Mestre. Un presidio riuscito, ma ci vuole ben altro per fermare le guerre del capitale in Ucraina, e nel mondo!

Ieri a Mestre il Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera – in una situazione locale e non solo locale – quanto mai fredda e distratta, ha indetto un presidio contro la guerra in Ucraina.

Sempre parlando di numeri piccolissimi (120 partecipanti), si può dire che il presidio sia riuscito. 

Vi hanno aderito, con una adesione non solo formale, Emergency, un’associazione di senegalesi, Assopace Palestina, diverse sezioni dell’Anpi, le donne in nero, il Fc e il Pc. 

Diversi gli interventi, anche apertamente contraddittori tra loro.

Come è stato notato nelle conclusioni, infatti, se ha unito tutti i presenti la volontà di mettersi in moto contro questa ennesima guerra del capitale (cosa decisamente apprezzabile e positiva), in diversi interventi è emersa l’illusione che ad impedire la guerra possa valere l’appello ai dettami costituzionali, oppure ad una “diversa” politica dell’Italia e/o dell’Unione europea, o ammiccamenti al ruolo positivo della Russia. Come se a fermare il processo avanzante della guerra (non solo in Ucraina) potessero essere le forze che, in un modo o nell’altro, dall’una o dall’altra parte del fronte, la stanno fomentando.

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Mestre 19/2. Presidio contro la guerra in Ucraina e per il ritiro immediato di tutte le truppe italiane all’estero – Comitato permanente contro le guerre e il razzismo (italiano – inglese – arabo)

  • Immediato ritiro delle truppe italiane
  • NO all’invio di armi e alle sanzioni USA-NATO-UE
  • NO alla guerra di propaganda e alle manovre militari dell’Occidente e della Russia
  • Unità tra i lavoratori di tutti i paesi per fermare la corsa alla guerra

SABATO 19 FEBBRAIO, ORE 16:00. PRESIDIO A MESTRE, PIAZZETTA XXII MARZO (a fianco della Coin)

Promosso dal Comitato permanente contro le guerre e il razzismo (Marghera)

Per info e adesioni: comitato.permanente@gmail.com

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Assistiamo da mesi ad un’escalation di preparativi di guerra sul confine tra Ucraina e Russia.

Campagne di propaganda bellicista, da un lato e dall’altro del fronte, ammassamento di truppe, invio di armi.

E’ venuto il momento di mobilitarci per far sentire il nostro categorico no ad una nuova guerra, che sarebbe disastrosa per la popolazione dell’intera Ucraina e per tutto il mondo.

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Un’emergenza sanitaria che viene da lontano…

Un anno fa (il 30 marzo 2020) pubblicavamo sul blog questo intervento. Abbiamo deciso di riproporlo perché tocca due questioni essenziali anche oggi. La prima è la contrapposizione tra pubblico e privato, secondo cui sarebbe buona (per natura) la sanità pubblica, e cattiva quella in mano ai privati – una contrapposizione che noi respingiamo perché la sanità pubblica è stata progressivamente permeata in profondità dei criteri capitalistici e aziendalisti propri della sanità privata e dei for profit hospitals statunitensi quotati a Wall Street, e perché sono state proprio le istituzioni statali, governi, parlamento e regioni a mettere a disposizione i bilanci statali per ogni forma di affarismo e di speculazione dei privati “imprenditori”. Ovviamente siamo per un sistema sanitario pubblico, unico, universale, gratuito, dotato di una fitta rete territoriale, e completamente rifondato sul criterio della prevenzione delle malattie e della tutela della salute sui luoghi di lavoro. Altrimenti limitarsi a rivendicare il pubblico contro il privato significa solo alimentare la fiducia nel feticcio-stato, strumento per eccellenza della classe capitalistica. La seconda questione trattata nel pezzo di un anno fa che ritorna in questi giorni, è quella degli “untori“: il governo Draghi e la “grande stampa” hanno messo nel mirino il personale sanitario (una piccola minoranza) che non vuole vaccinarsi, come se si dovesse accollare ad esso la prova catastrofica data dal sistema-Italia, prima con Conte ed ora con Draghi, nel contrare la diffusione dell’epidemia e nel mettere in atto la vaccinazione – una prova che fa dell’Italia uno dei tre paesi al mondo con il più alto tasso di letalità del virus. Beninteso, gli “untori” ci sono, ma stanno acquartierati nei palazzi del potere, di quello confindustriale e di quello politico.

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Milano, terapie intensive al collasso per l’influenza: già 48 malati gravi, molte operazioni rinviate. Difficoltà ad accogliere nuovi pazienti, prenotazioni sospese per i posti letto delle rianimazioni destinati ad accogliere i malati dopo le operazioni, turni straordinari (gratis) per medici e infermieri richiamati dalle ferie. Appello dei medici alla Regione. Numeri record. Le complicazioni dell’influenza, soprattutto le polmoniti, mandano in crisi le rianimazioni”.

“A Pordenone troppe persone hanno l’influenza e gli ospedali bloccano le operazioni. Sospensione degli interventi chirurgici programmati per liberare disponibilità in previsione del picco del virus, previsto nelle prossime ore. Siamo di fronte ad una situazione senza precedenti.”

Quelli appena citati potrebbero sembrare dispacci di questi giorni dovuti alla emergenza della pandemia da Covid-19. E invece no. Sono solo alcuni dei tanti articoli del gennaio 20181 relativi alla situazione degli ospedali della Lombardia e del Friuli Venezia Giulia, in ginocchio per il picco influenzale invernale. La situazione che stiamo vivendo oggi non ha un’unica causa nella straordinarietà del virus che si sta affrontando, del quale poco si conosce; si deve anche, se non soprattutto, al criminale smantellamento della sanità italiana. Come spiegarsi altrimenti il collasso delle sanità regionali considerate “di eccellenza” avvenuto due anni fa a fronte di una banale influenza?

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Per l’auto-difesa della salute nei luoghi di lavoro e nella società – Mestre, sabato 19 dicembre, piazzetta Coin, ore 10.30

In piazza e in lotta! Riportiamo in primo piano l’auto-difesa della salute nei luoghi di lavoro e nella società

Lavoratrici e lavoratori,

è ormai chiarissimo (anche alla magistratura) che i governi degli ultimi 15 anni non hanno fatto nulla per prevenire questa pandemia. Non si sono curati neppure di aggiornare il piano anti-epidemie del 2006! E quindi sono tra i massimi responsabili delle decine di migliaia di morti da covid-19. Lo sono insieme alla Confindustria che, mettendo come sempre il profitto al primo posto, ha voluto a tutti i costi tenere aperti i luoghi di produzione, anche quelli non essenziali, specie in questa seconda ondata, con la complicità del governo Conte.

Si parla tanto del vaccino, ma già sembra sicura la terza ondata, e c’è chi ormai prevede due-tre anni di diffusione del virus!

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Conclusioni dell’assemblea del Coordinamento lavoratrici e lavoratori combattivi (Mestre, 24 ottobre)

L’assemblea indetta a Mestre dal Coordinamento delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi del Veneto ha avuto una buona riuscita (buona, dati i tempi) con la partecipazione di diverse decine di attivisti, e una ricca discussione sulla relazione introduttiva centrata sui temi dei contratti e della tutela della salute sui luoghi di lavoro con 12 interventi di operai, studenti, compagne che hanno toccato le più diverse tematiche dell’attuale scontro di classe, e sottolineato tutti la necessità e la volontà di una risposta unitaria all’attacco del governo, del padronato, dell’UE. Qui potete ascoltare l’intervento conclusivo dell’assemblea.