Dinamica dei salari e immiserimento relativo (M. Donato)

Intervento di M. Donato al Convegno contro il sovranismo organizzato dalla CUB (Confederazione unitaria di base) il 16 febbraio 2019 a Milano, nella Fabbrica del vapore.

Slides – Dinamica dei salari e immiserimento relativo

File audio dell’intervento

Impoverimento reale e cause immaginarie, di M. Donato

Trovate qui di seguito un articolo dell’economista Maurizio Donato dell’università di Teramo sull’impoverimento della popolazione lavoratrice e la questione dell’euro. Quest’articolo sferra un bel colpo alla tesi dei “sovranisti di sinistra” secondo cui è stato l’euro a far impoverire i lavoratori abbassando il potere d’acquisto dei salari. Dati alla mano, Donato mostra come il fatto dell’impoverimento relativo e assoluto di chi vive e lavora in Italia sia cominciato ben prima dell’introduzione dell’euro nel 1999. L’impoverimento e’ iniziato nella seconda meta’ degli anni Settanta ed e’ stato particolarmente forte proprio nel periodo che va dalla meta’ degli anni Settanta fino al 1999, con la lira come moneta. In altri termini, Donato mostra come additare l’euro come causa dell’impoverimento “serv[a] a nascondere l’aumento dello sfruttamento” da parte della classe capitalistica: questa e’ la causa del peggioramento delle condizioni di vita e lavoro,  non il cambio della moneta. Non all’euro bisogna guardare, ma alla necessità del capitale, italiano e globale, di contrastare la caduta tendenziale del saggio di profitto, e in particolare alla necessità dei capitalisti italiani di restare competitivi in un mercato mondiale in cui si è fatta insidiosa la concorrenza della Cina e altri colossi, puntando molto sulla riduzione dei salari.

***

Impoverimento reale e cause immaginarie. L’euro come capro espiatorio che serve a nascondere l’aumento dello sfruttamento

Maurizio Donato

3 ottobre 2018

L’impoverimento assoluto e relativo di chi vive e lavora in Italia è un fenomeno reale, evidenziabile da numerosi indicatori relativi alla dinamica del reddito pro-capite, dei salari nominali, dei salari reali in riferimento alla produttività del lavoro, della quota del lavoro sul PIL. Non emergono, al contrario, evidenze empiriche che possano mettere tali dinamiche in rapporto all’introduzione dell’euro, dal momento che la compressione dei redditi da lavoro è cominciata molto tempo prima del 1999.

Fig. 1 La crescita del reddito pro-capite in Italia (1951-2011)

1

Il reddito pro-capite è uno degli indicatori economici più semplici da interpretare per consentirci di rispondere a questa domanda: da quando il reddito pro-capite in Italia cresce di meno? La risposta semplice: dalla fine degli anni ’60. Non da pochi anni, ma da molto tempo, anche se non ce ne accorgevamo, o almeno non tutti, per ragioni diverse. Ci sono stati e ci sono ancora cicli, ossia periodi brevi, di cinque, sei o sette anni in cui il reddito pro-capite cresce un poco di più e altri in cui cresce di meno, ma esiste un trend, una tendenza di lungo periodo, rappresentata nella Fig. 1 da quella semiretta a pendenza negativa che attraversa tutti i cicli e che sta a significare che, al di là delle oscillazioni di breve periodo, che sono certamente importanti e sono quelle che le persone notano e ricordano di più proprio perché influenzano la nostra memoria a breve termine, il reddito pro-capite di chi vive in Italia aumenta sempre meno da quasi 60 anni, e dunque per ragioni che non hanno e non possono avere niente a fare con l’euro. Tuttavia, nonostante si tratti di un indicatore importante, il reddito pro-capite soffre – come molte altre variabili economiche – di un ‘difetto’: trattandosi di una media, ha un significato statisticamente significativo solo se le differenze dalla media, le ‘diseguaglianze’, sono piccole, altrimenti conviene utilizzare aggregazioni diverse, rispetto alle quali le diseguaglianze – pur presenti – sono meno significative. Continua a leggere Impoverimento reale e cause immaginarie, di M. Donato