri, sa bene che non di rado i camion provano a forzare i picchetti col rischio che ci scappi il morto (come dimenticare Abd El Salaam travolto alcuni anni fa da un bilico che lo uccise fuori ai cancelli della GLS?), sa bene che i sindacalisti che lottano al fianco dei lavoratori sono esposti a minacce, a rappresaglie e ad agguati da parte delle squadracce padronali. Per non parlare dei veri e propri assedi da parte delle forze dell’ordine contro gli scioperanti (vedi il caso più recente alla Ceva, dove gli operai hanno resistito a cariche violentissime e alla fine, proprio in queste ore, hanno vinto, strappando un buono pasto giornaliero di 5,29 €).

La verità è che nella logistica da 13 anni è in atto una GUERRA quotidiana tra padroni e operai: una guerra senza esclusione di colpi, che si sviluppa nel quasi totale silenzio dei media, e ciò per vari motivi:

A- si tratta di battaglie che si sviluppano ai margini dei riflettori metropolitani, in quell’estrema periferia fatta di centri produttivi e industriali che, di pari passo con la crisi del vecchio movimento operaio e con la ristrutturazione capitalistica, hanno assunto un ruolo sempre più centrale nell’economia ma che, almeno fino al boom di Amazon, non erano percepite come tali dai media e dall’opinione pubblica; 

B- si tratta di battaglie che per la prima volta dopo decenni hanno portato un miglioramento reale nelle condizioni di vita e salariali di migliaia di operai, e che per questo sono state silenziate e censurate da parte dei media legati al grande capitale, il quale da sempre è impegnato a circoscrivere il più possibile le vittorie dei lavoratori al fine di evitare che le proteste si allarghino a macchia d’olio, contaminando anche quelle categorie che da decenni sono in letargo e subiscono passivamente ogni sopruso padronale;

C- si tratta di battaglie che vedono in campo una classe operaia giovane e in larga parte immigrata, e in cui i lavoratori immigrati dimostrano di essere non solo uno dei perni principali della creazione di ricchezza (cioè di plusvalore e di profitti), ma anche una avanguardia capace di indicare la strada del riscatto a milioni di loro colleghi italiani. Una dinamica che smentisce clamorosamebte i cliché e i luoghi comuni alimentati dalla stampa e dalla TV, tesi a presentare gli immigrati come dei disperati e/o dei reietti giunti sui nostri territori unicamente per ricevere assistenza (leggi elemosina), e quindi ad alimentare la finta dicotomia tra “buonisti” e “sovranisti” su cui oramai da anni si costruiscono le fortune e le sfortune elettorali dell’intero arco parlamentare.

Dopo 12 anni di lotte durissime, i fatti di Tavazzano, gravissimi per l’intensità dell’attacco armato sferrato ai lavoratori in sciopero ma qualitativamente non dissimili da decine, o forse centinaia di casi analoghi, ha finalmente aperto il sipario sulle condizioni di semischiavitù che vigono nella logistica (e non solo), sul caporalato delle finte cooperative e sul connubio tra padroni, criminalità organizzata, forze di polizia e sindacati asserviti.

La potenza d’impatto del video pubblicato sulla pagina facebook del SI Cobas ha messo in moto l’attenzione dei media: come oramai avviene da qualche decennio in quella che Debord definì la “società dello spettacolo”, i fatti divengono scoop giornalistici solo se supportati dall’ausilio delle immagini, immortalate al posto giusto nel momento giusto…

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Piacenza: un gruppo di iscritti alla CGIL contesta il proprio sindacato, e appoggia la lotta contro FedEx – TIR

Una buona nuova da Piacenza: una trentina di iscritti alla CGIL sconfessano il proprio sindacato.

Da Piacenza arriva una buona notizia: una trentina di iscritti alla CGIL (della “mozione Landini” – notabene) contestano dalla a alla zeta la posizione assunta dal loro sindacato nello scontro tra i facchini del SI Cobas e la multinazionale statunitense FedEx. Lo fanno con una lettera aperta, non nelle segrete stanze del sindacato dove la loro critica sarebbe stata soffocata. È un atto coraggioso e non deve passare sotto silenzio. Soprattutto per quello che i dissidenti dicono:

1)la CGIL deve cambiare rotta, e appoggiare i lavoratori della logistica che si stanno battendo contro la chiusura del magazzino di Piacenza, anziché attaccarli;

2)la CGIL deve riconoscere che “i SI Cobas hanno fatto il loro mestiere, con scioperi e picchetti” [un sindacato degno del suo nome fa questo -n.], e prendere posizione netta “contro la repressione poliziesca che ne è derivata, con arresti, divieti di dimora e revoche del permesso di soggiorno”;

3)la CGIL, di conseguenza, deve ritirare l’esposto contro i picchetti del SI Cobas che ha fatto agli organi repressivi dello stato;

4)la CGIL deve incontrarsi con il SI Cobas per ricomporre il conflitto tra le due organizzazioni sindacali, per “unire il fronte dei lavoratori” contro FedEx, impedendo al padrone di portare avanti le sue manovre di divisione.

Auguriamo a queste compagne e compagni che la loro sortita sia raccolta dal più gran numero di iscritti alla CGIL, e ottenga davvero un cambio di rotta. Anche se su questa seconda cosa nutriamo forti dubbi, data la dura risposta, quasi una minaccia, arrivata a stretto giro dalla segreteria del sindacato: “Risponderemo alle richieste a tempo debito e nelle sedi opportune”. Ci auguriamo che non demordano dalla loro iniziativa, perché è il miglior contributo che possano dare a quell’unità del fronte di classe contro il fronte padronale a cui mostrano di tenere quanto noi.

Due parole in più, invece, sulle polemiche sorte intorno alla protesta dei lavoratori del SI Cobas davanti alle sedi della CGIL di Piacenza e di Bologna. Piovvero critiche, in certi casi sull’iniziativa in sé (non si manifesta contro altri sindacati), in altri casi sui toni “esagerati” o “eccessivi”. Alla base di queste critiche ci sono due radicali errori politici.

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