Intervista di Mimmo Mignano a un’operaia di Melfi

M. – Noi siamo venuti da Pomigliano perché tu insieme agli altri giovani di questa fabbrica avete innescato una miccia, avete innescato una piccola protesta da cui è scaturita l’iniziativa di oggi. Raccontami un po’ perché c’è un sentimento in una parte di giovani di Melfi che ha fatto poi scaturire questa iniziativa, tra l’altro importante perché parte dal basso, e quindi viene organizzata direttamente da te e dagli altri lavoratori.

G. – Parte dal basso perché siamo stati noi lavoratori che abbiamo chiesto direttamente l’autorizzazione a farla, senza la copertura di alcuna sigla sindacale o politica, anche se poi per fortuna in seguito qualcuno ci ha appoggiato. Parte dal basso, perché noi in questa regione abbiamo prima di tutto il problema della desertificazione; tanti nostri amici e coetanei sono andati via per costruire una famiglia perché in questa regione il lavoro non si trova. Melfi e l’indotto Fiat sono sempre stati una base di approdo perché ha sempre prodotto tantissimo lavoro per questa regione. Noi siamo giovani Jobs Act senza la tutela dell’art.18, e quindi è stata ancora più coraggiosa la nostra protesta, perché abbiamo una tutela inferiore rispetto ai vecchi contratti. L’abbiamo fatta proprio perché sentiamo un dovere morale, una coscienza sociale che oggi sembra un po’ essersi persa. Noi vogliamo restare nella terra in cui siamo nati. Vogliamo continuare a lavorare, noi siamo qui perché chiediamo di lavorare, non per altro. Non vogliamo che la fabbrica chiuda. Anzi. Ma non vogliamo neanche essere sfruttati. Siamo i ribelli, siamo i briganti. Non vogliano essere sfruttati, e non vogliamo che questa cosa si capovolga, e poi appunto ci troviamo ad essere fuori, costretti a dover andare fuori per cercare lavoro.

M. – Tu pensi che questa miccia che è scattata qui, e io lo spero nell’esperienza che ho potuto fare in Fiat, possa allargarsi e diventare da esempio anche negli altri stabilimenti Fiat?

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Dagli operai di Melfi (Stellantis) un importante segnale di risveglio – comunicato SI Cobas / USB

Pubblichiamo qui sotto un comunicato USB/SI Cobas che riguarda l’assemblea operaia auto-convocata che si è tenuta sabato scorso, 15 maggio, a Melfi davanti ai cancelli della fabbrica, prima Fiat, poi FCA, ora Stellantis.

L’assemblea ha raccolto diverse decine di lavoratori, ma già abbiamo notizia di un’eco positiva di questa iniziativa molto al di là di Melfi. 

Sabato prossimo ci sarà una videoconferenza organizzata insieme dai compagni USB di Melfi, dal SI Cobas-Stellantis di Pomigliano d’Arco e da altri.

A differenza di quanti in tutti questi anni si sono dilettati a raffigurare una classe operaia industriale per sempre zombizzata e succube del capitale, noi abbiamo cercato di scavare nelle ragioni di questo prolungato silenzio operaio, certi che esso – prima o poi – sarebbe stato improvvisamente spezzato. 

Da Melfi arriva un primo, ancora piccolo ma importante segnale, da sostenere e incoraggiare.

COMUNICATO STAMPA SI COBAS USB – 15 MAGGIO 2021

LA VOCE DEGLI OPERAI DAI CANCELLI STELLANTIS DI MELFI


Gli operai Stellantis di Melfi e degli indotti si sono ritrovati questa mattina davanti l’ingresso B dello stabilimento lucano. 
Negli interventi che man mano si sono susseguiti è emersa chiara la preoccupazione per il futuro di più di 15 mila famiglie. 
Allo stesso tempo è forte la rabbia per condizioni di lavoro pesanti e per un salario ormai a livelli di un reddito di cittadinanza.
Ancor più drammatica la situazione negli indotti, dove iniziano a saltare decine di posti di lavoro. 

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Sciopero in FCA. Un segnale di lotta

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

23 marzo 2018: centinaia di operai FCA buttano via la paura e riprendono in mano l’arma dello sciopero!

Mentre scriviamo è ancora tanta la stanchezza dopo una giornata di lotta lunghissima e, per certi aspetti, storica.

E’ ancora difficile e prematuro calcolare gli effetti del messaggio, quanto mai chiaro, che nella giornata di ieri centinaia di operai FCA hanno indirizzato ai padroni e in primo luogo al signor Sergio Marchionne.

Chi era presente con noi fuori ai cancelli dei principali stabilimenti può tuttavia toccare con mano la realtà dei fatti: ieri in tutto il gruppo FCA, da Pomigliano a Cassino, da Melfi a Termoli fino a Mirafiori, le adesioni allo sciopero proclamato dal coordinamento Operai Autorganizzati FCA e indetto e sostenuto in primo luogo dal SI Cobas sono state numerosissime. I dati esatti per noi sono impossibili da quantificare con precisione data la condotta antisindacale e dittatoriale di FCA, che da anni non riconosce la presenza del sindacalismo di base nei suoi stabilimenti e tiene i suoi delegati fuori da ogni rappresentanza, nella migliore delle ipotesi confinati e isolati dagli altri operai, spesso licenziati o (come nel caso dei nostri compagni di Pomigliano) tenuti fuori dal posto di lavoro nonostante le sentenze di reintegro.

Se ci basiamo su quello che ieri abbiamo visto e percepito con i nostri occhi fuori ai cancelli, dalle informazioni e dalle testimonianze che provenivano da alcuni operai e finanche da qualche iscritto e delegato Fiom che ha aderito allo sciopero, possiamo tranquillamente affermare che la percentuale complessiva di adesioni allo sciopero ha ampiamente superato la doppia cifra, con punte di adesioni a Melfi, Termoli e Pomigliano che negli ultimi anni non sono mai state toccate neanche da sindacati ritenuti ben più “rappresentativi”.

Una realtà dei fatti che FCA ha dovuto registrare con nervosismo, arrivando a negare l’evidenza e a rasentare l’assurdo, dichiarando alla solita stampa-amica che le adesioni sarebbero state di solo 1-2 operai per turno proprio nel mentre fuori ai cancelli di Pomigliano erano a decine gli operai che si univano al presidio del SI Cobas, altrettanti fermavano le loro automobili e solidarizzavano con lo sciopero, e tantissimi, pur non sfidando apertamente l’azienda fuori agli ingressi, restavano a casa o vi facevano ritorno dopo aver constatato che lo sciopero era realmente in corso ed era pienamente riuscito. Tutto ciò nonostante lo sciopero di ieri apparisse “problematico” in quanto molti operai erano fortemente incentivati a recarsi al lavoro poichè, dati i numerosi giorni di fermo già decisi dall’azienda, l’adesione per molti rischia di compromettere il raggiungimento del rateo mensile utile al raggiungimento dei premi di risultato. Continua a leggere Sciopero in FCA. Un segnale di lotta

Lettera di un’operaia di Melfi ad un mese dalla sperimentazione dei nuovi turni di lavoro

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[Da Sialcobas]

“Da qualche settimana è iniziata la sperimentazione dei nuovi turni alla FCA di Melfi ed è già possibile descrivere una situazione tutt’altro che felice per noi donne”.

Riportiamo la lettera di un’operaia dello stabilimento FCA/Fiat di Melfi. Si tratta della SATA (Società Automobilistica Tecnologie Avanzate), la “fabbrica dei record”, una tra le piu’ produttive al mondo. Quest’operaia spiega cosa significa produttivita’: sfruttamento sistematico di tutto quello che c’e’ di vivo in chi lavora.

“Si lavora sei mattine, dalle 6 alle 14, da lunedì a sabato; poi si riattacca domenica sera alle 22, per quattro notti di seguito; poi due giorni di riposo, tre pomeriggi di lavoro (compresa una domenica), due giorni di riposo, tre notti di lavoro, due riposi e altri quattro pomeriggi di lavoro. Finalmente una domenica di sosta, ma lunedì alle 6 si ricomincia daccapo. È come vivere in un continuo cambio di fuso orario.

Già i primi dieci giorni ci hanno sfinite, le ore in fabbrica si trascorrono in piedi davanti a una catena sempre più veloce perché, grazie al “sistema migliorativo Ergo uas”, tutto il materiale ci arriva direttamente in postazione su carrellini trainati dai robot automatizzati che spesso perdono pezzi per strada o si fermano e non vogliono saperne di ripartire. Loro non sentono le minacce dei capi, decidono di non lavorare più e così è se vi pare. Continua a leggere Lettera di un’operaia di Melfi ad un mese dalla sperimentazione dei nuovi turni di lavoro

Fiat, Melfi. Sabato 14 tutti ai cancelli!

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Da più settimane i lavoratori della Sata di Melfi è in corso una lotta vera.

E’ la lotta contro i 20 turni, contro un vero e proprio modello di sfruttamento, convalidato dalle burocrazie sindacali, che viene imposto fregandosene della reazione opposta dai lavoratori nelle assemblee di fabbrica.

Facciamo uscire questa lotta dalla cappa di silenzio in cui la si vuole costringere. Sosteniamo questa lotta. Sosteniamo la lotta intransigente, organizzata, estesa a quanti più lavoratori possibile, senza distinzioni. Sosteniamo la lotta autonoma, fatta in difesa dei soli bisogni dei lavoratori, dei giovani, dei disoccupati.

Mentre padroni e padroncini amici di Renzi si fregano le mani per il Jobs act, la star del padronato, Marchionne, si è appena mangiato un lauto premio da 59,7 miliardi per la fusione FIAT-Chrysler. Vediamo di farglielo andare di traverso.

 

Di seguito l’appello di Il sindacato è un’altra cosa

AI CANCELLI DELLA SATA PER LA DIGNITA’ DEL LAVORO
Decine e decine di lavoratori e lavoratrici della Sata di Melfi ogni sabato e domenica, da due mesi, scioperano contro le comandate imposte da Marchionne e dall’accordo vergognoso firmato dai sindacati complici.

L’ACCORDO E’ STATO DURAMENTE CONTESTATO DAI LAVORATORI
Ancora una volta ai lavoratori viene scippata la possibilità di decidere sugli accordi che li riguardano. Nonostante la bocciatura fisica delle assemblee di fabbrica l’accordo continua ad essere applicato. Ancora una volta c’è chi decide sulla pelle dei lavoratori delle linee. Continua a leggere Fiat, Melfi. Sabato 14 tutti ai cancelli!