Nuove presentazioni di “La guerra in Ucraina e l’internazionalismo proletario” a Lucca e a Napoli

Dopo le riuscite, molto interessanti, vivaci presentazioni a Marghera, Piacenza, Genova, Torino, Verona e Milano, arriva la volta, nei prossimi giorni, di Lucca e Napoli; qui sotto i dettagli.

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Sulla guerra in Ucraina, dal punto di vista dell’internazionalismo (italiano, inglese, francese)

Quando si parla della guerra in Ucraina i soggetti del discorso sono Ucraina, Russia, Stati Uniti, Unione europea, Italia, Polonia, Turchia, Cina, etc. Insomma: stati, capitalismi nazionali relativi interessi. Oppure: Zelensky, Putin, Biden, etc., in quanto gestori di tali interessi. Senonché in tali discorsi manca qualcosa di essenziale: mancano i lavoratori, le lavoratrici di Ucraina, Russia, Stati Uniti, Unione europea, Italia, etc., i proletari, i salariati, chi vive del proprio lavoro e non dello sfruttamento del lavoro altrui.

Questo è il testo di un intervento che il compagno Pietro Basso (della redazione di questo blog e della rivista Il Cuneo rosso) ha tenuto a Lucca venerdì 24 giugno ad un’iniziativa sulla guerra in Ucraina, volta a denunciare il bellicismo pro-NATO che ogni giorno di più impazza in Italia, con i suoi risvolti maccartisti tra l’orrido e il grottesco. Essendo un intervento di 15-20 minuti, non poteva essere, né pretende di essere in alcun modo, esauriente – tanto per dirne solo una, non tratta delle questioni dell’autodeterminazione degli ucraini e degli abitanti del Donbass. Ma intende, questo sì, guardare alla guerra in corso dal punto di vista dell’internazionalismo militante. Ed è, perciò, del tutto fuori dai cori. Contro, anzitutto, l’assordante coro militarista e bellicista del capitale nazionale e dell’imperialismo occidentale; ma senza concessioni ai piccoli, molteplici cori campisti e simil-campisti, anch’essi soggiogati dalle logiche e dagli interessi statuali (capitalistici, cioè), e lontani, se non lontanissimi, dalla logica e dagli interessi di classe. (Red.)

Lucca, 24 giugno

Ho da fare tre premesse. La prima, ovvia; la seconda, un po’ meno; la terza, insolita.

La prima. Quella che si sta combattendo in Ucraina non è una guerra tra Russia e Ucraina. È una guerra tra NATO/Occidente e Russia (con dietro la Cina), ed è il seguito dell’infausto 2014 di Euromaidan, lo sbocco della contesa globale cominciata nel 1991 per arraffare le smisurate ricchezze naturali e di forza-lavoro dell’Ucraina. Una contesa in cui la “nostra” squallida Italia è stata ed è in prima fila, appropriandosi della vita di 200.000 donne di ogni età e di terre fertili, impiantandovi più di 300 aziende, seminando corruzione e germi di guerra.

Seconda premessa. La guerra in corso in Ucraina non sta a sé. Fa parte di una catena di eventi traumatici di ogni tipo che, insieme, compongono il gigantesco caos in cui il capitalismo globale ci sta precipitando dall’inizio del XXI secolo. Dentro tale caos, la posta in gioco in questa guerra non è la sola Ucraina o il Donbass. È un nuovo ordine mondiale in cui gli Stati Uniti, l’Occidente, il dollaro non abbiano più il posto di comando – Putin e Xi Jin Ping lo stanno dichiarando in maniera sempre più esplicita. Anche i circoli di potere statunitensi ed europei sanno perfettamente che di questo si tratta, non della libertà e autodeterminazione dell’Ucraina, di cui non gliene può fregare di meno. Per cui la posizione da prendere sull’attuale guerra è inseparabile dalla posizione sullo scontro intorno al nuovo ordine mondiale.

La terza premessa. Quando si parla della guerra in Ucraina, nel 99,9% dei casi i soggetti del discorso sono: Ucraina, Russia, Stati Uniti, Unione europea, Italia, Polonia, Turchia, Cina, etc. Insomma: stati, capitalismi nazionali, e i relativi interessi. Oppure, semplificando: Zelensky, Putin, Biden, etc., in quanto gestori di tali interessi. Senonché in tali discorsi manca qualcosa di assolutamente essenziale: mancano i lavoratori, le lavoratrici di Ucraina, Russia, Stati Uniti, Unione europea, Italia, etc. – i proletari, i salariati, quelli/quelle che vivono del proprio lavoro, e non dello sfruttamento del lavoro altrui. Mancano, perché si dà per scontato, o si vuole, che siano al rimorchio dei rispettivi governi, dei rispettivi stati nazionali, imperialisti o meno che siano. Comparse, pedine che i potenti possono muovere a loro piacere, carne da macello. Io, invece, come tutti i marxisti e gli internazionalisti, li ritengo soggetti di storia. E pongo la domanda mancante: che interesse hanno i lavoratori e le lavoratrici alla prosecuzione e all’estensione di questa guerra, quale che sia un eventuale, provvisorio armistizio? Che interesse hanno a schierarsi dietro i rispettivi governi e stati e capitalisti nella contesa all’ultimo sangue per la difesa del vecchio o per la costruzione di un nuovo ordine mondiale?

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Lucca. Assemblea antirazzista e anticapitalista, 20/10

In appoggio allo sciopero generale nazionale del 26 ottobre, indetto dal sindacalismo di base, e alla manifestazione nazionale di Roma di sabato 27 ottobre, promossa dal S.I. Cobas.

Sabato 20 ottobre ore 15.00

Capannori P.zza Aldo Moro, Lucca

(Sala riunioni di fronte al palazzo comunale)

ASSEMBLEA

DI LAVORATORI IMMIGRATI E LAVORATORI ITALIANI

CI SONO SOLO DUE RAZZE:

LA RAZZA SFRUTTATRICE E LA RAZZA SFRUTTATA NON CI DIVIDE LA “RAZZA”, MA LA CLASSE SOCIALE

Interverranno alcuni lavoratori immigrati militanti del S.I. Cobas che presenteranno l’opuscolo Contro il razzismo, arma dei padroni e le politiche governative sull’immigrazione. Per l’unità nella lotta tra lavoratori italiani e immigrati. È prevista la proiezione del documentario “immigrazione: storia, S.I. Cobas, la lotta e la prospettiva”.

Contro le cause delle emigrazioni forzate, in particolar modo dall’Africa, che sono: l’estrema povertà ereditata dal colonialismo, il debito estero dei paesi dominati e controllati, prodotto della loro spoliazione storica ad opera del colonialismo, il fenomeno del land-grabbing, cioè  del furto delle terre africane, asiatiche e sudamericane, i cambiamenti climatici, le acute diseguaglianze sociali prodotte dal capitalismo, le guerre di aggressione imperialiste, ecc.

Per l’appoggio incondizionato alle lotte operaie, contadine e sociali che anche in Africa si scon- trano con i governi fantoccio locali asserviti all’imperialismo.

Contro il razzismo di stato del Governo Di Maio-Salvini e di quelli precedenti: per l’abolizione non solo del decreto sicurezza Salvini, ma di tutte le leggi anti-immigrati.

Per il permesso di soggiorno unico europeo incondizionato a tutti gli immigrati che risiedono in territorio europeo, pre-condizione per spezzare il ricatto della “clandestinità” e per favorire l’unità nella lotta tra lavoratori europei e lavoratori immigrati.

Contro l’aumento dello sfruttamento capitalistico di tutto il proletariato: “stabile”, precario, disoccupato, immigrato, femminile, giovanile, pensionato.

Per l’internazionalizzazione e l’unificazione della contrattazione collettiva, il cui perno dovrà essere la drastica, generalizzata e incondizionata (svincolata dalla produttività, dalla flessibilità e dalla competitività) riduzione dell’orario e del tempo di lavoro a parità di “salario sociale di classe”.

Collettivo “Il cuneo rosso”